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Ave Maria

In questa sezione si possono segnalare gli aspetti positivi esistenti sia negli insegnamenti che nel comportamento dei TdG

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Ave Maria

Messaggiodi Vittorino » 13/11/2013, 17:58

In relazione al thread sulla preghiera, è stata citata anche l'Ave Maria, la bellissima preghiera dell'Annunciazione che troviamo in Luca 1, 28-45.
Per spezzare ogni tanto una lancia a favore della traduzione della TNM, mi sembra giusto dire che nel versetto 1,28, tralasciando il "Buon giorno", forma modernizzata del saluto dell'Angelo, la successiva traduzione: "altamente favorita", è a mio parere migliore del fuorviante "piena di grazia" che forse a quel tempo poteva anche significare la stessa cosa, ma oggi rischia di portarci fuori stada.
BJ riporta infatti nelle note: "Ti saluto: BJ preferisce invece tradurre «rallegrati»... - piena di grazia: alla lettera «tu che sei stata e rimani colmata del favore divino»..."
Dicevo fuorviante in quanto un mio conoscente, ad una domanda su Maria, ha risposto che è l'unica in tutta la Bibbia ad essere definita "piena di grazia".
:strettamano:
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Messaggiodi Brambilla Bruna » 13/11/2013, 20:47

scusa forse non riesco a capir bene cosa il tuo 3D VOGLIA DIRE ...SCUSA LA MIA IGNORANZA ..
Cosa ti disturba o ti esalta che sia la sola donna menzionata "in piena di grazie"?????
spiega il tuo pensiero ...grazie.. :ok: :fiori e bacio: :timido:
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Messaggiodi Vittorino » 14/11/2013, 16:29

Cara Bruna,
la traduzione "piena di grazia" (non piena di grazie), non mi disturba ma ripeto, non mi sembra dia bene l'idea di ciò che Luca voleva dire.
All'epoca in cui vennero scritti i Vangeli, "piena di grazia" poteva anche considerarsi sinonimo di "altamente favorita", ma oggi non è così.
In un qualsiasi vocabolario (ho davanti lo Zingarelli), si possono leggere diverse accezioni del termine ma all'accezione 6 troviamo scritto:" Nella teologia cattolica, aiuto soprannaturale e gratuito che Dio concede alla creatura per guidarla nella salvezza, che si consegue anche attraverso i meriti delle opere...".
Ora a me sembra che Luca non intendesse dire questo, ma che Maria aveva trovato grazia o favore particolare agli occhi di Dio che l'aveva così prescelta per essere la madre del Salvatore.
Le parole cambiano significato nel tempo e, non tenendone conto, si rischia di non far capire bene ciò che l'autore intendeva veramente significare.
E' anche il caso del termine "anima" che oggi, nell'accezione comune, viene intesa come parte spirituale e immortale dell'uomo, ma che nell'AT non voleva intendere quasi mai la stessa cosa.
:fiori e bacio: :strettamano:
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Messaggiodi Quixote » 14/11/2013, 20:22

Necessitano ben altri dizionari, ben specifici, che lo Zingarelli a spiegar la Bibbia, a meno che uno proprio non voglia fraintenderla. ‘grazia’ dal greco charis, è usato in accezione assai simile fin da Omero, ove Atena infonde la sua grazia divina su Odísseo. Naturalmente il senso era più corporeo, e si spiritualizzerà nella traduzione dei Settanta, da cui deriverà ai Vangeli. Che solo Maria sia definita ricolmata di grazia da Dio, e che nessun altro possa esserlo come lei, è semplicemente ovvio, in quanto unica a potersi definire madre di Dio. E comunque non è veramente un unicum, perché il verbo charitoo è usato anche in Eph. 1, 6 (ma charis ricorre oltre 150 volte nel NT). «piena di grazia», o «altamente favorita», ove in verità io non scorgo gran differenza, è la traduzione di kecharitomene, che propriamente è un participio perfetto medio-passivo. Tradotto letteralmente vale ‘gradita (a Dio)’. La valenza di questo gradimento non va cercata nei dizionari, ma nella propria fede.
Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς.
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Messaggiodi Vittorino » 15/11/2013, 17:53

