Infotdgeova - LiberaMente - Il Forum


Lo scopo di questo forum è quello di analizzare in chiave critica la dottrina e l'organizzazione dei Testimoni di Geova

Statistica su cosa pensano i membri delle varie chiese sul matrimonio tra persone dello stesso sesso

Per discutere di temi ed argomenti di vario genere.

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Messaggiodi minstrel » 06/07/2015, 15:12

polymetis ha scritto:Qualora tu intenda chiedere se l'assenza di dimostrabilità della fondatezza degli articoli della Costituzione sia la medesima assenza di dimostrabilità della fondatezza del Corano, la mia risposta è che entrambi i sistemi sono indimostrabili, ma, da capo, la domanda è irrilevante all'interno di una discussione che si chieda se, dato uno stato di diritto x, la legalizzazione di y implichi la legalizzazione di z.

Ad maiora


Come si fa allora ad argomentare "razionalmente" che la Costituzione "vale di più" - è "più giusta" per usare la lettura di Italo Calvino che citavi - del Corano?! Se entrambi sono solo sistemi indimostrabili, sono pertanto di pari valore e non hanno differenza alcuna nonostante quel che sembra poiché - tu ci insegni - non si può discretizzare fra sostanza ed accidente. Dunque perché è necessario seguire la costituzione e non il corano se entrambi sono "omogenei"? Sono entrambi fondati sul nulla!
Perché devo adeguarmi ad uno e non all'altro?
Perché un sistema è "più forte" di un'altro? Ma in che senso? Razionalmente no di sicuro e allora? Militarmente? Perché non si può chiamarlo relativismo e bisogna sorbirsi la tiritera che c'è chi è "nel giusto" e chi no?
Non è questa la perfetta equazione che dimostra come siano perfettamente lecite (non giuste, il giusto non esiste con buona pace di Calvino) le battaglie dell'IS contro l'occidente e un sistema di valori da loro non condiviso e, a questo punto, irrazionalmente fondato?

Eppoi questa storia è strana: il tomismo, anche se mai veramente confutato e ad oggi riscoperto e studiato alla grandissima, con la sua teleologia e le distinzioni sostanza-accidenti è medioevo bigotto. Il nominalismo che impregna una parte della posizione che riferisci, il contrattualismo alla Hobbes, l'antiteleologia contradditoria (Feser docet e in un paragrafo lo spiega bene) e il relativismo sono tutte posizioni irrazionali eppure sono l'unico metro per leggere quella Sacra Scrittura irrazionale che si chiama "Costituzione".
Davvero interessante.
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La Norvegia avanti coi tempi! ...pure troppo.

Messaggiodi Ray » 08/07/2015, 19:13

Norvegia. Il sesso? Ciascuno potrà decidere il suo. A partire dai 7 anni di età
In Norvegia anche i bambini di 7 anni potranno “cambiare sesso”, quanto meno dal punto di vista anagrafico. E tutto ciò senza nemmeno il parere di medici o psicologi. La proposta di legge annunciata giovedì 25 giugno dal governo di Oslo è stata presentata come un progresso di civiltà senza precedenti: la misura, che dovrà essere esaminata da un comitato di esperti prima di essere sottoposta al Parlamento, sarebbe «storica – secondo le parole utilizzate dal ministro della Salute Bent Høie all’Oslo Pride Festival – in quanto non sarà più il servizio sanitario ma l’individuo a decidere se lei o lui ha cambiato sesso».

