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GEOVISMO E DIRITTO DI FAMIGLIA

Segnalazioni di giornali, riviste, trasmissioni radio-televisive che riguardino i TdG

Moderatore: Cogitabonda

GEOVISMO E DIRITTO DI FAMIGLIA

Messaggiodi brunodb2 » 07/09/2010, 14:14

Geovismo e diritto di famiglia

L’esercizio della libertà religiosa ha evidenti ricadute sul tessuto familiare e, anche in questo campo, la “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova” promuove – nella prospettiva di uno Stato veramente laico – discutibili comportamenti sui quali s’impone l’attenzione del Parlamento. Stando ad esplicite ammissioni contenute in atti riservati del Movimento (per esempio, la lettera SSC datata 7 febbraio 1977, inviata a un ministro di culto avente la facoltà di celebrare matrimoni), la concezione del vincolo matrimoniale proposta dal geovismo è “praticamente in contrasto con gli articoli del Codice civile italiano”.
In effetti, in contrasto con il codice civile (articoli 143-148) e con i principi costituzionali in materia (articoli 29-30 della Costituzione), che statuiscono la parità dei coniugi all’interno del nucleo familiare, la prassi comportamentale – inculcata sistematicamente dalla Congregazione geovista – prevede la supremazia del ruolo maritale fin dalla “formula per la celebrazione del matrimonio”; infatti, il periodico La Torre di Guardia del 15 settembre 1984, pag. 14, riporta le seguenti dichiarazioni dei nubendi:
“Io, —— , prendo te, —— , come mia legittima sposa, per amarti e aver cura di te secondo la legge divina esposta nelle Sacre Scritture per i mariti cristiani, finché vivremo insieme sulla terra secondo la disposizione matrimoniale di Dio”.
“Io, —— , prendo te, —— , come mio legittimo sposo, per amarti, aver cura di te e rispettarti profondamente, secondo la legge divina esposta nelle Sacre Scritture per le mogli cristiane, finché vivremo insieme sulla terra secondo la disposizione matrimoniale di Dio”.
Dal confronto delle dichiarazioni si evince che la formula pronunciata dalla donna comprende l’espressione “e rispettarti profondamente”, che invece non compare nella dichiarazione dell’uomo. Il che attesta un’impostazione del rapporto di coppia, basato – secondo il geovismo – sulla supremazia dell’uomo, in contrasto con i cardini del diritto di famiglia adottato da ogni moderna società civile. Si tratta, dunque, di disposizioni che ledono la parità della donna nei confronti dell’uomo.
In effetti, in contrasto con il nostro codice civile, che statuisce la parità dei genitori all’interno del nucleo familiare, la prassi comportamentale geovista prevede la supremazia del ruolo maritale confermando che «l’obbligo di provvedere fisicamente come pure spiritualmente ai figli ricade principalmente sui genitori, in particolare sul padre» (citazione dal periodico geovista Svegliatevi! dell’8 marzo 1997, pag. 27). Anche la recente edizione di Svegliatevi! del gennaio 2008, pag. 29, precisa: «è il marito ad avere la responsabilità di dirigere la propria famiglia, mentre la moglie segue la sua guida e ne rispetta l’autorità. … Naturalmente è responsabilità del marito, in qualità di capofamiglia, prendere le decisioni finali». Inoltre, le direttive della stessa Congregazione prescrivono che una moglie «dovrebbe manifestare lo spirito della sottomissione cristiana. Naturalmente, la moglie dovrebbe stare attenta a non trascurare intenzionalmente i desideri del marito per ostinazione, per dispetto o per altri motivi sbagliati» (citazione da Svegliatevi! dell’8 dicembre 1996, pag. 14).
Il principio dell’autorità maritale è così radicato che la moglie di fede geovista “deve riconoscere l’autorità del marito non credente” (La Torre di Guardia del 15 maggio 2010, pag. 13); nell’esplicitazione di tale supremazia maritale, la Congregazione arriva al punto di prevedere anche fattispecie molto delicate, come la seguente: «Che dire se un marito incredulo (cioè non Testimone di Geova) insiste che la moglie cristiana (cioè di fede geovista) si rechi alle urne? Ebbene, lei è sottoposta al marito … Se ubbidisce al marito e si reca alle urne, è una decisione personale.” (La Torre di Guardia del 1° novembre 1999, pag. 29; parentesi aggiunte).
Inoltre, La Torre di Guardia del 15 dicembre 1991, pag. 19 e segg., legiferava a proposito di una donna Testimone che si sposa: «Probabilmente da nubile era libera di prendere molte decisioni senza consultare nessuno. Ma ora che ha un marito, ha l’obbligo di consultarlo e di chiedergli il permesso per fare molte delle cose che un tempo decideva da sola. … D’altra parte, la moglie cristiana non sarà irragionevolmente esigente con il marito. Mostrerà benignità e modestia di mente seguendo la sua direttiva e sostenendo le sue decisioni, anche se a volte possono non rispecchiare le sue preferenze». Ma fino a che punto si estende la portata di questa sottomissione della donna? Un esempio ce lo chiarirà. La Torre di Guardia del 1° novembre 1974, pag. 671, prescrive: «La donna sposata che vuole farsi forare gli orecchi deve giustamente consultare prima il suo marito e capo». Incredibile? Leggete voi stessi il testo sottostante!
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Queste discutibili direttive geoviste vanno esaminate nella prospettiva dell’articolo 6 della legge 28 novembre 2005 n°246 – relativa al Riassetto normativo in materia di pari opportunità – che ha posto tra i principi e i criteri direttivi da rispettare l’individuazione di strumenti di prevenzione e rimozione di ogni forma di discriminazione, in particolare per cause direttamente o indirettamente fondate sulla religione. Alla luce di queste linee guida, come considerare la strabiliante affermazione contenuta in un manuale geovista di studio biblico (intitolato “Sia Dio riconosciuto verace”) di qualche decennio fa: «la donna è semplicemente una creatura inferiore che Dio creò all’uomo quale aiutante»?
Data l’attuazione sistematica e puntigliosa della direttiva congregazionale sulla supremazia maritale, che pregiudica il riconoscimento dei pieni diritti civili della moglie, e considerato che tale prassi era già in vigore prima della concessione del riconoscimento di personalità giuridica, perché non è stata revocata l’autorizzazione a celebrare matrimoni, concessa a suo tempo ai ministri di culto della più volte citata Congregazione geovista? Conoscendo tutto ciò, come si può accordare un regime di particolare favore al matrimonio celebrato dai ministri di culto geovisti, come prevede l’articolo 7 del ddl n°2237, contenente le norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova”?

