Buone Feste (by MatrixRevolution)

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Lo scopo di questo forum è quello di analizzare in chiave critica la dottrina e l'organizzazione dei Testimoni di Geova

Nuova TNM in italiano

La Bibbia dei Testimoni di Geova è davvero una traduzione fedele ed accurata delle Sacre Scritture?

Moderatore: polymetis

Messaggiodi Romagnolo » 26/12/2017, 23:18

Sono stati eliminati i due finali ( quello corto e quello lungo) di Marco, e il passo dell' adultera dove Gesù chiede chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Personalmente non sono molto contrario al taglio fatto.
Ricordati che lo studio biblico è si gratuito, ma poi ricordati che la WT richiederà che tu le dia altrettanto gratis il tuo impegno, tempo e risorse.
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Messaggiodi Achille » 27/12/2017, 10:10

pierangelo ha scritto:ciao a tutti, ho saputo che la wts ha pubblicato una nuova versione della traduzione del nuovo mondo che i tdg hanno appena ricevuto, da quello che ho sentito hanno addirittura eliminato alcuni versetti
volevo sapere se la notizia era vera, se lo fosse sarebbe molto grave perche' la loro bibbia oltre ad essere tradotta in modo non veritiero sarebbe addirittura mancante di alcune parti chiedo gentilmente notizie
sull'argomento soprattutto a chi ha ancora contatti con persone che sono tdg attive grazie
Ho unito il tuo intervento alla discussione già esistente.
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Messaggiodi Achille » 27/12/2017, 10:52

Achille ha scritto:Da queste versioni si capisce che i 70 anni ("questi settant'anni") stavano ancora continuando. E la domanda rivolta ai sacerdoti e ai profeti era se i digiuni iniziati 70 anni prima dovevano continuare.

Nella TNM non si comprende tutto questo:

«La gente di Bètel mandò Sarèzer e Règhem-Mèlec con i suoi uomini a implorare il favore di Geova, dicendo ai sacerdoti della casa di Geova degli eserciti e ai profeti: “Nel quinto mese devo piangere e digiunare, come ho fatto per così tanti anni?”
Allora mi fu trasmesso questo messaggio di Geova degli eserciti: “Di’ a tutto il popolo del paese e ai sacerdoti: ‘Quando per 70 anni digiunaste e vi addoloraste nel 5o e nel 7o mese, digiunaste veramente per me? ».

Non si parla di continuare il digiuno. E non si parla di "questi settant'anni". La frase "Quando per 70 anni digiunaste e vi addoloraste" può riferirsi al periodo di tempo che si era concluso una ventina di anni prima e non al periodo che invece era ancora in corso al tempo di Zaccaria.

Una traduzione "ad hoc", che si armonizza con gli "intendimenti" della WTS e con la sua erronea cronologia.
Nella precedente edizione la manipolazione non era così evidente:

«E la parola di Geova degli eserciti continuò a essermi rivolta, dicendo: 5 “Di’ a tutto il popolo del paese e ai sacerdoti: ‘Quando digiunaste e si fece lamento nel quinto [mese] e nel settimo [mese], e questo per settant’anni, digiunaste realmente per me, proprio per me?».

L'ordine delle parole è diverso, sempre nel tentativo di far pensare che si parli dei 70 anni trascorsi molti anni prima, ma almeno rimane ancora l'aggettivo dimostrativo "questo", mentre nella nuova edizione non c'è nemmeno un barlume che faccia pensare che i 70 anni di lutto e digiuni stavano ancora trascorrendo.

Non sono comunque riusciti a cambiare il cap. 1 versetto 12:

«L’angelo di Geova dunque rispose e disse: “O Geova degli eserciti, fino a quando tu stesso non mostrerai misericordia a Gerusalemme e alle città di Giuda, le quali hai denunciato in questi settant’anni?” (ed. 1987).

Qui si parla del fatto che Dio era ancora indignato con gli abitanti di Giuda e Gerusalemme, per cui non si poteva tradurre come avevano fatto nel cap.7 - "e questo per settant’anni" - cercando di "spostare" l'accaduto ad un tempo ormai trascorso. Non era possibile perché il contesto fa capire con assoluta chiarezza che il tempo (i 70 anni) stavano ancora trascorrendo in quel momento.
Anche nell'edizione del 2017 quindi si rende il passo in maniera simile:

«L’angelo di Geova allora disse: “O Geova degli eserciti, fino a quando negherai la tua misericordia a Gerusalemme e alle città di Giuda, con le quali sei stato adirato in questi 70 anni?”».

Per spostare ad un tempo ormai trascorso i 70 anni di cui si parla in questo versetto, avrebbero dovuto tradurre "con le quali sei stato adirato durante 70 anni" (o "in quei 70 anni").

Ma dato che Dio era ancora adirato, e si usa l'aggettivo dimostrativo questi, evidentemente non hanno potuto fare altro che rispettare il testo.
Mentre nel cap. 7 questa evidenza - cioè che i 70 anni erano ancora in corso - non c'è più.

P.s.: Non capisco come mai a volte usano gli aggettivi numerali scrivendoli per esteso - esempio "nel quinto mese" del versetto 3 (cap.7), o il "nono mese" (vers. 1) - mentre poi nel vers. 5 scrivono l'aggettivo in questo modo: «“Di’ a tutto il popolo del paese e ai sacerdoti: ‘Quando per 70 anni digiunaste e vi addoloraste nel e nel mese...».
Boh, non mi sembra un modo molto coerente di tradurre..., :boh:
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Messaggiodi polymetis » 30/12/2017, 15:14

Passate le feste e le giornate coi parenti, mi accingo a scrivere nuovamente qualche pensiero in ordine sparso per cercare di rispondere ad alcune rassicurazioni che mi paiono o false o assolutamente insufficienti. Avevo asserito che è illogico fidarsi di una religione che pretende di essere assistita da Dio, ma poi continua a fare cambiamenti, perché ciò evidentemente implica che anche quando si sta credendo adesso potrebbe modificarsi. Le risposte sono state che 1)I cambiamenti sono pochi. 2)Sono poco significavi. 3)Lo fa qualsiasi religione. 4)Il sapere umano in generale, ad es. la scienza, evolva anch’essa, ma ciò non implica che dobbiamo smettere di fidarci della medicina del XXI secolo solo perché sarà diversa da quella del XXII.
Quanto al problema se i cambiamenti della WTS siano pochi non credo che per fare una statistica sia sensato analizzare la percentuale oceanica di inchiostro che ha versato, e poi vedere quante di quelle righe non siano più valide. Ciò è superfluo perché gran parte di quelle pagine si ripete. Si può infatti scrivere centinaia di pagine ma ripetere sempre le stesse dottrine, quindi per fare un conteggio del tasso di mutamento non serve fare uno spoglio di tutte le pagine scritte dalla WTS, ma solo fare un elenco sommario di tutte le dottrine, e vedere quante di esse siano state modificate. Anche così facendo però confesso di non poter dare una percentuale esatta, ma solo riferire un’impressione. Infatti è arduo stilare un elenco di dottrine, perché non si sa bene cosa dovrebbe contenere. L’interpretazione di ogni singolo versetto, è una dottrina? Il parere negativo che diedero sugli scacchi, è una dottrina? A me i cambiamenti sembrano moltissimi, ma questo probabilmente è perché li rapporto al cattolicesimo. Pe fare un confronto, quali sarebbero stati i cambiamenti dottrinali cattolici avvenuti dal 1879*, ossia l’epoca da cui esistono i Testimoni di Geova? Confesso che mi viene in mente un solo mutamento dottrinale, ossia il problema dell’esistenza del limbo. Con la differenza, già affermata, che non era dogma prima, e non è dogma neppure oggi. Quindi la Chiesa non ha mai affermato che fosse una rivelazione divina il limbo (cosa che non si può dire per dottrine cambiate dalla WTS, le quali, come nel caso delle cosiddette “autorità superiori”, sono state imputate a rivelazioni divine come si vedrà più avanti). Un cattolico potrebbe cioè utilizzare ancora il Catechismo di Pio X (come ebbe a dire infatti Ratzinger in un’intervista: “La fede come tale è sempre identica. Quindi anche il Catechismo di san Pio X conserva sempre il suo valore.” http://www.30giorni.it/articoli_id_616_l1.htm ) Mi chiedo se invece un TdG potrebbe utilizzare ancora oggi “Potete vivere per sempre”, o, peggio “Milioni ora viventi non morranno mai”, un titolo tanto sbandierato e che da solo basta a tacciare i TdG d’essere falsi profeti!
Tra l’altro il limbo, proprio perché non è mai stato dogma, non è stato neppure abolito. Era un’opinione prima, ed è un’opinione adesso, nessuno vieta di credervi. Il Nuovo Catechismo infatti non dice che il Limbo non esiste, semplicemente non ne parla. Oggi è possibilissimo per un cattolico credere al limbo, come era possibile prima non credervi senza essere eretici, proprio perché non è materia coperta da dogma. Si dovrebbe dunque dire forse che la dottrina della Chiesa non è cambiata in nulla dal 1879 ad oggi, neppure in fatto di Limbo, se intendiamo con “dottrine della Chiesa” le dottrine su cui la Chiesa ha asserito che non vi fosse possibilità di errore perché partorite con l’assistenza divina. Ma il limbo non è mai stata considerata di questo genere, s’è sempre saputo infatti che era un’opinione teologica nata nel medioevo che risolveva dei problemi ma ne creava altri. Comunque non è questo il problema: se anche fossero cambiate altre dottrine, il punto è che in casa cattolica c’è un criterio che spiega cosa può cambiare e cosa no, e dunque non si crea nessuna contraddizione. La difficoltà che io avanzo infatti è come sia possibile richiedere obbedienza a dottrine passibili di cambiamento, e, anzi, osare a volte dire che quelle dottrine (poi cambiate), erano opera di Dio. In casa cattolica non si crea alcuna contraddizione perché la teologia cattolica distingue i dogmi dai non-dogmi, e dunque noi già adesso abbiamo una parte che sappiamo non franerà mai, e altre parti a cui, sin d’ora, possiamo non prestare assenso, proprio perché non coperte da dogma. Come dicevano i coloni americani “No Taxation without Representation”, e i teologi cattolici potrebbero dire “no obligation without dogmatization”. Io non vedo nei TdG questo discrimine, e dunque tutto quello che scrivono è potenzialmente rivedibile ma, al contempo, in un oscuro modo, dichiarato frutto dell’assistenza divina. Mi si lasci esemplificare. È stato citato il caso delle “autorità superiori”, volendola far passare come una bazzecola poco importante. Il secondo punto della risposta era infatti che le dottrine cambiate sono poco significative. A me pare che ciò sia una menzogna colossale: infatti, come si fa a definire poco significativi cambiamenti come quello sui trapianti di organo prima definiti cannibalismo e cosa cui Geova non diede il permesso, se da essi può dipendere il salvataggio della vita ( come nel caso di una testimonianza firmata in cui un uomo spiega che sua moglie ha rifiutato, morendo, un trapianto che secondo i medici aveva buone probabilità di salvarla, e ciò a causa di questa proibizione: http://www.watchtowerinformationservice ... busselman/ Lui almeno si firma, e racconta la sua storia. I vigliacchi anonimi che non vogliono ascoltare possono smentirlo se vogliono).
E che dire del cambio a proposito del servizio civile? (sul perché la spiegazione revisionista dei TdG internettiani sia falsa, vedi sotto) **
Persone finite in carcere, non possono ben lamentarsi che questo cambiamento di opinione abbia inciso sulla loro vita? E il balletto sulle parti accettabili del sangue?
Inoltre, non s’è già detto che i TdG hanno cambiato continuamente una dottrina che non solo non è secondaria, ma anzi, è la più fondamentale di tutte, cioè chi sia lo Schiavo fedele e discreto? Essa è fondamentale perché indica chi debba dispensare la dottrina, quindi se si è identificato lo schiavo sbagliato, potremmo stare attingendo da una fonte errata. Prima si credeva fosse Russel, poi gli unti, poi il solo CD, e domani? Se è stata sbagliata più volte, può esserlo anche adesso. Ma veniamo alla dottrina sulle “autorità superiori”, alternativamente identificate come i governi del mondo o con Geova e Gesù. Questa dottrina non è affatto di secondaria importanza, anzi, capirne il vero senso è, come si espresse la WTS, una “vitale verità”, perché sulla base di questo versetto s’è fondata per secoli la teologia cristiana sull’obbedienza dei cristiani alle autorità mondane, e dunque il divieto di fare una rivoluzione. Come si fa a dire che una cosa del genere sia poco importante? Si vedrà dalle citazioni che seguono che 1)La WTS identifica il corretto intendimento sulle autorità superiori come una “verità vitale”, e dunque non affatto un argomento di secondaria importanza come s’è tentato di farlo passare. 2) Le rivelazioni, poi rivelatesi sciocchezze, su quali sarebbero le autorità superiori, venivano identificate come rivelazioni divine, identificando ipso facto la WTS come un’accolta di falsi profeti.

“ In 1929 the Lord made clearly to appear to his people who constitute "the higher powers". Since then they have been enabled to see clearly that the faithful ones must obey Jehovah and Christ Jesus, who are "the higher powers", and make no compromise with the wicked organization ruling the world and not or deined of God.”
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Si noti come l’errore della WTS venga addebitato a Dio stesso: “The Lord made clearly”.

L’importanza vitale di questa dottrina fu spiegata dalla WTS nei termini già esposti. L’erronea comprensione di questa dottrina aveva causato una sottomissione e ingiustificata deferenza dei cristiani verso le autorità mondane:

”because of the religious doctrine which still prevails, namely, that the political officials of Satan's visible organization are the "higher powers" to whom all Christian souls are to be subject, as commanded at Romans 13:1. By such perversion of Scripture the religious Hierarchy in control have been able to act as the "spiritual advisers" of the political powers and to use the arm of the state to take away and suppress freedom of speech, of press, of assembly, and of worship of God. Such religious misapplication of Scripture concerning the "higher powers" has long caused the ignorant bondage of professing Christians to worldly officials[/ b] at the expense of the interests of God's work and of true freedom. After the Lord's coming to the temple and freeing the faithful remnant of spiritual Israelites from captivity to modern-day Babylon he began to open their eyes gradually to the truth. [b]In 1929 the clear light broke forth. That year The Watchtower published the Scriptural exposition of Romans chapter 13. It showed that Jehovah God and Christ Jesus, rather than worldly rulers and governors, are "The Higher Powers" and that the Christian souls must "obey God rather than men" (The Truth Shall Make You Free, pp. 311-312)

Si noti come questa nuova luce venga considerata superiore alla procedente (the clear light broke forth), eppure la WTS dovette in seguito fare un passo indietro e ritornare alla dottrina di tutto il resto della cristianità e che fu pure di Russel. Più che di luce progressiva dovremmo dunque parlare di luce intermittente, e non si incastra in alcun modo con la balla geovista di una progressiva illuminazione, visto che già ai tempi di Russel i tdG avevano la dottrina attuale. Si noti poi come i cristiani che avevano seguito l’interpretazione tradizionale siano definiti ignoranti. Che arroganza!

Segue una traduzione del passo già citato per i non anglofoni, che ho trovato su internet, e non so dire se sia stata quella ufficiale italiana perché ci sono delle differenze, ad es. la sparizione della parola “ignorant”:

“Cotesta religiosa ed erronea applicazione della Scrittura concernente le “autorità superiori”, ha per lungo tempo provocato l’oppressiva schiavitù dei professanti Cristiani ai dignitari mondani, a spese degl’interessi dell’opera di Dio e della vera libertà Dopo la venuta del Signore nel tempio e la liberazione del fedele residuo d’Israeliti spirituali, dalla cattività alla Babilonia del tempo moderno cominciò ad aprire i loro occhi alla verità. Nel 1929 apparì la rifulgente luce. In quell’anno la Watchtower pubblicò l’esposizione Scritturale che trovasi al capitolo 13 dei Romani. Tale rivista dimostrò enfaticamente che Geova Iddio e Cristo Gesù sono “Le Autorità Superiori” e non i reggitori ed i governatori mondani, ... Questa rivelazione di vitale verità, liberò lo spirito del consacrato popolo di Dio, più di quanto fosse avvenuto prima” (La verità vi farà liberi, Brooklyn 1944, pag. 313-314)
La cosa comica è che la dottrina tradizionale di Russel, che verrà in seguito recuperata dai TdG, è definita altrove “un’eco dell’opera di Satana”.
Quindi non solo questa nuova luce è attribuita falsamente a Dio in persona, ma la dottrina oggi adottata anche dai TdG era attribuita a Satana:
“Satan has deceived the people and induced them to believe that the “beast” constitutes the “higher powers”and that such powers are derived from Jehovah. (Rom. 13:1) No empire on earth has ever so completely induced the people to believe this falsehood as the British Empire. Its lords temporal and lords ecclesiastical have walked side by side speaking with one mouth and being directed by Big Business that holds them together, and all have been acting as the ventriloquist of Satan the Devil.(Light, Vol 1, 1930, p. 32-33)

Mi pare dunque che questo citare le autorità superiori sia rivelato un autogol, infatti questa dottrina, a detta della WTS, 1) è di vitale importanza. 2)è stata cambiata non in modo progressivo, ma intermittente. 3)è stato esplicitamente attribuito a Dio ciò che era errato, e al diavolo ciò che ora è considerato giusto.
Seguono esempi di altre dottrine a mio avviso importantissime che la WTS ha cambiato, al fine di mostrare come non ci sia paragone col tasso di mutamento della Chiesa Cattolica dal 1881 in poi (data di nascita della WTS).
Quello che vorrei far notare però è che qui si ha un esempio lampante del problematico rapporto dei TdG con la dottrina di un qualche tipo di guida del CD da parte di Dio. Se le loro guide hanno fallito su una dottrina “di vitale importanza” e ricaduta pratica come l’identificazione delle autorità superiori, cosa garantisce che non lo facciano ancora? E in che senso Dio li assiste, se poi le dottrine che attribuiscono direttamente a Dio vengono cambiate? Come giù detto in casa cattolica non abbiamo questi problemi: le dottrine per le quali si invoca l’assistenza dello Spirito Santo, cioè i dogmi, non cambiano mai. Per il resto c’è libertà di critica. Sembra che i TdG invece mantengano in una vaghezza contraddittoria il tipo di “assistenza” che Dio darebbe alle loro guide, in modo da poter aver la botte piena e la moglie ubriaca, ossia esigere obbedienza perché sono assistiti da Dio, ma poi poter cambiare dottrina perché, in fondo, sono solo uomini. Questo confuso ed inestricabile groviglio di assurdità è voler dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
Comunque, per tornare al problema delle dottrine fondamentali cambiate, direi che la più clamorosa sia quella della “generazione”, mutata nel 1995. Non si tratta di “una dottrina” tra le altre, ma di una dottrina base. Infatti, che cosa c’è di più importante di stabilire quando sarà la fine del mondo per una religione millenaristica, che gioca la sua attrattiva sulla tensione escatologica verso la fine imminente? Eppure era detto chiaramente che la generazione che vide il 1914 sarebbe stata l’ultima, e ciò ha dato un notevole incremento ai TdG in termini di fervore missionario, perché la fine veniva vista come imminente:

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«Dopo aver richiamato l'attenzione sulle molte cose che hanno contrassegnato il periodo dal 1914 in poi, Gesù disse: "Questa generazione non passerà affatto finché tutte queste cose [inclusa la fine di questo sistema] non siano avvenute". (Matteo 24:34, 14) A quale generazione si riferiva Gesù? Alla generazione di persone in vita nel 1914. I rimanenti di quella generazione sono ora molto anziani. Ma alcuni di loro saranno ancora in vita quando verrà la fine di questo sistema malvagio. Possiamo quindi essere certi di questo: fra breve sopraggiungerà l'improvvisa fine di tutta la malvagità e di tutti i malvagi ad Armaghedon» (Libro Potete vivere,ed.1982, pag. 154).”