MASCHIO O FEMMINA? Poiché «le norme attuali sono inaccettabili e sono rimaste invariate per quasi sessant’anni», ha spiegato sempre Høie, la volontà del governo è di cambiare marcia «estendendo i diritti dei transgender anche ai bambini». L’intenzione è offrire anche ai minori di età compresa fra i 7 e i 16 anni la possibilità di dichiarare il proprio sesso a prescindere dalla biologia. La decisione, reversibile in qualunque momento, per lo Stato dovrà valere a tutti gli effetti, dal passaporto al codice fiscale. Nessuna valutazione medica sarà richiesta. Unica condizione: l’accordo dei genitori, ma solo fino a 16 anni. Superata questa soglia, la scelta spetterà solo all’individuo. Per il cambio di sesso con intervento chirurgico, invece, resterà in vigore l’obbligo di aver raggiunto la maggiore età.
L’UNICA COSA CHE CONTA. «Ora che stiamo realizzando questa normativa, possiamo essere orgogliosi», ha festeggiato Høie. Esultano anche le associazioni Lgbt: «È molto importante far sì che le persone transessuali molto giovani vedano rispettata la loro identità di genere», ha commentato Richard Köhler, della lobby Transgender Europe. Mentre Patricia Kaatee di Amnesty Norvegia, che aveva sollecitato il governo a intervenire su questa materia, spiega che è «un diritto umano basilare delle persone esprimere la propria identità anche nei documenti ufficiali». Kaatee apprezza particolarmente la volontà di “bypassare” i medici da parte di Oslo perché «l’unico requisito che dovrebbe essere richiesto a una persona per cambiare genere è la sua esperienza dell’identità di genere, non una diagnosi».

http://www.tempi.it/norvegia-il-sesso-c ... Z1mU_ntmkp

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Le falsificazioni e le varianti involontarie si accumulano man mano che un testo è ricopiato attraverso i secoli. Ogni scriba riproduce gli errori degli scribi precedenti e ne aggiunge di propri. Non possediamo alcun originale dei libri del nuovo testamento, ma neppure copie eseguite direttamente sugli originali, né copie di copie...Bart D. Ehrman
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Messaggiodi mr-shadow » 12/07/2015, 15:41

http://www.wakeupnews.eu/lanciafiamme-c ... oco-sardo/

‘Lanciafiamme contro i gay’: il commento omofobo del parroco sardo
'Lanciafiamme contro i gay': questo il commento postato su Facebook dal parroco di Arborea (Oristano). Segue la denuncia del movimento omosessuale sardo

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Se la lotta omofoba dell’Isis si fonda sulle storiche modalità della defenestrazione – suggerendo un lancio diretto dagl’alti grattacieli – il parroco di Arborea, don Silvio Foddis, propone un’ulteriore espediente anti-gay: un lanciafiamme per sopprimere la collettività omosessuale. Le parole del prete sono apparse come commento ad un’immagine pubblicata dal consigliere comunale di Arborea sul suo profilo Facebook.

I FATTI – Il Don Cristoforo di Arborea, provincia di Oristano ha dato prova della sua profonda avversione nei confronti degli omosessuali attraverso uno squallido post su Facebook in calce ad un’immagine di un gruppo naturalista che ha sfilato al gay pride di Madrid nel 2013: «Un lanciafiamme per riaccendere quello che è quasi spento?». Queste le indicibili parole di Silvio Foddis, un ignobile e riprovevole incitamento alla violenza e al sentimento omofobo. Piovono insulti, critiche ed offese nei confronti del parroco, ma a queste l’uomo – fiero ed orgoglioso di quanto già sostenuto – non fa che ribadire il suo disprezzo, dichiarando, per giunta, di essersi anche eccessivamente autocensurato: «avrei potuto andare anche un po’ più in là –perché a suo dire – i cristiani non debbono sorbirsi tutte le porcate di questo mondo».

LA REAZIONE DEL MOS – Al commento del parroco risponde, profondamente indignato, il Movimento Omosessuale Sardo (Mos); il quale non ha presentato una denuncia per istigazione all’omicidio. L’associazione ha, inoltre, invocato una presa di posizione della Chiesa nei confronti di don Silvio Foddis, ma l’arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna, ha tentato ostinatamente di protegere e difendere “il buon nome della sua famiglia”, finendo per minimizzare l’accaduto. In una nota pubblicata sulla home page del sito della Diocesi, si spiega che l’arcivescovo ha parlato al telefono con il parroco e ha appurato che la sua «è stata una reazione impulsiva e forte ad una foto di grande impatto e, a quanto pare, equivocata, in quanto fuori contesto, a sostegno della pratica del naturalismo».