Fonte: http://www.mondoraro.org/2010/09/07/geo ... -famiglia/" target="_blank

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Grazie Bruno

Messaggiodi deep-blue-sea » 07/09/2010, 15:14

bellissimo ragionamento, esaustivo e completo di citazioni dalle pubblicazioni della Watchtower. Conoscendo la Bibbia, conoscevo il ruolo della donna ivi descritto e come elaborato dalla Watchtower mi sforzavo di praticarlo.

Eppure, questa citazione:
“Sia Dio riconosciuto verace”) di qualche decennio fa: «la donna è semplicemente una creatura inferiore che Dio creò all’uomo quale aiutante»?

non la conoscevo..abbastanza cattivella vero?

È vero che riflettendo, le leggi attuali per il rispetto degli individui, sono perfino più sensibili e raffinate che quelle della Bibbia, tanto più che questo libro fu scritto da uomini in una società maschilista che per millenni ha concesso alla donna solo un ruolo inferiore.

Mi è piaciuto l'argomento che abbordi, ossia, se i TG considerano la donna un essere inferiore che deve sottomissione e ubbidienza all'uomo, cio contrasta con lo spirito della costituzione italiana e delle libertà individuali, perciò non gli dovrebbe esser concesso celebrare matrimoni. E aggiungo che questa perciò è un'ulteriore ragione per cui la Watchtower o Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova non MERITA, né gli dovrebbe esser concesso l'8 per mille.

Hai pensato di segnalare questa lacuna ai membri della 1° Commissione permanente degli affari costituzionali in relazione all'intesa tra Stato e Watchtower?

Grazie Bruno, con simpatia :strettamano: :ciao: .
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Messaggiodi Gabriella Prosperi » 07/09/2010, 17:13

Credo che segnalare il particolare diritto (?) di famiglia dei Testimoni alle autorità competenti sia vano, in quanto lo stato dovrebbe prender posizione anche nei confronti di altre fedi che non riconoscono alla donna pari dignità sia in famiglia che nella società.
In genere se ne parla in cronaca quando qualche fattaccio porta tale intendimento alla ribalta.
Questo, assieme ad altro, fu ciò che mi fece scattare la molla della diffidenza durante il mio studio.
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Messaggiodi emet » 07/09/2010, 20:02

