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Lo scopo di questo forum è quello di analizzare in chiave critica la dottrina e l'organizzazione dei Testimoni di Geova

LO STATUTO DEI TESTIMONI DI GEOVA DISCRIMINA LE DONNE?

Segnalazioni di giornali, riviste, trasmissioni radio-televisive che riguardino i TdG

Moderatore: Cogitabonda

LO STATUTO DEI TESTIMONI DI GEOVA DISCRIMINA LE DONNE?

Messaggiodi brunodb2 » 08/09/2010, 15:10

Lo statuto dei Testimoni di Geova discrimina le donne?
Da: MONDORARO - http://www.mondoraro.org/2010/09/08/lo- ... -le-donne/" target="_blank" target="_blank" target="_blank

Riceviamo un’interessante email da parte di un nostro lettore, il quale ci fa notare che lo Statuto dei Testimoni di Geova prevede l’esclusione delle donne tra gli “anziani”. Ma vediamo nel dettaglio gli articoli dello statuto e l’email del nostro lettore.

Tutti gli statuti sono in forma democratica ,promuovono il pluralismo ecc… lo Statuto dei tdG che puoi vedere cliccando sopra a questo indirizzo:
http://www.infotdgeova.it/statuto.htm" target="_blank" target="_blank" target="_blank
riguardo ai soci agli articolo 4 e 5 ,stabilisce che gli aderenti possono essere tutti, ma gli effettivi solo i nominati e i nominati nelle congregazioni sono solo i maschi detti Anziani pertanto sono escluse le donne. Infatti specifica “Anziani “qualificati e solo loro effettivi possono avere incarichi sociali. Io non sono uno che se ne intende di statuti o altro, ma questo fatto che una associazione quale è la congregazione deiTdG esclude le donne,credo che sia in contrasto con le associazioni di volontariato avente diritto a contributi come tipo onlus ecc… . incollo articoli dello statuto dei TdG

Un cordiale saluto
===============
SOCI
Art. 4

Sono soci effettivi della Congregazione i Testimoni di Geova con la qualifica di anziani che sostengono a tempo pieno l’opera di predicazione della buona notizia del Regno di Dio; che si sono resi disponibili per accettare qualsiasi assegnazione di servizio da parte della Congregazione; che concorrono direttamente e in notevole misura alla realizzazione delle sue finalità.
Sono soci aderenti i Testimoni di Geova battezzati, associati alle Congregazioni locali, che sono attivamente impegnati nella diffusione del messaggio biblico, frequentano le riunioni di culto e applicano le norme morali e di vita cristiana nella loro condotta.
Soltanto i soci effettivi hanno diritto di voto e sono eleggibili alle cariche sociali.
La qualifica di socio è personale. I relativi poteri non possono essere trasmessi ad eredi o legatari.
A tutti i soci spetta di: frequentare le riunioni di culto presso le Congregazioni locali; partecipare alla vita e all’attività di dette comunità e ricevere tramite esse assistenza spirituale e morale, addestramento e istruzione biblica.

Art. 5
L’ammissione dei soci effettivi è deliberata dall’Assemblea su proposta del Comitato Direttivo, mentre l’ammissione dei soci aderenti è deliberata dal corpo degli anziani delle Congregazioni locali.
La qualifica di socio si perde:
a) per dimissioni;
b) per decadenza;
c) per espulsione.
Le dimissioni dei soci effettivi devono essere presentate per iscritto al Comitato Direttivo, mentre quelle dei soci aderenti, sempre per iscritto, al corpo degli anziani delle Congregazioni locali.
I soci effettivi e aderenti cessano per decadenza quando non esplicano una o più attività previste, per le rispettive categorie, di cui ai commi 1° e 2° del precedente art. 4.
I soci effettivi e aderenti sono espulsi per gravi inadempienze agli obblighi derivanti dal presente statuto, per comportamento contrario agli insegnamenti delle Sacre Scritture in campo morale, e, comunque, tale da danneggiare la Confessione e i suoi membri o da causare grave turbamento fra i membri stessi.
La decadenza e l’espulsione dei soci effettivi sono deliberate dall’Assemblea su proposta del Comitato Direttivo. La decadenza e l’espulsione dei soci aderenti sono deliberate dall’Assemblea su proposta del corpo degli anziani delle Congregazioni locali, ratificata dal Comitato Direttivo.
I soci dimissionari, decaduti o espulsi, non hanno alcun diritto sul patrimonio sociale.


