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Quando si cede al fanatismo ...

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Quando si cede al fanatismo ...

Messaggiodi geovologo » 12/09/2015, 18:29

Commentando la notizia che gli ebrei ortodossi d'Israele sono riusciti ad imporre la chiusura dei negozi e la sospensione delle partite di calcio il sabato, Michele Serra (nella sua rubrica "L'amaca" su Repubblica di ieri) ha osservato: "Ci sono due condizioni che possono e devono regolare il rapporto tra le credenze religiose e la vita civile. La prima condizione è che le comunità religiose devono essere pienamente libere di manifestarsi, organizzarsi, celebrare i loro culti ... La seconda è che le credenze religiose non devono interferire nella vita pubblica, che è di tutti, anche degli atei, e non può essere soggiogata a usanze di parte, men che meno se spacciate per 'volontà di Dio'." Il sagace giornalista concludeva il suo pezzo con questa riflessione, ovvia per alcuni ma sulla quale la maggioranza non è adusa soffermarsi abbastanza: "il prezzo di ogni cedimento ai fanatici lo paga l'intera società".
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Messaggiodi Ray » 12/09/2015, 18:49

geovologo ha scritto:Commentando la notizia che gli ebrei ortodossi d'Israele sono riusciti ad imporre la chiusura dei negozi e la sospensione delle partite di calcio il sabato, Michele Serra (nella sua rubrica "L'amaca" su Repubblica di ieri) ha osservato: "Ci sono due condizioni che possono e devono regolare il rapporto tra le credenze religiose e la vita civile. La prima condizione è che le comunità religiose devono essere pienamente libere di manifestarsi, organizzarsi, celebrare i loro culti ... La seconda è che le credenze religiose non devono interferire nella vita pubblica, che è di tutti, anche degli atei, e non può essere soggiogata a usanze di parte, men che meno se spacciate per 'volontà di Dio'." Il sagace giornalista concludeva il suo pezzo con questa riflessione, ovvia per alcuni ma sulla quale la maggioranza non è adusa soffermarsi abbastanza: "il prezzo di ogni cedimento ai fanatici lo paga l'intera società".

:ok:

Grande Michele Serra.. :appl:
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Messaggiodi Quixote » 12/09/2015, 18:56

geovologo ha scritto:Commentando la notizia che gli ebrei ortodossi d'Israele sono riusciti ad imporre la chiusura dei negozi e la sospensione delle partite di calcio il sabato, Michele Serra (nella sua rubrica "L'amaca" su Repubblica di ieri) ha osservato: "Ci sono due condizioni che possono e devono regolare il rapporto tra le credenze religiose e la vita civile. La prima condizione è che le comunità religiose devono essere pienamente libere di manifestarsi, organizzarsi, celebrare i loro culti ... La seconda è che le credenze religiose non devono interferire nella vita pubblica, che è di tutti, anche degli atei, e non può essere soggiogata a usanze di parte, men che meno se spacciate per 'volontà di Dio'." Il sagace giornalista concludeva il suo pezzo con questa riflessione, ovvia per alcuni ma sulla quale la maggioranza non è adusa soffermarsi abbastanza: "il prezzo di ogni cedimento ai fanatici lo paga l'intera società".


In linea astratta, quoterei al 100 % quanto scrivi. Ma vi sono delle approssimazioni inaccettabili; vale a dire che tutto ciò varrebbe in Italia o in Francia, ma non necessariamente in Israele. Se la gran maggioranza della popolazione si riconosce in questo, una infima minoranza non può che accettarne le regole, salvo il diritto di dire la sua. Diverso è un discorso, per es., sull’aborto, ove una maggioranza risicata può e deve tener conto della minoranza, quale che sia la maggioranza stessa, pro o contro, perché si troverebbe comunque di fronte a una spaccatura della società.

Non so di che articolo parli, e attendo delucidazioni. Ma se quegli atei che menzioni, fossero una minoranza risibile della popolazione, essi dovrebbero avere una rappresentanza, e un potere decisionale, rapportato alla loro esigua percentuale.

N. B. — È un ateo che scrive.
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Messaggiodi Cogitabonda » 12/09/2015, 19:34

Il breve articolo di Serra è visibile qui: http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... aca34.html
All'inizio scrive che è una minoranza di ebrei ortodossi pari a circa il 10% della popolazione quella che ha ottenuto la chiusura dei negozi al sabato. Se ne deduce che non solo gli atei, ma anche altri ebrei sarebbero favorevoli, o almeno tolleranti, sull'avere negozi aperti il sabato.
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Messaggiodi Paxuxu » 13/09/2015, 1:43

geovologo ha scritto:"il prezzo di ogni cedimento ai fanatici lo paga l'intera società".


Vedasi anche in Italia con i grandi magazzini IperCoop che stanno aperte anche di domenica e festivi, alla faccia della libertà religiosa o solamente laica di stare insieme ad i figli e/o alla famiglia, ma si sà il giornale delle lavandaie ossia "la repubblica" (il minuscolo è voluto) è bravo a vedere il fuscello negli occhi altrui ma non la trave nel proprio (vedi PD e similia).

Meditate gente Meditate quando andate a CARREFOUR, IKEA e similia.