brunodb2 ha scritto:Geovismo e diritto di famiglia

L’esercizio della libertà religiosa ha evidenti ricadute sul tessuto familiare e, anche in questo campo, la “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova” promuove – nella prospettiva di uno Stato veramente laico – discutibili comportamenti sui quali s’impone l’attenzione del Parlamento. Stando ad esplicite ammissioni contenute in atti riservati del Movimento (per esempio, la lettera SSC datata 7 febbraio 1977, inviata a un ministro di culto avente la facoltà di celebrare matrimoni), la concezione del vincolo matrimoniale proposta dal geovismo è “praticamente in contrasto con gli articoli del Codice civile italiano”.
In effetti, in contrasto con il codice civile (articoli 143-148) e con i principi costituzionali in materia (articoli 29-30 della Costituzione), che statuiscono la parità dei coniugi all’interno del nucleo familiare, la prassi comportamentale – inculcata sistematicamente dalla Congregazione geovista – prevede la supremazia del ruolo maritale fin dalla “formula per la celebrazione del matrimonio”; infatti, il periodico La Torre di Guardia del 15 settembre 1984, pag. 14, riporta le seguenti dichiarazioni dei nubendi:
“Io, —— , prendo te, —— , come mia legittima sposa, per amarti e aver cura di te secondo la legge divina esposta nelle Sacre Scritture per i mariti cristiani, finché vivremo insieme sulla terra secondo la disposizione matrimoniale di Dio”.
“Io, —— , prendo te, —— , come mio legittimo sposo, per amarti, aver cura di te e rispettarti profondamente, secondo la legge divina esposta nelle Sacre Scritture per le mogli cristiane, finché vivremo insieme sulla terra secondo la disposizione matrimoniale di Dio”.
Dal confronto delle dichiarazioni si evince che la formula pronunciata dalla donna comprende l’espressione “e rispettarti profondamente”, che invece non compare nella dichiarazione dell’uomo. Il che attesta un’impostazione del rapporto di coppia, basato – secondo il geovismo – sulla supremazia dell’uomo, in contrasto con i cardini del diritto di famiglia adottato da ogni moderna società civile. Si tratta, dunque, di disposizioni che ledono la parità della donna nei confronti dell’uomo.
In effetti, in contrasto con il nostro codice civile, che statuisce la parità dei genitori all’interno del nucleo familiare, la prassi comportamentale geovista prevede la supremazia del ruolo maritale confermando che «l’obbligo di provvedere fisicamente come pure spiritualmente ai figli ricade principalmente sui genitori, in particolare sul padre» (citazione dal periodico geovista Svegliatevi! dell’8 marzo 1997, pag. 27). Anche la recente edizione di Svegliatevi! del gennaio 2008, pag. 29, precisa: «è il marito ad avere la responsabilità di dirigere la propria famiglia, mentre la moglie segue la sua guida e ne rispetta l’autorità. … Naturalmente è responsabilità del marito, in qualità di capofamiglia, prendere le decisioni finali». Inoltre, le direttive della stessa Congregazione prescrivono che una moglie «dovrebbe manifestare lo spirito della sottomissione cristiana. Naturalmente, la moglie dovrebbe stare attenta a non trascurare intenzionalmente i desideri del marito per ostinazione, per dispetto o per altri motivi sbagliati» (citazione da Svegliatevi! dell’8 dicembre 1996, pag. 14).
Il principio dell’autorità maritale è così radicato che la moglie di fede geovista “deve riconoscere l’autorità del marito non credente” (La Torre di Guardia del 15 maggio 2010, pag. 13); nell’esplicitazione di tale supremazia maritale, la Congregazione arriva al punto di prevedere anche fattispecie molto delicate, come la seguente: «Che dire se un marito incredulo (cioè non Testimone di Geova) insiste che la moglie cristiana (cioè di fede geovista) si rechi alle urne? Ebbene, lei è sottoposta al marito … Se ubbidisce al marito e si reca alle urne, è una decisione personale.” (La Torre di Guardia del 1° novembre 1999, pag. 29; parentesi aggiunte).
Inoltre, La Torre di Guardia del 15 dicembre 1991, pag. 19 e segg., legiferava a proposito di una donna Testimone che si sposa: «Probabilmente da nubile era libera di prendere molte decisioni senza consultare nessuno. Ma ora che ha un marito, ha l’obbligo di consultarlo e di chiedergli il permesso per fare molte delle cose che un tempo decideva da sola. … D’altra parte, la moglie cristiana non sarà irragionevolmente esigente con il marito. Mostrerà benignità e modestia di mente seguendo la sua direttiva e sostenendo le sue decisioni, anche se a volte possono non rispecchiare le sue preferenze». Ma fino a che punto si estende la portata di questa sottomissione della donna? Un esempio ce lo chiarirà. La Torre di Guardia del 1° novembre 1974, pag. 671, prescrive: «La donna sposata che vuole farsi forare gli orecchi deve giustamente consultare prima il suo marito e capo». Incredibile? Leggete voi stessi il testo sottostante!
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Queste discutibili direttive geoviste vanno esaminate nella prospettiva dell’articolo 6 della legge 28 novembre 2005 n°246 – relativa al Riassetto normativo in materia di pari opportunità – che ha posto tra i principi e i criteri direttivi da rispettare l’individuazione di strumenti di prevenzione e rimozione di ogni forma di discriminazione, in particolare per cause direttamente o indirettamente fondate sulla religione. Alla luce di queste linee guida, come considerare la strabiliante affermazione contenuta in un manuale geovista di studio biblico (intitolato “Sia Dio riconosciuto verace”) di qualche decennio fa: «la donna è semplicemente una creatura inferiore che Dio creò all’uomo quale aiutante»?
Data l’attuazione sistematica e puntigliosa della direttiva congregazionale sulla supremazia maritale, che pregiudica il riconoscimento dei pieni diritti civili della moglie, e considerato che tale prassi era già in vigore prima della concessione del riconoscimento di personalità giuridica, perché non è stata revocata l’autorizzazione a celebrare matrimoni, concessa a suo tempo ai ministri di culto della più volte citata Congregazione geovista? Conoscendo tutto ciò, come si può accordare un regime di particolare favore al matrimonio celebrato dai ministri di culto geovisti, come prevede l’articolo 7 del ddl n°2237, contenente le norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova”?

