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Pericope dell'adultera: cosa dicono realmente i cristiani dell'antichità

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Pericope dell'adultera: cosa dicono realmente i cristiani dell'antichità

Messaggiodi domingo7 » 29/10/2018, 20:01

La pericope dell'adultera, sotto influsso della moderna critica testuale, è stata relegata nelle note o riportata tra parentesi da numerose bibbie inglesi del XX secolo come l'American Standard Version, la Revised Standard Version (prima edizione), la New English Bible e la NWT (versione riveduta).

La pericope dell'adultera, benché mancante in alcuni grandi codici greci del IV secolo (Sinaitico, Alessandrino e Vaticano), è comunque presente in un famoso Codice del V secolo (Beza) ed in alcuni codici del IX-X secolo (Boreelianus, Seidelianus I, Seidelianus II, Cyprius, Campianus, Nanianus, Tischendorfianus).

E' quindi riportata da parecchi codici minuscoli (28, 318, 700, 892, 1009, 1010, 1071, 1079, 1195, 1216, 1344, 1365, 1546, 1646, 2148, 2174) ed in vari tipi testuali bizantini. Si trova anche in numerosi manoscritti della Vetus Latina, della Vulgata (Codex Fuldensis) ed in alcune alcune versioni siriache, bohariche, armene ed etiopiche.

Collocano la pericope altrove: la famiglia 1, i minuscoli 20, 37, 135, 207, 301, 347, e quasi tutte le versioni armene che pongono la pericope dopo Giovanni 21,25; la famiglia 13 che la colloca dopo Luca 24,53; i minuscoli 129, 259, 470, 564, 831, e 1356 che collocano i versetti Giovanni 8,3-11 dopo Giovanni 21,25 e il minuscolo 826 che colloca la pericope dopo Luca 21,38.

E' quindi citata nella Didascalia Apostolorum (III secolo), da Didimo Cieco (IV secolo), dall'Ambrosiaster (IV secolo), da Ambrogio di Milano (IV secolo), da Giovanni Crisostomo (IV secolo), da Girolamo (IV secolo) e da Agostino d'Ippona (IV secolo).

E su queste testimonianze vale forse la pena di soffermarci

Didimo Cieco, tra i frammenti di in un commento al libro di Ecclesiaste, scrisse: "Si narra, in certi Vangeli, che una donna fu condannata dai giudei per un peccato e veniva condotta, per essere lapidata, nel luogo dove ciò soleva avvenire. Il Salvatore, vi si dice, avendola scorta e avendo visto che erano pronti a lapidarla, disse a coloro che stavano per colpirla con pietre"Chi non ha peccato, sollevi una pietra e la getti. Se qualcuno ha coscienza di non aver peccato, prenda una pietra e la colpisca" E nessuno osò. Conoscendo se stessi e sapendo che anch'essi erano responsabili di qualcosa, non osarono colpirla "[Commento al libro di Quoelet, Capitolo VII].

Nella Didascalia Apostolorum (autorevole trattato cristiano dell'inizio del III secolo) è poi scritto: "Pertanto, o vescovo, per quanto puoi, custodisci quelli che non hanno peccato, affinché possano continuare a non peccare ma guarisci ed accogli quelli che si pentono dei (loro) peccati. Se tu non ricevi colui che si pente, perché sei senza pietà, tu peccherai contro il Signore Dio, perché non ubbidisci al nostro Salvatore e al nostro Dio, non facendo come Gesù ha fatto con colei che aveva peccato, che gli anziani gli avevano posto davanti, lasciando il giudizio nelle sue mani. Lui, il Cercatore dei cuori, le disse: "Gli anziani ti hanno condannato, figlia mia? Lei gli rispose: No, Signore. E lui le disse: neppure io ti condanno, vai e non peccare più". [Didascalia Apostolorum, Cap. VII].

Agostino, a tal proposito, ricorda come: "Tutto questo è inaccettabile, evidentemente, per l'intelletto dei non credenti: infatti alcuni di fede debole, o piuttosto nemici della fede autentica, per timore, io credo, di concedere alle loro mogli l'impunità di peccare, tolgono dai loro codici il gesto di indulgenza che il Signore compì verso l'adultera, come se colui che disse: d'ora in poi non peccare più avesse concesso il permesso di peccare, o come se la donna non dovesse essere guarita dal Dio risanatore con il perdono del suo peccato, perché non ne venissero offesi degli insensati". [Agostino, Connubi Adulterini, II, 6].

Nella sua Storia Ecclesiastica, Eusebio di Cesarea, si dilunga sulla figura di Papia di Gerapoli, discepolo di Giovanni evangelista e gran sostenitore del millenarismo. Papia viene ricordato anche per aver tramandato l'esistenza di un Vangelo di Matteo in lingua ebraica e di un Vangelo degli Ebrei nel quale sarebbe narrata la storia di Gesù e di una "donna accusata di molti peccati" [Eusebio, Storia Ecclesiastica, III, 39].

Girolamo
racconta poi come la pericope fosse presente in molti manoscritti greci e latini, alla fine del IV secolo: "In Evangelio secundum Johnnem in multis et Graecis et Latinis codicibus invenitur de adultera muliere, quae accusata est apud Dominum" (Gerolamo, Contro Pelagio, II, 17, 4)

La pericope dell’adultera è poi richiamata chiaramente da Ambrogio che la attribuisce all’evangelista Giovanni quando ricorda ai suoi contemporanei che: “Una questione molto agitata e molto famosa è stata l'assoluzione di quella donna che nel Vangelo secondo Giovanni fu portata a Cristo accusata di adulterio. Lo stratagemma che gli ebrei equivocati escogitarono fu questo: nel caso in cui il Signore Gesù avesse assolto la donna si sarebbe opposto alla Legge, mentre la sua condanna avrebbe potuto essere criticata, rendendo la grazia di Cristo vuota. E la discussione è ancora più accesa, dal momento in cui i vescovi hanno iniziato ad accusare i colpevoli dei crimini più atroci davanti ai tribunali pubblici, e alcuni persino a spingerli all'uso della spada e della pena capitale, mentre altri ancora approvano questo tipo di crimini macchiati dal sangue del sacerdozio. Poiché quegli uomini dicono esattamente come gli ebrei, che i colpevoli dovrebbero essere puniti dalle leggi pubbliche, e quindi che dovrebbero essere accusati dai sacerdoti di fronte ai tribunali pubblici …. Come possiamo sopportare chi condanna le colpe negli altri e le scusa in se stesso? Quando un uomo condanna in un altro ciò di cui egli stesso si macchia, non pronuncia piuttosto la propria condanna?” [Ambrogio, Lettera XXVI, 2, 3, 13]
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Ma come si conviene a dei santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppur nominata fra voi; né disonestà, né buffonerie, né facezie scurrili, che son cose sconvenienti; ma piuttosto, rendimento di grazie [Efesini 5,3-4]
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