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Lo scopo di questo forum è quello di analizzare in chiave critica la dottrina e l'organizzazione dei Testimoni di Geova

Punizione per i testimoni di Geova che frequentano un disassociato.

Tutto ciò che riguarda la dottrina dei Testimoni di Geova.

Moderatore: polymetis

Punizione per i testimoni di Geova che frequentano un disassociato.

Messaggiodi Wyclif » 19/04/2017, 14:48

Se un Testimone di Geova frequenta un disassociato nonostante egli sia stato avvertito dagli anziani di non farlo verrà sottoposto ad un comitato giudiziario, lo conferma la direttiva del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ecco cosa dice testualmente:



"...Se è noto che certi componenti della congregazione
stanno indebitamente in compagnia di parenti
disassociati o dissociati che non vivono in
casa con loro, gli anziani dovrebbero dare consigli a tali
componenti della congregazione e ragionare con loro
usando le Scritture.
Esamineranno con loro informazioni
tratte dal libro “Amore di Dio”, pagine 207-209,
dalla Torre di Guardia del 15 aprile 1988, pagine 26-31,
o dall’articolo “Manifestiamo lealtà cristiana quando un parente viene disassociato”, pubblicato nel Ministero
del Regno dell’agosto 2002.

Se è chiaro che uncristiano sta violando sotto questo aspetto lo spirito
del provvedimento della disassociazione e non reagisce
positivamente ai consigl
i, puo darsi che egli non sia
idoneo per ricevere privilegi nella congregazione, dal
momento che questi richiedono l'esemplarità.

Non si intraprenderebbe un azione giudiziaria nei suoi confronti
a meno che non continuasse ad avere associazione
spirituale col disassociato
..
." KS 1010 Pagina 116 (il Ks è il libro che il CD da agli anziani sulle direttive che devono applicare)

Quindi o si smette di frequentare un fratello o un parente disassociato oppure si subisce la punizione del comitato giudiziario come evidenzia il KS a pagina 116

Rammentate qualche altra pubblicazione che ne parla?
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Messaggiodi Wyclif » 19/04/2017, 15:36

L'associazione spirituale è una cosa aleatoria perché e interpretabile da parte degli anziani della congregazione, un esempio capitato nella congregazione dove servivo come anziano, una madre tdg aveva una figlia disassociata che viveva separatamente in quanto sposata, ma spesso questa sorella ( la madre ) andava a casa a vedere come stava dandole incoraggiamento a sopportare il marito incredulo, essa fu severamente consigliata con le pubblicazioni di smetterla perché il corpo degli anziani considerava tale incoraggiamento contatti spirituali.

Nel parlare con il Sorvegliante Viaggiante ci disse che, a parte il fatto che contatti spirituali significavano evitare lo studio la preghiera e il servizio, gli anziani dovevano far agre la loro coscienza nel determinare i contatti spirituali, e se tale condotta sarebbe continuata avrebbe avuto un comitato per condotta dissoluta ciò grave mancanza di rispetto per la direttiva teocratica.

Quindi dire che se "continua ad avere contatti spirituali" e come dire che deve smetterla di frequentarla perché ogni frase o azione è interpretabile dagli anziani. A meno che non dimostri che hai solo portato la spesa,oppure mi sono visita perché mia figlia era malata o dovevamo andare dal notaio ecc. ma come lo dimostri ? Come fai a dire che tu hai solo avuti contatti non spirituali ?

Quando due testimoni dicono agli anziani che "abbiamo visto tale sorella incoraggiare la figlia" come ti discolpi se poi gli anziani hanno un margine di discrezionalità nel poter interpretare la cosa ?
Questo che il KS dice non fa altro che causare problemi nelle congregazioni. Punizioni per contatti spirituali!

Naturalmente ci sono Anziani di congregazioni più tolleranti specie nel Sud Italia, al Nord sono più fermi nell'applicare la direttiva. ( In un'altra congregazione vicina a quella che io frequentavo fu disassociata una sorella perché frequentava sua cugina disassociata nonostante egli dicesse al comitato di non avere contatti spirituali)

Quali sono, e cosa dire e non dire ai parenti stretti disassociati ? Questo lo decideranno gli anziani secondo la loro veduta di cosa significa "contatti spirituali". Sottomissione alla direttiva perché se continui comitato giudiziario. L'unica cosa da fare e vedersi segretamente con i parenti disassociati ed evitare problemi.

Come andò a finire con la sorella della congregazione ? Ci fu discussione fra noi anziani e le vedute non erano unanime unanime, lasciammo cadere la cosa dopo averla intimata.
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Messaggiodi polymetis » 19/04/2017, 16:49

Ma è del tutto evidente che "associazione spirituale" non significa solo "pregare assieme" o simile. La frase infatti dice: "Non si intraprenderebbe un azione giudiziaria nei suoi confronti a meno che non continuasse ad avere associazione spirituale col disassociato." Ma continuasse a far cosa? Di cosa sta parlando il brano? Basta leggere l'inizio: "se è noto che certi componenti della congregazione stanno indebitamente in compagnia di parenti disassociati o dissociati che non vivono in casa con loro, gli anziani dovrebbero dare consigli a tali componenti della congregazione e ragionare con loro usando le Scritture..." e poi prosegue col brano già riportato in cui si dice che se continuano a farlo subiscono un comitato. Quindi non si può avere un'associazione con parenti disassociati. Ricordate l'esempio di Sonia cui la madre rifiuta di rispondere al telefono. Sentite come dice Morris a 1.16.30 di questo video:



"Tenete un segno qui in Matteo cap. 10 e ora aprite la Bibbia in 1 Corinti cap. 5 versetto 11:
"Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo".
Avete notato che la Bibbia non dice “cessate di mischiarvi in compagnia di queste persone a meno che non siano vostri parenti". Non dice da nessuna parte “si tratta di mia figlia o di mio figlio che è stato disassociato”. Non dice da nessuna parte: “Ma tu non capisci perché è mio padre o mia madre che è stata disassociata”. La Bibbia dice “cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno”, nel senso di “chiunque”."

Disgustoso vero questo incitamento a troncare coi propri familiari? Credo che, come dice Wyclif, l'unico modo per vedere i propri parenti sia farlo in segreto, senza che gli anziani vengano a saperlo. Il che se ho ben capito può accadere anche spesso, visto che il regime non ha occhi ovunque.
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Messaggiodi polymetis » 19/04/2017, 17:30

Forse ho trovato qualcosa caro Wycliff nell'ultimo capitoletto di questo articolo. Viene usato il versetto giovanneo "chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage” (2 Gv 9-11) per sostenere che salutare un disassociato sia automaticamente fare comunella col malvagio, e dunque rende passibili di dissociazione: "Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso. — Tito 1:13; Giuda 22, 23; confronta Numeri 16:26."..

Ecco l'articolo integrale:
----------------------
W 1/1/1982

Come considerare la disassociazione

“O Geova, . . . chi risiederà sul tuo monte santo? Colui che cammina senza difetto e pratica la giustizia”. — Sal. 15:1, 2.

GEOVA è giusto e santo. Pur essendo misericordioso e comprensivo verso gli uomini imperfetti, si aspetta che quelli che lo adorano riflettano la sua santità cercando di sostenere le sue giuste norme. — Sal. 103:8-14; Num. 15:40.

2 L’israelita che violava deliberatamente i comandi di Dio, come quelli contro l’apostasia, l’adulterio o l’assassinio, doveva essere stroncato, messo a morte. (Num. 15:30, 31; 35:31; Deut. 13:1-5; Lev. 20:10) Questa fermezza nel sostenere le ragionevoli e giuste norme di Dio era per il bene di tutti gli israeliti, perché serviva a mantenere pura la congregazione. Serviva anche da deterrente, scoraggiando il diffondersi della corruzione fra il popolo che portava il nome di Dio.

3 Nel primo secolo E.V. i giudei sotto il dominio romano non avevano l’autorità di eseguire la pena di morte. (Giov. 18:28-31) Ma un giudeo colpevole di aver violato la Legge poteva essere espulso dalla sinagoga. Un effetto di questa severa punizione era che gli altri giudei avrebbero evitato la persona espulsa, standone alla larga. Sembra che con una tale persona gli altri non avessero nemmeno rapporti commerciali, salvo venderle il necessario per vivere. — Giov. 9:22; 12:42; 16:2.

4 Una volta istituita, la congregazione cristiana prese il posto della nazione ebraica come popolo che portava il nome di Dio. (Matt. 21:43; Atti 15:14) Di conseguenza era logico aspettarsi che i cristiani sostenessero la giustizia di Geova. L’apostolo Pietro scrisse: ‘Secondo il Santo che vi ha chiamati, divenite anche voi santi in tutta la vostra condotta, perché è scritto: “Dovete esser santi, perché io sono santo”’. (I Piet. 1:14-16) Geova ama il suo popolo e desidera proteggere la purezza della congregazione cristiana. Perciò ha istituito un provvedimento per allontanare o espellere chi persiste in un comportamento che disonora Dio e mette in pericolo la congregazione.

5 L’apostolo Paolo raccomandò: “In quanto all’uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione; sapendo che tale uomo è stato pervertito e pecca, essendo condannato da se stesso”. (Tito 3:10, 11) Sì, gli anziani spirituali, come Tito, cercano prima di aiutare amorevolmente il trasgressore. Se egli non si lascia aiutare e persiste in un comportamento ‘peccaminoso’, essi hanno l’autorità di convocare un comitato di anziani per “giudicare quelli che fanno parte della comunità”. (I Cor. 5:12, Parola del Signore, Il Nuovo Testamento) L’amore per Dio e per la purezza del suo popolo richiede che i membri della “comunità”, la congregazione, rigettino tale uomo.

6 Nel primo secolo ci furono casi di trasgressori di questa sorta. Imeneo e Alessandro erano di questi, uomini che avevano fatto “naufragio riguardo alla loro fede”. Paolo disse: “Li ho consegnati a Satana affinché mediante la disciplina imparino a non bestemmiare”. (I Tim. 1:19, 20) L’espulsione di quei due uomini fu un severo castigo o disciplina, una punizione che poteva insegnare loro a non bestemmiare il santo e vivente Iddio. (Confronta Luca 23:16, dove ricorre la basilare parola greca spesso tradotta “disciplina”). Era giusto che quei bestemmiatori fossero consegnati all’autorità di Satana, gettati nelle tenebre del mondo su cui Satana esercita la sua influenza. — II Cor. 4:4; Efes. 4:17-19; I Giov. 5:19; confronta Atti 26:18.

COME TRATTARE LE PERSONE ESPULSE

7 Potrebbero comunque sorgere alcune domande su come trattare un ex componente della congregazione dopo che è stato espulso. Siamo grati a Dio di averci provveduto nella sua Parola risposte e indicazioni che, possiamo esserne certi, sono perfette, giuste ed eque. — Ger. 17:10; Deut. 32:4.

8 Un uomo della congregazione di Corinto praticava l’immoralità ed evidentemente non era pentito. Paolo scrisse che quell’uomo ‘doveva essere tolto di mezzo a loro’, poiché era come un po’ di lievito che poteva far fermentare, o corrompere, un’intera massa. (I Cor. 5:1, 2, 6) Ma una volta espulso, doveva forse essere trattato come una qualsiasi persona del mondo che i cristiani potevano incontrare nel vicinato o nel corso della vita quotidiana? Notate ciò che disse Paolo.

9 “Nella mia lettera vi scrissi di cessar di mischiarvi in compagnia dei fornicatori, non volendo dire interamente coi fornicatori di questo mondo o con gli avidi e i rapaci o gli idolatri. Altrimenti, dovreste effettivamente uscire dal mondo”. (I Cor. 5:9, 10) Con queste parole Paolo riconosceva realisticamente che la maggioranza delle persone con cui veniamo a contatto nella vita quotidiana non hanno mai conosciuto o seguito la via di Dio. Possono essere fornicatori, rapaci o idolatri, per cui non sono persone che i cristiani scelgono come intimi e regolari compagni. Ciò nonostante, viviamo su questo pianeta fra il genere umano e possiamo dover stare vicino a tali persone e parlare con loro sul lavoro, a scuola o nel vicinato.

10 Nel versetto successivo Paolo fa un contrasto fra questa situazione e il modo in cui i cristiani dovrebbero comportarsi verso un ex “fratello” cristiano espulso dalla congregazione a motivo di trasgressione: “Ma ora io vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia [“non frequentare”, Today’s English Version] di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. — I Cor. 5:11.