Fonte: http://www.mondoraro.org/2010/09/07/geo ... -famiglia/" target="_blank" target="_blank

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Messaggiodi Luciano » 07/09/2010, 20:37

w 15/04/82 p16 7 Ci vien detto che nella prima famiglia istituita da Dio la donna fu creata
come complemento dell’uomo. Perciò non era affatto una creatura inferiore. Al contrario,
la donna fu creata per svolgere un ruolo di sostegno come aiuto del marito. (Genesi 2:18)
Insieme dovevano generare figli e formare il nucleo familiare.


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Messaggiodi emet » 07/09/2010, 21:45

(La Torre di Guardia del 15 maggio 2010, pag. 13); nell’esplicitazione di tale supremazia maritale, la Congregazione arriva al punto di prevedere anche fattispecie molto delicate, come la seguente: «Che dire se un marito incredulo (cioè non Testimone di Geova) insiste che la moglie cristiana (cioè di fede geovista) si rechi alle urne? Ebbene, lei è sottoposta al marito … Se ubbidisce al marito e si reca alle urne, è una decisione personale.” (La Torre di Guardia del 1° novembre 1999, pag. 29; parentesi aggiunte).


La tua riflessione Bruno, è quantomai attuale ed interessantissima, di certo, da porre all 'attenzione, del legislatore e, a chi di ompentenza ha l'autorità rappresentativa e, governativa del nostro paese, nel concedere diritti e, competenze a coloro i quali ne fanno richiesta. Sta difatto, che per procedere al riconoscimento, e dunque alle spettanti concessioni richieste, di solito si fa indagine e, interrogazione sulla materia di richiesta in questione , per sancire se la richieta fatta dal richiedente non è in opposizione
ai principi costituzionali vigenti in un dato paese.Però se tale è la procedura, dove è l inganno? se l autorità competente, concede un dato diritto e riconoscimento, ad un dato richiedente, è possibile che non si sia accorto ,dell' anticostituzionalità del principio concesso che, andrà ad espletare il richiedente?
Ebbene l' inganno c' è ma, molto spesso resta in un margine di ambiguità, ossia ,dal come la w/t si rappresenta alle autorità, e da come nell' immediato và poi ad espletare nella quotidianità il diritto concessogli . Di base non bisogna dimenticare, che per teologia-della W/t , nessun Governo è capace di instaurare il regno di pace e ,giustizia a cui loro aspirano, nessuna legge creata dall' uomo è di per se giusta, se ,secondo la loro esegesi-teologica,è in antitesi con la legge di DIO, dunque vanno raggirate ,per ottenere i riconoscimenti dovuti e , esercitare la loro legge teocratica,costituendo così uno STATO, all' interno dello STATO. Per raggiungere tali fini attuano il principio di "essere cauti come serpenti ,ma innocenti come colombe" in altre parole facendo buon viso a cattivo gioco, due pesi due misure. Basti pensare a quel foglietto che ci veniva dato o poco prima , o poco dopo il battesimo, dove vi erano istruzioni in merito alla presa di posizione del singolo in merito alla questione del sangue, ora non ho qui sottomano questo foglietto, ma ben ricordo, come ci veniva inculcato il modo di dire mezze verità difronte alle autorità mediche le quali secondo loro non potevano capire la nostra posizione, essendo essi "FUORI DALLA VERITà" e non solo ad esse ma anche il come rispondere dinanzi ad eventuali tribunali, nel momento in cui , ci saremmo trovati a dar ragione della drastica presa di posizione.
Questo le autorità competenti, non lo sapranno mai, ne tantomeno possono saperlo, se non vi è nessuno che glie lo pone all'attenzione.Questo è il gioco con cui questa pesudo società religiosa opera,ed ha operato sin dai primordi del suo nascere, scaltrezza, nefandezza di coerenza intellettuale e di posizione, tipico di quelle organizzazioni ideofilosofiche post-industriali, prive di un mero portato storico-cultarale dato da un etica di evoluzione civilizzante.
Dalla questione da te sollevata e ,riflettuta, mi sovviene alla mente un' altra delle loro trovate, dove se ,riflettuta a fondo, porta a discernere la loro vera natura alienante e lontana da una società civile e democratica.