Il fanatismo anti-gay del sacerdote ha dunque tutte le sembianze dell’integralismo religioso, che si riempie la bocca del nome di Dio, ma non fa che sputare odio, che giunge le mani in segno di preghiera ma tra quelle stesse mani è pronta ad impugnare un arma contro un altro essere umano, colpevole – se di colpa si vuole spropositatamente parlare – solo ed esclusivamente di amare il proprio stesso sesso.
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Messaggiodi mr-shadow » 28/07/2015, 9:28

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Messaggiodi mr-shadow » 30/07/2015, 8:18

ICI e Chiesa, lo scandalo della “legge uguale per tutti”

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La normalità talvolta desta interesse, scalpore e persino indignazione. Si parla ancora una volta di tasse, uno dei temi più dibattuti e controversi della storia della Repubblica italiana, in un avvenimento che alcuni hanno già definito storico: la quinta sezione civile della Suprema Corte di Cassazione, il 20 maggio scorso, ha riconosciuto legittima la richiesta di pagamento dell’ICI dal 2004 al 2009 da parte di due istituti scolastici religiosi al comune di Livorno, condannandoli al pagamento degli arretrati di circa 420.000 euro.

Per la prima volta in Italia due sentenze della Cassazione intervengono a chiarire definitivamente la questione a lungo dibattuta, nonostante la Corte fosse già intervenuta più volte con svariate sentenze (n. 5485 del 2008, n. 27165 del 2011, n. 4502 del 2012), dichiarando nella n.16612 del 2008 che «per integrare il fine di lucro è sufficiente l’idoneità, almeno tendenziale, dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio; né ad escludere tale finalità è sufficiente la qualità di congregazione religiosa dell’ente».

Le imposte vengono quindi applicate agli immobili, e non al progetto educativo. Nessuno vieta alle istituzioni religiose o ad altri enti di aprire e gestire scuole paritarie di ogni ordine e grado, ma la Cassazione ricorda che il fatto stesso di pagare una retta assoggetta gli istituti a una attività di carattere commerciale, «senza che a ciò osti la gestione in perdita», ribadendo anche che l'esenzione è «limitata all'ipotesi in cui gli immobili siano destinati in via esclusiva allo svolgimento di una delle attività di religione e di culto». La Chiesa Cattolica non svolge in questo caso attività in forma gratuita, ma offre un servizio a pagamento, nulla di più evidente.

Sembrerebbe tutto risolto dunque, e invece le novità sono nate proprio in questi giorni. Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, colei che dovrebbe avere più a cuore le sorti della scuola pubblica italiana, appena preso atto del verdetto interviene affermando che «forse c'è una riflessione da fare», ricordando che in regioni come il Veneto, senza paritarie, Stato e Regione «si troverebbero in enormi difficoltà economiche e strutturali». C’è chi ancora si sta domandando cosa voglia dire il suo invito a una riflessione, tentando di decifrare i criptici messaggi di un ministro dal quale ci si auspicherebbe un accoglimento di buon grado di una decisione così importante per la tutela di principi quali l’eguaglianza e la giustizia sociale.

Ancora più curioso il suo secondo pensiero che delegittima gravemente il ruolo delle istituzioni pubbliche del Veneto, trasmettendo tra le righe il messaggio che, tutto sommato, bisognerebbe ringraziare gli istituti religiosi per aver sopperito a una lacuna scolastica del territorio. Siamo tutti più sollevati dopo tutte queste rassicuranti dichiarazioni, volte ad esprimere con estrema chiarezza l’importanza della scuola pubblica “subappaltata” alle istituzioni religiose per questioni economiche. Emerge una certa incoerenza in quanto espresso fin ora, a cominciare dalla discrasia tra il ruolo istituzionale ricoperto da Stefania Giannini e le sue affermazioni.