11 “L’espulso non è semplicemente un uomo del mondo che non conosce Dio e che non vive secondo le Sue norme. È uno che ha conosciuto la via della verità e della giustizia, ma che l’ha abbandonata e ha continuato a peccare senza pentimento fino al punto di dover essere espulso. Perciò va trattato in modo diverso. Pietro indicò come questi ex cristiani differiscano dal normale “uomo della strada”. L’apostolo disse: “Se, dopo essere sfuggiti alle contaminazioni del mondo mediante l’accurata conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, sono coinvolti di nuovo in queste cose e ne sono sopraffatti, le loro condizioni finali son divenute peggiori delle prime. . . . È accaduta loro la parola del verace proverbio: ‘Il cane è tornato al proprio vomito e la scrofa ch’era stata lavata a rivoltolarsi nel fango’”. — II Piet. 2:20-22; I Cor. 6:11.

12 Sì, la Bibbia comanda ai cristiani di non stare in compagnia o in associazione con chi è stato espulso dalla congregazione. Perciò i testimoni di Geova chiamano appropriatamente “disassociazione” l’espulsione di un trasgressore impenitente e il successivo stato di isolamento in cui viene tenuto. Il loro rifiuto di associarsi in qualsiasi modo a livello spirituale o ricreativo con una persona espulsa è indice di lealtà alle norme di Dio e di ubbidienza al suo comando riportato in I Corinti 5:11, 13. Questo è in armonia con l’esortazione di Gesù di considerare tale persona allo stesso modo in cui “un uomo delle nazioni” era allora considerato dai giudei. Per un certo tempo dopo la morte degli apostoli quelli che professavano il cristianesimo seguirono evidentemente la procedura biblica. Ma quante chiese oggi si conformano alle chiare direttive di Dio a questo riguardo?

QUELLI CHE SI DISSOCIANO

13 Un cristiano potrebbe indebolirsi spiritualmente, forse perché non studia regolarmente la Parola di Dio o perché ha problemi personali o incontra persecuzione. (I Cor. 11:30; Rom. 14:1) Può succedere che smetta di frequentare le adunanze cristiane. Cosa si deve fare? Ricordate che gli apostoli abbandonarono Gesù la notte del suo arresto. Eppure Cristo aveva esortato Pietro, dicendo: “Tu, una volta tornato, rafforza i tuoi fratelli [che pure abbandonarono Gesù]”. (Luca 22:32) Perciò, spinti dall’amore, gli anziani cristiani e altri possono visitare e aiutare colui che è divenuto debole e inattivo. (I Tess. 5:14; Rom. 15:1; Ebr. 12:12, 13) La questione è ben diversa quando una persona ripudia la sua identità cristiana e si dissocia.

14 Uno che prima era un vero cristiano potrebbe rinunciare alla via della verità e dichiarare che non si ritiene più un testimone di Geova né desidera essere considerato tale. Quando questo raro fatto si verifica, la persona rinuncia alla sua posizione di cristiano, dissociandosi deliberatamente dalla congregazione. L’apostolo Giovanni scrisse: “Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi”. — I Giov. 2:19.

15 Oppure una persona potrebbe rinunciare al suo posto nella congregazione cristiana mediante le sue azioni, divenendo per esempio parte di un’organizzazione il cui scopo è contrario alla Bibbia, e che quindi è sotto il giudizio di Geova Dio. (Confronta Rivelazione 19:17-21; Isaia 2:4). Perciò se un cristiano decidesse di unirsi a coloro che Dio disapprova, sarebbe appropriato che la congregazione prendesse atto con un breve annuncio del fatto che egli si è dissociato e non è più un testimone di Geova.

16 Coloro che mostrano di ‘non essere della nostra sorta’ rinunciando deliberatamente alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova devono essere giustamente considerati e trattati come quelli che sono stati disassociati per trasgressione.

COOPERIAMO CON LA CONGREGAZIONE

17 I cristiani hanno una felice associazione spirituale con i loro fratelli o con le persone interessate quando studiano la Bibbia o ne parlano insieme. Ma non vorranno avere tale associazione con un peccatore espulso (o con uno che ha rinunciato alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova dissociandosi). La persona espulsa è stata ‘rigettata’, essendo ‘condannata da se stessa’ per il suo ‘peccato’, e i membri della congregazione accettano il giudizio di Dio e lo sostengono. La disassociazione, però, implica più che la cessazione dell’associazione spirituale. — Tito 3:10, 11.

18 Paolo scrisse: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia . . ., non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (I Cor. 5:11) L’ora dei pasti è un momento di distensione e compagnia. Perciò qui la Bibbia vieta di frequentare anche a scopo di compagnia una persona espulsa, per esempio partecipando insieme a un picnic, a una festa, a una partita di calcio, a una gita al mare, andando insieme a teatro o mangiando insieme. (I particolari problemi riguardanti il caso di un parente disassociato sono trattati nell’articolo che segue).

19 A volte un cristiano può essere sottoposto a forti pressioni perché non segua questa esortazione biblica. Queste pressioni possono essere causate dai suoi stessi sentimenti oppure potrebbero essere esercitate da altri. Per esempio, fu fatta pressione su un fratello perché celebrasse un matrimonio fra due disassociati. Si poteva sostenere con qualche ragionamento che quel servizio fosse un semplice gesto di benignità? Qualcuno poteva pensarlo. Ma perché venivano richiesti proprio i suoi servizi e non quelli del sindaco o di qualche altro pubblico ufficiale autorizzato a celebrare matrimoni? Non era forse per la sua posizione di ministro di Dio e per la sua capacità di indicare agli sposi i consigli della Parola di Dio? Cedere a tali pressioni avrebbe significato avere associazione con la coppia, con persone espulse dalla congregazione per il loro comportamento errato. — I Cor. 5:13.

20 Altri problemi sorgono in relazione agli affari o al lavoro. Che dire se foste dipendenti di un uomo che venisse espulso dalla congregazione o se tale persona fosse un vostro dipendente? Che fare? Se per il momento foste obbligati sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare il rapporto di lavoro, certamente ora assumereste un atteggiamento diverso nei confronti del disassociato. Potrebbe essere necessario discutere con lui su questioni di lavoro o stare a contatto con lui sul posto di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d’amicizia sarebbero cose del passato. In questo modo potreste dar prova della vostra ubbidienza a Dio e sareste personalmente protetti. Inoltre questo potrebbe far capire alla persona quanto il suo peccato le sia costato caro sotto molti aspetti. — II Cor. 6:14, 17.

PARLARE CON UN DISASSOCIATO O UN DISSOCIATO?

21 Sostenere la giustizia di Dio e il provvedimento della disassociazione da lui istituito significa che un cristiano non dovrebbe parlare affatto con una persona espulsa, non rivolgendole nemmeno un saluto? Alcuni hanno fatto questa domanda, visto il consiglio di Gesù di amare i nostri nemici e di non ‘salutare solo i nostri fratelli’. — Matt. 5:43-47.

22 In effetti, nella sua sapienza, Dio non ha cercato di abbracciare ogni possibile situazione. Quello di cui abbiamo bisogno è afferrare il senso di ciò che Geova dice su come trattare una persona disassociata, così da poterci sforzare di sostenere il Suo punto di vista. Tramite l’apostolo Giovanni, Dio spiega:
Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. . . . Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 9-11.

23 L’apostolo che diede questo saggio avvertimento era stato molto vicino a Gesù e sapeva bene cosa aveva detto Cristo circa il salutare altri. Sapeva anche che il comune saluto di quei tempi significava “Pace”. A differenza di qualche nemico personale o autorevole uomo mondano che si oppone ai cristiani, una persona disassociata o dissociata che cerca di promuovere o giustificare i suoi ragionamenti apostati o che continua nella sua condotta errata non è certo qualcuno a cui augurare “Pace”. (I Tim. 2:1, 2) Tutti sappiamo bene dall’esperienza acquisita nel corso degli anni che un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?

24 ‘Ma che dire se sembra pentito e ha bisogno di incoraggiamento?’ potrebbe chiedere qualcuno. C’è un provvedimento per affrontare questo tipo di situazioni. I sorveglianti della congregazione prestano servizio come pastori spirituali che proteggono il gregge. (Ebr. 13:17; I Piet. 5:2) Se un disassociato o un dissociato chiede o dà segni di voler tornare nel favore di Dio, gli anziani possono parlargli. Gli spiegheranno gentilmente ciò che deve fare e potranno dargli qualche appropriato ammonimento. Sanno come trattare l’individuo, conoscendo i fatti relativi al suo precedente peccato e atteggiamento. Gli altri componenti della congregazione non conoscono tali informazioni. Perciò se qualcuno pensa che una persona disassociata o dissociata ‘sia pentita’, non potrebbe trattarsi di un giudizio basato su un’impressione, piuttosto che su informazioni accurate? Se i sorveglianti fossero convinti che la persona è pentita e che sta producendo i frutti del pentimento, la riammetterebbero nella congregazione. Una volta riassociata, il resto della congregazione potrà calorosamente accoglierla alle adunanze, estenderle il perdono, confortarla e confermarle il proprio amore, come Paolo esortò i corinti a fare nel caso dell’uomo riassociato a Corinto. — II Cor. 2:5-8.

NON PARTECIPIAMO A OPERE MALVAGE

25 Tutti i cristiani fedeli devono prendere a cuore la seria verità scritta da Giovanni sotto ispirazione di Dio: “Chi gli rivolge un saluto [a un peccatore espulso che promuove un insegnamento errato o persiste in una condotta peccaminosa] partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 11.

26 Molti commentatori della cristianità trovano da ridire su II Giovanni 11. Sostengono che sia ‘un consiglio poco cristiano, contrario allo spirito del nostro Signore’, o che incoraggi l’intolleranza. Ma queste opinioni sono espresse da organizzazioni religiose che non applicano il comando di Dio di ‘rimuovere l’uomo malvagio di fra loro’, e che di rado, se non mai, espellono dalla loro chiesa anche trasgressori di pessima fama. (I Cor. 5:13) La loro “tolleranza” è antiscritturale, non cristiana. — Matt. 7:21-23; 25:24-30; Giov. 8:44.

27 Non è invece errato essere leali al giusto e retto Dio della Bibbia. Egli ci dice che accetterà ‘sul suo monte santo’ solo quelli che camminano in modo immacolato, praticano la giustizia e dicono la verità. (Sal. 15:1-5) Quindi se un cristiano si schierasse dalla parte di un trasgressore che è stato rigettato da Dio e disassociato, o che si è dissociato, ciò equivarrebbe a dire: ‘Nemmeno io voglio stare sul monte santo di Dio’. Se gli anziani vedessero che è diretto in quella direzione, stando regolarmente in compagnia con una persona disassociata, cercherebbero con amore e pazienza di aiutarlo a vedere le cose dal punto di vista di Dio. (Matt. 18:18; Gal. 6:1) Lo ammonirebbero e, se necessario, ‘lo riprenderebbero con severità’. Vogliono aiutarlo a rimanere ‘sul monte santo di Dio’. Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso. — Tito 1:13; Giuda 22, 23; confronta Numeri 16:26.

LEALI ALLE NORME DI DIO

28 La lealtà a Geova Dio e ai suoi provvedimenti è fonte di felicità, poiché tutte le sue vie sono giuste, rette e buone. Questo vale anche per il provvedimento da lui istituito di disassociare i trasgressori impenitenti. Mentre cooperiamo con questa disposizione, possiamo avere fiducia nelle parole di Davide: “Sappiate dunque che Geova distinguerà il suo leale”. (Sal. 4:3) Sì, Dio separa, onora e guida quelli che sono leali a lui e alle sue vie. Fra le molte benedizioni che riceviamo essendogli leali c’è la gioia di essere fra coloro che Dio approva e accetta ‘sul suo monte santo’. — Sal. 84:10, 11. (...)
Nel numero del 15 dicembre 1981 è stato trattato ciò che la Bibbia dice in II Tessalonicesi 3:14, 15 circa l’eventuale necessità di ‘segnare’ un cristiano che persiste in una condotta disordinata. È ancora un fratello e come tale dev’essere ammonito, ma gli altri cristiani devono ‘smettere d’associarsi con lui’. Se si deve evitare la compagnia di tale persona a scopo ricreativo, la separazione nel caso di trasgressori disassociati o dissociati dev’essere molto più netta.
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Alla base delle scelte fondamentali del Nolano - a Londra come a Roma -, c'era il convincimento di appartenere alla "casa" dei filosofi, e che ad essa bisogna essere sempre fedeli, anche nei rapporti con i potenti della Chiesa e dello Stato, perché la casa della filosofia è la casa della verità: in un modo intelligente e anche astuto, certo, ma sempre fedeli. (Michele Ciliberto)
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Anche voi volete fare la fine di Cora, Datan e Abiram????