" LA QUESTIONE DELL ESPRESSIONE DEL VOTO

Prendendo spunto ,da cio che menzionavi de "LA TORREdiGUARDIA"annuncinte il regno di Geova, datata 1,novembre,1999 alle pp.28-9 si esprime così di seguito

"Gesù Cristo disse riguardo ai suoi seguaci: "Non fanno parte del mondo come io non faccio parte del mondo". (Giovanni 17:14) I testimoni di Geova prendono seriamente questo principio. "Non facendo parte del mondo", sono neutrali rispetto agli affari politici del mondo. - Giovanni 18:36 ….l'apostolo Paolo si considerava "ambasciatore" di Cristo fra i suoi contemporanei. (Efesini 6:20; 2 Corinti 5:20) I testimoni di Geova credono che ora Cristo Gesù sia stato intronizzato quale Re del celeste Regno di Dio e che loro, come ambasciatori, devono annunciarlo alle nazioni. (Matteo 24:14; Rivelazione [Apocalisse] 11:15) Ci si aspetta che gli ambasciatori siano neutrali e non interferiscano negli affari interni del paese in cui vengono mandati. In qualità di rappresentanti del celeste Regno di Dio, anche i testimoni di Geova si sentono analogamente in obbligo di non interferire nella politica del paese in cui risiedono. Un terzo fattore da considerare è che chi col suo voto contribuisce a eleggere un candidato può diventare responsabile di ciò che questi farà. (Confronta 1 Timoteo 5:22, Parola del Signore). I cristiani devono valutare attentamente se intendono assumersi questa responsabilità….Quarto, i testimoni di Geova tengono in alta stima la loro unità cristiana. (Colossesi 3:14) Quando le religioni si immischiano nella politica, spesso ciò causa divisioni fra i loro aderenti. Imitando Gesù Cristo, i testimoni di Geova evitano ogni ingerenza nella politica e mantengono così la loro unità cristiana.- Matteo 12:25; Giovanni 6:15; 18:36, 37.Quinto ed ultimo fattore, stando fuori dalla politica i testimoni di Geova hanno la libertà di parola che consente loro di annunciare l'importante messaggio del Regno a persone di qualsiasi idea politica.- Ebrei 10:35.” .