:ciao:

Bruno
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Messaggiodi vitale » 08/09/2010, 16:12

Forse lo spunto statutario inizia dalla Bibbia.
Forse dall'egoismo innaturale.
Forse, parte ... ..
Le donne in ambito familiare sono discriminate?? Ma questo é un'altro argomento in corso.

:strettamano: :ciao:
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Messaggiodi Gabriella Prosperi » 08/09/2010, 16:20

Non saprei se si può parlare di discriminazione trattandosi dell'elezione di ministri di culto, credo sia una scelta libera di ciascuna organizzazione religiosa.
Ma non conosco l'argomento.
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Messaggiodi Francesco Franco Coladarci » 08/09/2010, 16:57

Si pone la seguente affermazione.

Riceviamo un’interessante email da parte di un nostro lettore, il quale ci fa notare che lo Statuto dei Testimoni di Geova prevede l’esclusione delle donne tra gli “anziani”. Ma vediamo nel dettaglio gli articoli dello statuto e l’email del nostro lettore.

Ora nello statuto vi è una separazione tra i soci.
Soci aderenti
Lo sono tutti, uomini e donne, e qui non vi è discriminazione.
Soci effettivi
Lo sono coloro che hanno diritto di voto, e qui, sono solo “gli anziani ed oltre” ma, non tutti, ma anche quì non vi è discriminazione.

Ora dire che la WTS discrimina le donne perché non possono essere “anziane/sse” non ha senso, poiché è nel loro diritto dire se possono o non possono esserlo.
Nello stesso tenore dovremmo allora criticare la Chiesa Cattolica perché nel diritto canonico il “sacerdote” è solo ed esclusivamente l’uomo, ma questo discrimina forse la donna?, assolutamente no, nel caso contrario dovremmo riprendercela addirittura con Gesù, il quale ha scelto come apostoli solo gli uomini, erano forse discriminate le donne?, no di certo, infatti la sua risurrezione fu comunicata per primo alle donne.

Franco
“Al di sopra del Papa, come espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica.”
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Messaggiodi Dafne75 » 08/09/2010, 17:58

francocoladarci ha scritto:Si pone la seguente affermazione.

Riceviamo un’interessante email da parte di un nostro lettore, il quale ci fa notare che lo Statuto dei Testimoni di Geova prevede l’esclusione delle donne tra gli “anziani”. Ma vediamo nel dettaglio gli articoli dello statuto e l’email del nostro lettore.

Ora nello statuto vi è una separazione tra i soci.
Soci aderenti
Lo sono tutti, uomini e donne, e qui non vi è discriminazione.
Soci effettivi
Lo sono coloro che hanno diritto di voto, e qui, sono solo “gli anziani ed oltre” ma, non tutti, ma anche quì non vi è discriminazione.

Ora dire che la WTS discrimina le donne perché non possono essere “anziane/sse” non ha senso, poiché è nel loro diritto dire se possono o non possono esserlo.
Nello stesso tenore dovremmo allora criticare la Chiesa Cattolica perché nel diritto canonico il “sacerdote” è solo ed esclusivamente l’uomo, ma questo discrimina forse la donna?, assolutamente no, nel caso contrario dovremmo riprendercela addirittura con Gesù, il quale ha scelto come apostoli solo gli uomini, erano forse discriminate le donne?, no di certo, infatti la sua risurrezione fu comunicata per primo alle donne.