Messaggiodi polymetis » 19/04/2017, 17:53

Se un parente viene disassociato . . .

DOPO un certo tempo che Adamo era solo, Dio disse: “Non è bene che l’uomo stia solo”. Quindi Dio creò Eva e istituì il matrimonio. (Gen. 2:18, 21, 22) In seguito la popolazione della terra sarebbe cresciuta. Perciò ognuno avrebbe avuto molti parenti. Anche se alcuni familiari, per esempio i figli, non avessero abitato nelle vicinanze, si sarebbe potuto andare a trovarli per trascorrere insieme momenti felici. — Gen. 1:28; Giob. 1:1-5.

2 Dio si era proposto che le famiglie fossero unite nella vera adorazione, così le credenze religiose non avrebbero creato nessuna divisione. Ma vi furono casi in cui la religione divenne un problema di famiglia. Un esempio è ciò che avvenne quando Cora, Datan e Abiram si ribellarono. Geova confermò che agiva tramite Mosè e Aaronne, non tramite quei ribelli religiosi. Allora Mosè disse al popolo di allontanarsi dalle tende dei ribelli. Cosa avrebbero fatto i figli e le famiglie di :risata: Cora, Datan e Abiram? Avrebbero messo la lealtà alla famiglia al di sopra della lealtà a Geova e alla sua congregazione? La maggioranza dei parenti stretti dei ribelli mise la famiglia al di sopra di Dio. Geova distrusse quei parenti insieme con i ribelli. — Num. 16:16-33.

3 Alcuni figli di Cora, però, rimasero leali a Dio e al Suo popolo. Non furono distrutti insieme al resto della casa di Cora e alle famiglie di Datan e Abiram. (Num. 26:9-11) Infatti discendenti di quei coraiti superstiti furono in seguito benedetti con l’incarico di svolgere un particolare servizio nel tempio e ricevendo un’onorevole menzione nella Bibbia. — II Cron. 20:14-19; Sal. 42, 44-49, 84, 85, 87.

4 Una decisione simile fra la lealtà alla famiglia e la lealtà a Dio si presentava quando un israelita diveniva apostata. La sua famiglia, spinta da sentimenti umani o dai vincoli di sangue, avrebbe cercato di proteggerlo onde non fosse messo a morte? Oppure anche suo fratello, suo figlio o sua figlia avrebbero capito che la condotta giusta e saggia era quella di rimanere leali a Dio e alla congregazione? (Vedi Deuteronomio 13:6-11). Nell’odierna disposizione cristiana, il peccatore non viene stroncato mediante la pena di morte, ma i cristiani possono dover affrontare delle prove a causa della disciplina a cui è stato sottoposto un loro parente.

I PARENTI POSSONO CAUSARE PROBLEMI

5 I vincoli e gli affetti familiari possono essere molto forti. Questo è naturale ed è in armonia con la disposizione di Dio. (Giov. 16:21) Ma questi stretti legami possono anche costituire una difficile prova per i cristiani. Gesù spiegò che uno degli effetti del divenire cristiani avrebbe potuto essere l’opposizione dei parenti. Gesù disse: “Non pensate che io sia venuto a metter pace sulla terra; io non sono venuto a metter pace, ma spada. Poiché son venuto a creare divisione, ponendo un uomo contro suo padre, e la figlia contro sua madre, e la giovane nuora contro la suocera. In realtà, i nemici dell’uomo saranno quelli della sua propria casa. Chi ha più affetto per padre o madre che per me non è degno di me”. — Matt. 10:34-38.

6 I cristiani non vogliono che esista tale inimicizia. E non c’è nessun motivo per cui i parenti dovrebbero opporsi loro o odiarli perché sono diventati puri, morali e onesti servitori di Dio. Comunque i veri cristiani sanno che non possono mettere la famiglia al di sopra di Dio. A lungo andare, è nei migliori interessi di tutti che i cristiani continuino a essere fedeli a Dio. Col tempo potrebbero essere in grado di aiutare i loro parenti a intraprendere la via che conduce alla salvezza. — Rom. 9:1-3; I Cor. 7:12-16.

7 I parenti possono causare problemi ai veri cristiani anche in un altro modo. Questo può succedere quando un parente viene disassociato. Come è stato considerato negli articoli precedenti, se un componente della congregazione pratica un grave peccato e non se ne pente, Dio richiede che venga disassociato. (I Cor. 5:11-13) La condotta del trasgressore ha cambiato la sua relazione con Geova e quindi con i familiari che sono testimoni di Geova. Non se ne deve dare la colpa a Dio, perché le sue norme sono giuste e rette. (Giob. 34:10, 12) Né la colpa ricade sui parenti cristiani fedeli. È il disassociato ad aver causato problemi a se stesso e ai parenti, come fecero Cora, Datan e Abiram.

8 Dobbiamo esaminare due diverse situazioni. La prima riguarda il cristiano che vive nella stessa casa con un familiare disassociato o che si è dissociato. La seconda riguarda il caso di un parente che non appartiene all’immediata cerchia familiare.

NELL’IMMEDIATA CERCHIA FAMILIARE

9 Una persona può diventare cristiana senza che altri della sua famiglia accettino la fede. Per esempio, capita che la moglie serva Geova e il marito no. Nonostante questo, continua ad essere “una sola carne” con il marito e ha il dovere di amarlo e rispettarlo. (Gen. 2:24; I Piet. 3:1-6) O forse è sposata con un uomo che era un cristiano dedicato ma che poi è stato espulso dalla congregazione. Tuttavia questo non scioglie il loro vincolo coniugale; solo la morte o un divorzio scritturale potrebbero farlo. — I Cor. 7:39; Matt. 19:9.

10 In modo analogo, se un parente, come un genitore, un figlio, una figlia, viene disassociato o si dissocia, i vincoli familiari e di sangue rimangono. Significa questo allora che, quando un familiare viene disassociato, nella cerchia familiare non cambia nulla? Niente affatto.

11 La persona disassociata è stata spiritualmente stroncata dalla congregazione; i precedenti vincoli spirituali sono stati completamente interrotti. Questo vale anche da parte dei suoi parenti, inclusi quelli nell’immediata cerchia familiare. Perciò gli altri componenti della famiglia — pur continuando a riconoscere i vincoli familiari — non avranno più alcuna associazione spirituale con lui. — I Sam. 28:6; Prov. 15:8, 9.

12 Ci saranno quindi cambiamenti nei rapporti spirituali che potevano esistere in famiglia. Per esempio, se il marito è disassociato, la moglie e i figli non sarebbero a loro agio se egli tenesse uno studio biblico familiare o li conducesse in preghiera. Se egli vuole dire la preghiera, come all’ora dei pasti, in casa sua ha diritto di farlo. Ma loro possono rivolgere silenziosamente a Dio le loro proprie preghiere. (Prov. 28:9; Sal. 119:145, 146) Che dire se in casa un disassociato volesse assistere alla lettura biblica o allo studio biblico familiare? Gli altri potrebbero consentirgli di essere presente per ascoltare, finché non cerca di insegnare o di discutere con loro le sue idee religiose.

13 Se un figlio minorenne viene disassociato, i genitori continueranno ad aver cura dei suoi bisogni fisici e a provvedergli educazione morale e disciplina. Non terranno direttamente uno studio biblico col figlio facendolo partecipare. Tuttavia questo non significa che non gli chiederebbero di sedersi con loro per lo studio familiare. E potrebbero richiamare l’attenzione su parti della Bibbia o di pubblicazioni cristiane che contengono i consigli di cui ha bisogno. (Prov. 1:8-19; 6:20-22; 29:17; Efes. 6:4) Possono portarlo con sé alle adunanze cristiane e farlo sedere insieme a loro, sperando che prenda a cuore i consigli biblici.

14 Che fare qualora un familiare, come un figlio o un genitore, che non vive in casa fosse disassociato e successivamente volesse tornare a vivere in casa? La famiglia potrebbe decidere il da farsi a seconda delle circostanze.

15 Per esempio un genitore disassociato potrebbe essere malato o non più in grado di badare a se stesso finanziariamente o fisicamente. I figli cristiani hanno il dovere scritturale e morale di assisterlo. (I Tim. 5:8) Potrebbe sembrare necessario portare il genitore a casa, temporaneamente o stabilmente. Oppure potrebbe sembrare consigliabile disporne il ricovero in un luogo in cui possa essere assistito da personale medico, ma dove bisognerebbe andare a trovarlo. Ciò che si farà può dipendere da fattori come gli effettivi bisogni del genitore, il suo atteggiamento e la considerazione che il capofamiglia ha per il benessere spirituale della famiglia.

16 Questo potrebbe valere anche per un figlio che era andato via di casa e che poi è stato disassociato o si è dissociato. A volte i genitori cristiani hanno riaccettato in casa per un certo tempo un figlio disassociato che stava male fisicamente o emotivamente. In ciascun caso i genitori possono valutare le circostanze particolari. Il figlio disassociato viveva per conto proprio e ora non è più in grado di farlo? Oppure fondamentalmente vuole tornare a casa perché sarebbe una vita più facile? Che dire delle sue norme morali e del suo atteggiamento? Introdurrà del “lievito” nella famiglia? — Gal. 5:9.

17 Nella parabola di Gesù sul figlio prodigo, il padre corse incontro al figlio che tornava e lo accolse. Vedendo la pietosa condizione del ragazzo, il padre reagì con la naturale premura di un genitore. Possiamo comunque notare che il figlio non portò delle meretrici a casa e non tornò con l’intenzione di continuare la sua vita peccaminosa nella casa paterna. No, egli espresse sincero pentimento, ed era evidentemente deciso a tornare a vivere in modo puro. — Luca 15:11-32.

PARENTI DISASSOCIATI CHE NON VIVONO IN CASA

18 La seconda situazione da considerare è quella di un parente disassociato o dissociato che non appartiene all’immediata cerchia familiare o non vive nella stessa casa. Con tale persona esiste ancora un legame di parentela naturale o acquisita, per cui, anche se in misura limitata, potrebbe esserci il bisogno di sbrigare questioni familiari necessarie. Ciò nonostante non è come se vivesse nella stessa casa, dove i contatti e la conversazione non si potrebbero evitare. Dovremmo tenere bene in mente l’ispirata esortazione biblica: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido . . . non mangiando nemmeno con un tal uomo’. — I Cor. 5:11.

19 Di conseguenza i cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari
. La ragionevolezza di questo comportamento è evidente se si considera ciò che è accaduto quando i parenti hanno adottato l’errato punto di vista: ‘Anche se disassociato, siamo parenti, e quindi possiamo trattarlo esattamente come prima’. Da una zona giunge questa notizia:
“Un disassociato era imparentato con circa un terzo della congregazione. Tutti i suoi parenti continuavano a frequentarlo”.
E un anziano cristiano molto stimato scrive:
“Nella nostra zona alcuni disassociati appartenenti a famiglie numerose sono stati accolti al loro ingresso nella Sala del Regno da una fanfara di pacche sulle spalle e strette di mano (quantunque si sapesse che il disassociato conduceva ancora una vita immorale). Vorrei tanto che coloro che sono stati disassociati si rendessero conto che la loro condotta è odiata da Geova e dal suo popolo e che in tal modo sentissero veramente il bisogno di mostrare sincero pentimento. Come si possono aiutare questi disassociati a cambiare se vengono continuamente salutati da tutti i loro numerosi parenti che sanno delle loro pratiche?”

20 Nel primo secolo dovevano esserci congregazioni i cui componenti erano in gran parte imparentati. Ma quando qualcuno veniva disassociato, i parenti dovevano forse comportarsi come se nulla fosse accaduto e limitarsi a non trattare argomenti scritturali con il disassociato? No, altrimenti la congregazione non avrebbe effettivamente applicato il comando: “Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”. — I Cor. 5:13.