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Messaggiodi Cinzia » 13/09/2015, 10:30

Quixote ha scritto:
geovologo ha scritto:Commentando la notizia che gli ebrei ortodossi d'Israele sono riusciti ad imporre la chiusura dei negozi e la sospensione delle partite di calcio il sabato, Michele Serra (nella sua rubrica "L'amaca" su Repubblica di ieri) ha osservato: "Ci sono due condizioni che possono e devono regolare il rapporto tra le credenze religiose e la vita civile. La prima condizione è che le comunità religiose devono essere pienamente libere di manifestarsi, organizzarsi, celebrare i loro culti ... La seconda è che le credenze religiose non devono interferire nella vita pubblica, che è di tutti, anche degli atei, e non può essere soggiogata a usanze di parte, men che meno se spacciate per 'volontà di Dio'." Il sagace giornalista concludeva il suo pezzo con questa riflessione, ovvia per alcuni ma sulla quale la maggioranza non è adusa soffermarsi abbastanza: "il prezzo di ogni cedimento ai fanatici lo paga l'intera società".


In linea astratta, quoterei al 100 % quanto scrivi. Ma vi sono delle approssimazioni inaccettabili; vale a dire che tutto ciò varrebbe in Italia o in Francia, ma non necessariamente in Israele. Se la gran maggioranza della popolazione si riconosce in questo, una infima minoranza non può che accettarne le regole, salvo il diritto di dire la sua. Diverso è un discorso, per es., sull’aborto, ove una maggioranza risicata può e deve tener conto della minoranza, quale che sia la maggioranza stessa, pro o contro, perché si troverebbe comunque di fronte a una spaccatura della società.

Non so di che articolo parli, e attendo delucidazioni. Ma se quegli atei che menzioni, fossero una minoranza risibile della popolazione, essi dovrebbero avere una rappresentanza, e un potere decisionale, rapportato alla loro esigua percentuale.

N. B. — È un ateo che scrive.


Non dipende piuttosto dal fatto se lo Stato in questione sia laico o non.. ?

Sono dell'idea che:

Se lo Stato non è laico, ci sono forti rischi di cadere nel fondamentalismo religioso....

Se lo Stato fosse laico, L'osservazione di Paxus è calzante. Quindi, se uno Stato imponesse la chiusura dei negozi il "giorno di riposo settimanale" (comunemente osservato: sabato o dominica che sia ) "solo" per osservare il riposo settimanale di tutte le personé che lavorano e permettere allé famiglie di riunirsi, questa è una scelta sovrana di buon senso e non "fondamentalista". Ma la contraddizione arriva con la sospensione delle partite di calcio, il giorno X.... E qui, quoto Serra.
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Messaggiodi Giovanni64 » 13/09/2015, 11:30

Io non leggo ma le volte che, come in questo caso, mi trovo a leggere qualche articolo, mi capita di leggere i soliti luoghi comuni senza senso...Questo è come la penso io:

Se uno Stato è laico allora tutte le ideologie, anche quelle minoritorie, ed in particolare le religioni intese in senso stretto, hanno diritto di interferire nella vita pubblica. La democrazia per propria natura privilegia i punti di vista maggioritari ma, per varie ragioni, non ultimo per esempio il fatto che che ci sono nella società convenienze e alleanze incrociate, spesso accade anche che un qualcosa che sta a cuore ad una minoranza sia dalla maggioranza ammessa e in qualche modo condivisa.

Come ho detto altre volte, uno Stato ha, più o meno esplicitamente, una ideologia/religione di riferimento e questo è inevitabile. Tuttavia uno Stato ad ideologia post-illuminista, ad esempio, potrebbe benissimo venir democraticamente incontro alle esigenze di una minoranza induista che chiede, tanto per dire, che le mucche non siano macellate di sabato: chi cerca il consenso democratico sa che accogliendo una tale richiesta accontenta una minoranza induista ma sa (magari sbagliando, e allora la democrazia lo "punirà"), che anche ad altri (animalisti, vegetariani...) la cosa può più o meno piacere o almeno non dispiacere troppo. In ogni caso non sarebbe laico un discorso che dicesse che la richiesta non è da accogliere perché avanzata da una minoranza religiosa.

Insomma trovo il discorso di Serra (e quello di tanti altri appartenenti alla ideologia dominante in Italia) un luogo comune profondamente anti laico.

In ogni caso io sarei contrario a togliere le partite di calcio di sabato ma sarei contrario in maniera laica e non ideologica e comunque non perché lo chiedono pricipalmente gli ebrei.
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Messaggiodi Giovanni64 » 14/09/2015, 15:36

Volevo precisare che, per semplicità nel mio post precedente ho fatto riferimento ad un funzionamento ideale della democrazia. So benissimo che, per varie ragioni, alcuni singoli e alcuni gruppi hanno la possibilità di interferire nella vita pubblica e nelle scelte pubbliche in maniera notevolmente amplificata rispetto ad altri, soprattutto quando sono inseriti anche nell'alveo della ideologia dominante. Non mi sembra molto giusto, ma allo stesso tempo non vedo alternative praticabili. Non saprei su quale base, ad esempio, potrei pretendere da Serra di non esprimere giudizi o fare "pressioni giornalistiche" che possano interferire con la vita pubblica. Potrei dire che non mi sembra giusto che chi svolge una attività preziosa come quella di informare, attività spesso protetta e/o sovvenzionata dallo Stato, poi possa utilizzare questa sua attività per esprimere giudizi che interferiscono in maniera amplificata con le decisioni democratiche. Potrei. Però, in verità non mi sembra una strada seriamente percorribile: allora forse è meglio che tutti, in maniera più o meno amplificata, per ragioni tra le più varie (numero di lettori fedeli, numero di fedeli, ragioni storiche e culturali), possano interferire con la vita pubblica, facendo valere il loro "peso politico". Anche Serra, i repubblichesi e gli ebrei ortodossi.

Tutto, ovviamente, si intende e si spera, senza commettere reati.
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