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Lo scopo di questo forum è quello di analizzare in chiave critica la dottrina e l'organizzazione dei Testimoni di Geova

Dissociati e disassociati

Sezione in cui si analizzano le vicende storiche dell'organizzazione

Moderatore: Gabriele Traggiai

Dissociati e disassociati

Messaggiodi Achille » 08/05/2017, 18:21

Ho ricevuto un'e-mail da una persona che mi pone delle domande sul diverso trattamento che mi pare fosse riservato ai dissociati rispetto ai disassociati:

Buongiorno Sig. Achille Lorenzi,
mi presento,
mi chiamo xxxx,
Testimone di Geova inattivo (ormai da circa xx anni) e scrivo da xxxxx.
Spiego perchè le scrivo,
ultimamente ho avuto il piacere di leggere il libro "La Bibbia dei
testimoni di Geova Storia e analisi di una falsificazione" del Dott.
Polidori,
probabilmente ha avuto modo di leggerlo anche lei.
Leggendo quel libro ho appreso una cosa fino ad ora a me sconosciuta
(pagina 71 se lo avesse in possesso)
in merito alla dissociazione, negli anni 70, vi era una differenza di
trattamento tra chi si dissociava (volontariamente) e chi veniva
disassociato.
Ho cercato disperatamente materiale in rete su questo argomento, anche
su infotdgeova, ma non ho trovato nulla,
[...]
Con grande cortesia io le domando se possa spiegarmi, indicarmi fonti o
comunque aiutarmi a capire in cosa potesse consistere la disparità di
trattamento, negli anni 70, tra chi si disassociava e chi era
disassociato....


Ho cercato anch'io delle informazioni sulla questione, senza riuscire a trovare nulla.
Ricordo anch'io vagamente che un tempo i dissociati non fossero considerati o trattati nello stesso modo dei disassociati...

Qualcuno ha informazioni maggiori in merito?
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Si e vero

Messaggiodi Popper » 08/05/2017, 18:51

Nel libro "Crisi di coscienza",Franz accenna che chi si dissociava,non veniva ostracizzato.non ricordo se veniva spiegato il motivo.comunque in seguito l ostracismo venne applicato anche a loro.Probabilmente perché si capì che essi una volta usciti,avevano informazioni in mano che avrebbero aperto gli occhi sul conto della wts
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Messaggiodi Romagnolo » 08/05/2017, 19:25

Infatti il datore di lavoro di Raymond Franz ( dopo che si dimise dal corpo direttivo andò a lavorare da costui) scelse di dissociarsi dopo aver contestato un insegnamento ( che si rivelò effettivamente sbagliato) per anticipare una possibilissima sua disassociazione.
Nello stato di dissociato infatti al massimo sarebbe stato considerato alla stregua di uno del mondo.
Ricordati che lo studio biblico è si gratuito, ma poi ricordati che la WT richiederà che tu le dia altrettanto gratis il tuo impegno, tempo e risorse.
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Messaggiodi Gocciazzurra » 08/05/2017, 19:46

Popper ha scritto:Nel libro "Crisi di coscienza",Franz accenna che chi si dissociava,non veniva ostracizzato.non ricordo se veniva spiegato il motivo.comunque in seguito l ostracismo venne applicato anche a loro.Probabilmente perché si capì che essi una volta usciti,avevano informazioni in mano che avrebbero aperto gli occhi sul conto della wts

Io invece penso che il trattamento divenne paritario perché entrambi dichiaravano implicitamente di odiare "Geova".
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La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto. (Einstein)
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Messaggiodi Cogitabonda » 09/05/2017, 12:34

La sola informazione precisa che conosco riguarda quando la WTS ha specificato chiaramente per la prima volta che i dissociati dovessero essere trattati allo stesso modo dei disassociati. Si tratta di un articolo della Watch Tower del 15 settembre 1981. La versione italiana di quell'articolo fu pubblicata sulla Torre di guardia dell'1 gennaio 1982. Era un articolo che descriveva nei dettagli il trattamento da riservare ai disassociati, e ad un certo punto specificava che anche i dissociati dovevano essere considerati nello stesso modo.

Se esistono pubblicazioni precedenti in cui si diceva che i dissociati dovessero essere trattati diversamente, non le conosco. Però cercherò ancora.
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Messaggiodi Ancientofdays » 09/05/2017, 13:30

Cogitabonda ha scritto:La sola informazione precisa che conosco riguarda quando la WTS ha specificato chiaramente per la prima volta che i dissociati dovessero essere trattati allo stesso modo dei disassociati. Si tratta di un articolo della Watch Tower del 15 settembre 1981. La versione italiana di quell'articolo fu pubblicata sulla Torre di guardia dell'1 gennaio 1982. Era un articolo che descriveva nei dettagli il trattamento da riservare ai disassociati, e ad un certo punto specificava che anche i dissociati dovevano essere considerati nello stesso modo.

Se esistono pubblicazioni precedenti in cui si diceva che i dissociati dovessero essere trattati diversamente, non le conosco. Però cercherò ancora.


Infatti l'articolo faceva riferimento di continuo al "disassociato o dissociato" .
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Messaggiodi Cogitabonda » 09/05/2017, 15:12

Sul web ho trovato solo la versione originale, in inglese, dell'articolo che ho citato prima. La parte dedicata a come comportarsi con chi si dissocia dice:
THOSE WHO DISASSOCIATE THEMSELVES

13 A Christian might grow spiritually weak, perhaps because of not studying God's Word regularly, having personal problems or experiencing persecution. (1 Cor. 11:30; Rom. 14:1) Such a one might cease to attend Christian meetings. What is to be done? Recall that the apostles abandoned Jesus on the night of his arrest. Yet Christ had urged Peter, "When once you have returned, strengthen your brothers [who also abandoned Jesus]." (Luke 22:32) Hence, out of love Christian elders and others might visit and help the one who has grown weak and inactive. (1 Thess. 5:14; Rom. 15:1; Heb. 12:12, 13) It is another matter, though, when a person repudiates his being a Christian and disassociates himself.

14 One who has been a true Christian might renounce the way of the truth, stating that he no longer considers himself to be one of Jehovah's Witnesses or wants to be known as one. When this rare event occurs, the person is renouncing his standing as a Christian, deliberately disassociating himself from the congregation. The apostle John wrote: "They went out from us, but they were not of our sort; for if they had been of our sort, they would have remained with us."—1 John 2:19.

15 Or, a person might renounce his place in the Christian congregation by his actions, such as by becoming part of an organization whose objective is contrary to the Bible, and, hence, is under judgment by Jehovah God. (Compare Revelation 19:17-21; Isaiah 2:4.) So if one who was a Christian chose to join those who are disapproved of God, it would be fitting for the congregation to acknowledge by a brief announcement that he had disassociated himself and is no longer one of Jehovah's Witnesses.

16 Persons who make themselves "not of our sort" by deliberately rejecting the faith and beliefs of Jehovah's Witnesses should appropriately be viewed and treated as are those who have been disfellowshiped for wrongdoing.
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Messaggiodi MatrixRevolution » 09/05/2017, 21:26

Popper ha scritto:Nel libro "Crisi di coscienza",Franz accenna che chi si dissociava,non veniva ostracizzato.non ricordo se veniva spiegato il motivo.comunque in seguito l ostracismo venne applicato anche a loro.Probabilmente perché si capì che essi una volta usciti,avevano informazioni in mano che avrebbero aperto gli occhi sul conto della wts

Ricordo benissimo quella parte del Libro! Ho sempre pensato che quella norma venne introdotta esclusivamente per far fuori lui dall'organizzazione. E ditemi se sbaglio!!! :saggio:
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Messaggiodi Ray » 10/05/2017, 9:47

MatrixRevolution ha scritto:
Popper ha scritto:Nel libro "Crisi di coscienza",Franz accenna che chi si dissociava,non veniva ostracizzato.non ricordo se veniva spiegato il motivo.comunque in seguito l ostracismo venne applicato anche a loro.Probabilmente perché si capì che essi una volta usciti,avevano informazioni in mano che avrebbero aperto gli occhi sul conto della wts

Ricordo benissimo quella parte del Libro! Ho sempre pensato che quella norma venne introdotta esclusivamente per far fuori lui dall'organizzazione. E ditemi se sbaglio!!! :saggio:

E non sbagli Fabio, era diventato un' elemento scomodo, sapeva troppe cose.
Su essere dissociati e dissociarsi fondamentalmente c'è un po' di differenza almeno a livello iniziale
è la società comprendeva che in generale chi usciva da questo culto lo faceva senza "peccare" secondo la
logica dei tdg .
Quindi era come recuperare la pecorella che si era smarrita spiritualmente.