21 Bisogna fare molta attenzione a non trascurare o minimizzare la situazione in cui si trova un peccatore disassociato. Come ben dimostrarono i figli di Cora, dobbiamo innanzi tutto essere leali a Geova e alla sua disposizione teocratica. Possiamo essere certi che quando sosteniamo le sue norme e preferiamo la compagnia del suo popolo organizzato anziché dei trasgressori, avremo la sua protezione e benedizione. — Sal. 84:10-12.

RIUNIONI A SCOPO DI SVAGO E PARENTI DISASSOCIATI

22 Normalmente capita spesso che i parenti stiano insieme a pranzi, scampagnate, riunioni di famiglia o in altre occasioni di svago. Ma un peccatore impenitente che è stato disassociato può creare difficoltà ai suoi parenti cristiani in relazione a questo tipo di riunioni. I parenti, pur continuando a riconoscere il legame di parentela, non vogliono ignorare l’esortazione di Paolo secondo cui i cristiani fedeli devono ‘cessar di mischiarsi in compagnia’ di un peccatore espulso.

23 Non è il caso di stabilire qualche regola circa la presenza dei familiari a riunioni a cui potrebbe partecipare un parente disassociato. Questo è qualcosa che devono risolvere gli interessati in armonia con il consiglio di Paolo. (I Cor. 5:11) Tuttavia si deve capire che se è prevista la presenza di un disassociato a una riunione alla quale sono stati invitati Testimoni che non gli sono parenti, questo potrà certo influire su ciò che faranno. Prendiamo il caso di un matrimonio di una coppia cristiana che dev’essere celebrato in una Sala del Regno. Se un parente disassociato viene nella Sala del Regno per il matrimonio, ovviamente lì non potrebbe far parte del gruppo nuziale né essere l’accompagnatore della sposa. Che dire se c’è una festa nuziale o un ricevimento? Può essere una felice occasione per stare in compagnia, come lo fu a Cana quella volta che vi partecipò Gesù. (Giov. 2:1, 2) Ma si permetterà al parente disassociato di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo riportate in I Corinti 5:11.

24 Perciò a volte i cristiani possono non sentirsi di invitare un parente disassociato o dissociato a una riunione che normalmente includerebbe i familiari. I cristiani possono invece godere la compagnia dei leali componenti della congregazione, ricordando le parole di Gesù: “Chi fa la volontà di Dio mi è fratello e sorella e madre”. — Mar. 3:35.

25 La realtà è che quando un cristiano si dà al peccato e dev’essere disassociato, perde molte cose: la sua posizione approvata dinanzi a Dio; l’appartenenza alla felice congregazione dei cristiani; la piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell’associazione che aveva con i parenti cristiani. (I Piet. 2:17) I problemi che egli ha causato possono addirittura continuare dopo la sua morte.

26 Se morisse mentre è disassociato, le disposizioni per il suo funerale potrebbero costituire un problema. I suoi parenti cristiani forse gradirebbero un discorso nella Sala del Regno, se tale è l’usanza locale. Ma ciò non sarebbe appropriato nel caso di una persona espulsa dalla congregazione. Se avesse dato segni di pentimento e di desiderare il perdono di Dio, smettendo per esempio di praticare il peccato e frequentando le adunanze cristiane, la coscienza di qualche fratello potrebbe permettergli di pronunciare un discorso biblico nella camera mortuaria o presso il luogo della sepoltura. Tali informazioni bibliche circa la condizione dei morti sono una testimonianza per gli increduli e un conforto per i parenti. Comunque, se il disassociato continuava a sostenere false dottrine o ad avere una condotta errata, anche un simile discorso non sarebbe appropriato. — II Giov. 9-11.

LEZIONI PER TUTTI NOI

27 Abbiamo tutti bisogno di comprendere che ciò che conta è il giudizio di Geova. (Prov. 29:26) Questo vale per le pratiche odiose, poiché la Bibbia mostra che queste sono cose che Dio detesta. (Prov. 6:16-19) Ma vale anche per il suo giudizio circa gli individui. La Parola di Geova dice chiaramente che gli “ingiusti”, quelli che praticano le “opere della carne”, non erediteranno il suo regno. (I Cor. 6:9, 10; Gal. 5:19-21) Per tali persone non c’è posto né in cielo né nel reame terrestre del Regno. Di conseguenza, chiunque oggi voglia rimanere nella pura congregazione di Dio deve rispettare le Sue norme. Dio non permetterà che del “lievito” rimanga in mezzo al suo santo popolo esercitandovi un’influenza corruttrice. — I Cor. 5:6-13.

28 Naturalmente, se un parente stretto viene disassociato, le emozioni umane possono costituire per noi una seria prova. I sentimenti e i vincoli familiari sono particolarmente vivi fra genitori e figli, e sono anche forti quando viene disassociato un coniuge. Dobbiamo tuttavia riconoscere che, in ultima analisi, non recheremo beneficio a nessuno e non faremo piacere a Dio se ci lasceremo trasportare dalle emozioni ignorando i Suoi saggi consigli e la Sua guida. Dobbiamo manifestare completa fiducia nella perfetta giustizia delle vie di Dio, incluso il suo provvedimento di disassociare i peccatori impenitenti. Se rimaniamo leali a Dio e alla congregazione, col tempo il trasgressore potrebbe trarne una lezione, pentirsi ed essere riassociato. Ma che questo accada o no, possiamo trarre conforto e forza da ciò che Davide disse negli ultimi anni della sua vita:

“Tutte le . . . decisioni giudiziarie [di Dio] sono di fronte a me; . . . E Geova mi ripaghi secondo la mia giustizia, secondo la mia purezza di fronte ai suoi occhi. Con qualcuno leale agirai con lealtà; col potente senza difetto ti comporterai senza difetto; con chi osserva la purezza ti mostrerai puro . . . E salverai il popolo umile”. — II Sam. 22:23-28.

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Sono a dir poco scioccato dalle pirolette verbali per dire di non invitare un disassociato ad un matrimonio. Cosa dovrebbe fare un TdG dopo tutta questa serie di "non è opportuno"? Ma davvero in questa pagina il disassociato è descritto come un appestato, che con la sua sola presenza può turbare tutti (e ricordate, la colpa è sua, non di chi l'ha marchiato a fuoco!). Questi discorsi mi fanno veramente schifo, ma dimostrano anche quanto schifo facciano i disassociati a chi li scrive. Ho avuto la nausea nel leggere quanto sarebbe poco bello invitare un parente disassociato al proprio matrimonio perché i cari correligionari TdG potrebbero essere turbati dalla sua compagnia! Ma questo è il modo di parlare di un appestato che non si vuole avere intorno!! E' il paradigma delle società costruite sulla "vergogna" e sul decoro, si leggevano discorsi simili anni fa su gay e adulteri, trattati come reietti e dunque fonti di imbarazzo quando tentano di avvicinarsi.
E poi quando ho letto: "I problemi che egli ha causato possono addirittura continuare dopo la sua morte..." lì ho veramente capito che siamo nell'ambito di quella che M. Nussbaum, la grande filosofia americana, chiama "la politica del disgusto". Persino dopo la morte il TdG disassociato è impuro, e dunque con la sua presenza, seppur di cadavere, ammorba. E' così disgustoso che ricordarlo in un sermone funebre causa problemi: semplicemente va obliato, dimenticato.

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Messaggiodi Popper » 19/04/2017, 18:01

Due frasi mi hanno "colpito": 1."la tolleranza delle altre chiese non e cristiana"(le altre chiese mostrano invece molto piu amore verso i peccatori.i tdg talmente non sanno cosa sia l'amore,che usano il termine tolleranza)...2."Non si puo augurare la pace ai disassociati"(e il comando di Gesù di benedire quelli che ci maledicono?..) piu leggo le loro pubblicazioni,e piu mi viene la nausea.stanno distruggendo intere famiglie!!!!!!!
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Messaggiodi Ray » 19/04/2017, 18:07

Di la verità Poly stai raccogliendo informazioni per scrivere un libro ?
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Messaggiodi VictorVonDoom » 19/04/2017, 18:11

Sto traducendo questa pagina sull'argomento:

https://www.jwfacts.com/watchtower/disf ... unning.php

mi ha colpito che veniva sconsigliato persino l'andare al FUNERALE di un disassociato!! :test: :test: :test:
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Messaggiodi polymetis » 19/04/2017, 18:51

Ve l'ho detto, è la politica del disgusto. Il disassociato viene visto come una specie di appestato, un generatore di impurità, e dunque pure andare al funerale o invitarlo ad un matrimonio è considerato qualcosa che potrebbe mettere in imbarazzo gli altri confratelli. Io trovo veramente disgustosa questa criminalizzazione del disassociato. Ma come si può pensare di non invitare un parente al proprio matrimonio? Le tipologie di peccato del disassociato possono essere molte, e nel 90% dei casi in cui i TdG prevedono una disassociazione una persona normale non troverebbe il benché minimo motivo per smettere di frequentare un parente. Ma che cosa importa di con chi uno vada a letto nel mio rapporto familiare con lui, e sopratutto, che cosa importa agli altri? Deve forse farmi vedere i suoi filmini erotici al matrimonio? Non parliamo poi del fatto che, oltre ai cosiddetti peccati sessuali, che sono già di per sé risibili motivi di disassociazione perché non sono perlopiù affatto peccati, si può venire dissociati anche per aver cambiato religione. E dunque una persona dovrebbe farsi dei problemi ad invitare un congiunto che ha cambiato religione al proprio matrimonio, perché per gli altri confratelli, animati da una politica del disgusto, costui è, non si da bene in base a che cosa, un appestato?

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Messaggiodi polymetis » 19/04/2017, 18:53

Ray ha scritto:Di la verità Poly stai raccogliendo informazioni per scrivere un libro ?



Ma per carità. Sono anni che sto cercando di smettere di occuparmi dei TdG. Il problema è che sono così illogici che ogni volta devo scrivere qualcosa in quanto sono la più concreta incarnazione di offesa al logos da me conosciuta.
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Messaggiodi VictorVonDoom » 19/04/2017, 19:08

polymetis ha scritto:Ve l'ho detto, è la politica del disgusto. Il disassociato viene visto come una specie di appestato, un generatore di impurità, e dunque pure andare al funerale o invitarlo ad un matrimonio è considerato qualcosa che potrebbe mettere in imbarazzo gli altri confratelli. Io trovo veramente disgustosa questa criminalizzazione del disassociato. Ma come si può pensare di non invitare un parente al proprio matrimonio? Le tipologie di peccato del disassociato possono essere molte, e nel 90% dei casi in cui i TdG prevedono una disassociazione una persona normale non troverebbe il benché minimo motivo per smettere di frequentare un parente. Ma che cosa importa di con chi uno vada a letto nel mio rapporto familiare con lui, e sopratutto, che cosa importa agli altri? Deve forse farmi vedere i suoi filmini erotici al matrimonio? Non parliamo poi del fatto che, oltre ai cosiddetti peccati sessuali, che sono già di per sé risibili motivi di disassociazione perché non sono perlopiù affatto peccati, si può venire dissociati anche per aver cambiato religione. E dunque una persona dovrebbe farsi dei problemi ad invitare un congiunto che ha cambiato religione al proprio matrimonio, perché per gli altri confratelli, animati da una politica del disgusto, costui è, non si da bene in base a che cosa, un appestato?

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Perchè nelle leggende Watchtoweriane il disassociato, o peggio il dissociato (il vero bau bau, l'uomo nero) è sempre e comunque uno schifo di persona, uno che "va a baldracche" (cit), uno la cui vita è così apertamente degradata che non ti sogneresti di salutarlo per strada. Ah, e ovviamente E' LUI che non vuole avere niente a che fare con i TdG che, ovviamente, ricambiano tale atteggiamento ostile. Tali sono gli ex tdg agli occhi dei TdG: non esiste, nella loro mente, un motivo valido e onorevole per lasciare questa religione.
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Messaggiodi polymetis » 19/04/2017, 19:11

VictorVonDoom ha scritto:Sto traducendo questa pagina sull'argomento:

https://www.jwfacts.com/watchtower/disf ... unning.php

mi ha colpito che veniva sconsigliato persino l'andare al FUNERALE di un disassociato!! :test: :test: :test:


Io più leggo queste precisazioni e più sto male. Questo casuismo farisaico è qualcosa che mi genera un tale rigetto. Oh, sei Dio mandasse tra i TdG un Sabbatai Zevi e insegnasse loro l'antinomismo, ossia l'arte della buona apostasia! Proprio ignorano tutto della libertà del cristiano, e il verso meno citato nelle loro riviste deve essere omnia munda mundis.