Notate come si dica che è Gesù che si riferisce ad una generazione specifica, quella delle persone in vita nel 1914.
La blasfemia dei falsi profeti si incrementa allorché si dice che è Gesù che ha “garantito”(sic!) la loro dottrina farlocca:

«Possiamo quindi essere felici che Gesù abbia garantito che vi saranno superstiti della "generazione" del 1914 - cioè che questa generazione non sarà del tutto scomparsa - quando la "grande tribolazione" farà calare il sipario su questo malvagio sistema mondiale. (La Torre di Guardia del 15/4/1981, pag.3)

Non solo era Gesù che lo garantiva, erano le Scritture che lo dicevano “chiaramente”:

«Le Scritture indicano chiaramente che la "generazione" che ha visto l'inizio della presenza di Cristo vedrà anche il "grande giorno di Geova" in cui egli eseguirà il giudizio contro tutti quelli che praticano l'ingiustizia. (Matt. 24:34; Sof. 1:14-2:3) Quella "generazione" è ora molto avanzata negli anni. Ma la Bibbia non indica la data esatta in cui Gesù Cristo verrà come giustiziere di Geova contro il sistema di cose terreno di Satana» (Uniti nell'adorazione del solo vero Dio, p. 176, 1982).

Dunque la Bibbia non diceva la data esatta, ma per certo diceva chiaramente che sarebbe stato entro la fine della generazione di coloro che videro il 1914, e ci si compiaceva sottilmente delle loro prossima dipartita dicendo “Quella "generazione" è ora molto avanzata negli anni”, dunque c’era poco da aspettare.
Orbene, mi chiedo: come si fa a dire che questa non è una dottrina importante? Non solo per una religione millenaristica individuare il corretto tempo della fine è tutto, ma per di più c’è della gente che può aver fatto dei programmi basandosi su questa falsa profezia. Devo andare all’università, visto che tanto la fine è vicina? Compro casa, visto che tanto non finirò di pagare il mutuo? O venderò casa perché tanto la fine è vicina?
Queste non sono fole e ipotesi inventate da qualche apostata, il che comunque sarebbe sufficiente a prenderle sul serio, ma sono ragionamenti che la WTS stessa invitava a fare:

“Se siete giovane, dovete anche considerare il fatto che non invecchierete mai in questo attuale sistema di cose. Perché no? Perché ogni evidenza...indica che questo corrotto sistema deve finire fra pochi anni...Se siete nella scuola superiore...significa almeno quattro anni...sei o otto anni...Ma dove sarà allora questo sistema di cose? Sarà molto avanzato nella strada che porta alla sua fine, se non in effetti scomparso!" (Svegliatevi! dell'8/11/1969, pp. 15-16)

[/i] “Si odono notizie di fratelli che vendono la casa e i beni e dispongono di trascorrere il resto dei loro giorni in questo vecchio sistema facendo il servizio di pioniere. Questo è senz'altro un modo eccellente d'impiegare il breve tempo che rimane prima della fine del mondo malvagio (1 Giov. 2:17)" [/i] (Ministero del Regno, giugno 1974)

Già, vendono la casa perché “Gesù garantiva” vero? E allora non si dica che non è colpa della WTS ma di gente che ha capito male, perché è la WTS quella che scriveva che i suoi deliri erano le idee di Gesù. Ma come si fa dunque a dire che questi cambiamenti sarebbero secondari e poco importanti, se a causa di essi qualcuno potrebbe essere rimasto segnato a viva, se qualcuno non ha preso una laurea che avrebbe voluto prendere, e qualcuno persino s’è venduto la casa? Com’è possibile sottostimare la rovina causata a queste persone per colpa delle vecchie cornacchie accecate di Brooklyn e dei loro deliri? E tu, caso lettore, te lo ripeto, che basi le tue scelte sulle scemenze della Torre di Guardia, ti rendi conto vero che, esattamente come deliravano nel 1969, potrebbero delirare anche ora? Magari tra 40 anni ci diranno che le trasfusioni vanno bene. Che, esattamente come dicevano che vedevano “chiaramente” e attribuivano a Cristo e a Dio degli spropositi nei decenni passati, potrebbero fare lo stesso ora, e tu rischi di gettare la tua vita al vento per seguire della gente già segnalatasi come autrice di false profezie che hanno rovinato la vita a della gente, o addirittura ucciso delle persone, dicendo loro di non fare un trapianto perché era cannibalismo? Noi cattolici, come dicevo, grazie al cielo non abbiamo di questi problemi, avendo noi una distinzione tra dogmi e non dogmi, e non venendo escluso o scomunicato in alcun modo chi discuta cose che non sono definite in maniera definiva: quindi sappiamo su cosa basarci, e ciò che invece è un’ipotesi.
Ma continuiamo con le dottrine cambiate che considero importanti. Per una religione millenaristica, non è forse una dottrina fondamentale stabilire chi siano i 144.000 e le modalità della loro chiamata? La WTS riteneva che la chiamata celeste fosse terminata nel 1935 (come ammette La Torre di Guardia del 1° maggio 2007, pp. 30-31), mentre ora ha abbandonato questa dottrina. E non è forse una dottrina di importanza radicale stabilire quale può essere il futuro celeste dell’uomo?
Un'altra dottrina cambiata, e che non si può considerare affatto secondaria, è la necessità o meno di un’organizzazione visibile per la propagazione della buona novella. Com’è noto Russel avversava la tesi che fosse necessaria un’organizzazione visibile:

“Guardatevi dall’"organizzazione". Essa non è per niente necessaria. Le norme bibliche sono le uniche di cui avete bisogno. Non cercate di vincolare le coscienze altrui, né consentite ad altri di limitare l’esercizio delle vostre. Credete ed obbedite a quanto riuscite a capire dalla Parola di Dio oggi, così continuerete a crescere nella grazia, nella conoscenza e nell’amore giorno dopo giorno». (The Watch Tower, 15 Settembre 1895)

Come si può dire che quello intervenuto nella storia dei TdG sia un cambiamento secondario? Sarebbe come se la Chiesa Cattolica, facendo per ipotesi il ragionamento opposto, improvvisamente, dopo aver predicato che un’organizzazione col clero serve, si mettesse a dire che invece non è d’utilità alcuna nessuna organizzazione strutturata.
E che dire della parusia, del ritorno di Cristo, che è continuamente posdatato, prima nel 1874, poi ne 1875, poi nel 1914 (qui un’asciuttissima raccolta di citazioni: http://temoinsdejesus.fr/CONT/second-co ... r.html#004 )? E tale ritorno, prima visto come visibile e apportatore con sé della fine di questo sistema di cose, poi declassato all’inutile presenza invisibile in cielo dal 1914, visto che il ritorno visibile predetto per il 1914 aveva fatto cilecca?

“The battle of the great day of God Almighty [...] The date of the close of that "battle" is definitely marked in Scripture as October, 1914. It is already in progress, its beginning dating from October 1874.” Zions's Watch Tower, January 15, 1892, p. 22)

Pure il mese sapevano: ottobre 1914!

[Qui una scansione della pagina: http://temoinsdejesus.fr/CONT/IMG/Zions ... 92-p22-23-[1355].jpg )

Ripeto: per una religione millenaristica e apocalittica, sono forse secondari questi buchi nell’acqua?
Non c’è dottrina dell’impianto escatologico della WTS che non sia stata rivista, dimostrando che anche le dottrine fondamentali sono tristemente oggetto di revisione: la fine della chiamata celeste è stata indicata nel 1881, nel 1935, e ora in una data imprecisata. Il ritorno di Cristo è stato predetto, a volte forma visibile a volte in forma invisibile, nel 1874, nel 1875, nel 1878, nel 1914. Il Regno di Dio è stato fatto cominciare nel 1878 e nel 1914, quest’ultima data prima come inizio del Regno in terra e poi declassata ad inizio in cielo. La resurrezione terrestre dei morti è stata indicata per il 1914, per il 1925, per il 1929, per il 1931, per il 1942.
A voi sembra un’organizzazione guidata da Dio, o piuttosto un insieme di ciarlatani che sparano a casaccio coinvolgendo dei credenti nelle loro fole? E come si può pensare di paragonare questo indegno balletto con la Chiesa Cattolica? Se Ratzinger ha potuto dire che i cattolici possono ancora usare il catechismo di San Pio X (1905), i Testimoni di Geova possono forse usare e consultare con la stessa probabilità di non rimanere spaesati le loro riviste del 1905?
Anche in fatto di dottrine cristologiche le evoluzioni sono state disarmanti. Fino al 1954 i TdG hanno insegnato che Cristo si poteva adorare, e sono a partire da questa data si iniziano ad avanzare delle riserve su questa forma di deferenza verso Gesù. Qui una lista di citazioni in inglese e francese: http://temoinsdejesus.fr/WORSHIP_OF_JESUS/yearbook.php
Persino su Gesù s’è cambiata opinione, dicendo che prima NON era l’arcangelo Michele, e poi che lo era:

“His position is contrasted with that of men and angels, as he is Lord of both, having "all power in heaven and earth." Hence it is said, "Let all the angels of God worship him"; [that must include Michael, the chief angel, hence Michael is not the Son of God ] and the reason is, because he has "by inheritance obstained a more excellent Name than they." (The Watchtower 1879, November, page 4)

Anche una dottrina importante come la natura di Cristo dunque non è sempre stata uguale, ma ha fatto parte di quelle che sono cambiate nel corso del tempo.
Dire poi che tutto, dagli statuti dei partiti alla scienza cambia costantemente, non vedo in che modo possa scagionare una religione che si ritiene guidata da Dio. Io non mi scandalizzo del fatto che la scienza cambi e migliori costantemente, perché la scienza è un’impresa umana e non si vanta di avere una guida divina. Del tutto diverso il caso di gente che pretende di interpretare un testo con l’assistenza divina e poi cambia più velocemente dello statuto dei 5 Stelle.

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Allora forse per spiegare come questa manica di cialtroni non azzecchi una profezia, non occorre tirare in ballo la luce progressiva della divinità ma assai più banalmente la pura e semplice miseria umana.

Ricapitolando tutto quanto è stato detto finora:
1)Non è vero che le modifiche alle dottrine della WTS siano poche o pari a quelle delle altre religioni: sono molte, e in un arco di tempo così ridotto che il cattolicesimo al confronto s’è mosso quanto un bradipo. Un cattolico può ancora leggere il Catechismo di San Pio X, un TdG se prendesse in mano un opuscolo del 1905 forse non riconoscerebbe la propria setta.
1a)Non ha senso quantificare il numero dei cambiamenti guardando al monte delle pagine scritte dai TdG (perché le pagine possono ripetersi), semmai confrontando il numero delle dottrine cambiate con una lista di tutte le dottrine. Ma ammetto che, anche così, sarebbe impossibile fare una lista di dottrine della WTS. Mi limiterò dunque ad argomentare che, in numeri assoluti, sono molte, che sono significative, e soprattutto maggiori per numero in qualsivoglia confronto con la Chiesa Cattolica. Uno dei siti che ho citato ne elencava 120 (sic!), ma suppongo che se allargassimo il numero con tutti i versetti su cui la WTS ha dato interpretazione ridicolmente discordanti, e tutte ugualmente “chiarissime” nel testo, il numero sarebbe assai più alto.
2)Non è vero che non sono significative, toccano anzi le dottrine “cuore del movimento”, come quelle escatologiche. E ciò sia dal punto di vista teologico sia dal punto di vista pratico: hanno letteralmente rovinato, o spento, la vita di molte persone che hanno creduto a questi profeti arrivando a vendersi la casa perché “Gesù garantiva”.
3)Non è vero che, anche se in proporzioni diverse, la situazione dei TdG sarebbe paragonabile a quella dei cattolici. I cattolici infatti non hanno una dottrina confusa su cosa sia dogma e cosa non lo è, dunque sanno giù sin da ora quali dottrine sono modificabili e quali no. E dunque non devono prestare assenso a ciò che non è dogma, e possono criticarlo. Pare invece che su tutti gli argomenti, dalla cristologia all’escatologia, i TdG abbiano subito cambiamenti nel loro magistero.
4)La posizione dei TdG sull’assistenza divina al CD è volutamente confusa e intrinsecamente contraddittoria. Si attribuiscono esplicitamente a Dio o alla Scrittura dottrine poi abolite, e contemporaneamente viene avanzata l’affermazione, contraddittoria con la precedente, che i membri del CD sarebbero solo uomini e dunque fallibili. Come si dice in logica, queste due diverse asserzioni non sono “consistenti”, ossia non possono stare assieme, sono come un “cerchio quadrato” sul piano euclideo, e dunque fanno sì che la dottrina dei TdG su questo punto sia impossibile da enucleare perché non ha alcun contenuto intelligibile, così come non ha delle proprietà definite l’ente “cerchio quadrato”. In casa cattolica invece la dottrina dell’ispirazione è intelligibile e consiste nel dire che le cose per le quali si invoca l’assistenza divina (ossia i dogmi) non possono cambiare, mentre tutte le altre cose non sono necessariamente dottrina rivelata, e perciò non appartengono propriamente alla Chiesa, ma possono appartenere anche solo ai figli della Chiesa che volessero professarle, fossero anche papi. Infatti il Concilio Vaticano I non dice che il papa sia infallibile, ma che alcuni suoi atti lo sono, qualora egli invochi la prerogativa dell’infallibilità papale che consiste nel parlare come portavoce della Chiesa tutta.
5)Paralleli tra l’evoluzione della scienza e l’evoluzione della WTS non sono pertinenti. La scienza infatti, proprio perché è umana e non pretende di avere alcuna guida divina, evolve. Il geovismo invece evolve nelle sue dottrine perché, proprio come gli scienziati, è un’operazione interamente umana senza alcun assistenza divina.
Venendo ad un altro problema, ossia l’affidabilità di R. Franz, io non so cosa farmene dei giudizi tranchant dei TdG che, per opposizione ideologica personale, considerano di nessuna importanza le informazioni che possono venire niente meno che da un membro del CD, e questo solo perché è un ex membro. A mio avviso è una posizione così perentoria e priva di sfumature da essere o infantile oppure francamente fanatica, ossia il genere di pregiudizio che le maestre elementari insegnano a escludere: giudicare una persona solo sulla base dell’appartenenza ad un gruppo, in questo caso il gruppo degli ex membri dei TdG. Questo significherebbe sostenere che non esistono validi motivi per mollare i tdG, anche il semplice fatto che uno non è più convinto delle loro dottrine, e che automaticamente chiunque sia un ex debba essere un cane rancoroso, o, per usare la terminologia made in Brooklyn, una scrofa che torna a rivoltarsi nel fango. Mi sembra proprio il classico pregiudizio combattuto sin dalle elementari dall’istruzione, dello stesso tipo che potrebbe avere un ebreo israeliano che si rifiuta di credere a qualcuno solo perché è un arabo palestinese musulmano. Le persone vanno valutate caso per caso. R. Franz, ex membro del CD, con suo zio ancora in vita, firma un libro in cui, prendendosi la responsabilità di quello che scrive, dà un elenco dei nomi dei traduttori della NWT mettendoci dentro suo zio. Lui evidentemente non temeva denunce per calunnia, e s’è firmato, prendendosi la responsabilità di quello che scriveva. Se i nostri amici TdG vogliono applicare a R. Franz i pregiudizi indiscriminati della WTS verso gli ex membri, del tutto apriori e senza valutare le loro singole motivazioni, allora noi applichiamo volentieri loro un altro parere della WTS: «Di tanto in tanto riceviamo lettere anonime. Coloro che le inviano pensano di ... criticare l'operato di qualcuno, ma non desiderano esporsi dicendo chi sono. Lo scrivente dimostra così di non volersi assumere le proprie responsabilità e pertanto non merita nessuna considerazione». km 5/80, pag.7