Ora la questione è, un SINGOLO testimone di Geova, è libero di avere una sua idea politica per un pacifico governo del suo paese, portante civili diritti e doveri all'intera comunità?
può un Testimone di Geova recarsi alle urne per esprimere un suo voto, aspirante a quello che sono i sui ideali, per ,nel qui ed ora , una possibile società che si autogoverna su un potere democratico, ma facendo si ,che prevalgano quelle idee politiche, che piu si avvicinano a ideali di civiltà ,e dunque apportanti migliorie collettive-sociali per una pacifica e paritaria convivenza dei suoi componenti?....ebbene la risposta che ogni Testimone di Geova darebbe, sarebbe NO! perchè esso non fa parte del mondo[...]ect ect, travisando le parole del vangelo! ma questo solo perchè all' interno della colletività W/T viene impartita questa esegesi al menzionato passo evangelico, se ,la W/t , si esprimesse diversamente quello stesso testimone, lo vedremmo andare alle urne tranquillamente. Ma la questione si fa ancora piu complessa, perchè nel momento in cui , tale idea dovesse essere espressa dinnanzi alle autorità specifiche , il tutto cambia, e viene relegata nella coscienza dei singoli testimoni, i quali, in teoria possiedono la libertà di coscienza di andare alle urne o meno, mentre nella pratica è un divieto, perchè qualora un testimone andasse alle urne, diverrebbe motivo di inciampo per i suoi confratelli che non si recano, e dunque verrebbe ripreso e, ammonito dagli anziani.Ed ecco un altra esplicita menzogna, un altra doppia faccia, con cui si rappresenta la w/t a coloro che sono rappresentanti governativi, ed anche al grande pubblico.Queste cose li si comprende, solo, e quando ci si è adddentrati, ma quando ci si è addentrati, il pensiero del singolo è ormai alienato, appiattito, omologato, e privo di senso critico, se non proprio plagiato, dunque non si denuncia una tale ideosincrasia, solo dopo, nel momento in cui si riaquista il proprio senso critico, si può giungere a tali conclusioni, per cui, l APOSTATA, come tu prima menzionavi, non è nientaltro colui che distaccandosi dall omologazione, riprende ad essere se stesso, si svincola da una falsa unità del "noi" per ricominciare a vivere e, scegliere secondo quel libero arbitrio che , a ogni essere umano è lasciato vivere in ogni societa civile.
Poi non venissero a dire che la religione nn si mischia con la politica ect ect, perchè il principio è valido e giusto, ma in tal caso, NON è il singolo che compone una chiesa che non si deve esprimere da un punto di vista politico, ma bensì L ISTITUZIONE, L ORGANIZZAZIONE a cui appartiene è colei che non deve e non può per un etica morale e civile influenzare i singoli a propendere per delle idee politiche. La w/t sottobanco invece agisce proprio dove essa dice di non influire, perchè non rendendo partecipi i propri associati della politica del proprio paese, suggerisce, uno stato di anarchia, con sottesi obiettivi di sovversione, per proporre un governo TEOCRATICO.
Data la questione, mi sorge una domanda, è giusto che essi si avvalgano dunque, dei diritti civili di uno stato democratico, quando essi stessi non si esprimono su gli stessi diritti?
perchè desiderano essere i beneficiari di diritti dibattuti ,discussi e ,votati dai piu, quando essi passivamente si adatterebbero a qualsiasi modo di fare civiltà?
trovo questo loro modo d agire, come tutto il resto un antiteesi assurda.


saluti a tutti voi che mi leggete,
e sarei grato a chiunque con me apliasse l argomento
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Messaggiodi ilnonnosa » 08/09/2010, 5:25

Estranei alla politica?

I testimoni di Geova dicono di essere del tutto estranei alla politica perché condannano tutti i governi e governanti (dai capi di stato agli assessori comunali) come “agenti del Diavolo”. Eppure, quando fa loro comodo per gli interessi della Watch Tower, non esitano a promuovere azioni politiche, cercare il favore dei capi politici (lo fecero perfino con Hitler nel 1933, come è scritto nel loro stesso Annuario del 1934) ecc…
Ecco qui un esempio: il loro vanto di aver promosso una petizione per una raccolta di firme per promuovere un referendum per cambiare nientemeno che LA COSTITUZIONE in Canada.

“Dichiarazione dei diritti canadesi - Che i canadesi desiderassero un simile documento fu dimostrato nel 1949 quando i testimoni di Geova fecero circolare una petizione in cui si chiedeva una Dichiarazione dei diritti canadese. Quell’anno vennero presentate al Parlamento oltre 625.000 firme di coloro che si rendevano conto che gli abusi di cui i testimoni di Geova erano oggetto nella provincia del Quebec costituiva una minaccia per la libertà di tutti i canadesi. Secondo loro, la soluzione si sarebbe trovata nelle garanzie costituzionali dei diritti fondamentali di ogni persona.”
(Svegliatevi! 8 marzo 1985, p. 14)

Ciao. Ilnonnosa
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“Non c’è nulla di male se una persona cerca di confutare gli insegnamenti e le pratiche di un gruppo religioso che ritiene in errore”. (Svegliatevi! 8 settembre 1997, pagina 6)
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Messaggiodi Gabriella Prosperi » 08/09/2010, 8:20

emet ha scritto:(Data la questione, mi sorge una domanda, è giusto che essi si avvalgano dunque, dei diritti civili di uno stato democratico, quando essi stessi non si esprimono su gli stessi diritti?
perchè desiderano essere i beneficiari di diritti dibattuti ,discussi e ,votati dai piu, quando essi passivamente si adatterebbero a qualsiasi modo di fare civiltà?
trovo questo loro modo d agire, come tutto il resto un antiteesi assurda.


saluti a tutti voi che mi leggete,
e sarei grato a chiunque con me apliasse l argomento
EMET