Ovviamente non poteva mancare la reazione del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Nunzio Galantino, secondo il quale «bisogna fare informazione corretta e ricordare che non sono solo cattoliche le scuole paritarie. [...] È pericolosa (la sentenza n.d.r.) perché mette in condizione le scuole di non poter assolvere al loro compito di formazione». Occorre fare chiarezza su alcune inesattezze appena riportate: è vero che non tutte le scuole paritarie sono religiose, ma dati alla mano, è altrettanto vero che il 63% degli istituti dell’infanzia lo sono, come riporta l'Ansa in un suo grafico. La percentuale delle cattoliche cala poi nei gradi di istruzione più alti per attestarsi al 40% nelle scuole superiori.

Lo stesso segretario della Cei ha affermato che “tutti coloro che gestiscono scuole pubbliche paritarie, ripeto pubbliche, secondo la legge Berlinguer, si rendano conto di che cosa sta accadendo in questo periodo”. Non solo Galatino denota una scarsa e approssimativa conoscenza dei principi legislativi di base della legge 62/2000 cosiddetta “legge Berlinguer”, fortemente voluta dal governo D’Alema bis e dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, ma anche una grossolana imprecisione equiparando le scuole paritarie, definite dall’articolo 1 come “scuole paritarie private”. Tali scuole infatti accolgono solamente chi accetta il loro progetto educativo, non configurandosi come un servizio pubblico il quale non può di certo permettersi il privilegio di selezionare indirettamente i futuri studenti.

A far sentire la sua voce è stato anche il sottosegretario del Miur Gabriele Toccafondi (Ncd), affermando: «Molte aumenteranno le rette o chiuderanno. [...] L'Imu le scuole pubbliche statali non la pagano ed è giusto che lo stesso valga anche per le scuole pubbliche non statali». Il caso vuole che né lui né il segretario della Cei siano intervenuti l'11 aprile 2012 quando l’Uaar denunciò pubblicamente la disparità di trattamento tra le scuole paritarie laiche e quelle cattoliche, le prime obbligate al pagamento dell’IMU, le seconde del tutto esonerate.

Già tre anni fa il presidente dell’associazione nazionale Istituti non statali di educazione ed istruzione, Luigi Sepiacci, fece notare che «se il governo vuol fare un favore alle scuole cattoliche lo dica chiaro e tondo», aggiungendo anche che «la Corte di Cassazione ha stabilito che l’attività scolastica, ancorché senza scopo di lucro, se svolta dietro corrispettivo, è un’attività commerciale». Ebbene sì: la Corte si era già espressa, ma politici e rappresentati delle istituzioni religiose hanno spesso la memoria corta.

La levata di scudi ha coinvolto i principali esponenti di gran parte dei partiti, a cominciare dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (FI), che ha addirittura affermato che «si tratta di un esagerato egualitarismo», fino ad arrivare al consiglio della Regione Lombardia, che in una nota informativa sul sito, dichiara di «intervenire eventualmente con misure ad hoc per le scuole religiose paritarie del sistema lombardo e scongiurarne la chiusura».

C’è poi un altro tema: quello del fantomatico risparmio di sei miliardi di euro per lo Stato grazie all’esistenza delle scuole paritarie. La cifra è il risultato della moltiplicazione del milione di studenti che frequenta oggi le scuole paritarie al costo medio di seimila euro l’anno che costa ogni alunno agli istituti pubblici. Ma secondo la Fondazione Agnelli(1) non è così: in un dettagliato resoconto, emergono i dati concreti relativi a questa “bufala ecclesiastica”.

Una delle poche voci fuori dal coro che emergono da questo clamore mediatico e politico è quella dell’ex direttore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis, che, intervistato dal Corriere della Sera, esulta esclamando: «È la vittoria della Costituzione sull’interpretazione dei politici». Già nel 2013 fu uno dei firmatari di un appello contro i finanziamenti alla scuola privata ispirato alla Costituzione, ribadendo fermamente la sua posizione alla luce della nuova sentenza della Cassazione. L’ex direttore afferma inoltre che il «verdetto fa scalpore perché è in controtendenza con quello che fanno i governi, compresi quelli di centrosinistra. La Costituzione all’articolo 33 parla di scuola pubblica e aggiunge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione ma “senza oneri per lo Stato”. Invece, negli ultimi anni non è stato così».