Non vedo perché dovrei preferire il parere di questi anonimi, che per quanto ne so hanno la licenza elementare e non sono veri Testimoni di Geova al parere di R, Franz, che s’è firmato e s’è preso le responsabilità di quello che ha detto esponendosi ad eventuali smentite, che non sono mai arrivate. Voi potete credere che non sia stato smentito perché è stato ignorato, e noi altrettanto gratuitamente possiamo pensare che non sia stato smentito perché non c’era niente da smentire. In ogni caso una persona non può sapere, prima di pubblicare col proprio nome un atto d’accusa ipoteticamente pieno di menzogne, se la persona che calunnia vorrà querelarlo o meno. Per questo do molto credito a R. Franz, che s’è firmato, e nessuno ai supposti TdG internettiani, che non sappiamo neppure se siano tali, e che, come dice la WTS, non meritano nessuna considerazione. In realtà R. Franz è una miniera di fatti incredibilmente dettagliati e di informazioni circostanziate.
Ad esempio nel caso del cambio di parere sul CD sul servizio Civile, R. Franz ci racconta, da insider, tutta la cronistoria delle votazioni, i numeri delle votazioni fallite, le votazioni riuscite ma poi affossate perché la gente aveva cambiato idea, e le votazioni definitivamente riuscite, dandoci dati di prima mano. Perché non è strano aspettarsi dati simile da questa fonte? Ma perché lui c’era: era tra quelli che votavano, e ha preso il posto di altri che votarono prima di lui nella senescente cricca. E io dovrei preferire quello che ne può sapere un gruppo anonimo di sedicenti TdG internettiani alle informazioni che mi può dare un ex membro dei CD il quale può dirmi le cose con una tale precisioni da raccontarmi pure i numeri dei voti? Ma per quale assurdo pregiudizio dovrei fare a meno di questa fonte? L’idea che R. Franz, solo perché ex-membro, sarebbe eo ipso inaffidabile va rispedita al mittente con un “quod gratis adfirmatur, gratis negatur” . E qualsiasi osservatore esterno, vedendo quanto sia assurdo questo pregiudizio così aprioristico, non potrà che considerare accecata e settaria la vostra pregiudiziale assolutistica verso gli ex membri. Sono spaesato: ho scritto molto perché un rifiuto così netto di qualcuno solo per via del gruppo cui appartiene mi così infantile, così sciocco, che mancano le parole per qualificarlo. Mi sembra veramente un dato da seconda elementare che le persone non vadano valutate per gruppi quanto alla loro moralità ma caso per caso.
Dite inoltre che R. Franz non è considerato da nessuno, ma a me sembra piuttosto che quello che scrivete voi non sia considerato o citato da nessuna fonte scientifica, e sia non solo ignoto al mondo accademico, ma disconosciuto dalla WTS, che recentemente ha ribadito che siti come tdgeovaonline, che analizzano le pubblicazioni della WTS, non sono approvati. Non è vero che nessuno, salvo fuoriusciti dissidenti, s’è mai preso la briga di tenerlo in considerazione. Ad esempio ricordo perfettamente che il vostro amico Introvigne lo cita, come fonte autorevole per dimostrare che i membri del CD non vivono nel lusso.

“Prenderei più sul serio queste obiezioni se i risultati della mia osservazione diretta presso la Betel di Brooklyn non corrispondessero, persino nei dettagli, a quanto ha riferito quello che è probabilmente oggi il maggior oppositore dei Testimoni di Geova, Raymond Franz (che, come abbiamo visto, ha lasciato il Corpo Direttivo e il movimento nel 1980). Franz, che ha confermato questi dati in una una corrispondenza intercorsa negli anni 1988-1989 con il sottoscritto, ha reagito nel suo volume Crisi di coscienza (1983) all’affermazione secondo cui la maggior parte dei dirigenti internazionali (con l’eccezione, a suo avviso, delle posizioni individuali di Rutherford, e in misura minore di Knorr) ha particolari inclinazioni per il lusso, descrrivendo la Betel come un ambiente austero, dove anche il presidente e i suoi collaboratori più stretti vivono e lavorano in appartamenti modesti, si concedono pochissimi svaghi e vacanze, e certamente non si godono la vita nel senso correte e profano del termine. (Massimo Introvigne, I testimoni di Geova. Già e non ancora, Elledici, p. 114-115, 2002)

Dunque non solo Introvigne lo cita, ma si premura pure di dire che gli ha scritto, e ha avuto una corrispondenza privata con lui. Strano atteggiamento, se davvero le informazioni di R. Franz valessero zero. O forse Introvigne non è così scioccamente aprioristico come voi, e sa bene quale inesauribile fonte di informazioni possa essere un membro del CD?
Aggiungo poi che le parole di Raymond Franz sui traduttori della NWT sono state confermate da un altro ex betelita, qualcuno cioè che, a differenza degli anonimi testimoni di Geova internettiani, era nella posizione di sapere quello che diceva, e la sua testimonianza, anch’essa firmata e dunque prendendosi tutte le proprie responsabilità di eventuali denunce, coincide con quella di R. Franz, alla quale aggiunge il nome di Henschel:

“Conoscendo i traduttori, (…) anch’io, se fossi stato nel Comitato, avrei voluto che il mio nome rimanesse segreto! La ragione di tale anonimità dei traduttori è duplice: 1) In tal modo non si potevano né controllare né valutare le loro qualifiche. 2) Così facendo non vi sarebbe stato nessuno che avrebbe assunto la responsabilità della traduzione. (…) Per me era cosa interessante che a Bethel questi traduttori non cercassero di rimanere anonimi. Si alzavano dalla tavola da pranzo, e tutti insieme partivano nel macchinone del Presidente per Staten Island, e lì rimanevano alle volte per delle settimane intere. Da quanto ho potuto osservare io, coloro che partecipavano a queste riunioni per la traduzione erano N.H. Knorr, F.W. Franz, D.G. Gangas, M.G. Henschel e A.D. Schoeder. A parte il vice Presidente Franz, nessuno dei membri del Comitato aveva avuto un insegnamento scolastico sufficiente da renderli capaci di funzionare da traduttori della Bibbia, e quello di Franz era molto limitato” (citato da P. Hedley in Perché hanno lasciato i Testimoni di Geova, Napoli 1980, pp. 100.283)

Dal canto mio non ho mai avuto dubbi sul fatto che il gruppo di traduttori della WTS (gruppo che poi, essendo capitanato da F. Franz e N. Knorr, coincideva in parte col gruppo dirigente), fosse composto da persone poco istruite in greco, ebraico e latino. L’ho capito per il semplice fatto che hanno fatto tradurre la NWT nelle altre lingue, creando così una serie di traduzioni dall’inglese. Nessun gruppo di persone competenti in materia di traduzione, e dunque al corrente di quanto volgere in altro idioma una traduzione sia un’operazione nefasta, avrebbe mai potuto dare l’ordine di tradurre le Bibbie delle varie nazioni partendo dalla lingua della perfida Albione: il fatto che l’abbiano ordinato era per me la prova che chi diede questo comando (il duo F. Franz e N. Knorr per l’appunto) di scienze antichistiche sapeva poco o nulla.
Che i comitati traduttivi nelle varie lingue non abbiano guardato l’ebraico e il greco mentre traducevano si può ricavare in due modi. Il primo è estraendo alcune contorte informazioni dalle riviste della WTS che lasciano intravedere in che senso terrificante i vari comitati possano essersi “riferiti ai testi originali” quando traducevano, un senso che, come vedremo, non ha nulla a che fare col saper tradurre dal greco e dall’ebraico. Piuttosto pare che, tramite tecniche computerizzate, i traduttori italiani davanti a delle parole inglesi potessero vedere con un click di quali parole ebraiche quei termini inglesi erano la traduzione, e dunque, partendo dall’inglese, potevano risalire alla parola ebraica soggiacente, per trovare il significato italiano corretto tra i molti che poteva avere il termine inglese. Che questo sia il misero senso del “riferimento ai testi originali” sbandierato dalla WTS lo mostrerò dopo, analizzando alcune riviste.
Per ora mi limito a far nuovamente presente che si può mostrare in maniera molto semplice che, quando i traduttori italiani tradussero al NWT nella nostra lingua, non guardarono l’ebraico. L’avevo già scritto, ma non ho avuto risposta, e dunque mi permetto di ripetere e di ampliare l’argomentazione con confronti in altre lingue. In Lev 23,21 Franz l’autodidatta in ebraico, o chissà che altro, confuse una voce del verbo essere col tetragramma Yhwh, che differisce solo di una consonante. Ma ciò che ci interessa è che la supposta commissione di ebraisti che tradusse la NWT in italiano non guardò affatto l’ebraico quando traduceva, infatti copiò pari pari l’errore. Certo, potrebbe essere un caso, e dunque pure gli ebraisti italiani erano degli sbadati! Non si sono accorti! Ma che dire quando si trova lo stesso errore in tutte le traduzioni che dipendono dalla NWT inglese del 1961? Ecco la versione francese:

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O che sbadati, anche questi pregevoli ebraisti non si sono accorti dell’errore mentre traducevano dall’ebraico!

Ed ecco la versione tedesca:
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Oh, guardate, che sbadati anche gli ebraisti tedeschi che hanno reso la NWT in tedesco.

Ed ecco la versione spagnola:
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Oh, guardate, anche i pregevoli ebraisti spagnoli della Bethel iberica non si sono accordi dell’errore.

Io invece ho un’altra idea: l’ebraico qui non lo sapeva proprio nessuno, e gli asini che non sapevano l’ebraico hanno copiato altri asini, traducendo pedissequamente dall’inglese. Abbiamo a che fare con una accolta di sbadati, o con una banda di plagiatori e incompetenti? Chiunque non voglia accecarsi volutamente sa già la risposta. Non prendiamoci per i fondelli! Nessuno, neppure i miei interlocutori, possono veramente pensare che nella Bethel italiana negli anni ’70 ci fossero un équipe di ebraisti e una di grecisti. Non ci sono oggi e non c’erano allora. Non esistono biblisti italiani TdG, che siano di oggi o di ieri.
Ribadisco poi il mio ragionamento, che è stato etichettato come speculazione cretina, ma non s’è ben capito perché: non è abbastanza ovvio che un’organizzazione che disprezza gli studi universitari, ed invita i suoi membri a non attendervi (soprattutto quelli umanistici, pericolosissimi per loro), automaticamente non abbia una vera coscienza dell’utilità di questi studi? Se infatti ne capisse l’importanza, non li scoraggerebbe. Ma se non ne capisce l’importanza, non se ne può dedurre in via indiziaria che allora affiderebbe una traduzione a dei dilettanti proprio perché non capisce il grado di complessità implicato in una traduzione?
Si tratta ciò di quel tipo di ignoranti che Socrate descrive come pericolosi, perché sono ignoranti ma non sanno di esserlo, e dunque pensano di poter fare qualcosa, proprio perché non la sanno fare, e dunque ignorano quali competenze richieda. Solo chi conosce le competenze richieste sa quali siano, ma chi non le conosce, è impossibilitato a rendersi conto della propria ignoranza.
Inoltre non è vero che l’università è considerata di intralcio solo per chi volesse darsi ad una vocazione a tempo pieno. Si sta cercando di gabellare l’idea che il fatto che la WTS sconsigli l’università sarebbe paragonabile all’obbligo di celibato per i preti cattolici di rito latino, in quanto il matrimonio sarebbe di impiccio per un ministero a tempo pieno. Ma non c’è alcun nesso tra queste due cose: la Chiesa esalta il matrimonio e lo considera un intralcio solo per chi si voglia dare interamente al regno dei cieli, ossia per i preti (ministero a tempo pieno, per dirlo in geovese). Ma nelle pubblicazioni geoviste che scoraggiano l’università non c’è minimamente questo distinguo tra chi voglia darsi ad una carriera di predicazione a tempo pieno e gli altri. Essa è sconsigliata indistintamente per chiunque.
E dunque lo ripeto: se la sconsigliano per chiunque, non sarà perché non ne capiscono l’importanza? Infatti, come potrebbero sconsigliare a tutti di fare l’università, se capissero quanto può essere utile per fare della teologia e della traduzione? Ma se la sconsigliano a tutti perché non ne capiscono l’importanza, ad esempio non capiscono che immenso salto qualitativo possa essere leggere la Bibbia in greco (e non lo capiscono perché loro non sanno farlo!), non è plausibile ritenere che persone siffatte, incapaci di comprendere quali sono le necessità culturali di natura accademica per avvicinarsi ad un testo, sarebbero anche così avventati da dare la traduzione in mano a persone incompetenti, proprio perché non avvertono la necessità di queste competenze, e dunque si illudono che basterà ai loro traduttori esser svegli per potersela cavare?
Ci sono, è vero, laureati tra i TdG, anche se stando ad alcuni sondaggi come quelli della PEW meno che in altre confessioni: dati che i TdG dovrebbero accogliere con gioia, perché mostrano che i sermoni quaresimali della WTS contro lo studio universitario sono stati recepiti; negare la validità di questi studi statistici, e pretendere che i tdG si laureino come gli altri, ha invece lo spiacevole effetto di tentare di dimostrare che i tdG disobbediscono alla WTS, e che essa dunque non sappia ben predicare, perché evidentemente non viene ascoltata.
Ma, non solo, cercare di dimostrare che i TdG disattendono le direttive della WTS implica del pericoloso spirito indipendente: presuppone infatti che si è di avviso diverso rispetto alla WTS riguardo alla raccomandabilità degli studi universitari, e dunque ci si compiace del presunto fallimento delle sue prediche, cercando di dimostrare che non avrebbero effetti.
Bene, dicevo, se anche ci sono un po’ di laureati in casa WTS, ciò non cambia che per i miei discorsi e il mio ragionamento è la mentalità dei vertici quella che conta. Molti TdG si sono laureati non grazie al sostegno della WTS, ma nonostante i disincentivi della WTS. Resta dunque il fatto che i vertici disapprovano questi studi, e, se li disapprovano, forse non ne colgono l’importanza, e se non ne colgono l’importanza potrebbero essere indotti ad affidare traduzioni da testi antichi a dilettanti proprio perché non sanno a che insidie si vada incontro e che preparazione è richiesta.
In ogni caso, davvero, io non so come si possa credere che ci sia qualcuno, là dentro, in grado di tradurre qualcosa. I tdG di mia conoscenza che abbiano studiato qualcosa a livello accademico di greco o di ebraico, ma non necessariamente di entrambi, penso si riducano a sei, e nessuno di costoro è neppure lontanamente un biblista di fama che sarebbe in grado di portare a termine un compito simile (bensì gente che pubblica con Azzurra7), anzi, nessuno di essi pare avere rapporti con la Bethel, e nel 98% dei casi si tratta di autori venuti fuori nel XXI secolo. I nomi che conosco sono solo 6, e sarebbero Fontaine, Furuli, Gertoux, Max Wörnhard, Hal Flemings, Arduini. Di questi solo Max Wörnhard, un lettore di greco e latino all’università di Berna, pare avere la vetustà sufficiente per aver partecipato forse alla revisione della NWT che uscì nelle varie lingue negli anni ’80 (ignoro la sua età con precisione), e neppure lui sembra avere alcun rapporto con una Bethel germanofona. Nessuno dei citati comunque è conosciuto nel mondo accademico degli studi biblici. Dove sono i biblisti TdG che potrebbero aver tradotto la NWT negli anni cinquanta-sessanta? Perché non si sa niente di nessun accademico biblista TdG, né all’epoca né oggi? Forse perché non esistono? È vero che noi non possiamo sapere in che rapporto sia uno studioso con la Watch Tower, ma forse possiamo a priori escludere che ci sia un rapporto tra studiosi di greco e la WTS se questi studiosi di greco ed ebraico non esistono. Se non esistono, si risolve all’origine il problema di che rapporti potrebbero avere con la sede. E che non esistano possiamo ricavarlo per via indiziaria dall’assordante silenzio accademico: se non è nota la pubblicazione di nessun biblista TdG, non è forse molto probabile che sia perché non esistono (specie negli anni ’50-’60, fucina della NWT)? Va bene che non è detto che uno competente pubblichi, ma è mai possibile che nessun biblista TdG abbia mai pubblicato qualcosa? Nessuno nessuno? Dove sono costoro, questi studiosi ignoti, che negli anni ’50 avrebbero prodotto la NWT e poi negli anni ’60-’70 tutte le traduzioni nelle altre lingue all’internovarie Bethel? Se ne cerca almeno uno di biblista TdG ,che in quell’epoca abbia pubblicato anche solo una cosa. Perché sarebbe a dir poco statisticamente impossibile che ci fossero frotte di biblisti TdG, qualificati a sufficienza per l’impresa più difficile, ossia tradurre la Bibbia, e cioè con qualifiche altissime, tutti disseminati nelle varie Bethel locali oltre che a Brooklyn, e nessuno di essi, ma proprio nessuno, abbia pubblicato qualcosa. L’unica spiegazione è che non esistessero proprio. Questa è solo una via d’argomentazione, che diventa una prova stringente allorché vediamo che questi supposti ebraisti in realtà si copiano gli errori a vicenda traducendo dall’inglese come dei ragazzini che copiano la versione del compagno di scuola sul bus, e uniamo questo fatto alle testimonianze di Cetnar e R. Franz (così importanti che da sole basterebbero, ma che sono corroborate qui per altra via).
La WTS ha cioè l’inveterato vizio di disprezzare il mondo della cultura e perciò fa tradurre a persone incompetenti i propri testi sacri. A ciò si unisca il generale discredito di cui gode nel mondo la NWT, la cui cattiva fama è ineguagliabile, e alla quale solo i tdG internettiani, che non sanno né greco né ebraico, si sono illusi di poter riparare; riparare citando qualche episodica e telegrafica testimonianza di apprezzamento statisticamente irrilevante, che però si perde in un mare di generale disprezzo verso la loro traduzione. Si può dire che non esista traduzione al mondo che goda di fama peggiore presso i non TdG. Appena la citi, chiunque, dal fornaio all’accademico, hanno sentito che è manipolata. Fama che non hanno le traduzioni protestanti presso i cattolici né quelle cattoliche presso i protestanti. Infatti coi protestanti si può tradurre assieme, creando versioni interconfessionali perché ci accomuna la competenza e la scienza, coi TdG invece no.
Aggiungo, a mo’ di conclusione, che è e sarà sempre una perenne stele di infamia, che mi ha aperto gli occhi sulle persone con cui abbiamo a che fare, il fatto che siano arrivati a scrivere una frase come:
“Ci sono notevoli vantaggi a tradurre dall'inglese anziché direttamente dall'ebraico e dal greco.” (WT 15/10/1997 p. 11).
Io mi rifiuto di ammettere, o meglio, la mia mente si rifiuta, con la stessa decisione con cui si rifiuterebbe di credere all’esistenza di cerchi quadrati, che qualcuno in grado di scrivere queste cose, e di propagandarle con vanto, possa avere una qualsivoglia formazione antichistica. È una certezza granitica, la stessa che pongo nell’eliocentrismo del nostro sistema solare, che chi usa una frase simile, e poi chiosa “Dopo tutto nel caso delle lingue moderne i traduttori possono consultare persone di quella data madrelingua, ma non gente che si esprimeva in lingue parlate migliaia di anni fa”, non possa avere degli antichisti al proprio servizio.
Ed infatti il metodo di traduzione, che non richiede alcuna competenza antichistica, viene spiegato in una Torre di Guardia del 1999. A quanto pare consiste nel fatto che si parte dal testo inglese, poi ai traduttori, che sono in genere traduttori da lingue moderne che si occupano di tradurre la letteratura della WTS dall’inglese, viene fornita una lista di termini inglesi che ricorrono nella NWT come “propitiation”, “expiation”, “to expiate”, avendo cura di mettere vicino termini simili. Poi i traduttori nella lingua di arrivo forniscono per ciascuno di questi termini una traduzione, poniamo in italiano. A questo punto interviene il computer, che sostituisce in maniera meccanica i termini inglesi con quelli italiani. In questa maniera si ottiene molta uniformità, perché “expiation” sarà tradotto sempre con una sola parola italiana. Ma chiunque può rendersi conto che una sostituzione meccanica di parole non produrrà un testo comprensibile, perché la sintassi della lingua d’arrivo sarà diversa da quella della lingua di partenza. Qui entrano in gioco i traduttori, che ricontrollano e modellano la traduzione nella lingua d’arrivo, cercando di renderla comprensibile sulla base del testo prodotto dal traduttore automatico. Ovviamente per farlo devono andare a rivedere il testo inglese, ma almeno hanno già i termini da impiegare messi dal pc. Questo obbrobrio è descritto candidamente in una Torre di guardia del 1999:

*** w99 15/10 pp. 30-31 Una pietra miliare per coloro che amano la Parola di Dio ***

Una volta che il Comitato degli Scrittori ha approvato la traduzione della Bibbia in una nuova lingua, viene costituita un'équipe di traduttori formata da cristiani dedicati. Rispetto al lavoro di un singolo individuo, il lavoro di squadra permette di ottenere traduzioni più equilibrate. (Confronta Proverbi 11:14). Generalmente ciascun membro dell'équipe ha già fatto esperienza come traduttore delle pubblicazioni della Società. (A tradurre dall’inglese, aggiunto io! Non il greco. N.d.R) L'équipe riceve quindi la dovuta formazione in merito ai princìpi da seguire nella traduzione della Bibbia e all'uso di programmi computerizzati realizzati appositamente. Il computer non fa il lavoro di traduzione, ma consente all'équipe di accedere a informazioni preziose e di tenere una registrazione delle decisioni prese.

Il piano di lavoro per la traduzione della Bibbia si svolge in due tempi. Nella prima fase viene fornita ai traduttori una lista di parole e di espressioni usate nella Traduzione del Nuovo Mondo in inglese. I termini inglesi affini, come "espiare", "espiazione" e "propiziazione", sono raggruppati insieme, così che i traduttori possano coglierne anche le sottili sfumature di significato. Essi compilano una lista di termini corrispondenti nella lingua di destinazione. A volte però un traduttore può incontrare delle difficoltà a tradurre un certo versetto. Il sistema di ricerca computerizzato gli permette di accedere a informazioni sui termini greci ed ebraici e alle pubblicazioni della Watch Tower Society.

Quando si passa alla seconda fase, i termini vernacolari prescelti vengono automaticamente inseriti nel testo biblico. Questo permette di ottenere un elevato grado di accuratezza e omogeneità nella traduzione. Tuttavia il testo risultante da questa sostituzione automatica non è molto leggibile. Si deve fare un notevole lavoro di revisione e limatura perché i versetti biblici si possano leggere scorrevolmente. “


Ma allora il riferimento al greco e all’ebraico dove sta? Se capisco bene quello che dice il brano, esiste solo a livello di click del mouse. Siccome esiste una corrispondenza indicizzata tra i termini italiani e quelli inglesi, e anche quelli inglesi sono indicizzati come traduzioni di vari termini ebraici, quando un traduttore italiano ha dei dubbi sul significato che può avere una parola inglese in un versetto può andare a vedere con un click del mouse la lista di significati del termine ebraico che la parola inglese traduce. Il fatto che un termine inglese possa avere più significati costringe s volte a vedere quale termine ebraico traduce, al fine di scegliere il senso inglese più appropriato, e poi renderlo in italiano. Come si vede questo tipo di “riferimento” all’ebraico non richiede alcuna comprensione dell’ebraico, né alcuna conoscenza sintattica, o capacità di leggere i testi. È solo un esercizio da ginnasti del mouse che, dato un termine inglese, consultano una concordanza tra termini inglesi e termini ebraici.
A cosa serve un ebraista per fare questo ridicolo procedimento di traduzione sopra descritto? La traduzione dipenderà interamente dalla comprensione di quella inglese. Questo, almeno, per la TNM vecchia. Per quella nuova non sappiamo quali prodigiosi macchinari abbiano usato. Certo possiamo dire, a perenne monito, che visto come la WTS pretende di tradurre, non c’è da stupirsi se gli ebraisti non le servano, anzi, se neppure sa cosa siano.
Comunque, per tornare all’esempio del seminarista, vorrei informare i TdG che la Chiesa Cattolica in comunione col papa non chiede il celibato ai sacerdoti. Sono il rito latino e il rito ambrosiano che lo fanno. Ma nella mia chiesa ci sono circa 18 riti, solo che quello latino è il più grande, e noi italiani colpevolmente lo scambiamo con la chiesa cattolica tout court. Ma può esserci un prete cattolico di rito greco sposato e in comunione col papa, anche qui in Italia. Non parlo degli ortodossi, ma dei cattolici di rito greco.

Il testo di Paolo in Fil 3,8 dice che tutta la conoscenza è una perdita e spazzatura in confronto a Cristo. Ma, per l’appunto, qui nel nostro dibattito si parla di studi biblici, cioè studi per conoscere Cristo. Quindi studiare greco ed ebraico, se serve a capire meglio Cristo, non può rientrare nelle cose chiamate spazzatura. Non si può cioè dire che studi universitari che portano a conoscere meglio la Bibbia, e dunque a conoscere meglio Cristo, siano sterco.
Inoltre, tutti i tdG rileggano bene Fil 3,8, giacché sono parole che brillano di un meraviglioso cristocentrismo. Gesù Cristo infatti è sparito dalla vita dei TdG: posso ben dire che questa figura per loro non significhi niente e sia assente dalla loro vita. Il mistero trinitario permette di dire, con Gesù, “tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Gv 8,23), mentre posso affermare che nella spiritualità dei TdG Gesù sia l’equivalente di quello che potrebbe essere per me l’importanza di Santa Cecilia. Hanno sempre quello sgorbio in bocca, quel Geova, e sono dimentichi del suo Figlio unigenito.

Venendo al brano dell’adultera, si potrebbe dire che i TdG non seguano il canone cattolico, né qui né altrove, e dunque non siano necessitati a mettere questo brano solo perché la Chiesa Cattolica lo considerano canonico. Ma il punto non che i TdG non seguano il canone cattolico, il punto è proprio sapere quale canone seguano, perché la cosa non è affatto chiara. È un punto irrisolto nella teologia dei TdG proprio perché non si sono mai dati a pensieri radicali e abissali. Che canone seguono? Io non conosco nessuna confessione cristiana che consideri non canonico il brano, dunque, lo ripeto: seguono il canone di chi mai, e perché proprio quello?
Come già detto se la risposta è che seguono il NA 28° edizione, oltre al fatto che esso non ha la pretesa di essere un canone teologico ma un testo critico, si va incontro a due problemi: 1)Il primo è che il NA 28° riporta il brano dell’adultera tra due parentesi quadre, e non lo omette affatto come fa per altri versetti ritenuti spuri. Orbene, questo è esattamente lo stesso trattamento della vecchia TNM, ossia lasciare il brano tra parentesi. Pare dunque che la Nuova traduzione si sia allontanata rispetto alla precedente dal modus operandi del NA 28.
2)Come già detto l’idea che sia il NA il canone è distruttivo per chi, come i TdG, segue la teoria dell’inerranza biblica, perché il NA cambia da edizione a edizione, e dunque il testo biblico dell’infallibile parola di Dio continua a cambiare. Il che, come ripeto, non è un problema per la Chiesa cattolica, che si vanta addirittura di precedere il testo biblico, ma è un problema per chi creda al Sola Scriptura, o peggio, all’inerranza delle Scritture, ossia che nel testo biblico non ci siano errori, né geografici né storici né teologici. Ma come faccio a dire che il testo biblico non ha errori se io il testo biblico non ce l’ho, ed esso cambia da edizione a edizione? Come faccio ad incaponirmi nel difendere la correttezza della geografia matteana, se nei vari manoscritti a volte Gesù arriva nel paese dei Gadareni, a volte in quello dei Geraseni a volte il quello dei Gergeseni?
In questa maniera il contenuto della fede varia da edizione critica ad edizione critica, e dunque, ipoteticamente, se saltassero fuori i molti manoscritti del IV secolo di cui parlano Agostino (De coniugiis adulterinis II, 6,7) e Girolamo (Contro Pelagio, II, 17, 4) con la pericope dell’adultera, dovremmo improvvisamente rimetterla nel testo sacro? E se salta fuori il vero finale di Marco, lo rimettiamo nel canone?
Non importa se questo accadrà o meno, è il solo fatto che potrebbe accadere che rende manifesto quanto sia assurdo far dipendere la canonicità di qualcosa dai capricci delle sabbie del deserto e dalla scienza di questo o quel filologo. Ciò mostra perché non è il testo originale uscito dalle mani dell’agiografo, che è irreperibile, ad essere canonico, ma il testo accolto dalla Chiesa come canonico. Infatti non si vede cosa c’entri l’essere canonico con l’essere uscito dalle mani di Giovanni. Dio non può forse ispirare interpolazioni ad un testo, e dunque quello che noi leggiamo come testo sacro non è altro che la stratificazione di autori successivi, come nel caso del Pentateuco o di Isaia?
E se il metro di canonicità non è il NA 28, ma il CD e il comitato dei loro traduttori, come non rendersi conto che, in questo caso, poiché essi dicono che sono uomini fallibili, allora si fa discendere un testo che si vorrebbe infallibile dalla selezione di persone fallibili? Pare dunque che senza accettare il dogma dell’infallibilità della Chiesa non ci sia Bibbia, né quanto al testo, né quanto all’elenco dei libri ovviamente. Visto che, anche su questo punto, non s’è ancora capito su che base i TdG accettino la lista dell’attuale NT, conglomeratesi all’interno di una delle correnti cristiane, la mia, ma in concorrenza con altre portatrici di altri testi, e per giunta solo nel IV secolo (dunque trattasi di dottrina non apostolica) e tarda.
Dunque lo ripeto: che canone seguono i TdG, e perché? Dove lo reperiscono? Qual è la Bibbia dei TdG? Dov’è la parola di Dio senza errori? Ce la mostrino.

Quanto al problema della concordanza del pronome in Genesi, s’è già detto che, oltre a non c’entrare nulla la LXX e la Vulgata che essendo in altre lingue hanno regole di concordanza loro proprie, non è consentito in italiano creare una discordanza grammaticale tra quanto presente nella frase prima e quanto presente nella frase dopo. Le eccezioni dipendono dal fatto che non si concorda un pronome col testo, ma con la persona reale, che due persone che parlano possono conoscere. Ma questi sono dati extra-testuali, estranei al testo, che ha una sua legalità interna, e nella traduzione dei TdG non si accenna a nessun discendente maschio prima. Ecco perché risulta strano e un pugno nell’occhio, perché salta fuori dal nulla. La replica che i TdG saprebbero che il discendente è Gesù, e dunque per loro non suona strano, non si vede che cosa c’entri. In primis come ripeto il testo ha una sua legalità interna, e dunque ciò che conta sono i rimandi interni al testo, ossia con ciò che precede, ed inoltre la loro Bibbia non è mica letta solo dai TdG. Io stesso ho avuto l’impressione, leggendo quel versetto, di una discordanza, perché nella Genesi prima di allora non si parla di questo personaggio, e dunque mi sono stupito del fatto che prima ci fosse un nome collettivo al femminile, e poi un maschile. Da dove saltava fuori? Ecco perché parlavo di legalità interna al testo. Io ad esempio so che la teologia cattolica tradizionale identifica in quel passo Gesù, ma non so cosa facciano i TdG, non essendo uno dei loro. Eppure leggevo la loro Bibbia. La mia esperienza è solo una delle tante attestazioni di una persona che, poiché il testo precedente non fa trasparire nulla, non conoscendo la dottrina dei TdG si trova spaesato, e nota una discordanza, proprio perché la WTS ignorando le regole di concordanza immagina un dialogo col suo lettore TdG, e così facendo inserisce un’asimmetria nel testo italiano che, chi non abbia il loro background culturale, non è in grado di capire, proprio perché si tratta di un riferimento extra-testuale, e dunque non giustificabile sulla base della sola traduzione italiana.

Ad maiora

*Assumo come data quella dell’inizio della pubblicazione della rivista di Russel, ma si può prendere anche il 1881, anno di fondazione della WTS.

**A questo proposito, per chi volesse degli smile moment, si potrebbe leggere la pagina http://tdgonline.altervista.org/testimo ... nsapevole/ dove si sostiene che l’intendimento dei TdG in materia di servizio civile non sia mai cambiato, e che semmai sia cambiata la legge italiana. Si argomenta infatti in questa pagina che il rifiuto di prestare servizio civile fosse dovuto al fatto che esso 1)Tale servizio dipendesse dal Ministero della difesa, e dunque dall’amministrazione militare. 2)Si veniva precettati per il servizio civile in sostituzione di quello militare, infatti a tale servizio civile non erano obbligati tutti i cittadini indistintamente, ma solo quelli che sarebbero stati altrimenti obbligati al servizio militare (maschi che avessero compiuto 18 anni).