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Messaggiodi polymetis » 19/04/2017, 19:22

VictorVonDoom ha scritto:
polymetis ha scritto:Ve l'ho detto, è la politica del disgusto. Il disassociato viene visto come una specie di appestato, un generatore di impurità, e dunque pure andare al funerale o invitarlo ad un matrimonio è considerato qualcosa che potrebbe mettere in imbarazzo gli altri confratelli. Io trovo veramente disgustosa questa criminalizzazione del disassociato. Ma come si può pensare di non invitare un parente al proprio matrimonio? Le tipologie di peccato del disassociato possono essere molte, e nel 90% dei casi in cui i TdG prevedono una disassociazione una persona normale non troverebbe il benché minimo motivo per smettere di frequentare un parente. Ma che cosa importa di con chi uno vada a letto nel mio rapporto familiare con lui, e sopratutto, che cosa importa agli altri? Deve forse farmi vedere i suoi filmini erotici al matrimonio? Non parliamo poi del fatto che, oltre ai cosiddetti peccati sessuali, che sono già di per sé risibili motivi di disassociazione perché non sono perlopiù affatto peccati, si può venire dissociati anche per aver cambiato religione. E dunque una persona dovrebbe farsi dei problemi ad invitare un congiunto che ha cambiato religione al proprio matrimonio, perché per gli altri confratelli, animati da una politica del disgusto, costui è, non si da bene in base a che cosa, un appestato?

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Perchè nelle leggende Watchtoweriane il disassociato, o peggio il dissociato (il vero bau bau, l'uomo nero) è sempre e comunque uno schifo di persona, uno che "va a baldracche" (cit), uno la cui vita è così apertamente degradata che non ti sogneresti di salutarlo per strada. Ah, e ovviamente E' LUI che non vuole avere niente a che fare con i TdG che, ovviamente, ricambiano tale atteggiamento ostile. Tali sono gli ex tdg agli occhi dei TdG: non esiste, nella loro mente, un motivo valido e onorevole per lasciare questa religione.



Ma infatti quando si sente giustificare la pratica della disassociazione dicendo che il disassociato deve essere per forza così e cosa, si capisce che il meccanismo è il medesimo che attuava il nazismo cogli ebrei nel demonizzarli. Chi vorrebbe mischiarsi con gli ebrei, se sono tutti sporchi agenti del complotto bolscevico ed odiatori del popolo tedesco?
E' proprio questo il punto: pare che non esista un valido motivo per lasciare questa religione, e che dunque se uno si converte, che so, al buddismo, debba essere un mostro da rigettare. Ma come si può giungere ad un giudizio aproprioristico simile?
Inoltre: ma cosa c'entra l'andare a prostitute col fatto che sarebbe o meno un'eccellente compagnia al matrimonio? Che cosa c'entra quanto mi trovo bene con qualcuno col fatto che vada o meno a prostitute? Il punto è che non so per quale motivo si ritiene la compagnia di questo tizio che va a prostitute come qualcosa di contaminante, e come se questo suo andare a prostitute fosse l'aspetto unico o principale della sua personalità. Io non mi sognerei mai di escludere dalla mia compagnia un parente adultero o che vada a prostitute, e non perché non consideri questi peccati, ma semplicemente perché riduco una persona al suo peccato né penso che nel suo relazionarsi con me quello che fa entri in gioco. Io non ce lo vedo uno che va a prostitute come qualcuno che cerca di convincere tutti quelli che gli stanno attorno ad un matrimonio che è bene andare a prostitute. E' probabile che non se ne parli neppure. Nei TdG vedo un'immane riduzione dell'altro ad una sola dimensione, che viene considerata come determinante nel mio rapporto con lui. Ma chi mai giovandosi della compagnia di un parente penserebbe a lui come "quello che va a prostitute" e non invece come alla persona con cui sono cresciuto assieme e con cui posso rievocare tutta la nostra esistenza? In conclusione si può frequentare chiunque, proprio perché i suoi peccati non necessariamente rientrano o hanno a che fare nel nostro rapporto con lui. Una persona ad esempio può essere buddista e non parlarmi mai della sua religione. Perché dunque dovrei ridurlo alla dimensione del disassociato da evitare "in quanto" ora buddista?

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Messaggiodi Romagnolo » 19/04/2017, 19:41

Mi ha colpito il ricorso agli esempi Dio Cora, datan e abiram per definire ribelli e traditori tutti coloro che lasciano le norme di Dio e si faceva quindi l' invito di allontanarsi dai famigliari ribelli.
Ora va detto che questi tre individui miravano a scalzare la posizione di Mose' e Aaronne per prenderne il posto alla guida della nazione, miravano ad un colpo di stato, quindi mi pare normale che Dio agisse contro di loro e chi li appoggiava.
Ma che dire se invece avessero deciso di staccarsi con le loro famiglie dalla nazione di Israele e andarsene per i fatti loro da qualche parte per il mondo conosciuto di allora?
Dio li avrebbe distrutti ugualmente?
Ma se un TESTIMONE di Geova decide che semplicemente quella vita non lo attira più e non desidera nemmeno esserlo, lo si può paragonare a Datan, Cora e Abiram?
Ricordati che lo studio biblico è si gratuito, ma poi ricordati che la WT richiederà che tu le dia altrettanto gratis il tuo impegno, tempo e risorse.
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Messaggiodi pasqualebucca » 20/04/2017, 6:58

Molto più semplice l'esempio geovista riproposto al sottoscritto: la mela marcia va tolta dal cesto di quelle buone.
Altrimenti rovinera' anche le altre mele.
Ancora oggi nel 2017 ripropongono la stessa menata.
Mah! Che pizza!!
Non si rinnovano mai.
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Messaggiodi Achille » 20/04/2017, 7:07

Una serie di risposte della Betel sull'argomento:

http://www.infotdgeova.it/question1.php#_ftnref15

Copio/incollo:

ASSOCIAZIONE CON PARENTI DISASSOCIATI:
La W 1.1.82 p 31 mostra che il disassociato deve comprendere che con la disassociazione ha perso molte cose: "La piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell'associazione che aveva con i parenti cristiani". Cosa si intende con ciò? Innanzi tutto l'associazione spirituale? In altre parole non si intratterranno piacevolmente col disassociato nel consultare pubblicazioni, anche se usate in modo correttivo. Che dire dell'associazione a scopo di svago? La stessa rivista a p 30 dice: "I cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non necessaria." Per ciò che riguarda l'intervento degli A. verso il fratello dedicato che ha un parente disassociato che non vive in casa, W 15.1.75 p 55 afferma: "In quanto ai disassociati che vivono fuori casa, ciascuna famiglia deve decidere fino a che punto li frequenterà. Questa non è una decisione che gli A. possono prendere per loro. Se un genitore va a visitare un figlio o a trovare i nipoti e gli è permesso entrare nella casa cristiana, questo non interessa gli A. Egli ha il diritto naturale di visitare i suoi parenti". Perciò lo stabilire quanto un cristiano potrà frequentare un parente disassociato è una cosa che egli stesso dovrà determinare. Ovviamente se dovesse mantenere un contatto evidentemente non necessario e la congregazione trovasse da ridire sul suo comportamento, verrebbe considerato non esemplare e gli verrebbero negati speciali privilegi di servizio (SCD:SSE 10.4.87)

Sappiamo che la disassociazione non spezza i legami familiari. Nel caso della sorella disassociata ricoverata in ospedale per aver partorito, lasciamo alla personale coscienza dell'individuo, essendo suo parente, se andarla a trovare o no. Comunque non ci dovrebbe essere ragione per cui i fratelli non parenti vadano all'ospedale a trovarla (SCB:SSC 5.8.83)

Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col proprio fratello dovrebbe essere ammonito facendogli notare il pericolo che incorre nell'avere associazione con questa persona. Se insiste nel volersi associare con tale persona allora valgono le informazioni della W 1.1.82 dove sono indicati i possibili motivi per cui un parente potrebbe anche associarsi ad un disassociato, solo comunque per stretta necessità. Ma passarci le vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente necessarie. Quindi la persona potrebbe essere soggetta alla disassociazione se persiste in questo (SCB:SSC 5.8.83)

Vi invitiamo a considerare la questione del fratello A. riguardo all’ospitare in casa propria il figlio disassociato, mantenere con lui rapporti di lavoro, accudirlo lavandogli la biancheria, ecc., di carattere strettamente personale. Non spetta alla congregazione valutare le circostanze e le necessità familiari dei propri componenti o determinare se un figlio debba o non debba essere ospitato da suo padre, anche se si tratta di un disassociato. Non crediamo neppure sia opportuno definire il padre complice della condotta errata del figlio perché lo ospita in casa sua. La cosa sarebbe diversa se il padre permettesse a suo figlio di avere una condotta riprovevole in casa, per es. se il figlio convivesse con un’altra persona, ospitare i due conviventi come se fossero marito e moglie. Quando si dovrebbe prendere in considerazione il comportamento del fratello e la sua esemplarità di nominato? Nel caso egli avesse associazione spir. con suo figlio, o tentasse di giustificare o scusare la sua condotta errata. Ks 103, 104 Crediamo che quanto abbiamo detto sia sufficiente per aiutarvi a ridimensionare il problema e aiutare la congregazione a non sindacare su questioni di carattere personale e familiare. Non è quindi il caso di concedere al fratello limiti di tempo perché cerchi sistemazioni familiari e di alloggio diverse o modifichi i suoi eventuali programmi di lavoro (SSD 20.12.94)

Il libro Ks alle p. 1034 spiega che nessuno può porre delle regole sull’associazione che fratelli hanno con parenti disassociato, ameno che non vi sia associazione spirituale. O un tentativo di giustificare o scusare la condotta errata. La situazione attuale è che il figlio disassociato ora vive per conto proprio e in una condizione contraria ai princìpi delle Sacre Scritture. Il fratello dovrebbe tener conto di quanto indicato nella W 1.1.82 p. 30, dove è spiegato che un cristiano imparentato con un disassociato che non vive in casa con lui dovrebbe sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari. Quello che poi aggrava la situazione è che regolarmente accoglie il figlio con la convivente sia pranzando insieme che con altri parenti. Non dimostra così di approvare tacitamente la condotta del figlio disassociato? Non è questo un tentativo di scusare tacitamente una condotta errata come una convivenza? (Ks 118) Ci sembra di capire che c’è un’ulteriore aggravante, in quanto i contatti col figlio disassociato avvengono anche in presenza di altri fratelli battezzati. Essendo un A. nominato, dovrebbe essere esemplare nella sua condotta e dimostrarsi leale alle norme esposte nella Parola di Dio mantenendo così una buona coscienza. (1Tm 1:19, 3:7, 13; Tito 1:9) Per cui desideriamo che sia esaminata la sua situazione ed essere aggiornati sulla questione e sulle decisioni prese. (SCA:SSB 17.3.00)

DISASSOCIATO PRESENTE AL PRANZO MATRIMONIALE:
Ci informate che diversi fratelli hanno assistito ad un matrimonio nel quale era presente una persona disassociata e si sono anche intrattenuti al pranzo di nozze fino a perdere le adunanze della domenica. Pensiamo sia bene parlare con questi fratelli per metterli in guardia contro i pericoli che corrono mettendo al primo posto le cose materiali anziché le cose spirituali, come hanno fatto. Ci chiedete se sia sufficiente la correzione impartita o se si debba fare qualcos'altro. Questo dipende dall'effetto che l'azione ha avuto sulla congregazione Ha turbato diversi nella loro coscienza, suscitando forse critica verso tali fratelli? O forse sono inciampati dei fratelli o persone nuove? Se vi è stato qualche turbamento o inciampo nella congregazione, allora i fratelli che lo hanno creato potrebbero perdere i loro privilegi. Quindi, è compito degli A. determinare se esiste il turbamento e se è sì, determinare se sia necessario togliere dei privilegi ai fratelli che lo hanno creato. Quando le sorelle non sono esemplari, potrebbero perdere il privilegio di fare discorsi nella SMT, partecipare a dimostrazioni o interviste dal podio. Per quanto riguarda i SM si deve determinare se l'effetto prodotto sulla congregazione li abbia resi non più liberi da accusa o irreprensibilità. Dopo aver determinato questo il corpo degli A. dovrà prendere una decisione in merito (SCB:SSA 27.12.83)