Quixote ha scritto:Necessitano ben altri dizionari, ben specifici, che lo Zingarelli a spiegar la Bibbia, a meno che uno proprio non voglia fraintenderla. ‘grazia’ dal greco charis, è usato in accezione assai simile fin da Omero, ove Atena infonde la sua grazia divina su Odísseo. Naturalmente il senso era più corporeo, e si spiritualizzerà nella traduzione dei Settanta, da cui deriverà ai Vangeli. Che solo Maria sia definita ricolmata di grazia da Dio, e che nessun altro possa esserlo come lei, è semplicemente ovvio, in quanto unica a potersi definire madre di Dio. E comunque non è veramente un unicum, perché il verbo charitoo è usato anche in Eph. 1, 6 (ma charis ricorre oltre 150 volte nel NT). «piena di grazia», o «altamente favorita», ove in verità io non scorgo gran differenza, è la traduzione di kecharitomene, che propriamente è un participio perfetto medio-passivo. Tradotto letteralmente vale ‘gradita (a Dio)’. La valenza di questo gradimento non va cercata nei dizionari, ma nella propria fede.

Forse non sono stato abbastanza chiaro nell’impostazione di questo 3D e se è così me ne scuso, ma io intendevo solamente esplicitare il fatto che, a prescindere dai dizionari, i termini usati nella Bibbia, così come nei componimenti classici, hanno oggi accezioni diverse da quelle che l’autore di un determinato scritto (nel nostro esempio Luca) intendeva passare. Per Dante, per fare un banalissimo esempio, “canzonare” significava comporre delle canzoni, così che io oggi, a fronte di questo termine, se scrivo qualcosa da sottoporre a tutti, non scriverò “canzonare”, a prescindere dal fatto che qualcuno sia invece a conoscenza di questa sottigliezza.
Nel 3D similare su Maria faccio, fra i tanti, l’esempio del termine “anima” che nella Bibbia ha diverse e svariate sfumature, ma che sappiamo benissimo che oggi, chiedendo a 100 persone, 99 risponderebbero che è la parte spirituale dell’essere umano, Il non tener conto di questo ci porta, a parer mio giustamente, alla critica della traduzione della TNM. Per coerenza, non possiamo fare determinate critiche per il disinvolto uso di termini polivalenti come “anima”, oppure “ogni sorta”, ecc. per poi fare noi la stessa cosa.
Se a queste stesse 100 persone chiedessimo ragione del termine “grazia” in senso religioso, 99 se non tutte e 100 darebbero più o meno la risposta tratta dal Zingarelli, come da qualsiasi altro vocabolario. Non è perciò una questione di vocabolari, ma di traduzioni che tengano conto dell’evolversi della lingua nell’accezione popolare. Non possiamo infatti pretendere che le persone abbiano una approfondita conoscenza di ogni termine usato nella Bibbia e nei classici.
L’ovvietà alla quale ti chiami, è materia soggettiva e non penso che possa essere presa come base per tutti.
Anche nella tua citazione su Omero, il termine “grazia” viene presentato nel senso di “protettrice”, perciò più vicino al significato dell’”altamente favorita” di Luca che al significato odierno di “grazia” (sempre in senso religioso).
Per quanto riguarda Eph. 1,6, e tutte le altre volte in cui ricorre il termine in questione, è sufficiente leggere le note della BJ che, ti ricordo, per Luca 1,28 citano: “piena di grazia – alla lettera «tu che sei stata e rimani colmata dal favore divino»”, e per Eph. 1.6: “grazia: il termine greco charis designa qui il favore divino nella sua gratuità, nozione che include, ma sorpassa, la «grazia» nel senso di dono santificante e intrinseco all’uomo. Esso manifesta la «gloria» stessa di Dio….”. Qui si parla dello stesso Gesù, perciò il termine «grazia» assume tutte le sue piene connotazioni, non di protezione o di favore, ma della gloria stessa di Dio.
A me sembra che vi sia non una grande, ma una abissale e incommensurabile differenza che, e qui sono d’accordo con te, solo la fede può indagare e sviluppare nel cuore di ognuno di noi.
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