Poi che si sia resa conto che possono essere più pericolosi chi si allontana perché motivato dalle conoscenze
che si sono acquisite ,rispetto da chi lo fa perché magari ruba o commette adulterio ma comunque crede ancora
nella società torri di carta.
Evidentemente Raymond Franz ha lasciato il segno. :ironico:
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Messaggiodi Achille » 10/05/2017, 11:31

Popper ha scritto:Nel libro "Crisi di coscienza",Franz accenna che chi si dissociava,non veniva ostracizzato.
Ti ricordi, o puoi indicare, in quale punto del libro viene detto questo?
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Messaggiodi Wyclif » 10/05/2017, 12:37

Achille ha scritto:, o puoi indicare, in quale punto del libro viene detto questo?



Credo che sia la pagina 426-428 del libro Crisi di Coscienza di R. F.
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Messaggiodi Amalia » 10/05/2017, 13:52

Wyclif ha scritto:
Achille ha scritto:, o puoi indicare, in quale punto del libro viene detto questo?



Credo che sia la pagina 426-428 del libro Crisi di Coscienza di R. F.


Confermo, sono quelle le pagine e il riferimento nel testo riporta la Torre di Guardia (ed. italiana) del 1/1/1982 in cui si inasprisce il modo di trattare i dissociati equiparandoli ai disassociati.
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Messaggiodi Ancientofdays » 10/05/2017, 15:58

[b]*** w82 1/1 pp. 21-26 Come considerare la disassociazione ***
Come considerare la disassociazione[/b]


“O Geova, . . . chi risiederà sul tuo monte santo? Colui che cammina senza difetto e pratica la giustizia”. — Sal. 15:1, 2.
GEOVA è giusto e santo. Pur essendo misericordioso e comprensivo verso gli uomini imperfetti, si aspetta che quelli che lo adorano riflettano la sua santità cercando di sostenere le sue giuste norme. — Sal. 103:8-14; Num. 15:40.
2 L’israelita che violava deliberatamente i comandi di Dio, come quelli contro l’apostasia, l’adulterio o l’assassinio, doveva essere stroncato, messo a morte. (Num. 15:30, 31; 35:31; Deut. 13:1-5; Lev. 20:10) Questa fermezza nel sostenere le ragionevoli e giuste norme di Dio era per il bene di tutti gli israeliti, perché serviva a mantenere pura la congregazione. Serviva anche da deterrente, scoraggiando il diffondersi della corruzione fra il popolo che portava il nome di Dio.
3 Nel primo secolo E.V. i giudei sotto il dominio romano non avevano l’autorità di eseguire la pena di morte. (Giov. 18:28-31) Ma un giudeo colpevole di aver violato la Legge poteva essere espulso dalla sinagoga. Un effetto di questa severa punizione era che gli altri giudei avrebbero evitato la persona espulsa, standone alla larga. Sembra che con una tale persona gli altri non avessero nemmeno rapporti commerciali, salvo venderle il necessario per vivere. — Giov. 9:22; 12:42; 16:2.
4 Una volta istituita, la congregazione cristiana prese il posto della nazione ebraica come popolo che portava il nome di Dio. (Matt. 21:43; Atti 15:14) Di conseguenza era logico aspettarsi che i cristiani sostenessero la giustizia di Geova. L’apostolo Pietro scrisse: ‘Secondo il Santo che vi ha chiamati, divenite anche voi santi in tutta la vostra condotta, perché è scritto: “Dovete esser santi, perché io sono santo”’. (I Piet. 1:14-16) Geova ama il suo popolo e desidera proteggere la purezza della congregazione cristiana. Perciò ha istituito un provvedimento per allontanare o espellere chi persiste in un comportamento che disonora Dio e mette in pericolo la congregazione.
5 L’apostolo Paolo raccomandò: “In quanto all’uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione; sapendo che tale uomo è stato pervertito e pecca, essendo condannato da se stesso”. (Tito 3:10, 11) Sì, gli anziani spirituali, come Tito, cercano prima di aiutare amorevolmente il trasgressore. Se egli non si lascia aiutare e persiste in un comportamento ‘peccaminoso’, essi hanno l’autorità di convocare un comitato di anziani per “giudicare quelli che fanno parte della comunità”. (I Cor. 5:12, Parola del Signore, Il Nuovo Testamento) L’amore per Dio e per la purezza del suo popolo richiede che i membri della “comunità”, la congregazione, rigettino tale uomo.
6 Nel primo secolo ci furono casi di trasgressori di questa sorta. Imeneo e Alessandro erano di questi, uomini che avevano fatto “naufragio riguardo alla loro fede”. Paolo disse: “Li ho consegnati a Satana affinché mediante la disciplina imparino a non bestemmiare”. (I Tim. 1:19, 20) L’espulsione di quei due uomini fu un severo castigo o disciplina, una punizione che poteva insegnare loro a non bestemmiare il santo e vivente Iddio. (Confronta Luca 23:16, dove ricorre la basilare parola greca spesso tradotta “disciplina”). Era giusto che quei bestemmiatori fossero consegnati all’autorità di Satana, gettati nelle tenebre del mondo su cui Satana esercita la sua influenza. — II Cor. 4:4; Efes. 4:17-19; I Giov. 5:19; confronta Atti 26:18.