Per argomentare questa tesi si fa un gran uso di materiale giurisprudenziale, dicendo che sono queste le obiezioni che gli avvocati dei TdG opponevano ai giudici. Il che è del tutto vero, ma non si possono scambiare i sofismi e le bugie che gli avvocati raccontavano ai giudici per rendere giustificabile dal punto di vista legale la posizione dei TdG con quanto invece insegnato dalla WTS. La verità è che, come vedremo sotto, anche un servizio militare del tutto smilitarizzato e indipendente dall’amministrazione militare, veniva rifiutato dai TdG, e questo perché, assurdamente, il solo fatto che uno sostituisse l’altro lo rendeva inappetibile. Ma gli avvocati italiani non potevano certo raccontare una cosa simile ai giudici, così cercavano, per attaccarsi a dei cavilli che fossero giuridicamente comprensibili ai giudici, di dire che il rifiuto dei loro clienti dipendeva dal fatto che il servizio civile era, fino al 1998, in mano all’amministrazione militare. Ma queste, come ripeto, sono le strategie difensive degli avvocati per tentare di giustificare l’incredibile insensatezza di del non prestare un servizio civile solo perché “sostituivo” di quello militare. In realtà nella letteratura dei TdG pre-1996 non c’è traccia del fatto che il servizio civile sia inaccettabile perché gestito dall’amministrazione militare, anzi, c’è l’esatta ammissione del contrario:

“I Testimoni spiegarono che non è che essi siano contrari al servizio civile come tale, ma, piuttosto, è una questione di stretta neutralità. Perciò, qualsiasi lavoro che sia una semplice sostituzione del servizio militare non sarebbe accettevole ai testimoni di Geova.
Altre domande limitarono ancora di più la controversia: “Quando qualcuno fa obiezione al servizio militare”, dichiararono i rappresentanti del governo, “passa dalla giurisdizione militare alla giurisdizione civile e da quel momento non ha nulla a che fare con i militari. Perché, dunque, si fa ancora obiezione all’accettazione di tale servizio civile?”
Il cristiano è contrario ad accettare volontariamente tale lavoro a motivo di ciò che dice la legge di Dio al riguardo: “Foste comprati a prezzo; smettete di divenire schiavi degli uomini”. (1 Cor. 7:23) La servitù civile in sostituzione del servizio militare sarebbe altrettanto biasimevole per il cristiano. In effetti, egli diverrebbe con ciò parte del mondo invece di mantenersene separato come comandò Gesù. — Giov. 15:19; 17:14-16.”
(Svegliatevi! (08/06/1975 pag.12)

Come vedete il servizio civile in Olanda era del tutto svincolato dall’amministrazione militare, eppure i TdG si rifiutavano di aderire ad esso. La motivazione è quella insensata detta sopra, ossia che sarebbe “sostitutivo di quello militare”. Ma che senso ha questa frase? In molti se lo chiedono e continuano a chiederselo. La situazione olandese dell’epoca appare identica a quella italiana odierna.
Infatti anche nell’art. 1 dell’attuale Legge sull’obiezione di coscienza si dice che il servizio civile è “in sostituzione del servizio militare”, ed esso è svincolato dall’amministrazione militare, come lo era quello dell’Olanda dell’epoca. Non si capisce poi in che cosa consista l’annotazione della pagina web che dice: “Non sarà sfuggito al lettore un particolare importante: l’articolo fa riferimento ad un caso circoscritto, quello olandese. Vi si dice in particolare che ‘i testimoni di Geova in Olanda hanno rifiutato non solo il servizio militare ma anche qualsiasi lavoro sedentario offerto in sostituzione”.
Insomma la solfa è sempre la stessa: non è la WTSa sbagliare, ma sono i negletti TdG che, poverini, evidentemente erano troppo fanatici. Questo non è un caso circoscritto, né isolato: il fatto stesso che la WTS l’abbia pubblicato sulle proprie riviste dandolo in pasto al globo dimostra che è ipso facto un insegnamento della WTS. Viene infatti propagandato come comportamento da seguire quello di un TdG olandese che rifiuta il servizio civile anche se svincolato dall’amministrazione militare. Non c’era nessuna differenza, a livello dottrinale, nelle pubblicazioni della WTS pre- 1996, tra servizi civili in mano all’amministrazione civile e servizi civili in mano ai militari, e dunque non è vero che la WTS non abbia mai cambiato dottrina. Anzi, hanno provato a cambiarla diverse volte, ma nel CD non si otteneva mai il quorum necessario per sdoganare il servizio civile:

“Nella sessione dell'11 ottobre 1978, dei tredici membri presenti, nove votarono a favore di un cambiamento della direttiva tradizionale proponendo che la decisione di accettare o rifiutare il servizio sostitutivo fosse lasciata alla coscienza individuale, quattro votarono contro. Il risultato? Giacché i membri del Corpo erano allora sedici, e siccome nove non costituiva i due terzi di sedici [così come il CD aveva deciso dovesse avvenire per rendere valida una loro decisione, N.d.R.], non ebbe luogo alcun cambiamento.
Il 15 novembre erano presenti tutti e sedici i membri ed undici votarono a favore del cambiamento della direttiva, sicché il Testimone che in tutta coscienza fosse stato convinto di poter accettare il servizio sostitutivo non sarebbe stato automaticamente etichettato come infedele a Dio e non sarebbe stato considerato dissociato dalla congregazione: c'era la maggioranza dei due terzi. Si verificò il cambiamento?
No, perché, dopo un breve intervallo, uno dei membri del Corpo Direttivi annunciò di aver cambiato idea; il che intaccò la maggioranza dei due terzi. Si votò nuovamente e, su quindici presenti, nove votarono a favore del cambiamento, cinque contro ed uno si astenne.
Anche se in tutte queste votazioni una netta maggioranza del Corpo Direttivo si era espressa a favore dell'annullamento della direttiva vigente, questa conservò la sua validità e, di conseguenza, i Testimoni dovevano continuare a rischiare la prigione piuttosto che accettare il servizio sostitutivo, anche se essi ritenevano in coscienza che questo fosse giusto dal punto di vista di Dio. Per quanto possa sembrare incredibile, così andarono le cose, e la maggior parte dei membri del Corpo sembrò accettarle senza scomporsi. Dopo tutto essi si erano semplicemente adeguati alle norme in vigore. ...
Pertanto, negli anni, migliaia di Testimoni si erano sottoposti alla direttiva della Società anche se ciò aveva imposto loro un pesante fardello, forse aveva comportato l'imprigionamento o altre sofferenze. Si faceva notare che, ora, un cambiamento avrebbe indotto costoro a ritenere che le prove che avevano sopportato, erano state affrontate inutilmente e, mentre essi erano stati lieti di soffrire in quel modo, pensando che «avevano sofferto per amore della giustizia», ora si sarebbero sentiti frustrati, forse avrebbero considerato ingiusto aver sopportato una specie di martirio mentre altri ora lo potevano evitare.”
(R. Franz, Crisi di Coscienza, p. 155-156)

Questo detto da uno che le cose le sa veramente, essendoci stato nel CD. Quelle dei TdG internettiani invece sono favole scritte da persone che non hanno nessun titolo per saperne più di lui.

Quanto al punto 2, ossia che non si poteva prestare servizio militare perché quelli coscritti erano arruolati sulla stessa base di coloro che lo erano per il servizio civile, ossia i soli maschi che avessero compiuto i 18 anni, si trattava anche in questo caso di una balla degli avvocati italiani per avanzare un rifiuto che fosse comprensibile ai dei giudici italiani. Infatti dal 1998 al 2005, data dell’abolizione dell’obbligo di leva, si è continuati ad essere coscritti sulla base del fatto che si era maschi appena divenuti diciottenni, eppure questo non era più un problema. Semplicemente era cambiato l’intendimento.
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Messaggiodi deliverance1979 » 30/12/2017, 15:39

Poly, non se tosce (che tradotto significa; non è neanche consentito un accenno di tosse in segno di dissenso :ironico: )..... :ok: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100: :quoto100:
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Messaggiodi Mauro1971 » 31/12/2017, 12:26

Ciao Polymetis.
Concordo assolutamente con la tua analisi sui cambiamenti dottrinali nei TdG, è come tuo solito scritto estremamente competente e più che argomentato.
Avrei preferito però da parte tua un approccio più da studioso imparziale del livello che sei piuttosto che da fedele nella comparativa tra i cambiamenti dottrinali nei TdG e nella CC.
Mi accingo quindi a presentare alcune critiche alle tue affermazioni sulla CC, cosa alla quale ovviamente ti esponi avendole pubblicate ed essendo affermazioni presenti nei post di questa discussione non credo possano essere considerate appieno degli OT, nel caso fosse pregherei la moderazione di aprire discussione a se stante se fosse il caso.

Premesse.
Definizione di “Chiesa Cattolica”.
Onde evitare equivoci preciso che quando utilizzerò il termine “Chiesa Cattolica”, in alcuni casi abbreviato come “CC” per semplice pigrizia digitale, lo farò nella sua accezione storica e sociale e non in quella Teologica, in caso diverso sarà mia premura specificarne il diverso utilizzo. Questo in quanto la definizione Teologica o le definizioni Teologiche da te spesso utilizzate non possono giocoforza essere quelle da me utilizzate nel discorso in quanto essendo legate all’aver fede nella Religione Cattolica per poter essere condivise come concrete, queste hanno attributo di soggettività. Per condividere invece un uso oggettivo del termine comune ad entrambi mi rifaccio appunto all’accezione storico sociale, o se si preferisce alle definizioni che si possono trovare sulla Treccani:
La comunità di credenti di fede cristiana che riconosce il primato e l’autorità del vescovo di Roma in quanto vicario di Cristo e successore di Pietro nel primato apostolico.

Si definisce cattolica, cioè "universale", la Chiesa cristiana di Roma, a partire all'incirca dal tempo dell'Editto di Costantino (313), che stabilì che il cristianesimo era religione lecita nell'Impero romano. Dopo la riforma protestante, l'attributo di cattolica serve soprattutto a distinguere la Chiesa di Roma da altre confessioni cristiane, come quelle protestanti e ortodosse


Sul “Atto di Fede”.
Definisco come “Atto di Fede” l’azione compiuta da un singolo di scegliere di credere irrazionalmente ad un evento o ad un dogma aprioristicamente, indipendentemente da eventuali aspetti qualitativi dell’oggetto dell’Atto di Fede.
Di nuovo questo è un piano oggettivo dell’evento non soggetto a valutazioni di tipo soggettivo, una definizione di per se condivisibile da tutti anche se poi ovviamente il credente avrà altro da aggiungervi in base al proprio credo, aggiunta che quindi di nuovo ha caratteristiche soggettive e quindi non utili all’economia del discorso.



Innanzitutto vorrei analizzare il grado di veridicità nell’affermare che la propria Chiesa sia il canale di Dio, e questo è argomento che coinvolge tutte le confessioni Cristiane, quantomeno.
Ebbene questo è di identico valore sia per la CC che per i TdG.
Stessa è l’autoreferenzialità degli uomini che a capo delle due organizzazioni si prerogano nel momento in cui affermano di esserlo. I Magnifici 7 dei TdG lo fa in modo continuato, il Papa o altro decisamente molto più di rado, ma il grado di veridicità non cambia, resta sempre un’affermazione autoreferenziale valida per i soli fedeli del proprio credo e falsa per tutto il resto dell’umanità.
Trovo quindi in questo caso possa sussistere, se si volesse evidenziare una superiorità del Cattolicesimo sui TdG nell’ambito specifico, una situazione del tipo “il corvo che dice al merlo: come sei nero” in quanto entrambe le posizioni derivano o sono frutto diretto di un Atto di Fede di cui sopra che ha valenza identica per i rispettivi credenti.
L’Atto di Fede che compie chi sceglie di credere nel Papa e nella CC è identico, come atto in se, a quello di chi sceglie di credere che il CD dei TdG sia il canale di Dio/Cristo in terra e per ognuno dei due il proprio oggetto di Fede è vero in pari misura.

A seguito di questo inoltre non condivido del tutto la tua scelta di paragonare i cambiamenti Dottrinali dei TdG solo con quelli relativi al Magistero Straordinario in quanto anche il Magistero Ordinario è dottrina della CC ed escluderlo mi sembra moncare parte della discussione.
I TdG hanno fondamentalmente una Dottrina completamente “Ordinaria” per ciò che riguarda le possibilità di modifica da parte del CD ma contemporaneamente totalmente “Straordinaria”, ovverosia dogmatica nella sua applicazione verso i fedeli. La scelta di considerare solamente “tutto Dogma” e quindi paragonarlo solo con i Dogmi della CC mi sembra quindi quantomeno incompleta, se non in parte incorretta.

A parte le tempistiche nei cambiamenti, ovviamente anche solo per la mastodonticità della struttura della CC a differenza dell’estrema snellezza della struttura dei TdG e della natura intrinseca delle due Religioni assai diversa tra le due, possiamo notare che i cambiamenti creano problemi, hanno creato problemi nei credenti di entrambe. E’ storia che il Concilio Vaticano II non è stato accettato da tutte le correnti della CC. Resta il fatto che per questo nella CC non vieni scomunicato per questo e va detta e sottolineata mille volte questa differenza che è innegabilmente fondamentale. Va da se però che i cambiamenti dottrinali da prendere in esame forse sono un po’ di più rispetto a quelli te presentati. Mi sembra un approccio più corretto.

Mi resta però qualche perplessità sulla natura del Magistero Ordinario, che dalle tue parole mi sembra si possa evincere essere opera completamente “umana”.
Ora, nell’ottica di un Fedele qui i TdG e le altre Confessioni Cristiane (almeno una quota parte di queste, credo) hanno un vantaggio se non altro di tipo psicologico se non altro: per loro tutta la dottrina che seguono è “Parola di Dio”, mentre invece il credente CC si trova a dover seguire una tutta la parte del Magistero Ordinario sapendo che sono solo “opinioni umane”.
Altro aspetto negativo del Magistero Ordinario si può trovare pure nel fatto che per questa sua natura di aleatorietà non ci si ritrova di fronte UNA Chiesa Cattolica ma molte sfaccettature di queste a volte con animi così diversi che ad un osservatore esterno potrebbe sembrare, e con buona ragione, di trovarsi di fronte a due religioni diverse.

In conclusione quindi si può affermare che anche la CC nel modo in cui gestisce la propria Dottrina non sia esente da critiche fondate o che non ne derivino aspetti negativi, rendendo quindi il confronto con il Geovismo un poco meno impietoso di quanto presentato sin qui.
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Messaggiodi Vera Icona » 31/12/2017, 18:55

Poly

Può anche darsi che davvero su un singolo versetto o due ci siano più traduzioni possibili, e sia solo una casualità il fatto che la TNM traduca difformemente da tutti gli altri. Ma non dovrebbero iniziare a porsi qualche domanda sulla probabilità che possa davvero essere solo un caso quando questi versetti contestati iniziano ad essere decine? Davvero si illudono che per tutte le decine di casi in cui la TNM è accusata di faziosità teologica possa sempre trattarsi di una scelta legittima, o non sarà invece il caso di accendere nella propria testa un campanello di allarme, visto che si è incompetenti di greco, e chiedersi se non sia invece probabile una volontà compulsiva a manipolare da parte del CD? Cosa si dovrebbe pensare dinnanzi a decine di contestazioni di versetti teologici scomodi in cui la TNM rende differentemente da tutti gli altri, è solo un caso e la WTS ha sempre ragione mentre tutti gli altri sempre torto?


Da tdg cominci a ragionare su questi fatti solo se hai qualche altro dubbio riguarda dottrine ed altre incoerenze geoviste. Altrimenti cerchi di chiudere anche due occhi difronte all'evidenza.
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Messaggiodi Vera Icona » 31/12/2017, 22:06

poly:

Piuttosto pare che, tramite tecniche computerizzate, i traduttori italiani davanti a delle parole inglesi potessero vedere con un click di quali parole ebraiche quei termini inglesi erano la traduzione, e dunque, partendo dall’inglese, potevano risalire alla parola ebraica soggiacente, per trovare il significato italiano corretto tra i molti che poteva avere il termine inglese. Che questo sia il misero senso del “riferimento ai testi originali” sbandierato dalla WTS lo mostrerò dopo, analizzando alcune riviste.
Per ora mi limito a far nuovamente presente che si può mostrare in maniera molto semplice che, quando i traduttori italiani tradussero al NWT nella nostra lingua, non guardarono l’ebraico. L’avevo già scritto, ma non ho avuto risposta, e dunque mi permetto di ripetere e di ampliare l’argomentazione con confronti in altre lingue. In Lev 23,21 Franz l’autodidatta in ebraico, o chissà che altro, confuse una voce del verbo essere col tetragramma Yhwh, che differisce solo di una consonante. Ma ciò che ci interessa è che la supposta commissione di ebraisti che tradusse la NWT in italiano non guardò affatto l’ebraico quando traduceva, infatti copiò pari pari l’errore. Certo, potrebbe essere un caso, e dunque pure gli ebraisti italiani erano degli sbadati! Non si sono accorti! Ma che dire quando si trova lo stesso errore in tutte le traduzioni che dipendono dalla NWT inglese del 1961?


E questo significa, che hanno spudoratamente mentito facendo sulla copertina riferimento alla consultazione del testo ebraico. :s.parole:
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Messaggiodi Vera Icona » 31/12/2017, 22:29

Mauro:

Innanzitutto vorrei analizzare il grado di veridicità nell’affermare che la propria Chiesa sia il canale di Dio, e questo è argomento che coinvolge tutte le confessioni Cristiane, quantomeno.
Ebbene questo è di identico valore sia per la CC che per i TdG.
Stessa è l’autoreferenzialità degli uomini che a capo delle due organizzazioni si prerogano nel momento in cui affermano di esserlo. I Magnifici 7 dei TdG lo fa in modo continuato, il Papa o altro decisamente molto più di rado, ma il grado di veridicità non cambia, resta sempre un’affermazione autoreferenziale valida per i soli fedeli del proprio credo e falsa per tutto il resto dell’umanità.


Non credi di andare come tante altre volte OT?
Cosa cavolo centra l´autoreferenzialita´della CC con quel che ha detto Polymetis sulla credibilita´della TNM e della credibilita´delle dottrine geoviste che cambiano di continuazione, cambiamenti che il CD vorrebbe spacciare come la nuova luce, quando invece come nei casi menzionati si tratta di luce intermettente?

La CC potrebbe anche non essere l´unica vera Chiesa, ma la differenza e´, ed e´questo il punto cruciale, che il credente e´vincolato sulla dalla parte dogmatica definita della Chiesa, ed i dogmi definiti non cambiano e raramente si aggiungono altri.
Su tutto il resto il credente cattolico puo´anche essere scettico e pure farne una critica, senza per questo dover temere la scomunica.
Questo nei tdG invece non e´possibile, tu come tdG non puoi dissentire su nulla , seppure tu dovessi negare una quasiasi scemenza come per esempio di dire che e´lecito di fare il brindisi e parlarne apertamente in congregazione senza tornare sui tuoi passi prima o puoi sarai disassociato.
IO pero´da cattolica posso benissimo dire in pubblico che non approvo il celibato dei preti senza dover temere nulla .
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Messaggiodi Mauro1971 » 31/12/2017, 22:38

Vera Icona ha scritto:Non credi di andare come tante altre volte OT?