Caspita Emet, hai buttato sul tavolo una fiche da un milione di euro!
E' complesso il tema, e si snoda tra le''distrazioni'' d'uno stato spesso assente e in tutt'altre faccende affacendato e che considera i pericoli derivanti da alcuni movimenti religiosi alternativi, come fini a sè stessi, tutt'alpiù circoscritti a fatti di cronaca.
A coacervi di psicologi e psichiatri che, pur avendo elementi, non dibattono tanto sul tema, ma trovano spesso più proficuo accapigliarsi tra di loro o pubblicare trattati di....sicuro commercio.
Dall'altra parte chi vorrebbe interessarsi sia legalmente che specificatamente si trova ad affrontare anche il tema legato alla libertà religiosa, che è come camminare sul filo per chi non è acrobata e la prudenza, da dote, diventa, alla lunga, un silenzio/assenso.
I culti di cui si tratta, invece, sanno benissimo che,oltre al fatto che l'accordo porterebbe denaro alle casse (desiderio lecito, se poi si sostituiscono allo stato per quelle opere che non riesce a fare), sanno benissimo, ripeto, che il riconoscimento non si limita al lato economico, ma agli occhi delle masse, diventa una patente di legalità.
E non mi riferisco solo a noi cittadini chiamati a scegliere solo quando si viene chiamati alle urne, ma anche a chi viene eletto da tali votazioni; il senso è che con ''patente'' legale e potere economico e un popolo fedele alle spalle, chi regge le fila di tali culti avrebbe un potere ancora più incisivo.
Qui si dibatte su come, nel Geovismo, viene negata ai coniugi la parità in contrasto con il diritto di famiglia, temo che se si andrà avanti di questo passo, si dovrà sussurrare, perchè parlarne ad alta voce sarà pericoloso, del diritto al ripudio delle mogli.
Gabriella
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Messaggiodi emet » 08/09/2010, 13:43

Caspita Emet, hai buttato sul tavolo una fiche da un milione di euro!
E' complesso il tema, e si snoda tra le''distrazioni'' d'uno stato spesso assente e in tutt'altre faccende affacendato e che considera i pericoli derivanti da alcuni movimenti religiosi alternativi, come fini a sè stessi, tutt'alpiù circoscritti a fatti di cronaca. ,[...]
I culti di cui si tratta, invece, sanno benissimo che,oltre al fatto che l'accordo porterebbe denaro alle casse (desiderio lecito, se poi si sostituiscono allo stato per quelle opere che non riesce a fare), sanno benissimo, ripeto, che il riconoscimento non si limita al lato economico, ma agli occhi delle masse, diventa una patente di legalità.
E non mi riferisco solo a noi cittadini chiamati a scegliere solo quando si viene chiamati alle urne, ma anche a chi viene eletto da tali votazioni; il senso è che con ''patente'' legale e potere economico e un popolo fedele alle spalle, chi regge le fila di tali culti avrebbe un potere ancora più incisivo.
Qui si dibatte su come, nel Geovismo, viene negata ai coniugi la parità in contrasto con il diritto di famiglia, temo che se si andrà avanti di questo passo, si dovrà sussurrare, perchè parlarne ad alta voce sarà pericoloso, del diritto al ripudio delle mogli.
Gabriella