COME TRATTARE LE PERSONE ESPULSE
7 Potrebbero comunque sorgere alcune domande su come trattare un ex componente della congregazione dopo che è stato espulso. Siamo grati a Dio di averci provveduto nella sua Parola risposte e indicazioni che, possiamo esserne certi, sono perfette, giuste ed eque. — Ger. 17:10; Deut. 32:4.
8 Un uomo della congregazione di Corinto praticava l’immoralità ed evidentemente non era pentito. Paolo scrisse che quell’uomo ‘doveva essere tolto di mezzo a loro’, poiché era come un po’ di lievito che poteva far fermentare, o corrompere, un’intera massa. (I Cor. 5:1, 2, 6) Ma una volta espulso, doveva forse essere trattato come una qualsiasi persona del mondo che i cristiani potevano incontrare nel vicinato o nel corso della vita quotidiana? Notate ciò che disse Paolo.
9 “Nella mia lettera vi scrissi di cessar di mischiarvi in compagnia dei fornicatori, non volendo dire interamente coi fornicatori di questo mondo o con gli avidi e i rapaci o gli idolatri. Altrimenti, dovreste effettivamente uscire dal mondo”. (I Cor. 5:9, 10) Con queste parole Paolo riconosceva realisticamente che la maggioranza delle persone con cui veniamo a contatto nella vita quotidiana non hanno mai conosciuto o seguito la via di Dio. Possono essere fornicatori, rapaci o idolatri, per cui non sono persone che i cristiani scelgono come intimi e regolari compagni. Ciò nonostante, viviamo su questo pianeta fra il genere umano e possiamo dover stare vicino a tali persone e parlare con loro sul lavoro, a scuola o nel vicinato.
10 Nel versetto successivo Paolo fa un contrasto fra questa situazione e il modo in cui i cristiani dovrebbero comportarsi verso un ex “fratello” cristiano espulso dalla congregazione a motivo di trasgressione: “Ma ora io vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia [“non frequentare”, Today’s English Version] di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. — I Cor. 5:11.
11 “L’espulso non è semplicemente un uomo del mondo che non conosce Dio e che non vive secondo le Sue norme. È uno che ha conosciuto la via della verità e della giustizia, ma che l’ha abbandonata e ha continuato a peccare senza pentimento fino al punto di dover essere espulso. Perciò va trattato in modo diverso. Pietro indicò come questi ex cristiani differiscano dal normale “uomo della strada”. L’apostolo disse: “Se, dopo essere sfuggiti alle contaminazioni del mondo mediante l’accurata conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, sono coinvolti di nuovo in queste cose e ne sono sopraffatti, le loro condizioni finali son divenute peggiori delle prime. . . . È accaduta loro la parola del verace proverbio: ‘Il cane è tornato al proprio vomito e la scrofa ch’era stata lavata a rivoltolarsi nel fango’”. — II Piet. 2:20-22; I Cor. 6:11.
12 Sì, la Bibbia comanda ai cristiani di non stare in compagnia o in associazione con chi è stato espulso dalla congregazione. Perciò i testimoni di Geova chiamano appropriatamente “disassociazione” l’espulsione di un trasgressore impenitente e il successivo stato di isolamento in cui viene tenuto. Il loro rifiuto di associarsi in qualsiasi modo a livello spirituale o ricreativo con una persona espulsa è indice di lealtà alle norme di Dio e di ubbidienza al suo comando riportato in I Corinti 5:11, 13. Questo è in armonia con l’esortazione di Gesù di considerare tale persona allo stesso modo in cui “un uomo delle nazioni” era allora considerato dai giudei. Per un certo tempo dopo la morte degli apostoli quelli che professavano il cristianesimo seguirono evidentemente la procedura biblica. Ma quante chiese oggi si conformano alle chiare direttive di Dio a questo riguardo?

QUELLI CHE SI DISSOCIANO
13 Un cristiano potrebbe indebolirsi spiritualmente, forse perché non studia regolarmente la Parola di Dio o perché ha problemi personali o incontra persecuzione. (I Cor. 11:30; Rom. 14:1) Può succedere che smetta di frequentare le adunanze cristiane. Cosa si deve fare? Ricordate che gli apostoli abbandonarono Gesù la notte del suo arresto. Eppure Cristo aveva esortato Pietro, dicendo: “Tu, una volta tornato, rafforza i tuoi fratelli [che pure abbandonarono Gesù]”. (Luca 22:32) Perciò, spinti dall’amore, gli anziani cristiani e altri possono visitare e aiutare colui che è divenuto debole e inattivo. (I Tess. 5:14; Rom. 15:1; Ebr. 12:12, 13) La questione è ben diversa quando una persona ripudia la sua identità cristiana e si dissocia.
14 Uno che prima era un vero cristiano potrebbe rinunciare alla via della verità e dichiarare che non si ritiene più un testimone di Geova né desidera essere considerato tale. Quando questo raro fatto si verifica, la persona rinuncia alla sua posizione di cristiano, dissociandosi deliberatamente dalla congregazione. L’apostolo Giovanni scrisse: “Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi”. — I Giov. 2:19.
15 Oppure una persona potrebbe rinunciare al suo posto nella congregazione cristiana mediante le sue azioni, divenendo per esempio parte di un’organizzazione il cui scopo è contrario alla Bibbia, e che quindi è sotto il giudizio di Geova Dio. (Confronta Rivelazione 19:17-21; Isaia 2:4). Perciò se un cristiano decidesse di unirsi a coloro che Dio disapprova, sarebbe appropriato che la congregazione prendesse atto con un breve annuncio del fatto che egli si è dissociato e non è più un testimone di Geova.
16 Coloro che mostrano di ‘non essere della nostra sorta’ rinunciando deliberatamente alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova devono essere giustamente considerati e trattati come quelli che sono stati disassociati per trasgressione.


COOPERIAMO CON LA CONGREGAZIONE
17 I cristiani hanno una felice associazione spirituale con i loro fratelli o con le persone interessate quando studiano la Bibbia o ne parlano insieme. Ma non vorranno avere tale associazione con un peccatore espulso (o con uno che ha rinunciato alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova dissociandosi). La persona espulsa è stata ‘rigettata’, essendo ‘condannata da se stessa’ per il suo ‘peccato’, e i membri della congregazione accettano il giudizio di Dio e lo sostengono. La disassociazione, però, implica più che la cessazione dell’associazione spirituale. — Tito 3:10, 11.
18 Paolo scrisse: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia . . ., non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (I Cor. 5:11) L’ora dei pasti è un momento di distensione e compagnia. Perciò qui la Bibbia vieta di frequentare anche a scopo di compagnia una persona espulsa, per esempio partecipando insieme a un picnic, a una festa, a una partita di calcio, a una gita al mare, andando insieme a teatro o mangiando insieme. (I particolari problemi riguardanti il caso di un parente disassociato sono trattati nell’articolo che segue).
19 A volte un cristiano può essere sottoposto a forti pressioni perché non segua questa esortazione biblica. Queste pressioni possono essere causate dai suoi stessi sentimenti oppure potrebbero essere esercitate da altri. Per esempio, fu fatta pressione su un fratello perché celebrasse un matrimonio fra due disassociati. Si poteva sostenere con qualche ragionamento che quel servizio fosse un semplice gesto di benignità? Qualcuno poteva pensarlo. Ma perché venivano richiesti proprio i suoi servizi e non quelli del sindaco o di qualche altro pubblico ufficiale autorizzato a celebrare matrimoni? Non era forse per la sua posizione di ministro di Dio e per la sua capacità di indicare agli sposi i consigli della Parola di Dio? Cedere a tali pressioni avrebbe significato avere associazione con la coppia, con persone espulse dalla congregazione per il loro comportamento errato. — I Cor. 5:13.
20 Altri problemi sorgono in relazione agli affari o al lavoro. Che dire se foste dipendenti di un uomo che venisse espulso dalla congregazione o se tale persona fosse un vostro dipendente? Che fare? Se per il momento foste obbligati sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare il rapporto di lavoro, certamente ora assumereste un atteggiamento diverso nei confronti del disassociato. Potrebbe essere necessario discutere con lui su questioni di lavoro o stare a contatto con lui sul posto di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d’amicizia sarebbero cose del passato. In questo modo potreste dar prova della vostra ubbidienza a Dio e sareste personalmente protetti. Inoltre questo potrebbe far capire alla persona quanto il suo peccato le sia costato caro sotto molti aspetti. — II Cor. 6:14, 17.