Mauro1971 ha scritto:Mi accingo quindi a presentare alcune critiche alle tue affermazioni sulla CC, cosa alla quale ovviamente ti esponi avendole pubblicate ed essendo affermazioni presenti nei post di questa discussione non credo possano essere considerate appieno degli OT, nel caso fosse pregherei la moderazione di aprire discussione a se stante se fosse il caso.



Vera Icona ha scritto:La CC potrebbe anche non essere l´unica vera Chiesa, ma la differenza e´, ed e´questo il punto cruciale, che il credente e´vincolato sulla dalla parte dogmatica definita della Chiesa, ed i dogmi definiti non cambiano e raramente si aggiungono altri.
Su tutto il resto il credente cattolico puo´anche essere scettico e pure farne una critica, senza per questo dover temere la scomunica.
Questo nei tdG invece non e´possibile, tu come tdG non puoi dissentire su nulla , seppure tu dovessi negare una quasiasi scemenza come per esempio di dire che e´lecito di fare il brindisi e parlarne apertamente in congregazione senza tornare sui tuoi passi prima o puoi sarai disassociato.
IO pero´da cattolica posso benissimo dire in pubblico che non approvo il celibato dei preti senza dover temere nulla .


Mauro1971 ha scritto: Resta il fatto che per questo nella CC non vieni scomunicato per questo e va detta e sottolineata mille volte questa differenza che è innegabilmente fondamentale.
ATTENZIONE: ALTA POSSIBILITA' DI CONTENUTI FORTEMENTE DISSACRANTI.


"Sradica le tue domande dal loro terreno, e ne vedrai penzolare le radici. Altre domande!" (F. Herbert)

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Messaggiodi Socrate69 » 18/01/2018, 11:45

TNM 1987
Egli ti ha dichiarato, o uomo terreno,* ciò che è buono.+ E che cosa richiede da te Geova, se non di esercitare la giustizia+ e di amare la benignità*+ e di essere modesto+ nel camminare col tuo Dio?+

TNM 2017
Egli ti ha spiegato, o uomo, ciò che è bene.
E che cosa richiede da te Geova,
se non di praticare la giustizia,*+ di amare la lealtà*+
e di camminare con modestia+ insieme al tuo Dio?+

La "lealtà" è sempre più richiesta dal CD, lo fà sapere addirittura taroccando la traduzione del versetto...
L'ignorante afferma, il saggio dubita, il sapiente riflette - Aristotele

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Messaggiodi Achille » 22/01/2018, 9:18

Cambiata anche la traduzione (e l'intendimento) del Salmo 144.

Ecco un commento di qualche anno fa su questo salmo:

*** w80 15/8 p. 7 Ti accontenti di quello che hai? ***
La Bibbia descrive persone che si considerano felici per la loro prosperità materiale. Vengono descritte mentre dicono: “I nostri granai pieni, che forniscono prodotti d’una sorta dopo l’altra, i nostri greggi si moltiplicano a migliaia, a decine di migliaia, nelle nostre vie, i nostri bovini carichi, senza alcuna rottura e con nessun aborto, e senza alto grido nelle nostre pubbliche piazze. Felice è il popolo per cui è proprio così!” Ma la Bibbia indica invece una felicità maggiore: “Felice è il popolo il cui Dio è Geova!” — Sal. 144:13-15.


La traduzione precedente era questa:

11 Liberami e salvami dalla mano degli stranieri,
La cui bocca ha proferito ciò che non è veritiero
E la cui destra è una destra di falsità,
12 I quali [dicono]: “I nostri figli sono come piccole piante cresciute nella loro giovinezza,
Le nostre figlie come angoli scolpiti nello stile dei palazzi,
13 I nostri granai sono pieni, fornendo prodotti di una sorta dopo l’altra,
I nostri greggi si moltiplicano a migliaia, a decine di migliaia, nelle nostre vie,
14 I nostri bovini sono carichi, senza nessuna rottura e nessun aborto,
E senza alto grido nelle nostre pubbliche piazze.
15 Felice il popolo per cui è proprio [così]!”
Felice il popolo il cui Dio è Geova!

Quindi erano gli empi a dire queste cose, a vantarsi della loro prosperità.
Secondo la WTS, in contrapposizione alla loro felicità, basata sulle cose materiali, il salmista concludeva dicendo che la vera felicità la si ha se si appartiene al popolo di "Geova".

*** w87 15/5 p. 29 Temete Geova e sarete felici ***
“L’infedele di cuore” è sazio, appagato, del suo modo di vivere materialistico. (Salmo 144:11-15a) Per lui non ha alcuna importanza fare quello che è giusto dal punto di vista di Dio e non gli passa neppure per la mente l’idea di dover rendere conto a Dio. (1 Pietro 4:3-5) “L’uomo buono”, invece, respinge le pratiche dell’infedele e si sazia “dei risultati delle sue azioni”. Mette al primo posto gli interessi spirituali, si attiene alle norme di Dio, prova l’enorme gioia di servirLo e si sazia delle Sue benedizioni. — Salmo 144:15b.


La nuova traduzione ha completamente rivoluzionato il testo e il significato.
Adesso ad essere felici per le cose materiali non sono più i "malvagi" ma i "servitori di Geova":

11 Liberami e salvami dalla mano degli stranieri,
la cui bocca dice menzogne
e la cui destra giura il falso.
12 Allora i nostri figli saranno come pianticelle che crescono veloci,
le nostre figlie come colonne d’angolo scolpite per un palazzo;
...

Dovè finita la frase "I quali [dicono]"? Con quel [dicono] fra parentesi quadre, come se fosse sottinteso nel testo?

Vale la pena di notare che le bibbie in italiano hanno sempre tradotto in questo modo, facendo capire che ad essere felici erano gli adoratori di Dio e non gli empi.
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E' meglio così

Messaggiodi domingo7 » 22/01/2018, 22:36

Però è meglio adesso

Ricordo di aver citato anni fa il Salmo 144
a due giovani tdG con due bellissimi piccoli bimbi
e di essere stato guardato con sospetto
(comprendendo solo dopo come traduceva la TNM)

Adesso almeno il meraviglioso versetto
I vostri figli siano come piante novelle che crescono
e le vostre figlie come colonne scolpite nella struttura di un palazzo

potrà essere usato per gli auguri di matrimonio anche ai tdG .....
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Ma come si conviene a dei santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppur nominata fra voi; né disonestà, né buffonerie, né facezie scurrili, che son cose sconvenienti; ma piuttosto, rendimento di grazie [Efesini 5,3-4]
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Ebrei 1:1,2

Messaggiodi Achille » 23/01/2018, 11:52

Questo il modo in cui questo passo veniva reso nell'edizione della TNM del 1987:

Dio, che anticamente parlò in molte occasioni e in molti modi ai nostri antenati per mezzo dei profeti, alla fine di questi giorni ha parlato a noi per mezzo di un Figlio

Cosa c'è di particolare in questa traduzione?
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Una possibile spiegazione

Messaggiodi domingo7 » 23/01/2018, 13:56

Vista così, la traduzione suona piuttosto bruttacchiotta
e richiama Giovanni 1,1 (un dio, un figlio, ....uno dei tanti)

Ma letteralmente sembra essere corretta perché nel testo greco manca qualsiasi articolo

Secondo un vecchio commentario biblico:

Letteralmente: in un figlio. Nota l'assenza dell'articolo. L'attenzione è diretta, non alla personalità divina di Cristo, ma alla sua relazione filiale. Mentre la precedente rivelazione è stata data attraverso una determinata classe, i profeti, la nuova rivelazione è data attraverso uno che è un figlio distinto da un profeta. Lui appartiene a un'altra categoria. La rivelazione è una rivelazione filiale.


Si tratta di Marvin Vincent, ministro presbiteriano, vissuto tra il 1834 ed il 1922
professore di esegesi e critica neo testamentaria all'Union Theological Seminary di New York City.
Tra le tante opere, scrisse Word Studies in the New Testament, dove è contenuta la ragionevole spiegazione del versetto in esame
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Messaggiodi Achille » 23/01/2018, 15:10

domingo7 ha scritto:Vista così, la traduzione suona piuttosto bruttacchiotta
e richiama Giovanni 1,1 (un dio, un figlio, ....uno dei tanti)

Ma letteralmente sembra essere corretta perché nel testo greco manca qualsiasi articolo

Secondo un vecchio commentario biblico:

Letteralmente: in un figlio. Nota l'assenza dell'articolo. L'attenzione è diretta, non alla personalità divina di Cristo, ma alla sua relazione filiale. Mentre la precedente rivelazione è stata data attraverso una determinata classe, i profeti, la nuova rivelazione è data attraverso uno che è un figlio distinto da un profeta. Lui appartiene a un'altra categoria. La rivelazione è una rivelazione filiale.


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Interessante. Quindi la contrapposizione è fra i profeti e un (il) Figlio.

Ho notato comuqnue che la nuova edizione del 2017 rende diversamente, omettendo questo articolo indeterminativo, che potrebbe anche far pensare che il Figlio sia solo uno (dei tanti) figli di Dio.
Ecco come rende ora la TNM:

1 Nei tempi antichi Dio parlò in molte occasioni e in molti modi ai nostri antenati per mezzo dei profeti. Ora, alla fine di questi giorni, ha parlato a noi per mezzo di suo Figlio.

Quello che io non capisco comunque è come si possa tradurre in due modi così diversi utilizzando sempre lo stesso testo base... :boh:
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Messaggiodi Quixote » 23/01/2018, 16:40

Quello che dice domingo è corretto, nel senso che è interpretazione condivisa nella prassi anglosassone, anche britannica. Del resto la distinzione fra profeti e Figlio è anche sintattica: mentre davanti a profeti c’è l’articolo (determinativo), davanti a Figlio manca. Se anche fosse possibile un’altra interpretazione da ciò non si può prescindere, il rapporto di Dio coi profeti è diverso dal rapporto col Figlio. Nondimeno nessuna traduzione seria, che non ha l’obbligo di interpretare, ma solo di rendere al meglio il testo originale, ed è viceversa obbligata a evitare urti di stile (pena l’incomprensione del testo), traduce come la TNM 1987, fuorviante perché fa davvero pensare, come dice Domingo, a «uno dei tanti», e sminuisce con ciò l’antitesi sintattica cui ho accennato. Corretto anche il richiamo a Giovanni 1, 1 con il corollario di una contraddizione; so bene che, data la sottostante teologia TdG, dio con la minuscola era obbligato, ma cio va a urtare fatalmente con Figlio con maiuscola. Si decidessero: o “minuscolano” il Figlio, o “maiuscolano” il “dio”…

Ma queste sono sciocchezze, per capire bene il passo sarebbe invece necessario spiegare che significa quel nei profeti, quel nel Figlio, che non è esattamente la stessa cosa di per mezzo dei profeti, per mezzo del figlio. Credo si tratti di un semitismo, cioè di un calco del greco dall’ebraico, poi passato anche nelle lingue moderne: parlare in nome di Dio non denota, ovviamente, complemento di luogo, quanto uno strumentale: cioè significa parlare col nome di DIo, attraverso Dio ecc, ma se noi non ci facciamo caso per abitudine, il greco antico sentiva l’urto della costruzione, e probabilmente interpretava come se nel figlio abitasse la pienezza divina (con valenza locale), che è del resto anch’essa interpretazione anglosassone, e forse d’altri. Questo sempre che non fosse già diventata allora un’abitudine, tramite la LXX, che l’autore di Ebrei pare abbia utilizzato. In ogni caso poiché per noi è un sintagma d’uso, se volessimo tradurre il piú possibile alla lettera, senza sacrificare troppo lo stile, penso dovremmo pressapoco tradurre Dio, che parlava nei profeti, ci ha parlato in Suo Figlio.

Ciò premesso, la questione è irrilevante; la NWT 2013, se pur ha cambiato qualcosa, continua a tradurre God […] has spoken to us by means of a Son, cioè ‘Dio ha parlato a noi per mezzo di un Figlio’, da cui se ne deduce che non ha abbandonato il malvezzo di teologizzare la sua traduzione. Se ne deduce anche che la TNM 2017 non è, almeno in questo caso, una buona traduzione, in quanto è notorio, e ammesso esplicitamente dalla stessa WTS (come si è dimostrato altrove), che il testo base delle traduzioni in altre lingue che quella d’Albione, è la TNM inglese, e non il testo greco. Sicché la TNM ha tradotto male la NWT. In ogni caso, anche in ottica italiana, nulla di sostanziale è cambiato perché la traduzione “geova” che fa testo è la NWT 2013, e non la TNM 2017.

Interessante è anche il passo riportato in precedenza da Achille, su Salmi 144, 11-15. Ci avevo scritto sopra qualcosa tempo fa, ma s’è l’è mangiato il PC. In sintesi la WTS ha fatto del brano una mezza palinodia, in risposta a un lettore, che sembrava davvero un capolavoro di ipocrisia. Piú tardi vedo di ritrovarla. Oltre alle citazioni un po’ vecchiotte riportate da Achille si veda anche w06 1/9 p. 13:

I RICCHI possono dire: “I nostri figli sono come piccole piante cresciute nella loro giovinezza, le nostre figlie come angoli scolpiti nello stile dei palazzi, i nostri granai sono pieni, . . . i nostri greggi si moltiplicano a migliaia”. Possono inoltre esclamare: “Felice il popolo per cui è proprio così!” Ma facendo un contrasto il salmista dice: “Felice il popolo il cui Dio è Geova!” (Salmo 144:12-15) […]


Ora però che è cambiato l’intendimento, non sembra cambiata l’interpretazione di 114,15b tant’è che lo ritrovate a sproposito come sottotitolo in w18 gennaio pp. 22-26 ove è contrapposto a egoismo, ricchezza e piaceri; in parole povere il contrario di quel che afferma il brano, e lo stesso versetto 15, che piaceri e ricchezza, se non l’egoismo, sembrano non volerseli negare, e su questa terra.

PS — Ah, ecco: w18 aprile p. 32, ove si afferma con impudenza gesuitica che «il testo ebraico può essere tradotto in entrambi i modi» ecc. e che tralasciando altre fregnacce si conclude con la solita ritrita apocalisse:

In conclusione, la scelta traduttiva adottata nel Salmo 144 non cambia la nostra comprensione degli insegnamenti biblici. Tuttavia, ora l’intero salmo esprime in modo più chiaro la bella speranza che i servitori di Geova nutrono da tanto tempo, ovvero che Dio distruggerà i malvagi e concederà ai giusti pace e prosperità per sempre (Sal. 37:10, 11).
Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς.
E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
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Messaggiodi Achille » 24/01/2018, 8:48

Quixote ha scritto:PS — Ah, ecco: w18 aprile p. 32, ove si afferma con impudenza gesuitica che «il testo ebraico può essere tradotto in entrambi i modi» ecc. e che tralasciando altre fregnacce si conclude con la solita ritrita apocalisse:

In conclusione, la scelta traduttiva adottata nel Salmo 144 non cambia la nostra comprensione degli insegnamenti biblici. Tuttavia, ora l’intero salmo esprime in modo più chiaro la bella speranza che i servitori di Geova nutrono da tanto tempo, ovvero che Dio distruggerà i malvagi e concederà ai giusti pace e prosperità per sempre (Sal. 37:10, 11).
Il precedente modo di tradurre comunque io l'avevo sempre trovato una forzatura. Leggendo il testo nelle altre traduzioni si capiva senza alcun problema che si parlava sempre delle benedizioni riservate ai giusti.
Nela TNM, improvvisamente, c'era un cambiamento di soggetto nell'ultima frase.
Quando lessi la spiegazione della WTS conclusi, come avevo fatto altre volte, che per capire correttamente la Bibbia ci vuole proprio una guida (lo "schiavo") perché altrimenti, da solo, non avrei mai capito che qui il salmista cambiava soggetto.
In realtà il Salmo di per sé è sempre stato chiarissimo: bastava leggerlo in una traduzione della "cristianità" :triste:

Adesso, finalmente, traducono anche loro come gli altri, senza fare contorsionismi logici o mutamenti inaspettati e incomprensibili nel soggetto.

Il salmo, come lo intendeva la WTS, per non lasciare alcun dubbio nel lettore, poteva essere scritto in questo modo:

11 Liberami e salvami dalla mano degli stranieri,
La cui bocca ha proferito ciò che non è veritiero
E la cui destra è una destra di falsità,
12 I quali [dicono]: “I nostri figli sono come piccole piante cresciute nella loro giovinezza,
Le nostre figlie come angoli scolpiti nello stile dei palazzi,
13 I nostri granai sono pieni, fornendo prodotti di una sorta dopo l’altra,
I nostri greggi si moltiplicano a migliaia, a decine di migliaia, nelle nostre vie,
14 I nostri bovini sono carichi, senza nessuna rottura e nessun aborto,
E senza alto grido nelle nostre pubbliche piazze.
15 Felice il popolo per cui è proprio [così]!”
[I malvagi dicono questo. Ma noi invece diciamo]: Felice il popolo il cui Dio è Geova!