Il monito che emerge nelle dichiarazioni di Settis è che, viste le recenti modifiche della Carta Costituzionale, ci sia il rischio che il governo si intrometta nel delicato articolo 33 al fine di “americanizzare” la scuola pubblica. Negli Stati Uniti d’America infatti è ben noto l’altissimo livello formativo di gran parte delle scuole private, ma è altrettanto famoso e tristemente noto il livello di degrado della scuola pubblica, con il risultato di essersi creata nei decenni una forte disparità tra coloro che si possono permettere un’istruzione di alto livello e chi invece non possiede disponibilità tali da garantire ai propri figli un insegnamento adeguato. Se tutto ciò dovesse lentamente accadere in Italia sarebbe un grave danno alla scuola pubblica italiana, sottolinea Settis, nonché una grave violazione dei principi costituzionali.

Ad aggravare il quadro generale e a delegittimare il ruolo della più importante Corte nell’ordinamento italiano, quella di Cassazione per l’appunto, interviene anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti (Pd), economista e professore universitario di economia politica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Roma La Sapienza, che per conto del Governo afferma: “Le paritarie non pagheranno”.

Emerge dunque che il governo abbia l’intenzione di introdurre una norma “salva paritarie” per eludere l’ultima emblematica sentenza della Cassazione che ha tanto indignato la CEI in questi giorni. Un provvedimento che nasce con l’annuncio dell’avvio di un “tavolo di confronto” per arrivare “a un definitivo chiarimento normativo”. Come se ci fosse bisogno, vista la chiarezza espositiva della Suprema Corte nella sentenze 14225 e 14226. Saranno forse state le pressioni della Conferenza Episcopale italiana a far correre ai ripari il governo del Partito Democratico? Certo è che parole come “sentenza pericolosa”, “ideologica”, che intacca gravemente "la garanzia di libertà di educazione richiesta anche dall'Europa", e “è a rischio la sopravvivenza delle scuole paritarie”, possano aver intimorito una classe politica troppo spesso preoccupata delle ripercussioni sull’elettorato che sulla reale tutela dei principi di laicità ed equità sociale.

In cambio di privilegi e immunità, tanti e particolarmente insopportabili in tempo di crisi, il Concordato impone un solo limite alla Chiesa Cattolica: che rispetti l'indipendenza e la sovranità della Repubblica italiana, invece delle ingerenze continue e sfacciate. La classe politica italiana non sembra (ancora) in grado di abolire questo ingiusto trattato, sistematicamente violato da una delle due parti. Sarà almeno capace di far applicare le molteplici sentenze della propria Suprema Corte di Cassazione che impone l'ovvio principio che “la legge è uguale per tutti” e le tasse si pagano?

(28 luglio 2015)

http://temi.repubblica.it/micromega-onl ... %E2%80%9D/

(1) http://www.corriere.it/scuola/primaria/ ... 0f79.shtml
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Messaggiodi minstrel » 30/07/2015, 9:07

Che dire, è il bello e il brutto di avere una classe dirigente che pensa al massimo al tornaconto del mese successivo. Perchè va bene per la Cirinnà e non in questo caso? Tutto è convenzione: chi alza di più la voce ha ragione.
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Messaggiodi polymetis » 30/07/2015, 10:16

Come sempre qualcuno pensa che la legalizzazione dei matrimoni gay sia figlia del relativismo più sfrenato e del "tutto è convenzionale". No, è la vittoria della Dea ragione, e della verità sulla menzogna. Le argomentazioni contro il matrimonio gay sono tutte risibili e contraddittorie, quelle a favore tutte lampanti e chiare nonché coerenti. Il matrimonio gay non ha vinto grazie al relativismo, ma grazie alla mera logica che ha mostrato la contraddittorietà interna della supposte ragioni altrui. Invito tutti a non cedere alle malie di chi descrive la crescita delle libertà personali come il preambolo dell'apocalisse, della disgregazione sociale, e del relativismo. Si tratta invece della vittoria della ragione sulle insanabili contraddizioni degli altri paradigmi.
Presentazione