PARLARE CON UN DISASSOCIATO O UN DISSOCIATO?
21 Sostenere la giustizia di Dio e il provvedimento della disassociazione da lui istituito significa che un cristiano non dovrebbe parlare affatto con una persona espulsa, non rivolgendole nemmeno un saluto? Alcuni hanno fatto questa domanda, visto il consiglio di Gesù di amare i nostri nemici e di non ‘salutare solo i nostri fratelli’. — Matt. 5:43-47.
22 In effetti, nella sua sapienza, Dio non ha cercato di abbracciare ogni possibile situazione. Quello di cui abbiamo bisogno è afferrare il senso di ciò che Geova dice su come trattare una persona disassociata, così da poterci sforzare di sostenere il Suo punto di vista. Tramite l’apostolo Giovanni, Dio spiega:
Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. . . . Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 9-11.
23 L’apostolo che diede questo saggio avvertimento era stato molto vicino a Gesù e sapeva bene cosa aveva detto Cristo circa il salutare altri. Sapeva anche che il comune saluto di quei tempi significava “Pace”. A differenza di qualche nemico personale o autorevole uomo mondano che si oppone ai cristiani, una persona disassociata o dissociata che cerca di promuovere o giustificare i suoi ragionamenti apostati o che continua nella sua condotta errata non è certo qualcuno a cui augurare “Pace”. (I Tim. 2:1, 2) Tutti sappiamo bene dall’esperienza acquisita nel corso degli anni che un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?
24 ‘Ma che dire se sembra pentito e ha bisogno di incoraggiamento?’ potrebbe chiedere qualcuno. C’è un provvedimento per affrontare questo tipo di situazioni. I sorveglianti della congregazione prestano servizio come pastori spirituali che proteggono il gregge. (Ebr. 13:17; I Piet. 5:2) Se un disassociato o un dissociato chiede o dà segni di voler tornare nel favore di Dio, gli anziani possono parlargli. Gli spiegheranno gentilmente ciò che deve fare e potranno dargli qualche appropriato ammonimento. Sanno come trattare l’individuo, conoscendo i fatti relativi al suo precedente peccato e atteggiamento. Gli altri componenti della congregazione non conoscono tali informazioni. Perciò se qualcuno pensa che una persona disassociata o dissociata ‘sia pentita’, non potrebbe trattarsi di un giudizio basato su un’impressione, piuttosto che su informazioni accurate? Se i sorveglianti fossero convinti che la persona è pentita e che sta producendo i frutti del pentimento, la riammetterebbero nella congregazione. Una volta riassociata, il resto della congregazione potrà calorosamente accoglierla alle adunanze, estenderle il perdono, confortarla e confermarle il proprio amore, come Paolo esortò i corinti a fare nel caso dell’uomo riassociato a Corinto. — II Cor. 2:5-8.

NON PARTECIPIAMO A OPERE MALVAGE
25 Tutti i cristiani fedeli devono prendere a cuore la seria verità scritta da Giovanni sotto ispirazione di Dio: “Chi gli rivolge un saluto [a un peccatore espulso che promuove un insegnamento errato o persiste in una condotta peccaminosa] partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 11.
26 Molti commentatori della cristianità trovano da ridire su II Giovanni 11. Sostengono che sia ‘un consiglio poco cristiano, contrario allo spirito del nostro Signore’, o che incoraggi l’intolleranza. Ma queste opinioni sono espresse da organizzazioni religiose che non applicano il comando di Dio di ‘rimuovere l’uomo malvagio di fra loro’, e che di rado, se non mai, espellono dalla loro chiesa anche trasgressori di pessima fama. (I Cor. 5:13) La loro “tolleranza” è antiscritturale, non cristiana. — Matt. 7:21-23; 25:24-30; Giov. 8:44.
27 Non è invece errato essere leali al giusto e retto Dio della Bibbia. Egli ci dice che accetterà ‘sul suo monte santo’ solo quelli che camminano in modo immacolato, praticano la giustizia e dicono la verità. (Sal. 15:1-5) Quindi se un cristiano si schierasse dalla parte di un trasgressore che è stato rigettato da Dio e disassociato, o che si è dissociato, ciò equivarrebbe a dire: ‘Nemmeno io voglio stare sul monte santo di Dio’. Se gli anziani vedessero che è diretto in quella direzione, stando regolarmente in compagnia con una persona disassociata, cercherebbero con amore e pazienza di aiutarlo a vedere le cose dal punto di vista di Dio. (Matt. 18:18; Gal. 6:1) Lo ammonirebbero e, se necessario, ‘lo riprenderebbero con severità’. Vogliono aiutarlo a rimanere ‘sul monte santo di Dio’. Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso. — Tito 1:13; Giuda 22, 23; confronta Numeri 16:26.

LEALI ALLE NORME DI DIO
28 La lealtà a Geova Dio e ai suoi provvedimenti è fonte di felicità, poiché tutte le sue vie sono giuste, rette e buone. Questo vale anche per il provvedimento da lui istituito di disassociare i trasgressori impenitenti. Mentre cooperiamo con questa disposizione, possiamo avere fiducia nelle parole di Davide: “Sappiate dunque che Geova distinguerà il suo leale”. (Sal. 4:3) Sì, Dio separa, onora e guida quelli che sono leali a lui e alle sue vie. Fra le molte benedizioni che riceviamo essendogli leali c’è la gioia di essere fra coloro che Dio approva e accetta ‘sul suo monte santo’. — Sal. 84:10, 11.
[Note in calce]
“Pertanto era come morto. Non poteva studiare con altri, ogni rapporto [d’amicizia] con lui veniva troncato. Non gli si doveva nemmeno indicare la strada. Poteva sì comprare il necessario per vivere, ma era proibito mangiare e bere con lui”. — The Life and Times of Jesus the Messiah, di A. Edersheim, Vol. II, p. 184.
In armonia con questo insegnamento biblico, Adam Clarke mette in risalto la differenza dicendo: “Non avere rapporti con [un peccatore espulso] in questioni sacre o civili. Puoi trattare i tuoi affari secolari con una persona che non conosce Dio e non pretende di seguire il cristianesimo, indipendentemente dalle qualità morali; ma non devi avere nemmeno questi contatti con un uomo che dice di essere cristiano, ma che ha una condotta scandalosa. Lascia che abbia questo ulteriore marchio della tua ripugnanza per tutti i peccati”.
Joseph Bingham, storico della chiesa, scrive circa i primi secoli: “La disciplina della chiesa consisteva nel potere di privare gli uomini di tutti i benefìci e i privilegi del battesimo, espellendoli dalla società e dalla comunione della chiesa, . . . e tutti li evitavano e ne stavano alla larga nella comune conversazione, in parte per sostenere la condanna e l’azione della chiesa nei loro confronti, in parte per farli vergognare e in parte per proteggersi dal pericolo del contagio”. “. . . nessuno doveva accogliere in casa persone scomunicate, né mangiare con loro alla stessa tavola; non dovevano conversare amichevolmente con loro mentre erano in vita; né celebrarne le esequie funebri una volta morte, . . . Queste direttive erano state tracciate sul modello delle norme degli apostoli, che vietavano ai cristiani di dare qualsiasi appoggio ai pubblici peccatori”. — The Antiquities of the Christian Church, pp. 880, 891.
Nel numero del 15 dicembre 1981 è stato trattato ciò che la Bibbia dice in II Tessalonicesi 3:14, 15 circa l’eventuale necessità di ‘segnare’ un cristiano che persiste in una condotta disordinata. È ancora un fratello e come tale dev’essere ammonito, ma gli altri cristiani devono ‘smettere d’associarsi con lui’. Se si deve evitare la compagnia di tale persona a scopo ricreativo, la separazione nel caso di trasgressori disassociati o dissociati dev’essere molto più netta.
Per una considerazione del soggetto del pentimento, vedi La Torre di Guardia del 15 dicembre 1981.


RICORDATE QUESTI PUNTI?