Non c'è invece nulla nel testo che lasci pensare ad un improvviso cambio di soggetto.
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Messaggiodi Quixote » 24/01/2018, 9:49

Il testo di 144, 11 contiene in effetti una difficoltà traduttiva, ovvero un uso assai insolito di asher, che è una sorta di relativo con valore congiuntivo (Diodati lo traduce acciocché, altri che, perché) ma anche avverbiale (da cui la resa attuale della TNM then/allora; altri quando) che molti non traducono, e lo inglobano nell’imperativo come nella TNM. Comunque nell’interpretazione di 14,15 la vecchia TNM ha precedenti; figúrati se se la sono inventata, con la conoscenza scarsa delle lingue da parte dei loro traduttori! L’hanno certamente letta da qualche parte (LXX e quindi Vulgata la possono autorizzare, ove anche il parallelismo felici-felici non è perfetto, perché popolo è prima all’accusativo, poi al nominativo). Rimane che è interpretazione squilibrata, e la preferenza a quella oggi seguíta è ben motivata anche dall’art. di aprile ricordato della «Torre di Guardia» e cioè:

1) È fondata dal punto di vista lessicale e grammaticale
2) Concorda con il resto del salmo
3) Concorda con altri brani biblici

Vd. la rivista per i dettagli, che sono assai cogenti ed escludono giocoforza l’altra interpretazione, per cui venire in parallelo a dire che “entrambe le traduzioni sono possibili” è risibile, e scritto ipocritamente per non dire, con quell’umiltà che lo studioso dovrebbe possedere, «ci siamo sbagliati».
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Messaggiodi Romagnolo » 25/01/2018, 18:47

Esco fuori tema, sto ancora leggendo la lunga ed interessantissima esposizione di Polymetis,...e penso : ecco è proprio questo un esempio di quello che volevo dire nel post che avevo aperto sulla possibilità di tradurre in più lingue parti di questo forum,....ciò che ha scritto Poly è a solo vantaggio di noi italiani,...quanti altri ex di altre nazioni potrebbero trarre giovamento dalle sue riflessioni se solo avessero la possibilità di venire a conoscenza di questo Trehad? :blu:
Ricordati che lo studio biblico è si gratuito, ma poi ricordati che la WT richiederà che tu le dia altrettanto gratis il tuo impegno, tempo e risorse.
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Messaggiodi Achille » 25/01/2018, 19:42

Quixote ha scritto:Il testo di 144, 11 contiene in effetti una difficoltà traduttiva, ovvero un uso assai insolito di asher, che è una sorta di relativo con valore congiuntivo (Diodati lo traduce acciocché, altri che, perché) ma anche avverbiale (da cui la resa attuale della TNM then/allora; altri quando) che molti non traducono, e lo inglobano nell’imperativo come nella TNM. Comunque nell’interpretazione di 14,15 la vecchia TNM ha precedenti; figúrati se se la sono inventata, con la conoscenza scarsa delle lingue da parte dei loro traduttori! L’hanno certamente letta da qualche parte (LXX e quindi Vulgata la possono autorizzare, ove anche il parallelismo felici-felici non è perfetto, perché popolo è prima all’accusativo, poi al nominativo). Rimane che è interpretazione squilibrata, e la preferenza a quella oggi seguíta è ben motivata anche dall’art. di aprile ricordato della «Torre di Guardia» e cioè:

1) È fondata dal punto di vista lessicale e grammaticale
2) Concorda con il resto del salmo
3) Concorda con altri brani biblici

Vd. la rivista per i dettagli, che sono assai cogenti ed escludono giocoforza l’altra interpretazione, per cui venire in parallelo a dire che “entrambe le traduzioni sono possibili” è risibile, e scritto ipocritamente per non dire, con quell’umiltà che lo studioso dovrebbe possedere, «ci siamo sbagliati».
Infatti, se entrambe le traduzioni sono possibili, perché hanno cambiato? È migliore questa traduzione? O era altrettanto valida la precedente? Se entrambe le traduzioni sono possibili, perché dopo tanti anni hanno cambiato il testo e, di conseguenza, il significato? Nella sua risposta la WTS lascia intendere che la precedente traduzione, anche se "possibile", non era corretta: «Quindi sta ai traduttori determinare il significato corretto, tenendo conto dello stile poetico ebraico, del contesto e dei brani biblici correlati.». ( https://www.jw.org/it/pubblicazioni/riv ... salmo-144/ )
Ma come mai ci hanno messo decenni a capire qual era questo "significato corretto"? Non sono loro il "canale" esclusivo scelto da Dio per dispensare la Luce della Verità al mondo?
Come mai i traduttori della "cristianità", che vivono nelle tenebre, ci erano arrivati a questa comprensione molto prima di loro?
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Messaggiodi Quixote » 25/01/2018, 20:43

L’hanno cambiato perché, con evidenza, la traduzione precedente è parsa assurda anche a loro (occorrerà concedere che i geovisti attuali siano un pochino meno indotti di trent’anni fa, e che respirino, loro malgrado, il vento scettico imperante), e che il fatto che LXX e Vulgata la suffragassero contava poco rispetto al testo masoretico, e a tutte le piú sensate interpretazioni di questo mondo, perché evidente e illogica era l’innovazione di LXX e Vulgata, come tu correttamente già osservavi leggendo la precedente traduzione in anni in cui oltretutto credevi alle tesi geoviste. Ora io non mi scandalizzo affatto per questa mezza ritrattazione della Torre di Guardia, anzi comprendo anche il loro imbarazzo a darne una interpretazione meno ipocrita, e piú sincera: anche gli studiosi di filologia si innamorano delle loro idee, e ti posso assicurare che spesso incappano nella stessa ritrosia, nel confessare l’errore. Ma errore è: non si tratta di dire due letture sono indifferenti (o adiafore, come si dice in filologia) per cui è solo questione di scelta dell’editore, basata su tenuissimi indizi; si tratta che un’interpretazione è decisamente inferiore all’altra, quindi la scelta è obbligata, anche se l’altra ci piacesse di piú. Con questo, beninteso, do anche ai geovisti atto del coraggio di aver cambiato per il meglio la loro interpretazione; che poi al limite, potrebbe perfino essere giusta la vecchia, perché al filologo conta stabilire la certezza, non la verità. Sicché, a rigore, non potrei giurare sulla correttezza della presente interpretazione, ma solo affermare che è preferibile al 90%. Ma tanto basta, e avanza, per non star a raccontare, a una platea incompetente, che le due lezioni sono entrambe possibili. Questo equivale a considerare i propri fedeli degli idioti che si bevono tutto, ché certo non indagheranno come ho fatto io leggendomi i testi originali, e traendo le mie conclusioni. Crederanno per sola fede, offerta se non a dei ciarlatani, a degli incompetenti, perché manifestamente incompetenti sono gli usuali redattori della «Torre di Guardia»: in quell’articolo non fanno che scimiottare quegli eruditi che poi a parole, “sconsigliando” l’Università, disprezzano: ma lo studioso serio non si lascia abbindolare dalle parodie, tanto piú patetiche in quanto inconsapevoli.
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Messaggiodi Quixote » 26/01/2018, 17:04

Mi si riferisce, con solerte premura, che in altro sito mi vien chiesto di commentare la correttezza della traduzione di un versetto della TNM. Ringrazio senz’altro della immeritata considerazione, e della competenza che a torto mi si attribuisce, e quindi declinerei l’invito, ma mi parrebbe scortesia non soddisfarlo, tanto piú che rientra nel topic della discussione, e se è vero che il Nostro Regolamento vieta discussioni trasversali con altri lidi, è altrettanto vero che io non ne faccio, né intendo farne, in quanto non commenterò in alcun modo siti esterni, ma mi limiterò a manifestare la mia opinione sul versetto, che a mio parere non demerita di essere indagato, perché conferma impressioni già riscontrate e commentate. A dir il vero la richiesta riguarda la vecchia TNM, ma io intendo raffrontarla, giusta il topic, con la nuova TNM; si tratta di Efesini 4,29:

TNM 1987 ha scritto:Non esca dalla vostra bocca nessuna parola corrotta, ma qualunque parola che sia buona per edificare secondo il bisogno, affinché impartisca ciò che è favorevole agli uditori.


Per necessario riferimento riporto prima di tutto il testo greco (da NA e WH), che recita:

πᾶς λόγος σαπρὸς ἐκ τοῦ στόματος ὑμῶν μὴ ἐκπορευέσθω, ἀλλὰ εἴ τις ἀγαθὸς πρὸς οἰκοδομὴν τῆς χρείας, ἵνα δῷ χάριν τοῖς ἀκούουσιν.

Stando però al quale la traduzione della TNM 1987 non è buona, perché stilisticamente grezza, al punto di tradire semanticamente l’originale: si noti quanto è piú scorrevole la Nuova Riveduta:

Nuova Riveduta ha scritto:Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta.


che è in effetti piú libera, ma rispecchia meglio l’originale. Della TNM è centrato quel «corrotta»: quasi una parola che esca da una bocca cariata (σαπρός significa ‘marcio, guasto’); mentre l’aggiunta di «nessuna» è costretta, ma non rende il testo originale, che esprime piuttosto ‘ogni/qualsiasi’ (ovvero, con mezzo anacoluto, qual si voglia corrotta parola, evitate di farla uscire dalla bocca). Non costrittivo, e stilisticamente infelice, invece, il seg. «qualunque» che è un relativo indefinito (gr. ὅστις) mentre nell’originale, giusta la trad. della Riveduta, c’è un semplice indefinito («qualcuno» = τις che può anche essere sostituito dall’art. indeterminativo, mancante in greco, e di cui τις fa spesso le veci). La Nuova Riveduta poi evita di proposito la sintassi irregolare ed ellittica del greco, giustificata dalla libertà della lingua antica, ma inopportuna e scorretta in italiano: «qualunque parola», per il valore relativo del pronome, che sembra rimandare a una sovraordinata che non c’è, dà l’impressione di essere soggetto, invece che compl. oggetto; fermo restando che il greco non dice “qualunque”, ma “qualche”, che non crea questa ambiguità). Infine, senza considerare altre minuterie, pessimo, oltre che errato è quell’«impartisca» che è un tradimento vero e proprio del testo: δίδωμι è il nostro generico ‘dare, donare’, tutt’altro che ‘impartire’, e non è chi non veda come la trad. della TNM omaggi la mentalità geovista rigida e legalistica, qui davvero a sproposito, perché "impartire una grazia" (χάρις) è privo di senso profondo, né è questo che la TNM/NWT vuol significare. Si veda, a fronte del legnoso e contorto «impartisca ciò che è favorevole agli uditori» quanto è piú fine e scorrevole, oltre che fedele all’originale, il «conferisca grazia a chi l'ascolta» della Riveduta.

Detto questo, scorrevole e piú fedele è senz’altro la traduzione della TNM 2017, che anche in questo caso costituisce un miglioramento rispetto all’ed. precedente:

TNM 2017 ha scritto:Non esca dalla vostra bocca nessuna parola corrotta, ma solo parole buone che edifichino secondo la necessità e facciano bene a chi le ascolta.


Di questa traduzione apprezzo il libero passaggio dal singolare al plurale, «qualunque parola» > «parole buone». Meno apprezzabile l’ultima frase, troppo generica, e piú una parafrasi che una traduzione, che tuttavia coglie il senso del brano meglio della versione precedente, e non è lontanissima dalla piú etimologica Nuova Riveduta, nella quale ‘conferir grazia’ è senza dubbio piú elegante, ma non facilmente inquadrabile nella semantica sincronica odierna, sicché richiede di essere commentato: può significare ‘conferir letizia, conferir motivo di grazie’, o con altro senso ‘offrire amabilità’, sc. ‘mostrarsi amorevoli e premurosi’ (come, piú o meno, la nuova TNM, però al solito unilaterale). O può teologicamente essere intesa come ‘comunicare una grazia’, senso escluso dalla TNM 2017 ma…

Ma, anche in questo caso, devo purtroppo annotare che la NWT 2013 dice altrimenti, e rimane sostanzialmente fedele alla precedente versione:

NWT 2013 ha scritto:Let a rotten word not come out of your mouth, but only what is good for building up as the need may be, to impart what is beneficial to the hearers


che è dettato legnoso e stilisticamente intralciato, e a tacer d’altro – che si può dedurre da quanto scritto in precedenza – mantiene quello impart, che se anche non fosse esatto corrispondente di “impartire" (ove potrebbe aver giocato l’incompetenza del precedente traduttore italiano) mal si adatta al sintagma conferir grazia, letizia o, come dice la TNM 2017, il far bene a qualcuno. Nemmeno si accosta piú di tanto alla tradizione anglosassone della King James, al ‘ministrare, partecipare, comunicare la grazia’, che è prettamente teologico ma è letteralmente escluso e dalla TNM 2017 e, per altre ragioni, dalla NWT 2013, che piuttosto rende "impartire ciò che è benefico (ma propr. ‘positivo, utile, vantaggioso’) agli ascoltatori” quindi privo di addentellati teologici stretti. Ma soprattutto è escluso dalla resa abituale, della stessa TNM/NWT, del sintagma χάριν δίδωμι, che vien tradotto, in Gc 4,6 e in 1Pt 5,5 con «dare/mostrare immeritata benignità»(!), sicché non si capisce proprio qual straniata ragione abbia portato entrambe le traduzioni ad allontanarsi da un’ovvia e da loro stessi comunemente accettata interpretazione; oltretutto costrittiva, perché χάριν δίδωμι non dà scampo, è nesso proprio ed abituale del greco, già di quello classico (Soph., Plat.) e della LXX (Exod., Ps., Tob.) oltre che, come si è specificato in maniera puntuale, del NT.

In conclusione ci troviamo di fronte a un altro caso in cui la TNM 2017 italiana non rispetta, anzi cozza con il testo di riferimento, che, come si è altre volte delucidato, è la NWT 2013, per espressa dichiarazione e volontà della stessa WTS. Entrambe le traduzioni, poi, cozzano contro se stesse.
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Messaggiodi Achille » 29/01/2018, 7:31

Quixote, cosa ne pensi del modo in cui ora viene reso il passo di Matteo 27:52?
C'è un commento di Andrea Nicolotti nel sito sulla versione del 1987: http://www.infotdgeova.it/bibbia/tombe.php
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Matteo, 27,52

Messaggiodi Quixote » 30/01/2018, 1:07

Questo passo, a differenza dei precedenti, ove per lo piú la nuova TNM migliorava, a volte per maggior scorrevolezza, e a volte anche per il senso, la precedente traduzione, ma non solo, migliorava perfino la nuova TNM inglese del 2013, cui pure dipende per espressa dichiarazione della WTS, mi ha lasciato sconcertato, perché, per dirla alla buona, “srazza” dai passi precedentemente analizzati, e mi riesce difficile comprendere le ragioni della sua assurdità, e dovrei dire “balordità”, perché anche assodato che il traduttore non traduca dal greco, ma dalla NWT 2013, nemmeno la NWT anglosassone scende a tali livelli di balordaggine, ché anzi traduce il versetto in maniera direi decente, forse non elegante, ma senz’altro accettabile. Cercherò di dare un’interpretazione di questo anomalo comportamento a post inoltrato, ma per giudicare se io abbia interpreto bene o male, sarà opportuno, prima, riportare il testo, partendo ovviamente dal greco antico, e da una sua traduzione letterale. Chiedo scusa per la prolissità, ma è necessaria:

καὶ τὰ ἀνεῴχθησαν καὶ πολλὰ σώματα τῶν κεκοιμημένων ἁγίων ἠγέρθησαν·

ovvero:

“e i monumenti sepolcrali furono spalancati e molti dei santi corpi che erano addormentati, furono risvegliati.”

Note alla traduzione:

μνημεῖα – Ho tradotto con «monumenti sepolcrali» in quanto mnēmeion è propr. il ricordo, la memoria, quindi il monumento in memoria, che può essere una tomba reale ed effettiva, oppure un cenotafio, considerato come tomba, ma che non contiene in realtà le ceneri dell’estinto. Per un esempio del primo tipo posso ricordare la tomba dell’Alfieri o di Carlotta Bonaparte in Santa Croce, a Firenze, che è tomba effettiva, oltre che monumentale (va ricordato che anche monumento, quanto all’etimologia, rimanda alla memoria). Per il secondo tipo, sempre in Santa Croce, basti ricordare quello di Ugo Foscolo, che è assai dubbio contenga le ceneri del poeta. Ovvio però che qui non si specifichi in automatico alcun particolare monumento di pregevolezza artistica: le tombe sacre, e da ricordare, sono quelle dei patriarchi, qualunque ne sia la fattura, piú o meno pregevole o rozza. Quindi non errate, se non forse un po’ grezze, le traduzioni varie delle vecchie TNM: NWT 1984 memorial tombs; TNM 1987 «tombe commemorative»; ora risolte in forma sintetica e piú sobria: NWT 2013 the tombs TNM 2013 «le tombe»; entrambe con asterisco che rimanda a piè di pagina alla traduzione alternativa (ma sarebbe meglio dire etimologica) "memorial tombs, tombe commemorative”, come nelle precedd. traduzioni.

ἀνεῴχθησαν — Ho tradotto il verbo anoigō con «furono spalancati», o “si aprirono”. Il verbo propr. e comunem. significa ‘aprire’, ad es. una porta, una cassa, un armadio, o anche un sepolcro. Qui è formalmente passivo, quindi non significa tanto ‘aprirsi’, ma ‘essere aperto’, nella fattispecie da qualcuno, che si presupporrebbe essere la divina potenza. Per altro, se anche vi si riconoscesse un significato mediale (che non c’è), e una corrispondente diatesi mediale (chi non conosce le lingue antiche legga “riflessiva”, anche se non è proprio la stessa cosa: lavarsi le mani è diverso dal farsele lavare da qualcun altro), è chiaro che non c’è alcuna partecipazione attiva da parte delle tombe, ad aprirsi, ma sono aperte da qualcosa o qualcuno: ergo sarebbe comunque logicamente passivo; quindi il cosiddetto “si passivante”, ovvero “si apre si dice si mangia”, va comunque inteso, in questo caso, come “è aperto da, è detto da, è mangiato da qualcuno/qualcosa”. Non solo, qui il greco adopera un aoristo; nulla di astruso, semplicemente il costrutto dà evidenza, piuttosto che al tempo, e alla anteriorità, contemporaneità, posteriorità dell’azione; piuttosto alla sua modalità: indica azione momentanea, ovvero esaurita nell’attimo; cioè significa “tutto ad un tratto”, non in maniera progressiva o durativa: ovvero le tombe si spalancarono in un attimo, non ci misero né ore, né giorni. Lo stesso vale, lo anticipo, per quel «si svegliarono» finale, altro aoristo passivo. Vale a dire risveglio momentaneo, non, per dirla ironicamente alla moderna, un dormiveglia dell’ozioso, per procrastinare l’alzata dal letto. Al contrario il participio perfetto «erano addormentati», proprio per sottolineare l’antitesi, usa un durativo: erano addomentati, appunto, da secoli.