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Messaggiodi minstrel » 30/07/2015, 10:57

Eheheh :ironico:
Ne abbiamo già parlato giusto qualche commento qui sopra.
Per quel che conta (nulla), non mi trovi d'accordo. E non sono il solo a pensarla così, per quel che conta (forse un pò meno di nulla visto che questa Europa decadente palesemente relativista).
D'altra parte che razza di "dea ragione" è quella che si fonda sul "nulla" di "sistemi indimostrabili" (cit.)? Buone ferie.
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Messaggiodi minstrel » 30/07/2015, 11:35

Eheheh :ironico:
Ne abbiamo già parlato giusto qualche commento qui sopra.
Per quel che conta (nulla), non mi trovi d'accordo. E non sono il solo a pensarla così, per quel che conta (forse un pò meno di nulla vista questa Europa decadente palesemente relativista).
D'altra parte che razza di "dea ragione" è quella che si fonda sul "nulla" di "sistemi indimostrabili" (cit.)? Buone ferie.
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Al mio amico Menestrello

Messaggiodi Quixote » 31/07/2015, 22:49

J’adore la decadence. Fuor di scherzo, m’intriga il Poly “illuminista” quasi giacobino, e la tua versione del “venerabile Jorge”. E lieto di sottomettermi agli strali di entrambi, terra terra mi chiedo: ma che strano il tuo doppione. L’avrei cancellato, non fosse la differenza troppo consistente d’orario, di cui non so rendermi ragione. :risata:

Però davvero amo la decadenza, perché vi leggo logica, e non l’illusione di età che pretendono di contrabbandare per falsi miti l’assoluto. Il relativismo – relativo anch’esso – è il prezzo da pagare per una visione delle cose che non desideri, a torto o a ragione, privilegiare le chimere al disincanto. :triste:
Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς.
E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
GIOVANNI, III, 19. (G. Leopardi, La ginestra, esergo)
======================================
Primo postPresentazioneStaurós: palo o croce? (link esterno)
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Messaggiodi minstrel » 31/07/2015, 23:35

Ti conosco scettico, caro Cavaliere della Mancia,ma di una cosa devi essere certo: non so spiegarmi il doppione! :conf:
grazie che me l'hai fatto notare. Se vuoi cancella senza alcuna pietà! :)
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Messaggiodi Cogitabonda » 01/08/2015, 8:55

Quixote ha scritto:... davvero amo la decadenza, perché vi leggo logica, e non l’illusione di età che pretendono di contrabbandare per falsi miti l’assoluto. Il relativismo – relativo anch’esso – è il prezzo da pagare per una visione delle cose che non desideri, a torto o a ragione, privilegiare le chimere al disincanto. :triste:


Caro Quixote, da sempre o quasi (diciamo dai tempi del liceo) credo che quando una società è matura abbastanza da mettere in discussione le idee su cui ha fondato la sua crescita e il suo sviluppo, vuole dire che sta invecchiando, che sta vivendo il tempo della sua decadenza. E con te dico: " Viva la decadenza!" poiché è l'età più lucida, più logica, più tollerante, più capace di osservare le cose come sono, e non in base al loro corrispondere ad un certo progetto. Si è molto più grossolani quando si costruisce, che si tratti di mettere in piedi un'azienda, un sistema sociale o un impero. "Qui si lavora, non si fa della filosofia!" è uno dei motti dei sistemi in crescita. In fase di crescita si prende quel che è utile e se ne fa un valore assoluto, perché servirà da pilastro. Per esempio non sarebbero certo nati gli imperi se non fosse stato adottato come vero e assoluto il concetto della superiorità dell'uomo bianco sulle altre razze.
La famiglia è un altro di quei concetti che è stato utile, per secoli, considerare assoluti. Scordando che società diverse hanno sistemi diversi di organizzazione familiare, funzionali alle diverse circostanze, si assolutizza un'idea di famiglia che corrisponde quasi sempre alla propria famiglia di origine, oppure a come l'avremmo voluta.
Forse quello che scrivo non corrisponde esattamente a quello che intendevi, pure ho colto una somiglianza di pensiero, e per questo ho preso la palla che hai lanciato, per rilanciarla a mia volta. A proposito: io non mi reputo scettica, o meglio, non sono scettica a tempo pieno.
Compiacersi di aver ragione è sgradevole - Avere troppa coscienza di sé è odioso - Commiserarsi è infame

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Messaggiodi polymetis » 01/08/2015, 17:14

D'altra parte che razza di "dea ragione" è quella che si fonda sul "nulla" di "sistemi indimostrabili" (cit.)? Buone ferie.