Com’erano trattati i giudei espulsi dalla sinagoga?
Quale differenza indicò Paolo circa il modo di trattare
(1) persone immorali del mondo e
(2) persone immorali disassociate dalla congregazione?
Come dovrebbero considerare i cristiani una persona che si dissocia dalla congregazione?
La “disassociazione” implica la cessazione di quale tipo di rapporti?
Perché i cristiani non rivolgono ai disassociati né il saluto né la parola?
Per quanto riguarda la disassociazione, che cosa dobbiamo fare per rimanere ‘sul monte santo di Dio’?
[Domande sullo studio]
 1, 2. Come sappiamo che Dio si aspetta che i suoi adoratori sostengano le sue norme?
 3. In che condizione veniva a trovarsi un giudeo espulso dalla sinagoga?
 4, 5. In che modo la congregazione cristiana doveva trattare un peccatore impenitente?
 6. Perché era giusto e appropriato espellere i peccatori impenitenti?
 7, 8. Come possiamo determinare quale dovrebbe essere la nostra condotta nei confronti di una persona espulsa?
 9. Cosa disse Paolo circa i rapporti con gli ingiusti in generale?
10, 11. Perché i cristiani devono agire diversamente nei riguardi di un peccatore espulso?
12. (a) Perché il termine “disassociazione” è appropriato? (b) Secondo la storia, nei primi tempi come venivano trattati i peccatori da coloro che professavano il cristianesimo?
13. Cosa si dovrebbe fare quando una persona si indebolisce e diviene inattiva?
14. In che modo una persona può dissociarsi?
15, 16. (a) In quale altro modo una persona può dissociarsi? (b) In che modo i cristiani dovrebbero considerare e trattare coloro che si sono dissociati?
17, 18. Cosa include il cooperare con la congregazione nel provvedimento di disassociazione?
19. Perché a volte può sembrare difficile sostenere una disassociazione, ma perché è importante farlo?
20. Come dovremmo reagire alla disassociazione di qualcuno con cui abbiamo rapporti di lavoro?
21, 22. Cosa dicono le Scritture circa il parlare con un disassociato?
23, 24. Perché è saggio evitare di parlare a persone espulse?
25, 26. Cosa dice Dio riguardo al divenire ‘partecipi’ con un disassociato?
27. In che modo un cristiano potrebbe divenirne ‘partecipe’, e con quale conseguenza?
28. Come possiamo dar prova di lealtà alle norme di Geova?
[Figura a pagina 22]
‘Non mangiate nemmeno’ con un disassociato
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Messaggiodi Mario70 » 10/05/2017, 16:30

É interessante come fanno finta di nulla quando scrivono questo:

"Ma ora io vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia [“non frequentare”, Today’s English Version] di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. — I Cor. 5:11.
11 “L’espulso non è semplicemente un uomo del mondo che non conosce Dio e che non vive secondo le Sue norme. È uno che ha conosciuto la via della verità e della giustizia, ma che l’ha abbandonata e ha continuato a peccare senza pentimento fino al punto di dover essere espulso. Perciò va trattato in modo diverso"

Il versetto non dice di non stare in compagnia di un ex fratello, ma di uno CHIAMATO fratello, quindi ancora cristiano se vediamo il contesto di Paolo o tdg se entriamo nel contesto dei tdg.
Paolo non dice nulla riguardo a come trattare uno che ERA chiamato fratello, del resto é ovvio, se un cristiano che predicava di non commettere adulterio, lo commetteva egli stesso, (i peccati menzionati da Paolo erano morali) l'isolamento dell'adultero lo avrebbe portato ad un ripensamento, non ha senso isolare uno che non é più chiamato fratello in quanto é tornato ad essere (sempre tornando al contesto di Paolo) un non cristiano e quindi uno del mondo come dicono i tdg.

Poi scrivono:

"Questo è in armonia con l’esortazione di Gesù di considerare tale persona allo stesso modo in cui “un uomo delle nazioni” era allora considerato dai giudei."

Ma neanche per sogno! Gesù più volte ha pranzato e discusso con i suoi correligionari ebrei peccatori, attirandosi le ire dei Farisei che invece facevano esattamente come i testimoni di Geova moderni, secondo quanto hanno scritto sopra, i testimoni di Geova devono seguire l'esempio dei Farisei riguardo il trattare i peccatori e non quello di Gesù, siamo veramente al colmo!
«È vero, in tempi passati vi sono stati alcuni che hanno predetto la "fine del mondo", annunciando perfino una data specifica. Alcuni hanno raccolto intorno a sé gruppi di persone ... aspettando la fine. Tuttavia non è accaduto nulla. La "fine" non è venuta. Si sono resi colpevoli di falsa profezia» (Svegliatevi!, 22/4/1969, p. 23).
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Messaggiodi Cogitabonda » 10/05/2017, 16:50

Caro Mario, visto che ricordi bene tante cose, come quell'esempio della sorella con la gomma a terra, ricordi qualche pubblicazione antecedente al 1982 in cui si parlasse di trattare i dissociati come gente del mondo?
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Messaggiodi Mario70 » 10/05/2017, 18:31

Cogitabonda ha scritto:Caro Mario, visto che ricordi bene tante cose, come quell'esempio della sorella con la gomma a terra, ricordi qualche pubblicazione antecedente al 1982 in cui si parlasse di trattare i dissociati come gente del mondo?

Ricordo molto bene quando ci fu il cambiamento, del resto avevo 12 anni, ma non ricordo assolutamente una pubblicazione dove si facesse differenza tra dissociato e disassociato prima di quell'anno, non vorrei che fosse una consuetudine non scritta, in effetti alcune pubblicazioni degli anni 60 parlavano di disassociazione o di apostasia senza menzionare la dissociazione per altri motivi, anche se conoscendo l'ambiente mi sembra strano che non ci fosse un qualcosa di scritto.
So che qualcuno qui dentro ha file in pdf di riviste anni 50 e 60 potrebbe fare una ricerca cercando il termine dissociato o dissocia.
«È vero, in tempi passati vi sono stati alcuni che hanno predetto la "fine del mondo", annunciando perfino una data specifica. Alcuni hanno raccolto intorno a sé gruppi di persone ... aspettando la fine. Tuttavia non è accaduto nulla. La "fine" non è venuta. Si sono resi colpevoli di falsa profezia» (Svegliatevi!, 22/4/1969, p. 23).
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Messaggiodi Achille » 10/05/2017, 19:26

Wyclif ha scritto:
Achille ha scritto:, o puoi indicare, in quale punto del libro viene detto questo?



Credo che sia la pagina 426-428 del libro Crisi di Coscienza di R. F.
Copio/incollo dalla pagina 421:

IL REATO E LA SENTENZA
« Quindi i Farisei e gli scribi brontolavano, dicendo: ‘Quest’uomo accoglie i peccatori e mangia con loro “ Luca 15:2
_________________________________________-

Un pranzo fornì tutta l’evidenza necessaria. I fatti si svolsero in questo modo.
A distanza di circa sei mesi dal mio ritorno nell’Alabama settentrionale, la Società inviò nella zona un nuovo sorvegliante di circoscrizione. Quello precedente si era comportato da persona equilibrata, disposta a lasciar decantare i problemi piuttosto che a trasformarli in controversie. L’uomo che lo sostituì aveva la reputazione d’essere più aggressivo. Il suo arrivo coincise, più o meno, con l’invio della lettera della Società ai sorveglianti di distretto e di circoscrizione nella quale si diceva che l’« apostasia» si applicava anche alle persone che credevano semplicemente in cose differenti da quelle insegnate dall’organizzazione.
Durante la sua seconda visita alla congregazione est di Gadsden (nel marzo 1981) il nuovo sorvegliante di circoscrizione

[pagg. 422 – 423]

Wesley Benner, stabilì d’incontrare Peter Gregerson, facendogli visita a casa in compagnia di un anziano locale, Jim Pitchford. Il motivo? Benner disse a Peter che si « chiacchierava molto » di lui in città e nella circoscrizione. Peter rispose d’essere molto spiacente d’udire ciò. Da dove venivano queste « chiacchiere »? Benner fu riluttante a rispondere, comunque Peter insistette di aver bisogno di quell’informazione per porre rimedio alla situazione. Allora Benner rivelò che la fonte era un affine della famiglia di Peter.
Peter spiegò di aver fatto ogni sforzo per usare cautela nelle sue espressioni e che tutte le conversazioni su argomenti biblici erano state fatte nella zona solo con membri della sua ristretta cerchia di parentela. Ora egli si preoccupava profondamente del fatto che persone estranee alla sua famiglia in senso stretto erano intente a « chiacchierare », come aveva detto il sorvegliante di circoscrizione. « Come può essere? », egli chiese. Wesley Benner non fornì spiegazioni.
Dunque di che cosa si parlava? Benner menzionò un punto di un articolo di La Torre di Guardia sul quale si diceva che Peter aveva fatto obiezione. Sotto nessun aspetto quel punto poteva essere definito un «insegnamento principale » della Scrittura, in realtà si trattava di un tecnicismo .*

* L’articolo, nel numero della Watchtower del 15 agosto 1980, si sforzava di sostenere che il termine greco naos (tempio o santuario), usato in Rivelazione 7:15 in riferimento alla « grande folla », si potesse applicare ai cortili del tempio. Nel far ciò l’articolo sosteneva che Gesù aveva espulso i cambiavalute dal naos. (Vedere il riquadro in fondo alla p. 15). Siccome il racconto biblico, in Giovanni 2:14-16, adopera chiaramente un altro termine (hieron), la dichiarazione era ovviamente falsa. Come ebbe a dichiarare un anziano: « si tratta di un esempio o di disonestà intellettuale o d’ignoranza ».