κεκοιμημένων participio perfetto medio passivo di koimaō, propr. ‘mettere a letto, addormentare’; durativo, ovvero “coloro che dormono”, e per lungo tempo, nella fattispecie da tempo immemorabile; per traslato “coloro che dormono il sonno eterno della morte”. Del che si è già detto, e qui basterà ribadire che è in stretta, costretta e costrittiva relazione con il “si svegliarono” che segue.

ἠγέρθησαν — Qui non ci sono santi, il verbo, come si è già detto usato all’aoristo, e quindi momentaneo e non durativo, egeirō, significa “svegliare, risvegliare”, naturale e ovvio pendant del precedente ‘dormire’. Come si è accennato è un passivo, che non può essere inteso come medio. Quindi, propriamente, non “si svegliarono”, che è ambiguo, ma “furono risvegliati”, da qualcuno. Ovviamente si può tradurre con un traslato, es. “si levarono” (non diciamo noi “stamane ho avuto una levataccia”, per dire mi son svegliato male?). O anche una metafora, quindi non solo “sono sorto” (dal letto, come piú o meno la NWT inglese, che rimane un traslato) ma con effettiva metafora, “sono risorto”. Ma in ciò rientrerebbero motivi teologici, che vorrei al momento evitare, fermo restando che entrambe le traduzioni sono accettabili, anche se non letterali.

* * *

Premesso tutto questo, prolisso ma necessario, andiamo ora a esaminare le varie traduzioni della TNM:

NWT 1984
And the memorial tombs were opened and many bodies of the holy ones that had fallen asleep were raised up.


La trovo ragionevole: usa i passivi invece che i “riflessivi”, e were raised up può indifferentemente significare "furono svegliati”, “si levarono”, o perfino “furono resuscitati”.

TNM 1987
E le tombe commemorative si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono levati.


Qui è ambiguo quel «si aprirono» quasi si aprissero da sole, e non aperte da qualcuno. Tuttavia non è errore, come non lo è quel «furono levati», parimenti ambiguo perché «levati» non significa “risvegliati" (men che mai “risorti”) ma la lettera non lo esclude, perchè non esclude il traslato. In ogni caso la forma passiva, e non riflessiva, rimane osservata: “furono levati”, da qualcuno o qualcosa.

NWT 2013
And the tombs were opened, and many bodies of the holy ones who had fallen asleep were raised up.


Non è sostanzialmente diverso dalla NWT 1984; elimina opportunamente il grezzo “memorial/commemorative” (relegato in nota, e ciò rende il dettato piú scorrevole; per il resto vale quanto già detto).

TNM 2017
Le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono sbalzati fuori.

Questa invece è un’emerita castroneria, e poco conta che in nota si dica che lett. «sbalzati fuori» sia piuttosto "levati, sollevati” che e già un mezzo arbitrio, rispetto all’originale, che come si è detto vale ‘(ri)svegliati’. Se volessi ironizzare direi che “sbalzato fuori” era il cervello di chi ha prodotto questa infame e ingloriosa traduzione, non autorizzata dal testo inglese di riferimento (la NWT 2013), e men che mai dal testo greco, e su cui ogni altro commento sarebbe superfluo, senza contare che dire di un corpo morto che è sbalzato fuori dalla tomba (per es, per una catastrofe una bomba uno sconvolgimento tellurico ecc.) non accenna minimamente al fatto che quel corpo addormentato si sia “risvegliato”, come recitato dal greco, e quindi si sia “levato con le sue gambe”, ovvero sia “risorto”, cosa che forse confligge con la teologia TdG, sul che io sono l’ultimo che può parlare, non avendola mai studiata, ma di certo ho studiato il greco, e il greco dice tutt’altro.

* * *

Vado ora a leggere il commento di Nicolotti al brano. Non l’ho volutamente fatto prima perché non mi volevo lasciare influenzare da quello che aveva scritto. Premesso che ho molta stima per lui, Nicolotti riporta le traduzioni di CEI, Nuova Riveduta, e Diodati, che mi convincono in quanto belle traduzioni, ma non altrettanto quanto a resa letterale e “greca”, cui preferisco la mia, pur malmessa stilisticamente, in quanto la la mia interpretazione, grezza quanto si vuole, ben distingue fra passivi e medi (o “riflessivi”), cui dette traduzioni, viceversa, indulgono. Nondimeno concordo con la sua lettura del «levati» della TNM, perché confermata da Perspicacia, che commenta «scaraventati fuori dalle tombe» che se da un lato conferma la traduzione della nuova TNM, dall’altro è una “cazzata”, e qui il romagnolismo ci sta tutto, stratosferica. Inoltre, come si è ben annotato, il greco non ha “levati”, ma “risvegliati”. Il richiamo ai terremoti – che pur io ho vagamente richiamato per spiegare quello «sbalzati fuori» – è fuor di luogo, se non per altro perché quel “risvegliati” è in perfetto parallelismo con il precedente “addormentati”, e ignorarlo significa autocastrarsi dalla realtà, chiara distinta e risplendente come il sole a mezzogiorno di un giorno d’estate senza nuvolo.

In conclusione, stante la manifesta assurdità di questa balorda traduzione (se davvero tale potesse chiamarsi) riportata in auge dalla TNM 2017, non ho che da dire che in questo caso la nuova TNM offre di sé davvero infima (ma dovrei dire infame) prova, distaccandosi non solo dal testo greco – e questo è pacifico – ma persino dalla permissiva versione di riferimento, ovvero la NWT 2013. Altri, piú bravo e competente di me nella fluttuante e contorta, per non dir contorsionista, teologia geovista, potrà spiegare meglio quel che è alla base di questa sé dicente traduzione, che in realtà parrebbe pura fantasia indotta dall’etilico o dall’oppiaceo di un culto fumoso ottuso e abusante, sicché provo pena per i poveri diavoli che sottomettono la loro volontà a gente incompetente e colpevolmente indegna di far la parte del Maestro, del Rabbi, nella loro manifesta ignoranza e sfacciataggine di comprendere la parola divina, di cui, e vorrei adoperare un altro romagnolismo, non capiscono (ché anzi stravolgono il testo sacro) un emerito cavolo.
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Messaggiodi Achille » 30/01/2018, 10:24

Quixote ha scritto:In conclusione, stante la manifesta assurdità di questa balorda traduzione (se davvero tale potesse chiamarsi) riportata in auge dalla TNM 2017, non ho che da dire che in questo caso la nuova TNM offre di sé davvero infima (ma dovrei dire infame) prova, distaccandosi non solo dal testo greco – e questo è pacifico – ma persino dalla permissiva versione di riferimento, ovvero la NWT 2013. Altri, piú bravo e competente di me nella fluttuante e contorta, per non dir contorsionista, teologia geovista, potrà spiegare meglio quel che è alla base di questa sé dicente traduzione, che in realtà parrebbe pura fantasia indotta dall’etilico o dall’oppiaceo di un culto fumoso ottuso e abusante, sicché provo pena per i poveri diavoli che sottomettono la loro volontà a gente incompetente e colpevolmente indegna di far la parte del Maestro, del Rabbi, nella loro manifesta ignoranza e sfacciataggine di comprendere la parola divina, di cui, e vorrei adoperare un altro romagnolismo, non capiscono (ché anzi stravolgono il testo sacro) un emerito cavolo.
Grazie Angelo per il tuo interessantissimo commento.

Volevo chiederti se in questo passo, riferendosi alla resurrezione di Gesù, viene usato lo stesso verbo che in riferimento ai "santi" viene ora reso, nella TNM italiana, "sbalzati fuori":

«Le tombe* si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono sbalzati fuori* (e dopo che lui era stato risuscitato persone venute dai luoghi di sepoltura* entrarono nella città santa) e diventarono visibili a molti.».

Nell'edizione del 1987 veniva usato lo stesso verbo:

«E le tombe commemorative si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono levati (e delle persone,* uscendo di mezzo alle tombe commemorative dopo che egli era stato levato, entrarono nella città santa)+ e divennero visibili a molti.».

Se il verbo greco è lo stesso, per coerenza e fedeltà traduttiva, non avrebbero dovuto tradurre "sbalzato fuori" anche nel caso della resurrezione di Gesù?

E poi che senso ha quell'espressione fra parentesi? Nell'edizione del 1987, una nota dice che "persone" letteralmente rende il greco "essi": «O, “ed essi”, ma non riferito ai “corpi”.»
Ma perché questo "essi" non deve essere riferito ai corpi dei santi appena destati?

La frase risulterebbe perfettamente comprensibile se fosse resa in questo modo:

«E le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che si erano addormentati furono levati; ed essi, uscendo di mezzo alle tombe dopo che egli era stato levato, entrarono nella città santa e divennero visibili a molti».

Che è poi il modo in cui il passo viene sostanzialmente reso dalle traduzioni italiane:

Nuova Riveduta:
le tombe s'aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono;
e, usciti dai sepolcri, dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

C.E.I.:
i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.
E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

Nuova Diodati:
i sepolcri si aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono;
e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di Gesù, entrarono nella santa città e apparvero a molti.

Bibbia della Gioia:
le tombe si aprirono, e resuscitarono molti uomini e donne credenti.
Dopo la resurrezione di Gesù, uscirono dalle tombe e andarono a Gerusalemme, dove apparvero a molti.

Riveduta:
e le tombe s'aprirono, e molti corpi de' santi che dormivano, risuscitarono;
ed usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella santa città, ed apparvero a molti.

Diodati:
e i monumenti furono aperti e molti corpi de' santi, che dormivano, risuscitarono.
E quelli, essendo usciti de' monumenti dopo la risurrezion di Gesù, entrarono nella santa città, ed apparvero a molti.

Queste traduzioni sono chiare e comprensibili.
La TNM è invece incomprensibile.
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Messaggiodi Achille » 30/01/2018, 13:58

Il motivo di questa incomprensibile traduzione è che secondo i TdG non può esserci stata una resurrezione prima di quella di Cristo, in quanto Cristo è "il primogenito dai morti". (Colossesi 1:18)
Ma a questo si può dare una spiegazione, senza dover torcere e manomettere il testo, come essi hanno fatto.
Si veda, per esempio, questa interpretazione:
Http://goo.gl/WK6tyt
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Messaggiodi Quixote » 30/01/2018, 14:12

Non è attivo l’ultimo link; ti avevo risposto come segue:

Guarda, non sono stato a commentare anche il contesto, primo, perché lo aveva sviluppato Nicolotti, secondo perché a scrivere di grammatica e filologia spicciola, già la lenzuolata che ho presentato mi pareva illeggibile, perché non è, né potrebbe essere in stile Poly, che solitamente farcisce le sue di dati storici teologici letterari, che le rendono interessanti. Il versetto si commentava da sé, e tanto mi bastava, ma naturalmente il contesto non fa che confermare quel che ho detto; in particolare, riguardo al versetto seguente, 27,53, in greco non viene usato un verbo, ma un sostantivo corradicale, cioè egersis (propr. ἔγερσιν, all’accusativo), e ciò naturalmente taglia la testa al toro: è come dire "amare […] amore", equivalente in Matteo a "risvegliare […] risveglio”, quindi tradurrei letteralmente μετὰ τὴν ἔγερσιν αὐτοῦ con “dopo il Suo risveglio”. Naturalmente è accettabile anche il traslato "venne resuscitato […] resurrezione".

Il problema però è assai piú complicato; della trad. 1987 «furono levati […] era stato levato» potrei dire che è bruttina, ma questa è una critica che lascia il tempo che trova: quella traduzione non mirava allo stile, ma alla letteralità, quindi è se mai questa che deve essere oggetto di critica seria, e fin qui la TNM traduce legnoso, ma non distorce il greco: ovviamente lo fa quanto alla sua interpretazione, immaginando uno “sbalzamento” che sa solo geova da dove sia scaturito, ma questo dalla sola traduzione non risulta, per cui non posso dire, basandomi solo sulla traduzione, che sia infedele. Infedele è se mai il séguito, dove proprio non si comprende dove siano saltate fuori quelle «persone», che sono invece pura invenzione delle fertili menti geoviste. Il greco, alla lettera, dice:

ed essendo usciti dai sepolcri, dopo il suo risveglio, entrarono nella città santa, e apparvero a molti.

Né può dire altro, giusta le varie e celebri traduzioni che hai riportato, piú o meno fedeli quanto alla lettera, ma fededegne senz’altro quanto al greco e al senso. È solo da notare che i due verbi al passato sono aoristi, quindi momentanei, cioè entrarono d’un tratto, e apparvero d’un tratto, ovvero non rimasero lí a farsi contemplare.

L’interpretazione è però complicata, perché tormentata dalla teologia, che qui si è davvero sbizzarita: Il problema nasce proprio da quel “dopo il suo risveglio” o se preferisci, tanto non cambia nulla, "dopo la Sua resurrezione”. Come intendere quel Sua? È oggettivo o soggettivo, ovvero Dio lo ha risorto, o Egli è risorto? direi senz’altro la prima, in accordo coi passivi del versetto precedente, ma non è qui il vero problema, non interessa gran che stabilirlo, non è questo che l’evangelista voleva sottolineare con quel Sua (propr. “di Lui”, ma è prassi tradurre il genitivo con un possessivo).

Quello che invece qui è solitamente sottolineato è che l’“apparizione” dei santi Padri avviene dopo (μετὰ τὴν ἔγερσιν], e non contemporaneamente, o men che mai prima, della resurrezione di Cristo, ed è in questa direzione che va inteso il valore soggettivo, invece che oggettivo, di Suo, non in quello banale del paragrafo precedente. Ciò è ovvio: Gesú e i patriarchi risorgono, quindi appaiono ai fedeli; mentre le vecchie interpretazioni che sostenevano che dopo la resurrezione di Gesú, i patriarchi venissero a loro volta resuscitati da lui, mi sembrano chiaramente forzate dalla teologia.

Quanto sopra per tentare di spiegare almeno un po’ quel che c’è sotto. Ora non mi rimane che rispondere alle tue puntuli domande:

Se il verbo greco è lo stesso, per coerenza e fedeltà traduttiva, non avrebbero dovuto tradurre "sbalzato fuori" anche nel caso della resurrezione di Gesù?


Evidentemente è il contrario: se il corradicale (egeirō/egersis = "risvegliare/risveglio”) è lo stesso, si sarebbe dovuto adeguare il primo al secondo, non il secondo al primo; come correttamente faceva la TNM 1987.

E poi che senso ha quell'espressione fra parentesi? Nell'edizione del 1987, una nota dice che "persone" letteralmente rende il greco "essi": «O, “ed essi”, ma non riferito ai “corpi”.»
Ma perché questo "essi" non deve essere riferito ai corpi dei santi appena destati?


Questo non avevo potuto notarlo, perché io non posseggo una TNM con note. Di fatto, quanto asserito da quella nota non corrisponde al vero, perché quell’«essi» in greco non c’è, c’è solo il verbo εἰσῆλθον = “entrarono”, il cui soggetto è, senza una sia pur minima possibilità di equivoco, il participio ἐξελθόντες = coloro che erano usciti [dai sepolcri]. Ergo quel «persone venute dai luoghi di sepoltura» (TNM 2017), come pure il «people coming out from among the tombs» (NWT 2013) altro non sono che una fantasticheria etilica: se Matteo avesse voluto dire che la gente aveva trovato i sepolcri vuoti, lo avrebbe specificato, tanto piú che è privo di senso dire come TNM e NWT «diventarono visibili/became visible»: e che? queste persone, questi people, visibili non erano anche prima? (emphanizō significa propr. ‘rendere visibile’ qui usato al passivo, quindi propr. ‘vennero resi visibili’). Infine tutto ciò si accorda col testo, che si svolge in un tempo ristrettissimo (ricordatevi dei momentanei aoristi): prima la resurrezione di Cristo e dei Patriarchi, poi la loro apparizione, poi lo stupore timoroso dei soldati romani. Viceversa l’apparizione della gente che veniva dai luoghi di sepoltura avrebbe richiesto tempo, e se mai Matteo ne avrebbe posticipato il racconto, dopo aver narrato la reazione dei soldati. Infine, quanto a dire se i santi Padri si rendessero visibili col loro corpo reale, o con un simulacro, è questione che lascio di buon grado ai teologi. Nel testo non vien specificato, e io piú in là del testo non vado né desidero andare.
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Messaggiodi Achille » 30/01/2018, 14:16

Quixote ha scritto:Non è attivo l’ultimo link
L'ho reso attivo ora.
Questo non avevo potuto notarlo, perché io non posseggo una TNM con note.
Se clicchi sugli asterischi, nell'edizione online, visualizzi le note.
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Messaggiodi Quixote » 30/01/2018, 14:49

Me ne ricorderò, ma avevo frainteso; credevo parlassi della vecchia TNM, che io ho in cartaceo nell’edizione semplificata. Le altre le ho solo in PDF, e qui è l’inghippo, perché nel pdf la nuova TNM mette sí l’asterisco, ma non la tua nota (cioè rimanda al solo “tomba commemorativa”), mentre la TNM inglese, che pure ho riscaricato un mese fa, omette nota e asterisco.
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