In occasione del matrimonio, se fosse presente il parente disassociato, i cristiani che sono stati invitati, "parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno decidere il da farsi. Ovviamente i fratelli dovranno essere informati in anticipo se sarà presente al pranzo nuziale il parente disassociato, affinché possano assumersi le loro responsabilità di decidere senza essere oggetto di pressioni. Se venissero a conoscere della presenza del disassociato solo una volta presenti al ricevimento, sarebbero messi in notevole imbarazzo e difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni (SSE 15.9.84)

La W 1.1.82 p 31 mostra che se una persona disassociata partecipasse ad un pranzo matrimoniale, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi. Pertanto chi organizza tale pranzo, inoltrando gli inviti agli ospiti, vorrà tener conto di questo fatto. Se decidesse di invitare il proprio parente disassociato, si dovrebbe assumere la responsabilità della decisione che può avere in ciò la congregazione Inoltre per lealtà verso i suoi conservi, dovrebbe informare gli altri invitati Testimoni che sarà presente una persona disassociata. Dopo averli informati, sarà loro responsabilità decidere se accettare o no l'invito. Nel caso accettassero, dovrebbero tener conto che se la congregazione trovasse da ridire, essi verrebbero squalificati dal rivestire incarichi di responsabilità (SCD:SSD 5.6.87)

La spiritualità di alcuni è stata messa alla prova in relazione ai parenti disassociati. La W 1.1.82, p 31, § 23, dice: “Prendiamo il caso di un matrimonio di una coppia cristiana che dev’essere celebrato in una S.d.R. Che dire se c’è un ricevimento? Si permetterà al parente disassociato di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo riportate in 1Co 5:11”. Alcuni hanno cercato di giustificare la loro presenza a un ricevimento nuziale in cui erano presenti anche dei disassociati ragionando cosi: “Non sono seduto al suo stesso tavolo, per cui non sto mangiando con il disassociato”. La scrittura dice: ‘di cessar di mischiarci in compagnia di’ tali persone. Se chi organizza un ricevimento viola questa chiara istruzione invitando persone disassociate, ha l’obbligo di informarne tutti gli invitati in modo che questi possano decidere se essere presenti o meno. Se un A. o un SM manifestasse scarso giudizio sotto questi aspetti al punto da far sorgere in altri seri dubbi, potrebbe perdere l’idoneità scritturale a prestare servizio nell’incarico (1Tm 3:13). Non sostenendo la Parola di Dio, ha mancato di conservare la spiritualità della congregazione (Tito 1:9). Coloro che hanno privilegi extra nella congregazione, saranno spinti dall’amore a stabilire un buon es. che tutti possono seguire, prendendo la direttiva nel salvaguardare la congregazione dallo spirito del mondo (2Co 6:3). (Schema ad. A. col CO Mar. 99–Ago. 99)

FIGLIO PUÒ PREGARE QUANDO È PRESENTE IL PADRE DISASSOCIATO?:
Alla domanda se un figlio dedicato può pregare all'ora dei pasti a tavola quando è presente il padre disassociato, la risposta è no. Questo per il fatto che quando uno prega alla presenza di un disassociato la preghiera è una relazione spirituale col disassociato. Pertanto i familiari possono fare la preghiera per proprio conto e poi prendere il pasto (SPA:SSF 11.2.85)

AVERE CONTATTI INGIUSTIFICATI CON UN DISASSOCIATO:
Chi non tenesse in nessun conto l'ammonizione di non avere un'ingiustificata associazione con un disassociato, non sarebbe un esempio e potrebbe perdere gli speciali privilegi nella congregazione Oltre a ciò, se malgrado l'aiuto a vedere le cose dal punto di vista di Dio e forse ripetute ammonizioni, non smettesse di associarsi con la persona espulsa, potrebbe essere oggetto lui stesso alla disassociazione W 1.1.82 p 26 (SSE 15.9.84)

Ci presenti una situazione che riguarda una persona interessata che ha contatti con un disassociato. Il principio esposto in 1Co 5:11 risponde alla domanda. Se questa persona interessata vuole divenire un componente della congregazione deve sostenere il punto di vista di Geova espresso in questo versetto e troncare ogni rapporto con i disassociati. Certamente il proclamatore che tiene lo studio dovrebbe aiutare questa persona a capire e rispettare questo principio (SCD:SSD 27.3.91)

DISASSOCIATI PER ADULTERIO CHE CONVIVONO:
Ci portate all'attenzione il caso di 2 persone disassociate per adulterio che convivono. Come potete ben comprendere essi devono separarsi e smettere di convivere se desiderano essere riassociati. Le opere degne di pentimento passano ovviamente da questa strada. Per quanto riguarda la possibilità che lei viva insieme alla figlia nell'appartamento il cui affitto è pagato da lui, non crediamo che in questo sia nostra. responsabilità entrare. È una decisione che spetta a loro prendere. Naturalmente ella non sarebbe libera di frequentare lui o di agire come se fossero dei fidanzati. Se quando vi saranno le condizioni legali per farlo, essi decideranno di sposarsi, la congregazione potrebbe non avere nulla da obiettare, se si accerterà che l'ex marito, decidendo di separarsi legalmente dalla moglie, abbia inteso indicare il suo mancato perdono per l'adulterio. In tal caso si configurerebbero le condizioni indicate in W 1.4.75 p 223, 224. Spetterà comunque a voi determinare l’aspetto della questione (SCD 6.8.91)

LAVORARE ASSIEME A UN DISASSOCIATO:
Riteniamo che la decisione presa dal fratello di avvalersi dell'opera di un disassociato non sia saggia. Quindi sarà opportuno incoraggiarlo ad interrompere il rapporto di lavoro col disassociato appena sarà possibile. Se dovesse esistere un contratto molto probabilmente non si potrà sciogliere immediatamente, comunque farebbe bene per la sua salute spirituale e per il bene di tutti, ad interrompere il contratto di lavoro appena sarà possibile. Che dire della sua posizione in seno alla congregazione? Se dovesse venire criticato per aver assunto un disassociato non sarebbe più libero da accusa e dovrebbero essere rivisti i suoi requisiti. Quindi il corpo degli A. deve esaminare se il problema del fratello è divenuto causa di disturbo in seno alla congregazione Se vi è turbamento allora dovrebbe essere rimosso dall'incarico di SM. Ma qualora non fossero sorti dubbi in seno alla congregazione allora sarà sufficiente assistere il fratello perché prenda la decisione di non avvalersi più dell'opera di un disassociato onde eviti di essere possibilmente rimosso dall'incarico nel futuro (SCA:SSC 12.11.83)

La W 1.1.82 p 24 tratta i problemi che possono sorgere in relazione agli affari e al lavoro quando una persona viene disassociata. Perciò si potrebbe indicare ai fratelli che continuando a lavorare alle dipendenze di un disassociato, che vi può essere il pericolo di poter rimanere influenzati da lui a danno della spiritualità e della relazione con Geova e con la sua organizzazione. Devono comprendere che la relazione esistente tra loro è cambiata e dovranno evitare in modo assoluto qualsiasi associazione sociale o spirituale con lui. Ma oltre a ciò devono anche riflettere sulla possibilità che rimanendo alle dipendenze del disassociato essi possono far inciampare qualcuno nella congregazione (1Co 10:32) Se ciò dovesse succedere, renderebbe necessario escluderli da privilegi speciali, non solo per quanto riguarda gli incarichi di A. o SM, ma anche dal fare la preghiera, fare parti dal podio e qualsiasi privilegio che li porrebbe davanti alla congregazione come esemplari. Per questo si dovranno invitare questi fratelli a considerare la cosa in preghiera per essere illuminati nella decisione da prendere. (Pro 2:1013) Facendo ciò potrebbero pensare che sia saggio lasciare il posto di lavoro valutando che sia più importante la salvaguardia della loro spiritualità che i vantaggi e la sicurezza economica che hanno rimanendovi. (Sl 37:5, 25; 55:22) Comunque lasceremo loro la decisione, e se decidessero di rimanere, dovranno assumersi la propria responsabilità dinanzi a Geova. (Gal 6:5) Però se rimanessero con un atteggiamento di sfida verso la decisione della congregazione per la disassociazione, forse criticandola presso altri o giustificando il disassociato o cercando di diminuire la gravità del suo peccato, allora sarà necessario parlargli in modo fermo, indicando il pericolo che corrono insistendo in tale atteggiamento. (Gal 6:1) Ma se decidono di rimanere solo perché non hanno sufficiente fede per lasciare la sicurezza economica del lavoro, lasceremo loro la responsabilità (SCB:SSA 26.3.84)

Veniamo informati che un fratello ha assunto un disassociato alle sue dipendenze per lavoro. La W 1.1.82 p 24 e 26 parla solo di casi di chi è dipendente di un disassociato o di un datore di lavoro T.d.G. alle cui dipendenza lavora un disassociato. Ma non ci porta alla conclusione che una persona sia soggetta alla disassociazione. Egli potrebbe avere ragioni personali per l'assunzione di un disassociato, ragioni o motivi che noi non siamo autorizzati a esaminare o giudicare. Al §27 si parla di disassociare quelli che si associano ai disassociati, ma vi sono condizioni che devono esistere perché la persona sia soggetta alla disassociazione. Ad es. venivano indicati questi 3 punti: (1) una persona che si è schierata dalla parte del trasgressore; (2) deve essere ammonita e se necessario ripresa con severità; (3) se dopo l'ammonizione non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, potrebbe essere chiamata davanti ad un comitato giudiziario Ora, tornando al caso che stiamo considerando, sembra che non vi siano indicazioni che facciano pensare che il rapporto sia più che un rapporto di lavoro. Non ci sono evidenze che il fratello tenga compagnia al disassociato anche dopo l'orario di lavoro o che abbia rapporti sociali o spir. con lui. Quindi egli non potrebbe essere definito come quelli menzionati al §27. Perciò non dovrebbe essere chiamato davanti ad un comitato giudiziario Comunque, pensiamo che sarebbe opportuno che parliate con questo fratello per fargli vedere il pericolo che può correre stando tanto tempo con un disassociato anche se per lavoro. Se poi vi fossero molti fratelli che sono rimasti turbati da ciò che il fratello ha fatto, tanto che egli ha perduto la stima della congregazione, non sarebbe esemplare e non gli si dovrebbero dare privilegi. Se è un A. o un SM ciò si potrebbe riflettere anche sui suoi requisiti e voi A. potreste pensare che sia necessario esaminarli (SCB:SSA 20.4.84)

ESSERE CLIENTI O FARSI CURARE DA UN DISASSOCIATO:
Ci chiedete se è giusto farsi curare da un disassociato. Come voi sapete bene, coloro che sono leali a Geova non rivolgono ai disassociati né il saluto né la parola, questo perché seguono il consiglio di 2Gv 911. Ora nel caso in cui un cristiano fosse obbligato sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare un determinato rapporto con un disassociato, allora potrà discutere con lui su questioni di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d'amicizia sarebbero cose del passato. Coloro che sono implicati nel problema farebbero bene a chiedersi: È indispensabile che mi rivolga a questo disassociato per ricevere i suoi trattamenti? Potrei rivolgermi altrove? Che cosa penseranno i miei fratelli del fatto che mi faccio curare da un disassociato? Potrei col mio comportamento influenzarli in maniera negativa? Potrei io essere in qualche modo influenzato dal comportamento di questo disassociato? (SSC 24.2.84)

Ci chiedi se i fratelli possono continuare ad essere clienti di un disassociato. Con questi fratelli possiamo ragionare se sia indispensable servirsi del negozio del disassociato e se non sarebbe meglio troncare ogni rapporto per evitare il pericolo di essere influenzati da lui in qualche modo. Poi lasceremo la decisione a loro. Naturalmente sempre che non abbiamo associazione spirituale o sociale col disassociato (SCB:SSA 26.2.84)