Ciò nonostante, poiché Peter aveva espresso disaccordo con l’organizzazione, esso divenne importante. Dopo una lunga discussione, il sorvegliante di circoscrizione fu alla fine costretto a riconoscere che quel punto era veramente sbagliato. (Infatti, esso fu successivamente eliminato dal testo di La Torre di Guardia tradotto in altre lingue, anche se i lettori di lingua inglese non ne furono mai informati).
In un’altra occasione Peter disse: « Non avevo intenzione di suscitare una situazione da ‘ scontro ‘ e feci di tutto perché quella conversazione restasse pacata e ragionevole
Quando il sorvegliante di circoscrizione e l’anziano locale andarono via, Peter ritenne che il problema si fosse risolto in maniera amichevole e fu lieto che le cose fossero andate in quel modo. Ma non fu così.
La settimana successiva, il sorvegliante di circoscrizione mandò a dire di voler avere un altro incontro per esaminare ulteriormente il problema.
Peter mi disse di ritenere che era giunto il tempo di prendere una decisione. L’attitudine che era stata generata dal Corpo Direttivo, dal Dipartimento del Servizio e dalla sua lettera del 1 settembre 1980, e dalla serie di articoli di La Torre di Guardia, era giunta ad un punto tale da determinare un’atmosfera da « caccia alle streghe ». Ritenne che sarebbe stato ingenuo da parte sua non ammettere la grande probabilità che fossero in atto tentativi per arrivare alla sua disassociazione. Egli riteneva che la sua amicizia con me fosse almeno un fattore che contribuiva a questa soluzione. Dal suo punto di vista, egli aveva due possibilità: dissociarsi volontariamente dalla congregazione o lasciare che i tentativi in atto giungessero in porto con la sua disassociazione. Nessuna delle due possibilità era desiderabile secondo lui, ma fra le due ritenne di dover scegliere la prima: si dissociò volontariamente.
Quando espressi i miei dubbi circa il fatto che gli eventi fossero maturi per quella decisione, egli disse di aver valutato la questione, di aver pregato riguardo ad essa e di ritenere che fosse la cosa più saggia da farsi. Egli mi confessò che l’aspetto che più lo preoccupava era la sua famiglia. Dei suoi sette figli, tre erano sposati, qualcuno aveva bambini, inoltre aveva tre fratelli e due sorelle che abitavano nelle vicinanze con molti nipoti di entrambi i sessi; tutti erano Testimoni di Geova .*

* Anche la famiglia di sua moglie includeva molti Testimoni.

[Pagg. 424 - 425]

Se avesse permesso ai rappresentanti dell’organizzazione di giungere al punto di disassociarlo, si sarebbe creata una situazione molto difficile per tutti i membri della famiglia. Questi avrebbero dovuto affrontare un serio dilemma: avere associazione con lui in qualità di padre, nonno, fratello o zio, oppure essere obbedienti all’organizzazione ed evitarlo. Per giunta, c’erano circa trentacinque Testimoni che lavoravano nella sua società di generi di drogheria. La dissociazione volontaria pareva preferibile perché, in base a quanto sapeva, essa significava semplicemente che egli non era più membro della congregazione; ma ciò non comportava la rigida interruzione dei rapporti che era richiesta invece dalle direttive dell’organizzazione nei casi di disassociazione *

* Personalmente sapevo che fino ad allora il Corpo Direttivo equiparava la dissociazione alla disassociazione solo nel caso di persone coinvolte in attività politiche o militari, non in quello di semplici dimissioni dalla congregazione. Infatti ero stato incaricato di revisionare il manuale Aid to Answering Branch Office Correspondence che elencava tutte queste direttive e sapevo che non si era assunta una posizione così drastica sulla dissociazione. I dissociati non venivano trattati allo steso modo dei disassociati, con l’unica eccezione che, se desideravano essere riammessi nella congregazione, dovevano farne esplicita richiesta. Dopo aver udito che il Dipartimento del Servizio aveva inviato delle lettere in cui proponeva un’equiparazione del genere, parlai con un membro del Comitato del Dipartimento del Servizio e precisai che l’argomento non era mai stato sottoposto al Corpo Direttivo e che tale azione era stata intrapresa per iniziativa dello stesso Dipartimento del Servizio (un esempio di occasionali e non autorizzate iniziative, tendenti ad impartire direttive, da parte di quel Dipartimento). Egli ammise che nulla di tutto ciò era stato disposto dal Corpo Direttivo.

Peter presentò la sua lettera di dissociazione il 18 marzo 1981; essa fu letta alla congregazione. Anche se comportò degli ovvi commenti, visto che Peter era stato Testimone dall’infanzia e aveva guidato per molti anni l’attività della congregazione locale, la lettera sembrò essere chiarificatrice in quanto esponeva seriamente le sue motivazioni e non esprimeva animosità. Tranne qualche rara eccezione, i Testimoni di Geova di Gadsden, incontrando Peter,, lo trattavano in modo a dir poco cordiale. Ritengo che avrebbero continuato ad agire così se si fossero lasciati guidare dal proprio senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Sembrò che si fosse evitata una situazione critica.
Nel giro di sei mesi la rivista La Torre di Guardia pubblicò degli articoli che modificarono l’intero quadro. Alcuni fecero questi commenti dinanzi a me: « Hanno fatto tutto tranne che riportare il tuo nome e quello di Peter Gregerson nella rivista ». Non credo che la situazione di Gadsden sia stata l’unica causa ispiratrice degli articoli; tuttavia, ritengo che essa abbia avuto una certa influenza su coloro che furono indotti a prepararli. Qual era il cambiamento proposto in questi articoli?
Nel 1974 il Corpo Direttivo mi aveva incaricato di scrivere degli articoli aventi per oggetto il trattamento da riservare ai disassociati. (Il Corpo aveva appena preso una decisione che aveva reso ciò opportuno)*

*Erano stati sottoposti all’attenzione del Corpo due casi di persone disassociate che desideravano presenziare alle adunanze ma avevano bisogno di assistenza: uno riguardava una giovane che viveva in una zona rurale del New England, l’altro era relativo ad una donna ospite di un centro di riabilitazione per drogati del Midwest. Nessuna delle due poteva recarsi alle adunanze senza assistenza per il trasporto. La decisione del Corpo Direttivo fu di autorizzare l’accompagnamento in casi del genere.