CIAO Gabriella, è proprio qui il punto in cui , volevo portare la riflessione, molto spesso taciuta, anche da coloro i quali ,dovrebbero tutelare la salute psichica ed i diritti civili dei propri cittadini,quali soggetti agenti ,che partendo da una data comunità, vanno ad inserirsi su macroscala nell interezza comunitaria di un intero paese.
Non è possibile che l 'esplicarsi e, l espandersi di alcuni movimenti-culti religiosi alternativi, in quanto sintomo di un malessere integrativo di una certa" fetta" di componente di una data comunità venga relegato ad un mero sintomo fine a se stesso e quantomai ad un mero fatto di cronaca; In quanto tale esso non è!!!, perchè come spesso ho scritto altrove, "LA STORIA SI RIPETE" e se traiamo da essa quei valori che ci hanno portato ad un evoluzione etica, morale e, civile ; è nostro impegno e dovere sociale , batterci anche per un aspicabile maturazione degli stessi. L'impero Romano si trovò all'apice della sua evoluzione in una situazione simile, ove un dilagare di culti sottobanco all'interno dell impero non fecero altro che portare alla disgregazione dello stesso, in quanto portatori di valori alterati ,costuituendo micro comunità all ' interno della macrocomunità imperiale, producendo su grande scala una plusvalorizzazione degli stessi valori fondanti quella società,avendo nell' immediato oltre che un impasse storico-civile, effetti deleteri dilaganti in tutto l'impero,ove venendo a mancare modelli di riferimento, valori sociali consolidati,ed una depauperazione dilagante della morale etica,andò via via degenerandosi producendo un involuzione civile.Questo perchè, ripercorrendo alcune riflessioni Weberiane, e cioè che il MONDO DELLE IDEE ANDRà,ed influenzare la realtà costituentesi per contro alle idee marxiane ove si pone al centro della collettività societaria il motore e l'esigenza di un economia ,sta difatto che ,entrambi le riflessioni si pongono in un medesimo filone che va ad esplicarsi ed influenzarsi a vicenda,si veda per una connessione a tal proposito il saggio DE "L ETICA PROTESTANTE E LA NASCITA DEL CAPITALISMO" So che queste argomentazioni sono spinose, e talvolta anche un po incomprensibili e dificilmente districabili. Per fare un esempio di piu facile chiarezza citerei : s quel CESARE BECCARIA, il quale se non avesse denunciato, con il trattato "DEI DELITTI E DELLE PENE" l' irragionevolezza della pena di morte,scuotendo le coscienze sia della massa assoggettata ad un tale idea di giustizia, che quella degli allora legiferatori, i quali essi stessi ponevano la detta pena ,nella fattispecie di massima giustizia? non tenendo conto dell' avalore dato alla personalità umana e ,dunque degli individui che comminati in un dato contesto erano portatori di un malessere integrativo,e dunque disgregante con conseguente perdita sia di valori comminati ad una morale etica-civile, che economica.
Per quanto tempo ancora essa sarebbe stata un metodo ufficiale e corretto all 'interno di uno stato che si credeva evoluto e civile?(non mi dilungo, ma lo pongo, come spunto, sarebbe un argomentazione fuori tema). Dunque in quale posizione noi fuoriusciti ,avendo nella fattispecie , esperimentato, un alienazione civile-morale-etica e per contro anche economica, veniamo a trovarci verso una collettività disinformata, che per lo piu circoscrive ai pochi detta esperienza, e verso uno Stato che dovrebbe tutelarci da tali alienazioni
incivili ? Ebbene non siamo un mero fatto di cronaca, ne tantomeno sporadiche personalità al di fuori della società, ne tantomeno pensare di essere individui conniventi.
La realtà dei fatti dimostra che molti e molti componenti della nostra collettività, si son trovati ad affrontare problematiche sul tema in questione, molte famiglie vivono per traverso o di sbiego situazioni che implicano emotivamente ,economicamente ,e civilmente questa realtà.Con una maggiore incidenza nel "mezzogiorno" del nostro paese, ove potrà apparire incongruente il tema, ma che si innesta facilmente su un gia portato storico, di MALA-STORIA, e dunque su una remota questione cocente per il nostro paese, quale :" la questione meridionale",e le condizioni in cui continua a versare il "mezzoggiorno" italiano.
Auspicabile dunque sarebbe una collettiva presa di coscienza, per frenare, una depauperazione civile, laddove è di gia preesistente una condizione di plusvalorizzazione delle risorse ideologiche ed economiche.Fare infomazione è dunque, sensibilizzare uno Stato laddove crede che il danno sia minore,portando all attenzione i meri problemi innescati che si ripercuotono a catena in ambito in primis sociale, comunitario, economico, di Etica, di valori, e di morale, fino ad arrivare agli ultimi gradini quali l espressione della personalità individuale, la quale viene silenziosamente risucchiata in un vortice di omologazione ed appiattimento, con consenguenti problematiche emozionali, psichiche, e spirituali, aventi come rimbalzo nella macroscala della colletività del paese una non chiara e definita ,continua disgregazione sociale ed economica , la quale affonda le sue radici in valori ,ed un etica, non piu comunitaria civile , ma bensi su un Pensiero arcaico ideoteofilosofico,ove i diritti civili sono altamente a rischio di un involuzione drastica e drammatica.
Il nostro paese versa in una tale situazione, la quale se viene taciuta,e relegata nel sommerso, vi è un alto rischio di perdita di identità storico-civile e culturale, laddove può essere lodevole un apertura a nuove prospettive di vita , si annida ed insidia una perdità di propria identità, qualora, non siamo pronti al confronto facendo prevalere schemi ideologici che sono lontani dal nostro vissuto storico-culturale comunitario.


un abbraccio grande gabry, e
spero che in molti di noi si sveglino le radici
che ci fanno essere cio che siamo oggi, per una unitaria campagna di giusta informazione,
laddove un puro e mero dibattito teologico lo rifiuto apriori, in quanto sterile per i singoli
indottrinati, forse una via che può sensibilizzare anche le coscienze di chi ancora è
prigioniero di tale ideosincrasie, sta nel risvegliare il senso di civiltà.
un abbraccio ancora EMET :pace: :non mollare: :fiori e bacio:
" Hoc volo, sic iubeo; sit pro ratione voluntas. Frangar, non flecta"
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