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Il problema del canone

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Il problema del canone

Messaggiodi Citocromo » 22/07/2009, 12:06

Il Corpo Direttivo dei tdg nega la Sacra Tradizione Apostolica, che è "la trasmissione dei beni della salvezza" (Benedetto XVI) e il punto di riferimento fondamentale per la costituzione, la trasmissione e l'interpretazione della Sacra Scrittura. La negazione della Tradizione comporta la difficolta a determinare il canone biblico, in quanto, affidandosi al criterio protestante della "Sola Scriptura", il CD non trova nella Bibbia un elenco preciso e determinato dei libri ispirati. Però, il CD deve giustificare in qualche modo il canone biblico della TNM. Per questo motivo offre alcuni criteri generali nel libro "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile" alle pagg. 295-296: "Quali sono alcune delle indicazioni divine che hanno determinato la canonicità dei sessantasei libri della Bibbia? Prima di tutto, i documenti devono riferirsi alle opere di Geova sulla terra, volgere gli uomini alla sua adorazione e stimolare profondo rispetto per la sua opera e per i suoi propositi sulla terra. Devono fornire l’evidenza dell’ispirazione, essere cioè il prodotto dello Spirito Santo (1Piet.1,21). Non ci deve essere nessun ricorso alla superstizione o al culto delle creature, ma piuttosto l’appello all’amore e al servizio di Dio. Non dovrebbe esserci nulla in nessuno dei singoli scritti in contrasto con l’intrinseca armonia dell’insieme, ma, anzi, ciascun libro deve, mediante la sua unità con gli altri, sostenere l’unico autore, Geova Dio". Queste cosiddette "indicazioni divine" non possono assolutamente essere accettate come criteri generali per stabilire la canonicità dei libri biblici per il semplice fatto che derivano dalla stessa Scrittura già costituita. Infatti, si deve ritenere che la Bibbia sia ispirata per motivi diversi dal suo contenuto, in quanto le qualità del contenuto sono conseguenze e non i presupposti dell'ispirazione biblica. Lo stesso discorso si può fare per la veridicità del contenuto dei libri biblici: non ogni libro esatto e verace nel suo contenuto è ispirato. Anche l'autenticità dei libri deve essere esclusa poichè non conosciamo gli autori di tutti i libri biblici. Ancora: l'adempimento delle profezie bibliche è un criterio per ammettere la veridicità delle profezie ma questo non è sufficiente per dedurre che il libro in cui queste sono scritte è frutto di ispirazione divina. La costituzione dell'elenco dei libri dellla Bibbia deve essere effettuata da un'autorità extra-biblica. I tdg non lo affermano espressamente, ma devono farlo anche loro. Infatti, per l'AT si rifanno al sinodo rabbinico di Iamnia del 90 d.C. che riconosce il canone corto ebraico senza i 7 deuterocanonici, invece per il NT usano il canone Cattolico e calvinista. Ora, è vero che i 7 deuterocanonici sono giunti in lingua greca ma questo non basta per annullarne la Canonicità. Infatti i deuterocanonici, esclusi 2 Mac e Sap, sono stati scritti in ebraico o aramaico e sono interamente contenuti nella Bibbia greca dei LXX (nella Sinagoga del Vecchio Cairo nel 1869 e a Masada nel 1964 è stata ritrovata la maggior parte del testo ebraico del Siracide). Inoltre non possiamo affidarci alla relativa autorità di un certo numero di Rabbini che neanche i loro correligionari segiuvano (questi rabbini erano legati al culto di Esdra e rappresentano l'ultimo sforzo dei Sadducei per arginare l'evoluzione storica, ciè l'influsso dei Maccabei e l'apertura ai testi greci, entrambi accolti dai Farisei). Tra il I e II secolo gli Ebrei discutevano ancora sulla canonicità di Ezechiele, Proverbi, Ecclesiaste, Ester e Cantico dei Cantici, e continuavano ad usare dei libri attualmente esclusi dal loro canone; infatti Ecclesiastico era citato da antichi Giudei palestinesi ancora nel IX-X secolo dopo Cristo, 1Mac era letto nelle sinagoghe ancora nel IV secolo; esistevano dei midrashim su Tobia e Giuditta, nel IV gli Ebrei discutevano ancora sulla canonicità di Sapienza. Nella Diaspora, i deuterocanonici venivano ammessi. Da tutto ciò risulta chiaro che gli Ebrei non erano d’accordo sul numero dei libri sacri e che non ebbero un criterio sicuro per determinare il loro numero.
Se poi il CD si rifà ai dubbi che ci sono stati tra il III e il VI sec. circa i deuterocanonici, perché non si rifà anche al consenso che c’è stato prima e dopo? Perché non valuta le testimonianze positive che ci sono state anche nel periodo dei dubbi? E se si appella alle parziali discussioni sui deuterocanonici del Vecchio Testamento, perché allora non tengono conto delle discussioni avvenute nello stesso periodo sui deuterocanonici del Nuovo Testamento (la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, di Giuda, la seconda di Pietro, la seconda e la terza di Giovanni, l’Apocalisse, anch’esse oggetto di discussione)?
I TdG obiettano che il Nuovo Testamento non cita i deuterocanonici. È vero, ma non cita nemmeno certi protocanonici (Proverbi, Ruth, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici). Aggiungiamo, poi, che gli apostoli citarono implicitamente dei deuterocanonici (Gc 1,19 viene da Si 5,11; 1Pt 1,6-7 da Sap 3,5-7; Eb 11,34ss da 2Mac 6,18-7,42; Eb 1,3 da Sap 7,6; Giuda cita persino l’apocrifo di Enoc in 1,9). Infine, per sapere quale canone veterotestamentario fosse ammesso da Cristo e dagli Apostoli e quale canone neotestamentario venne adottato nella Chiesa post-apostolica, rimane un solo criterio: la Tradizione, cioè l’uso ininterrotto, entro la Chiesa stessa, e l’insegnamento che, non nella Bibbia (ma non contrario ad essa) e trasmesso oralmente dagli Apostoli, è giunto fino a noi, attraverso le generazioni, oralmente o per iscritto.
Inoltre, è falsa la seguente affermazione tratta dal libro "Tutta la scrittura è ispirata da Dio e utile" a pag. 297: "Al Concilio di Cartagine, nel 397 E.V. si propose che sette libri apocrifi fossero aggiunti alle Scritture Ebraiche, insieme alle aggiunte ai libri canonici di Ester e Daniele. Comunque fino al tardo 1546 E.V. al Concilio di Trento, la Chiesa Cattolica Romana non confermò definitivamente d’accettare queste aggiunte nel catalogo dei libri della Bibbia...". In realtà, nel concilio di Cartagine (come nel precedente di Ippona nel 393) e nei seguenti la Chiesa non fece altro che confermare quello che era ammesso dalla Chiesa ("Così abbiamo ricevuto dai padri di leggere questi libri nella Chiesa" - Concilio di Ippona in Enchiridion Biblicum, n.20). Inoltre, la Chiesa non ha aspettato il concilio di Trento per confermare il canone biblico: già lo avevano confermato il concilio trullano (692) e il concilio di Firenze (1441).
Infine, ribadisco quanto ho già scritto sopra: il CD, pur negando la Sacra Tradizione, si appoggia su 2 tradizioni umane per la determinazione del canone biblico: quella dei rabbini di Iamnia (che, nella Nuova Alleanza e in seguito alla caduta di Gerusalemme, non hanno più rappresentatività nè autorità) e quella dei Protestanti (il canone di Calvino).
:grazie: :ciao:
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