QUANDO IL PROPRIO FIDANZATO VIENE DISASSOCIATO:
Quanto esposto nella W 15.1.64 p 43 non è più da ritenere corretto. Rimane una responsabilità della persona credente decidere se sciogliere il proprio fidanzamento con una persona che è stata disassociata, anche se sotto certi aspetti potrebbe essere suggeribile. Dal momento che il credente decide di mantenere il fidanzamento, quali princìpi dovrebbero guidare coloro che si vengono a trovare ad avere un certo tipo di relazione col disassociato? La W 1.1.82 tratta tali princìpi che valgono sia per i genitori del disassociato, quanto per i genitori della sorella che desidera mantenere il suo fidanzamento. La rivista dice che potrebbe essere necessario discutere col disassociato questioni, per es. che riguardano il matrimonio o altre cose legate al fatto che verranno acquisiti dei legami di parentela, ma "le conversazioni spir. e i rapporti di amicizia sarebbero cose del passato". Parlando di coloro che rientrano nell'immediata cerchia familiare del disassociato, viene detto che "pur continuando a riconoscere i vincoli familiari, non avranno più alcuna relazione spir. con lui". Infine, riferendosi ai parenti che non vivono in casa col disassociato, aggiunge che "dovrebbero sforzarsi di evitare l'associazione non necessaria". (p 24, 28, 30) Questa dovrebbe essere la linea di condotta da rispettare. E responsabilità degli A. aiutare singolarmente coloro che sono interessati al problema a tener conto dei princìpi scritturali. È responsabilità degli A. determinare quando un'associazione con un disassociato va oltre il limite consentito dalla norma di Dio e intervenire, dopo ripetuti ammonimenti, con qualche misura disciplinare (SCD:SSD 14.1.92)

Essendosi lui volontariamente dissociato, sarebbe bene consigliare la fidanzata di interrompere il fidanzamento. Comunque spetta a lei decidere visto che aveva già dato la sua parola al fidanzato prima che si dissociasse. Se ritiene di tener fede alla parola data è libera di farlo, è la sua decisione. La congregazione non interverrà. La situazione sarebbe diversa se uno si fidanzasse con una persona già disassociata. Naturalmente nel mantenere fede alla parola data la sorella non farebbe la scelta migliore spiritualmente parlando (SCA:SSF 10.2.83)

Ci dite che una persona che studia la Bibbia al momento dell'inizio dello st. era fidanzata con un disassociato. Sembra che sia stato detto che se ella si battezzasse in questa condizione verrebbe disassociata, perciò è stato interrotto lo st. Crediamo che le circostanze richiedano una diversa soluzione del problema. Dato che questa persona non era a conoscenza della verità quando si è fidanzata col disassociato, la cosa rimane una sua decisione di coscienza. Sarà lei a decidere se continuare a rimanere fidanzata col disassociato e poi sposarlo. Quindi sarebbe appropriato continuare lo st., spiegandogli quali rischi spir. corre sposando un disassociato e lasciando la decisione finale a lei.

VISITE DEGLI A. AI DISASSOCIATI:

NON SI SEGNA IL TEMPO COME SERVIZIO:
Riguardo alla domanda sulle visite annuali ai disassociati, la W che spiega la disposizione delle visite ai disassociati non specifica che si debba contare il tempo come servizio di campo. Quindi, è bene attenersi alla regola indicata da Paolo in 1Co. 4:6 di ‘non andare altre ciò che è scritto’. La W 15.4.91 p 223, spiega che gli A. fanno queste visite con lo scopo di mostrare quanto sia misericordioso Dio e come si preoccupa di coloro che si sono allontanati da Lui. Gli A. considerano quindi queste visite come una parte della loro opera pastorale. Con questa ottica, crediamo non si debba segnare il tempo dedicato a tali visite come se fosse attività di evangelizzazione. (SCB:SSB 19.12.96)
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Messaggiodi Achille » 20/04/2017, 8:28

Notate questa:

«Sappiamo che la disassociazione non spezza i legami familiari. Nel caso della sorella disassociata ricoverata in ospedale per aver partorito, lasciamo alla personale coscienza dell'individuo, essendo suo parente, se andarla a trovare o no. Comunque non ci dovrebbe essere ragione per cui i fratelli non parenti vadano all'ospedale a trovarla (SCB:SSC 5.8.83)».

"Non ci dovrebbe essere ragione", dicono: umanità, interesse, preoccupazione per le sue condizioni di salute.... non c'è più nulla, il disassociato non è più parte del "prossimo" da amare.
Non c'è né umanità né cristianesimo in questo modo di fare.
Sono una setta, a tutti gli effetti.
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Messaggiodi Ancientofdays » 20/04/2017, 9:31

polymetis ha scritto:Ve l'ho detto, è la politica del disgusto. Il disassociato viene visto come una specie di appestato, un generatore di impurità, e dunque pure andare al funerale o invitarlo ad un matrimonio è considerato qualcosa che potrebbe mettere in imbarazzo gli altri confratelli. Io trovo veramente disgustosa questa criminalizzazione del disassociato. Ma come si può pensare di non invitare un parente al proprio matrimonio? Le tipologie di peccato del disassociato possono essere molte, e nel 90% dei casi in cui i TdG prevedono una disassociazione una persona normale non troverebbe il benché minimo motivo per smettere di frequentare un parente. Ma che cosa importa di con chi uno vada a letto nel mio rapporto familiare con lui, e sopratutto, che cosa importa agli altri? Deve forse farmi vedere i suoi filmini erotici al matrimonio? Non parliamo poi del fatto che, oltre ai cosiddetti peccati sessuali, che sono già di per sé risibili motivi di disassociazione perché non sono perlopiù affatto peccati, si può venire dissociati anche per aver cambiato religione. E dunque una persona dovrebbe farsi dei problemi ad invitare un congiunto che ha cambiato religione al proprio matrimonio, perché per gli altri confratelli, animati da una politica del disgusto, costui è, non si da bene in base a che cosa, un appestato?

Ad maiora


Eppure questo era precisamente il sentimento che emergeva al solo pensiero di un disassociato ad un matrimonio : disgusto e impurità.
La presenza di un disassociato ad un matrimonio era neanche lontanamente immaginabile (un paio di amici fecero la festa senza invitare il padre, disassociato), ma anche semplicemente uno "segnato" non era tollerato, e ricordo un caso in cui intervennero gli anziani per "consigliarne" l'allontanamento.
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Messaggiodi Wyclif » 20/04/2017, 11:30

polymetis ha scritto:Ma è del tutto evidente che "associazione spirituale" non significa solo "pregare assieme" o simile. La frase infatti dice: "Non si intraprenderebbe un azione giudiziaria nei suoi confronti a meno che non continuasse ad avere associazione spirituale col disassociato." Ma continuasse a far cosa? Di cosa sta parlando il brano? Basta leggere l'inizio: "se è noto che certi componenti della congregazione stanno indebitamente in compagnia di parenti disassociati o dissociati che non vivono in casa con loro, gli anziani dovrebbero dare consigli a tali componenti della congregazione e ragionare con loro usando le Scritture..." e poi prosegue col brano già riportato in cui si dice che se continuano a farlo subiscono un comitato. Quindi non si può avere un'associazione con parenti disassociati. Ricordate l'esempio di Sonia cui la madre rifiuta di rispondere al telefono. Sentite come dice Morris a 1.16.30 di questo video:



"Tenete un segno qui in Matteo cap. 10 e ora aprite la Bibbia in 1 Corinti cap. 5 versetto 11:
"Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo".
Avete notato che la Bibbia non dice “cessate di mischiarvi in compagnia di queste persone a meno che non siano vostri parenti". Non dice da nessuna parte “si tratta di mia figlia o di mio figlio che è stato disassociato”. Non dice da nessuna parte: “Ma tu non capisci perché è mio padre o mia madre che è stata disassociata”. La Bibbia dice “cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno”, nel senso di “chiunque”."

Disgustoso vero questo incitamento a troncare coi propri familiari? Credo che, come dice Wyclif, l'unico modo per vedere i propri parenti sia farlo in segreto, senza che gli anziani vengano a saperlo. Il che se ho ben capito può accadere anche spesso, visto che il regime non ha occhi ovunque.



:ok: :ok: :ok:
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Messaggiodi Wyclif » 20/04/2017, 11:32

polymetis ha scritto:

... TdG. Il problema è che sono così illogici che ogni volta devo scrivere qualcosa in quanto sono la più concreta incarnazione di offesa al logos da me conosciuta.


:quoto100:
Ultima modifica di Wyclif il 20/04/2017, 11:44, modificato 1 volta in totale.
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Messaggiodi Wyclif » 20/04/2017, 11:42

Achille ha scritto: Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col proprio fratello dovrebbe essere ammonito facendogli notare il pericolo che incorre nell'avere associazione con questa persona. Se insiste nel volersi associare con tale persona allora valgono le informazioni della W 1.1.82 dove sono indicati i possibili motivi per cui un parente potrebbe anche associarsi ad un disassociato, solo comunque per stretta necessità. Ma passarci le vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente necessarie. Quindi la persona potrebbe essere soggetta alla disassociazione se persiste in questo (SCB:SSC 5.8.83)


Chi non tenesse in nessun conto l'ammonizione di non avere un'ingiustificata associazione con un disassociato, non sarebbe un esempio e potrebbe perdere gli speciali privilegi nella congregazione Oltre a ciò, se malgrado l'aiuto a vedere le cose dal punto di vista di Dio e forse ripetute ammonizioni, non smettesse di associarsi con la persona espulsa, potrebbe essere oggetto lui stesso alla disassociazione W 1.1.82 p 26 (SSE 15.9.84)



:ok: :ok: :ok:
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Messaggiodi Romagnolo » 20/04/2017, 12:11

In occasione del matrimonio, se fosse presente il parente disassociato, i cristiani che sono stati invitati, "parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno decidere il da farsi. Ovviamente i fratelli dovranno essere informati in anticipo se sarà presente al pranzo nuziale il parente disassociato, affinché possano assumersi le loro responsabilità di decidere senza essere oggetto di pressioni. Se venissero a conoscere della presenza del disassociato solo una volta presenti al ricevimento, sarebbero messi in notevole imbarazzo e difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni (SSE 15.9.84)

O che bello!!
Sta a me TdG decidere se andare ad un matrimonio dove sarà presente un disassociato??
Io sapevo che ci era categoricamente vietato. :blu:
Ullallla' che bella notizia che ho appreso.

La spiritualità di alcuni è stata messa alla prova in relazione ai parenti disassociati. La W 1.1.82, p 31, § 23, dice: “Prendiamo il caso di un matrimonio di una coppia cristiana che dev’essere celebrato in una S.d.R. Che dire se c’è un ricevimento? Si permetterà al parente disassociato di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo riportate in 1Co 5:11”. Alcuni hanno cercato di giustificare la loro presenza a un ricevimento nuziale in cui erano presenti anche dei disassociati ragionando cosi: “Non sono seduto al suo stesso tavolo, per cui non sto mangiando con il disassociato”. La scrittura dice: ‘di cessar di mischiarci in compagnia di’ tali persone. Se chi organizza un ricevimento viola questa chiara istruzione invitando persone disassociate, ha l’obbligo di informarne tutti gli invitati in modo che questi possano decidere se essere presenti o meno. Se un A. o un SM manifestasse scarso giudizio sotto questi aspetti al punto da far sorgere in altri seri dubbi, potrebbe perdere l’idoneità scritturale a prestare servizio nell’incarico (1Tm 3:13). Non sostenendo la Parola di Dio, ha mancato di conservare la spiritualità della congregazione (Tito 1:9). Coloro che hanno privilegi extra nella congregazione, saranno spinti dall’amore a stabilire un buon es. che tutti possono seguire, prendendo la direttiva nel salvaguardare la congregazione dallo spirito del mondo (2Co 6:3). (Schema ad. A. col CO Mar. 99–Ago. 99)

Si,..la storiella che non è ritenuto valido mangiare dove c' è un disassociato neppure se non sta al mio tavolo.
Eppure non mi devo fare problemi se un disassociato viene in sala del Regno e magari seduto nella stessa fila dove sono io si sta nutrendo spiritualmente allo stesso banchetto Spirituale.
Invece però non va per niente bene se è a mangiare letteralmente nello stesso locale ma in tavoli diversi..magari ubicati pure in stanze diverse...Posso chiamare tale prassi col nome che merita?
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Messaggiodi Wyclif » 20/04/2017, 12:20

Romagnolo ha scritto:Si,..la storiella che non è ritenuto valido mangiare dove c' è un disassociato neppure se non sta al mio tavolo.
Eppure non mi devo fare problemi se un disassociato viene in sala del Regno e magari seduto nella stessa fila dove sono io si sta nutrendo spiritualmente allo stesso banchetto Spirituale.
Invece però non va per niente bene se è a mangiare letteralmente nello stesso locale ma in tavoli diversi..magari ubicati pure in stanze diverse...Posso chiamare tale prassi col nome che merita?
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Messaggiodi polymetis » 20/04/2017, 14:06