Non occorre dimostrare le proprie teorie per dimostrare che quelle altrui sono false. Se si dimostra che le teorie altrui sono contraddittorie, allora non possono essere vere, perché una contraddizione, se è davvero tale, è sempre falsa. Al contrario i sistemi indimostrati, ma coerenti al loro interno, potrebbero essere veri, senza che lo siano necessariamente. Ritengo che le argomentazioni altrui siano false se contraddittorie.
La Dea ragione quindi, di cui sono oracolo digitale, anche se si fonda sul nulla, può decretare la falsità altrui, qualora trovi una contraddizione. E non ho trovato nessuna difesa del “matrimonio solo eterosessuale” che non fosse piena di buchi.
Ovviamente per tutto questo giro di discorsi occorre assumere che le contraddizioni siano sempre false, e dunque il principio di non contraddizione (non è il nulla assoluto). Esso, il principio solidissimo, come mostra Aristotele in Metafisica Γ, non si può dimostrare, perché se si potesse dimostrare occorrerebbe fare discendere la dimostrazione da qualcos'altro, ed invece esso è primo e supposto in ogni dimostrazione. Sicché si può solo difendere dal suo negatore mostrando che il negatore del principio, per negare il principio, lo sta a sua volta utilizzando. Non perdo qui tempo a discutere se davvero l'elenchos sia una difesa valida, perché assumo che tu credi che il discorso aristotelico fili.

P.S. ho trovato bello quello che scrive Cogi sugli imperi.
P.P.S. la distanza temporale tra i due post è forse la dimostrazione di una crepa nella realtà, una dimostrazione che il mondo non è razionale, ma viene allora da chiedersi a che cosa varrebbe una dimostrazione dell'irrazionalità del mondo in un mondo irrazionale: forse la dimostrazione stessa ne verrebbe inficiata. Oppure è solo un errore di mtarix.
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Messaggiodi minstrel » 13/08/2015, 10:50

http://anglicanmainstream.org/meet-the- ... -together/

"However, with five parents in the mix, it’s likely that the child is going to have everything it needs and more."

Ah, sicuro: too much more!
E nei commenti c'è pure gente gelosa del piccolo; buon per me che sto pure a preoccuparmi.

Tutto molto coerente comunque, tutto "senza contraddizione".
Certamente è tale nelle conseguenze...
Buone ferie a tutti!
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Messaggiodi mr-shadow » 13/08/2015, 15:21

Il matrimonio non va più di moda in Italia. Nell'arco di 10 anni le unioni sono crollate del 26,5% passando da 264.097 del 2003 a 194.057 del 2013. Solo nell'ultimo anno le persone che hanno deciso di pronunciare tutte le varianti della formula 'finche morte non ci separi' sono state il 6,3% in meno.
Secondo i dati contenuti nel dossier dell'Istat 'Italia in cifre' 2015, il rito civile convince sempre di più e a farne le spese, inevitabilmente, è la cerimonia in chiesa. Nell'ultimo decennio il 'sì' pronunciato fuori dalla chiesa è passato dal 29,4% del totale al 42,5%, mentre coloro che hanno scelto di percorrere la navata sono diminuiti del 40,1%.
Il numero dei novelli sposi non è diminuito solo in termini assoluti ma anche rispetto alla popolazione, passando da 4,6 matrimoni ogni 1.000 abitanti a 3,2 in soli 10 anni. Secondo i dati dell'Istat non solo diminuisce il numero di persone che decide si unisce in matrimonio, ma aumenta anche l'attesa prima di arrivare al giorno del sì. L'età media degli sposi è aumentata di circa 3 anni, nell'arco di un decennio, per entrambi i sessi. Gli uomini sono passati da 33,2 anni a 36,2 mentre le donne da 29,9 anni a 32,8 anni.
Le tabelle dell'Istituto di statistica evidenziano, inoltre, che i numeri sui divorzi e le separazioni, cresciuti in modo costante dal 1971 al 2010, negli ultimi anni stanno seguendo una nuova tendenza. Le separazioni, infatti, sono aumentate in misura contenuta (passando da 88.191 del 2010 a 88.288 del 2012) e i divorzi non addirittura diminuiti (da 54.160 a 51.319).