. Quegli articoli, doverosamente approvati dal Corpo, avevano moderato notevolmente l’atteggiamento che era prevalso fino a quel tempo, incoraggiando i Testimoni a mostrarsi più misericordiosi in molte fasi dei loro contatti con persone disassociate, riducendo la rigidità delle direttive vigenti relative al modo di trattare i familiari disassociati.
La Watchtower del 15 settembre 1981 (corrispondente all’edizione italiana di La Torre di Guardia del 1-1-1982; N.d.T.) non solo capovolse questa posizione, ma su alcuni punti fece marcia indietro e tornò su posizioni addirittura più rigide di quelle che erano prevalse prima del 1974. (Un esempio di «bordeggio », questa volta erano tornati a una posizione anteriore al punto di partenza) .**

** La Torre di Guardia del 1-6-1982 conteneva un articolo che tentava di giustificare tutti i ripensamenti dottrinali da parte della Società. Esso introduceva un’analogia con la tecnica del bordeggio contro vento. I problema è che i cambiamenti nelle dottrine le riportano spesso alla posizione di partenza.

[Pagg. 426 427]

Un fondamentale cambiamento avvenne in relazione a chi si dissociava volontariamente (come aveva fatto Peter Gregerson pochi mesi prima). Per la prima volta fu pubblicata ufficialmente la disposizione in base alla quale chi si dissociava doveva essere trattato allo stesso modo che se fosse stato espulso dalla congregazione .*

* Principalmente ciò riguardò quelli che si erano dimessi. Sebbene quelli che erano coinvolti in attività politiche o militari fossero classificati come « dissociati », ciò non costituiva una iniziativa volontaria da parte loro né era richiesto da loro stessi. La dissociazione era un provvedimento automatico preso dagli anziani in armonia con le direttive della Società. Perciò la nuova posizione riguardava quelli che volontariamente si dimettevano.

Quando lessi il materiale, esaminandolo sulla base della mia esperienza del Corpo Direttivo (e in particolare alla luce dei miei recenti contatti con il Comitato del Presidente) non ebbi dubbi su dove mirava. Non dovetti attendere molto.
Ciò che sto per raccontare non viene narrato dettagliatamente perché si tratta di un caso che mi coinvolge direttamente o perché esso è così insolito, ma per il fatto che esso è tipico di ciò che altri hanno sperimentato, dei metodi e della condotta delle azioni degli anziani dei Testimoni di Geova in numerosi casi del genere. Il tutto è indicativo del modo di pensare e dello spirito inculcati in loro, un modo di pensare e uno spirito mutuati dalla fonte centrale.
Sebbene pubblicata con la data del 15 settembre, la rivista Watchtower in questione fu distribuita più di due settimane prima di quella data. Nel giro di qualche giorno, venne a farmi visita un anziano locale della congregazione est di Gadsden dei Testimoni di Geova, Dan Gregerson, il fratello minore di Peter. Egli chiese se poteva (in compagnia di un altro paio di anziani) riunirsi con me per discutere. Dichiarai d’essere d’accordo e chiesi di cosa intendevano parlare. Dopo qualche esitazione, dapprima disse che si voleva esaminare il fatto che io avevo avanzato delle critiche sul conto dell’organizzazione. Quando chiesi quale fosse la fonte di quell’accusa, egli rispose che la persona preferiva restare anonima. (Questo tirare frecce dalla nebbia è abbastanza

[Pag.428]

comune e si presume che l’accusato accetti tutto ciò come del tutto normale e corretto). Tuttavia, gli chiesi se non pensava che si sarebbe dovuto applicare il consiglio di Gesù in Matteo 18:15-17, se uno ha qualcosa da recriminare sul conto di un fratello, dovrebbe prima di tutto andargli a parlare lui stesso. Dan riconobbe che si sarebbe dovuto applicare questo consiglio. Suggerii allora che, in qualità di anziano, egli esortasse il mio accusatore a venire a parlare con me della questione. In tal modo si sarebbe seguito il consiglio di Gesù. Egli rispose che quella persona non si sentiva « qualificata ». Ribattei che in realtà non era questo in discussione, che io non intendevo discutere con nessuno, ma che, se avevo turbato qualcuno, avrei apprezzato che quell’individuo me l’avesse detto personalmente così avrei potuto chiedergli scusa e rimettere ogni cosa a posto *.

* Ancora non so di chi stesse parlando.


La risposta di Dan fu che io avrei dovuto comprendere che gli anziani hanno pure « la responsabilità di proteggere il gregge e di badare agli interessi delle pecore ». Ero pienamente d’accordo con lui e dissi d’essere sicuro che egli comprendeva che questo richiedeva che gli anziani incoraggiassero chiunque nel gregge ad attenersi con scrupolo alla Parola di Dio e ad applicarla nella propria vita. Nel caso specifico, essi avrebbero dovuto aiutare la parte in causa a comprendere la necessità di applicare il consiglio di Gesù e di venire a parlare con me; solo così avrei potuto sapere cosa aveva offeso la persona e farle tutte le scuse necessarie.
Egli disse di voler cambiare argomento e mi comunicò che gli anziani intendevano parlare con me delle mie « compagnie ». Risposi che sarei stato lieto di farlo e si stabilì che lui e un altro anziano sarebbero venuti due giorni dopo. Si presentarono Dan ed un anziano di nome Theotis French. La conversazione iniziò con la lettura da parte di Dan di 2^ Corinti 13:7-9, poi fui informato che essi erano venuti per « ristabilire » il mio modo di pensare in relazione alla Watchtower del 15 settembre 1981, specialmente per quanto

[Pag.429]

riguardava la mia associazione con suo fratello, Peter Gregerson, ora dissociato. In agosto Dan si era trovato in un ristorante in cui Peter, io e le nostre rispettive mogli stavamo pranzando. Chiesi loro se si rendevano conto di trovarsi in quel momento nella proprietà di Peter, che egli era il mio padrone di casa; e che inoltre io ero alle sue dipendenze. Essi sapevano tutto ciò. Spiegai che, come in ogni altra cosa, mi lasciavo guidare dalla coscienza per quanto riguarda le mie compagnie e ricordai il consiglio di Paolo sull’importanza della coscienza nella sua lettera ai Romani, cap. 14. Sarei stato disposto a fare qualunque cosa insegnassero le Scritture, ma non trovavo nessuna prova a sostegno del criterio adottato in merito alle persone dissociate. Quale base scritturale c’era?
A questo punto la conversazione prese una direzione facilmente prevedibile: Dan citò 1 Corinti cap. 5 a sostegno della posizione assunta. Feci notare che in quel contesto l’apostolo parlava di non associarsi a quanti si dicono fratelli e sono fornicatori, idolatri, maldicenti, ubriaconi e ladri. Non avevo persone del genere tra le mie compagnie e non le avrei accettate in casa mia; ma essi consideravano Peter Gregerson alla stregua di quel tipo di persone? Nessuno dei due rispose.
Poi Dan citò le parole dell’apostolo Giovanni in 1^ Giovanni 2:19: « Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi ». Quando chiesi di quale sorta di persone Giovanni parlasse, in quel contesto, essi riconobbero che si parlava degli « anticristi ». Dissi che la stessa cosa era vera in relazione a 2^ Giovanni 7-11, dove si parla dell’associazione con persone di quel genere. Assicurai loro che non avrei mai fatto amicizia con un anticristo, uno che si era ribellato a Dio e a Cristo, e che non c’era nessuna persona del genere tra i miei conoscenti; o forse intendevano dire che Peter Gregerson era un anticristo? Ancora una volta non risposero *

* Dan asserì di non aver mai parlato con il fratello Peter a proposito delle divergenze d’opinione di Peter, anche se Dan sapeva tutto riguardo a ciò

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Messaggiodi CONSAPEVOLE » 10/05/2017, 20:01

Cogitabonda ha scritto:Caro Mario, visto che ricordi bene tante cose, come quell'esempio della sorella con la gomma a terra, ricordi qualche pubblicazione antecedente al 1982 in cui si parlasse di trattare i dissociati come gente del mondo?