Sono giunto a riflessioni alquanto mistiche. Ma siamo sicuri che chi ruba sia un ladro, e chi fornica un fornicatore? Ho sempre creduto che la Bibbia mi interpellasse, e che quando non mi spingeva al meglio ed a seguire la regola aurea in realtà fossi io a non comprenderla bene. Possiamo davvero dire che chi ruba è un ladro? Gesù frequentava persone considerate da tutti peccatori e da evitare proprio perché per lui prima che essere peccatori erano persone, esseri umani, fratelli. Non si può ridurre una persona al proprio peccato, e dunque che se x ruba è "un ladro". Questa etichetta lapidaria ci dice probabilmente solo l'1% di una persona, eppure diventa per noi occasione di esclusione. Voler oggettivare le persone, schiacciandole e riducendole ad un solo aggettivo, è quella che Sartre chiama la “malafede”. Il volerci convincere, per poter meglio controllare e gestire la persona che ci sta davanti, che egli è solo “quello che è”, come fosse un tavolo od un altro oggetto, fisso nell’identità con sé medesimo, e tutto d’un pezzo, di un solo materiale. Solo con questo pensiero si può dire ad una persona “tu sei così e basta!”, volendo in tal modo decretare che egli è incapace di mutamento. È un’arroganza senza limiti permettersi di poter dare giudizi del genere su una persona. I nazisti fecero la stessa cosa: tu sei ebreo, e basta, quindi devi essere così e cosà, comportarti così e cosà. Sei omosessuale? Dunque sei quello, ti comporti così e cosà. Mi chiedo dunque se, pur esistendo i furti, esistano i ladri. Una persona è davvero etichettabile solo come “un ladro” e dunque quando mi rapporto con lei ho davanti sono questo, e non invece l’abisso infinito di tutto il resto della sua esistenza?
A mio avviso esisterebbe un ladro solo se esistesse in vizio incarnato che ha corroso completamente la personalità, fagocitandola tutta. Evitare un ladro per me significa solo evitare il suo peccato o quella parte di quella persona dedita a questo vizio, senza che ciò che mi impedisca di ascoltarla e di rapportarmi con lei in quanto persona. Come faceva Gesù, che non mangiava coi giusti (perché non sono sani ad aver bisogno del medico), ma si accompagnava coi reietti, con quelli che erano stati squalificati proprio perché racchiusi in un solo aggettivo “sei un pubblicano”, “sei una prostituta”. Ma se nessuno fosse in realtà “in pubblicano” e “una prostituta” ma solo Matteo e Maria?

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Alla base delle scelte fondamentali del Nolano - a Londra come a Roma -, c'era il convincimento di appartenere alla "casa" dei filosofi, e che ad essa bisogna essere sempre fedeli, anche nei rapporti con i potenti della Chiesa e dello Stato, perché la casa della filosofia è la casa della verità: in un modo intelligente e anche astuto, certo, ma sempre fedeli. (Michele Ciliberto)
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Messaggiodi Mario70 » 20/04/2017, 15:56

In linea generale facciamo qualche puntualizzazione:

TdG che frequenta un ex non parente stretto:
Viene ripreso e se continua gli viene fatto il comitato e se non si pente viene espulso.

Tdg che frequenta un parente stretto che non abita nella stessa casa:
Fortemente sconsigliato da molte pubblicazioni e video, conosciamo molti tdg che mettono in pratica questi consigli non volendo più vedere il parente disassociato, se la frequentazione viene giudicata non per gravi necessità, il tdg viene ripreso e gli vengono tolti gli incarichi, viene considerato disubbidiente ma non viene disassociato.
Se si viene a sapere che il tdg parla di 'verità' con il parente disassociato confrontandosi su dottrine o critica verso i tdg, gli viene fatto un comitato e se lo ammette e non si pente viene espulso.
Se in casa uno dei due coniugi non é tdg, questi può decidere ovviamente di far venire in casa il parente stretto disassociato quando e come vuole e il tdg ha per così dire una scusante se qualcuno fa la spia specie se il non tdg é il capo famiglia.

Tdg che ha in casa un parente stretto disassociato:
Sì viene disassociati solo se si viene a sapere che parlano di cose spirituali e di critica verso i tdg.
Se il disassociato ha una condotta giudicata immorale in casa (fornica in casa), il parente che ha incarichi in congregazione può perderli.
Ultima modifica di Mario70 il 20/04/2017, 16:14, modificato 1 volta in totale.
«È vero, in tempi passati vi sono stati alcuni che hanno predetto la "fine del mondo", annunciando perfino una data specifica. Alcuni hanno raccolto intorno a sé gruppi di persone ... aspettando la fine. Tuttavia non è accaduto nulla. La "fine" non è venuta. Si sono resi colpevoli di falsa profezia» (Svegliatevi!, 22/4/1969, p. 23).
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Messaggiodi Cogitabonda » 20/04/2017, 16:07

@ Polymetis :ok:
Compiacersi di aver ragione è sgradevole - Avere troppa coscienza di sé è odioso - Commiserarsi è infame
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Messaggiodi Mauro1971 » 20/04/2017, 16:29

polymetis ha scritto:Sono giunto a riflessioni alquanto mistiche. Ma siamo sicuri che chi ruba sia un ladro, e chi fornica un fornicatore? Ho sempre creduto che la Bibbia mi interpellasse, e che quando non mi spingeva al meglio ed a seguire la regola aurea in realtà fossi io a non comprenderla bene. Possiamo davvero dire che chi ruba è un ladro? Gesù frequentava persone considerate da tutti peccatori e da evitare proprio perché per lui prima che essere peccatori erano persone, esseri umani, fratelli. Non si può ridurre una persona al proprio peccato, e dunque che se x ruba è "un ladro". Questa etichetta lapidaria ci dice probabilmente solo l'1% di una persona, eppure diventa per noi occasione di esclusione. Voler oggettivare le persone, schiacciandole e riducendole ad un solo aggettivo, è quella che Sartre chiama la “malafede”. Il volerci convincere, per poter meglio controllare e gestire la persona che ci sta davanti, che egli è solo “quello che è”, come fosse un tavolo od un altro oggetto, fisso nell’identità con sé medesimo, e tutto d’un pezzo, di un solo materiale. Solo con questo pensiero si può dire ad una persona “tu sei così e basta!”, volendo in tal modo decretare che egli è incapace di mutamento. È un’arroganza senza limiti permettersi di poter dare giudizi del genere su una persona. I nazisti fecero la stessa cosa: tu sei ebreo, e basta, quindi devi essere così e cosà, comportarti così e cosà. Sei omosessuale? Dunque sei quello, ti comporti così e cosà. Mi chiedo dunque se, pur esistendo i furti, esistano i ladri. Una persona è davvero etichettabile solo come “un ladro” e dunque quando mi rapporto con lei ho davanti sono questo, e non invece l’abisso infinito di tutto il resto della sua esistenza?
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Messaggiodi pasqualebucca » 20/04/2017, 16:37

Allora vediamo se ho capito bene, loro(i tdg), continuano a scrivere e dire che la disassociazione è un atto amorevole di geova che tutti i fratelli sani la debbano applicare, ivi compresi i famigliari, bene anche questo(non in senso positivo s'intende), allora non capisco nell'eterno confronto che ho con l'organizzazione geovista in cui loro affermano che non è così, che è solo una cattiva pubblicità di questi soliti 4 apostatacci, che non ostracizzano i fratelli disassociati ma che anzi almeno 4 volte l'anno degli anziani li vanno a trovare per vedere se ci sono segni di pentimento e se può essere ritentata una riassociazione.
Poi partono con la solita storia della mela marcia(e che pizza!), ecc, ecc.
Chiaramente io NON SO cosa succede veramente ad un disassociato, e mi scuso con lui/loro se potrei sembrare offensivo ma non lo voglio essere, perché internet è pieno di storie che ne tracciano i comportamenti e quasi sempre storie uguali con gli stessi comportamenti da parte dell'organizzazione geovista.
Loro negano e dicono, si è vero non dobbiamo parlare con il disassociato ma se vive con noi(esempio un figlio), eviteremo di parlare di religione o di dottrina geovista, ma comunque rimarrà sempre nostro figlio e i rapporti famigliari non cambieranno???
Ma è veramente così?
Un caso recente in una provincia del Lazio, mi ha fatto incontrare un disassociato, in maniera del tutto causale, a pranzo mi ha raccontato l'odissea che sta passando e che non si parlano più con i genitori e con i fratelli carnali, che è stato tagliato fuori da tutti e da tutto, ma lui pensa che siccome sta parlando in giro delle discipline geoviste e delle falsità(secondo lui), perpetrate dalla congregazione e dalla WTS, gliela vogliano far pagare in qualche modo, insomma non collega il fatto ad un problema di carattere biblico bensì ad una ripicca nei suoi confronti perché sta denigrando l'organizzazione geovista.
Su un sito della concorrenza di cui non menziono il nome perché espressamente vietato dal regolamento, c'è un post in cui loro(tdg), affermano che non è vero nulla e che sono solo zizzanie e falsità.
Personalmente mi sembra un eccesso di vittimismo, si insomma è mai possibile che tutti quanti attacchino e denigrino i tdg? che da un lato loro stessi dicano che ci siano pochissimi disassociati e invece quando si parla male dei tdg siano l'esercito degli apostati! tutti compatti li a denigrare?
Tutto quello che avete postato ed estratto da molte loro pubblicazioni dice di ostracizzare i fuoriusciti disassociati, ma la cosa che non capisco, perché i dissociati che si dimettono e non sono apostati, che non commettono nessun peccato ma ritengono che la Wts e i tdg non siano la verità ma non parlano male e non fanno pubblicità negativa ai tdg, vengano trattati allo stesso modo dei disassociati, se non peggio? perché ?
Questa è la domanda che vi pongo a voi che ci siete dentro o che ci siete stati.

Grazie
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Messaggiodi Mauro1971 » 20/04/2017, 16:58

Per dissociarsi uno deve essere stato battezzato, se ti battezzi e ti dissoci hai commesso coumunque, ai loro occhi, uno dei peccati peggiori: hai tradito Geova.

Una divinità un pochino isterica questa, non trovi? :risata:
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Forse non ci siamo capiti,NON PUOI USCIRE DA QUESTO CULTO in modo "PULITO" !!

Messaggiodi Ray » 20/04/2017, 17:29

Non puoi uscire è restare pulito sarai per sempre...

pasqualebucca ha scritto: ma la cosa che non capisco, perché i dissociati che si dimettono e non sono apostati, che non commettono nessun peccato ma ritengono che la Wts e i tdg non siano la verità ma non parlano male e non fanno pubblicità negativa ai tdg, vengano trattati allo stesso modo dei disassociati, se non peggio? perché ?
Questa è la domanda che vi pongo a voi che ci siete dentro o che ci siete stati.


Non esiste o non è contemplato allontanarsi dalla società torri di carta,quindi sia che parli male
o che non parli contro sei un fuoriuscito,una persona che sarà distrutta ,perché non rientri nel cerchio
magico
,non sei avvolto dalla cupola protettiva di mamma chioccia WT_JWORG.

In pratica se vieni disassociato o ti dissoci devi pentirti ,e come ti penti ?
Devi abbassare lo sguardo,rientrare nelle file dei tdg,sederti all'ultima fila
presentarsi in orario ,ma ultimo ad entrare per non dar fastidio,uscire per primo per non urtare
la sensibilità e la spiritualità dei fratelli.

Bene ,se vedono o notano questo tuo pentimento, allora sarai avvicinato MA solo dagli anziani ,che valuteranno
il tuo pentimento,solo così puoi di nuovo essere accettato,quindi se vivi fuori dal loro mondo che tu sia
buono o cattivo sarai per loro un morto nel senso (spirituale) è come si è visto anche sociale,con te non potranno avere
mai contatti sociali è spirituali.

Anche se nell'anonimato del web ci leggono è hanno confronti. :occhiol:
:ciao:
Ray

Le falsificazioni e le varianti involontarie si accumulano man mano che un testo è ricopiato attraverso i secoli. Ogni scriba riproduce gli errori degli scribi precedenti e ne aggiunge di propri. Non possediamo alcun originale dei libri del nuovo testamento, ma neppure copie eseguite direttamente sugli originali, né copie di copie...Bart D. Ehrman
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