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/ ... NnEaO.html
mr-shadow
 

Messaggiodi polymetis » 14/08/2015, 20:21

L'articolo sull'Olanda non è una notizia. Non c'è nessun matrimonio a tre, e neppure nessuna genitorialità a 5 stabilita dalla legge olandese. Semplicemente un membro della coppia gay ed un membro della coppia lesbica avranno la tutela legale del bambino per la legge dei Paesi Bassi, il resto è una loro scrittura privata di nessun valore legale. Quanto alla richiesta di matrimonio a tre che proviene dalla coppia gay che vorrebbe allargarsi, ovviamente il solo fatto che esista questa richiesta, così come ve ne sono tante su disparatissimi temi, non implica in alcun modo che essa si esaudirà mai. Né implica che la necessità di legalizzare questa richiesta discenda necessariamente dalla legalizzazione del matrimonio gay. Infatti i difensori della poligamia non sono necessariamente pro-matrimonio gay. Né i matrimoni gay implicano la poligamia né argomentare pro-poligamia necessita di essere d'accordo coi matrimoni omosessuali. Sono questioni scollegate.
In realtà l'unica vera notizia, se si concretizzasse, sarebbe il matrimonio a tre, in quanto la genitorialità a 4 è una pratica ormai rodata da decenni e che ha un'ampia letteratura sociologica di riferimento. Avviene di solito allorché una coppia gay fornisce il seme ed una coppia lesbica l'ovulo. Non ha senso parlare di un desiderio egoistico a scapito del bambino, infatti tutte le coppie che vogliono un figlio lo fanno per appagare un desiderio, ed esso non è qualitativamente diverso in nessuna coppia o tipologia di famiglia. Lo sarebbe se una tipologia familiare volesse un bambino sapendo che questo suo desiderio danneggerebbe il bambino stesso o lo porrebbe in una condizione di svantaggio rispetto ai bambini desiderati e voluti dalle coppie a due. Ma non risulta che questa tipologia familiare crei più danni di quella in una coppia a due omo od eterosessuale che sia. E' un mero pregiudizio, smentito dai fatti, o, per meglio dire, di tutto quello che può essere misurabile in questi campi. Scandalizzarsi a priori dinnanzi alla novità, meccanismo difesa datoci dall'evoluzione per difenderci dai pericoli, è qualcosa che può andar bene per una reazione di primo acchito. Poi ci si documenta, e, se i propri pregiudizi istintivi si rivelano fondati quanto la più retrograda delle superstizioni tribali, si lasciano da parte.
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Alla base delle scelte fondamentali del Nolano - a Londra come a Roma -, c'era il convincimento di appartenere alla "casa" dei filosofi, e che ad essa bisogna essere sempre fedeli, anche nei rapporti con i potenti della Chiesa e dello Stato, perché la casa della filosofia è la casa della verità: in un modo intelligente e anche astuto, certo, ma sempre fedeli. (Michele Ciliberto)
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Messaggiodi minstrel » 15/08/2015, 10:32

Insomma il solito "valorizziamo le differenze rendendo tutto omogeneo".
D'altra parte tutto è possibile non accettando le nozioni di sostanza e accidenti.
Nel frattempo Feser parla sul suo blog dell'inflazione delle parole, altro post da incorniciare nella caverna del capo tribù.

http://edwardfeser.blogspot.it/2015/08/ ... ation.html

Buona festa dell'Assunta! Augh!
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