Ho consultato l'indice delle pubblicazioni della Watchtower che vanno dal 1945 al 1985 . Questo è quello che ho trovato:

DISSOCIAZIONE
(Vedi anche Disassociazione)
annuncio: om 150-151; w82 15/7 31
chi dev’essere considerato dissociato: w82 15/7 31
come alcuni si dissociano: w82 1/1 23-24; w82 15/7 31
come trattare i dissociati: w85 15/7 30-31; w82 1/1 24; w82 15/7 31
come trattare un caso di: w85 15/3 31; om 150-151; w82 15/7 31
dissociato è diverso dall’inattivo: om 150; w82 15/7 31
trattazione: om 150-151; w82 15/7 31

Come si puo notare non viene citata nessuna pubblicazione antecedente al 1982. Anche l'indice in inglese che cita le pubblicazione iniziando dal 1930 è uguale a quello italiano. Ciò significa che i riferimenti a tutte le pubblicazioni precedenti sono stati eliminati perchè negli anni 80 fu rivisto totalmente il modo in cui si dovevano trattare i dissociati.
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Messaggiodi Cogitabonda » 10/05/2017, 22:01

Grazie Mario e Consapevole per le vostre risposte!
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Messaggiodi Wyclif » 11/05/2017, 11:45

Ricordo anch'io la differenza tra i dissociati e i disassociati, sul dito JW.org non la troviamo perché li ci mettono solo le informazioni che fanno comodo a loro, nel CD 2016 non c'e nonostante essa prenda in esame le pubblicazioni dal 1970,ma credo che sia stata esclusa volontariamente dall'indice, una Torre di Guardia che ne parli ci sia perché ricordo che feci ricerca di tale soggetto negli anni 80. Ora non sto bene appena mi riprendo faro una ricerca nel cartaceo, oppure dovremmo chiedere al dottissimo Ilnonnosa che possiede tutte le pubblicazioni della WTS:
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Messaggiodi CONSAPEVOLE » 11/05/2017, 18:46

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Messaggiodi CONSAPEVOLE » 11/05/2017, 18:53

Secondo me la cosa più grave è quello di imporre a tutti di non salutare la persona disassociata o dissociata.Nella Bibbia non c'è nulla che sostenga questo punto di vista della WT. L'unica scrittura citata è quella di 2 Gv.10, ma è chiaro che lì si parla esclusivamente di coloro che sono diventati apostati. La cosa sorprendente è che la WT insegnava proprio questo nella torre di guardia del 15 gennaio 1975. Ecco cosa si legge a p.49:

AFFERRIAMO IL SENSO DI II GIOVANNI 9-11
21 Nella sua seconda lettera l’apostolo Giovanni dà questa esortazione: “Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio [cioè non è in unione con lui, non ha associazione con lui; si paragoni 1 Giovanni 1:6]. Chi rimane in questo insegnamento è quello che ha il Padre e il Figlio. Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. (2 Giov. 9-11) Queste parole dell’apostolo si applicano necessariamente a tutti quelli che sono espulsi dalla congregazione per trasgressione? O escludono necessariamente che si dicano a un disassociato parole di riprensione o di esortazione per spingerlo a pentirsi, convertirsi e ristabilirsi nella congregazione? Considerando il contesto di tali parole dell’apostolo possiamo capire più chiaramente il senso della sua esortazione.

22 Notate che al versetto sette l’apostolo Giovanni dice che “sono usciti molti ingannatori nel mondo, persone che non confessano Gesù Cristo venuto nella carne. Questo è l’ingannatore e l’anticristo”. Giovanni dà quindi l’avvertimento di stare in guardia e di non ricevere costoro nella propria casa, poiché essi sono attivi propagandisti di falsi insegnamenti, ingannevoli sostenitori dell’errata condotta. Non si dovrebbe dar loro nessuna occasione per potersi infiltrare ulteriormente. Non si dovrebbero neppure salutare, per evitare di partecipare alle loro opere malvage. A questo riguardo possiamo notare che fra i Giudei dei tempi apostolici il saluto comune era un’espressione che significava “Possa tu aver pace”. Il cristiano non voleva certo augurare pace a un uomo che era un ingannatore e un anticristo. Non c’è nulla, comunque, per mostrare che i Giudei aventi una veduta equilibrata e scritturale rifiutassero di salutare un “uomo delle nazioni” o un esattore di tasse. Il consiglio di Gesù sui saluti, in relazione alla sua esortazione di imitare Dio nella sua immeritata benignità verso ‘i malvagi e i buoni’, sembra escluda tale rigido atteggiamento. — Matt. 5:45-48.

23 Sono, dunque, tutti i disassociati simili a coloro che sono descritti nella seconda lettera di Giovanni? Al tempo che si dovettero disassociare essi seguivano evidentemente una condotta simile alla loro o almeno manifestavano un sentimento simile. Come dice la pubblicazione Organizzazione per predicare il Regno e fare discepoli a pagina 172: “Qualsiasi persona battezzata che deliberatamente segua una condotta immorale rifiuta in effetti gli insegnamenti della Bibbia, esattamente come li rifiuta chi insegna ad altri in maniera contraria a ciò che dicono le Scritture circa l’identità di Dio, il provvedimento del riscatto, la risurrezione e via dicendo. (Si paragonino Tito 3:10, 11; 2 Timoteo 2:16-19)”. E colui che, dopo essere stato disassociato, tentasse di giustificare agli occhi di altri la sua immoralità e cercasse di indurre altri a seguire il suo pervertito pensiero, corrisponderebbe senz’altro alla descrizione fatta dall’apostolo Giovanni nella sua seconda lettera.
24 Comunque, non tutti i disassociati seguono da allora in poi la condotta di tali ‘ingannatori e anticristi’. Non tutti si impegnano a promuovere attivamente la trasgressione, opponendosi alla verità e tentando con l’inganno di indurre altri a seguire l’errata condotta che portò alla loro disassociazione. Lo si vede dal numero di coloro che pentiti chiedono di essere riassociati e sono riassociati come componenti approvati della congregazione. Pertanto, negli Stati Uniti (dove c’è ora più di mezzo milione di cristiani testimoni di Geova), nel periodo di dieci anni dal 1963 al 1973, si dovettero disassociare 36.671 persone per vari tipi di grave trasgressione. Tuttavia, in quello stesso periodo 14.508 persone furono riassociate, riaccettate nelle congregazioni a motivo del loro sincero pentimento. Questo rappresenta quasi il 40 per cento del totale. Noi che siamo sulla terra dovremmo certo rallegrarci con Geova e con la sua famiglia celeste di questo fatto. — Luca 15:7.


Quindi non tutti erano considerati simili a quelli descritti in 2 Gv.Ecco perchè nel ministero del regno del dicembre 1974 si affermava : il cristiano può salutare un disassociato che non è fra quelli descritti in II Giovanni 9-11, ma non andrebbe certo oltre una parola di saluto.

Ora perchè si decise agli inizi degli anni 80 di rivedere questo punto vista con la conseguenza di andare al di là di quello che afferma la Bibbia?
Penso che la risposta è abbastanza ovvia!
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Messaggiodi Romagnolo » 12/05/2017, 11:59

...fra i Giudei dei tempi apostolici il saluto comune era un’espressione che significava “Possa tu aver pace”. Il cristiano non voleva certo augurare pace a un uomo che era un ingannatore e un anticristo...

Probabilmente usavano il termine Shalom ( pace per l'appunto) Teniamo presente che il nostro Ciao nulla ha a che vedere col concetto basilare di pace o augurio tale.
Chiunque può dire ciao anche al suo peggior nemico senza con ciò sottintendere un augurio di pace.
Ricordati che lo studio biblico è si gratuito, ma poi ricordati che la WT richiederà che tu le dia altrettanto gratis il tuo impegno, tempo e risorse.
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