Franco

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Infatti è la Bibbia che è maschilista, non le religioni che la seguono :mrgreen:
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Messaggiodi Gabriele Traggiai » 08/09/2010, 18:33

Mah, quella di questo lettore mi pare un'accusa gratuita.
Non mi pare che tra i sacerdoti cattolici ci siano delle donne? Non mi pare di aver visto qualche donna tra le file dei Vescovi o dei Cardinali.
Nella maggioranza delle Chiese Evangeliche, a parte i metodisti e i valdesi (magari mi sfugge qualcuno) il ruolo di "Pastore" viene ricoperto solo dagli uomini.
E comunque non mi sembra corretto definire la questione con il termine "discriminazione". L'analisi, fatta in questo modo mi sembra un pò troppo semplicistica.

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Messaggiodi Luciano » 08/09/2010, 18:50

Gabriele ha detto;
Nella maggioranza delle Chiese Evangeliche, a parte i metodisti e i valdesi (magari mi sfugge qualcuno) il ruolo di "Pastore" viene ricoperto solo dagli uomini.

In quelle battiste, la nostra è una nuova "pastora", e se non sbaglio era luterana una pastora venuta a predicare l'anno scorso.
ciao
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Messaggiodi Gabriele Traggiai » 08/09/2010, 20:53

Luciano ha scritto:Gabriele ha detto;
Nella maggioranza delle Chiese Evangeliche, a parte i metodisti e i valdesi (magari mi sfugge qualcuno) il ruolo di "Pastore" viene ricoperto solo dagli uomini.

In quelle battiste, la nostra è una nuova "pastora", e se non sbaglio era luterana una pastora venuta a predicare l'anno scorso.
ciao

Sì infatti, sapevo che alcune denominazioni hanno aperto le porte alle donne in riferimento ai compiti pastorali. In ogni caso, accusare di discriminazione le confessioni che restringono l'incarico agli uonini mi sembra eccessivo.

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Messaggiodi emet » 09/09/2010, 11:18

Gabriele Traggiai ha scritto:
Luciano ha scritto:Gabriele ha detto;
Nella maggioranza delle Chiese Evangeliche, a parte i metodisti e i valdesi (magari mi sfugge qualcuno) il ruolo di "Pastore" viene ricoperto solo dagli uomini.

In quelle battiste, la nostra è una nuova "pastora", e se non sbaglio era luterana una pastora venuta a predicare l'anno scorso.
ciao

Sì infatti, sapevo che alcune denominazioni hanno aperto le porte alle donne in riferimento ai compiti pastorali. In ogni caso, accusare di discriminazione le confessioni che restringono l'incarico agli uonini mi sembra eccessivo.

Cia Gabriele, si effettivamente, alcune denominazioni cristiano hanno aperto la via del diaconato e pastorato "anche" alle donne, e quell' anche che mi infatsidice, ma che per reale fatto storico debbo porre.In seguito dici :"In ogni caso, accusare di discriminazione le confessioni che restringono l'incarico agli uonini mi sembra eccessivo", vero è che per secoli una società fondata sul principio maschilista, che a sua volta detto principio, emerso da un pangiudaismo-radicalista è prevalso e ,dunque è andato ad influenzare l'idea uomo donna, del pensiero portante e fondate della società ociidentale.Vero è , però che , daltrocanto , all' interno della chiesa nascente come istituzione e comunità,inter-e-post-paolina, il pensiero maschilista ha preso il sopravvento, ma non si puo non tener conto delle stesse contraddizione in cui lo stesso Paolo di tarso si insabbia,nella PRIMA LETTERA AI CORINZI AL cap 11,versetti 3-9 esso afferma:

« Voglio tuttavia che sappiate questo: Cristo è il capo di ogni uomo, l'uomo è capo della donna e Dio è capo di Cristo. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, disonora il suo capo; al contrario, ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, disonora la sua testa, perché è come se fosse rasa. Se una donna, dunque, non vuol portare il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è vergognoso per una donna essere rasa, si copra col velo.L'uomo, invece, non deve coprirsi la testa, perché è immagine e gloria di Dio; mentre la donna è gloria dell'uomo. Infatti, l'uomo non ebbe origine dalla donna, ma fu la donna ad esser tratta dall'uomo; né fu creato l'uomo per la donna, bensì la donna per l'uomo »

Dunque si fa risalire da questa norma la assogettività della donna all' uomo.Ma nella lettera ai Galati, enuncia un principio di eguaglianza di tutto il genere umano,nella detta lettere indirizzata ai Galati al cap 3,verso 28 dice:«non esiste più né giudeo né gentile, ,un tentativo di conciliare la predicata sottomissione delle donne con un principio esteso ed egalitario all' interno di una comunita che andava via via costituendosi?....in seguito nella lettera che egli indirizza ai ROMANI, al capitolo 16, 1----- appare al quanto strano ,che egli raccomanda FEBE, "COME DIACONESSA" dando i saluti a Giunia,nella fattispecie sia la versione DIODATI, che la C.E.I,che la NUOVA RIVEDUTA, traducono proprio con diaconessa, ED dal greco, la parola diacono è ,tradotto in italiano, per come noi diremmo "servitore di ministero" dunque Febe era una "servitrice di ministero" e si sa che da "servitore di ministero " a Presbiteros (anziano) il passo è di li a poco.Ed ancora, nella prima lettera ai corinzi, cap 11,vers 5, emerge che le donne possono "profetizzare"ma poi dai versi 14,34-35 ,viene enunciato il principio del muto silenzio della donna nelle assemblee.
ed ancora lo pseudo-Paolo della Prima lettera a Timoteo 3,2 e della Lettera a Tito 1,6 e 2,5 stabilisce che il vescovo sia un uomo e invita le donne «a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non venga screditato.
STRANO è dunque che siano prevalsi alcuni riferimenti alla sottomissione e non quelli dell eguaglianza, e soprattutto dove una donna viene menzionate come DIACONESSA.
Ora qualcuno potrebbe obiettare, dicendo che Febe era un maschio e non una donna, ma calandosi in quello che era il contesto storico-culturale, emerge che un tale nome non era attribuito al genere maschile, ma a quello femminile,per cui far per contro polemiche del genere sono puramente difensive di una certa ormai consolidata opinione maschilista.
(altrimenti e qui esco proprio dal contesto e dall esegesi, ed entrando nell assurdo, si potrebbe ipotizzare che Febe era di genere differente alla sua natura sessuale? ma è un ipotesi di provocazione!!!)Questo comunque è per dare spunti di rifelssione e non scrivo per rivendicare per forza il sacerdozio femminile; forse a molte donne nemmeno interessa,
ma sono mere riflessioni su un concetto egalitario per il genere femminile quale essere donna verso il genere maschile e quindi uomo.
Inoltre un altro spunto di riflessione è:Gli esegeti che sanno tutto sulla condizione delle donne nella Palestina, degli uomini e della cena di Pasqua e che ci tengono così tanto ad attaccarsi alle notizie storiche, come mai non hanno mai detto che le donne non potevano non esserci quella sera lì, che fra l’altro li mantenevano anche (c'è scritto nel Vangelo), queste donne qui dove volete che le abbiano mandate la sera in cui si celebrava la Pasqua ebraica? Anzi le donne ci dovevano proprio essere. Che le donne stavano con loro a Gerusalemme in quell'occasione lì c’è scritto, eccome, perché viene fuori da tutto; sono le uniche a non scappare dopo. Dov’erano? Erano lì, erano sicuramente lì. Non che abbiano fatto da mangiare e poi siano scappate via, impossibile! La celebrazione della Pasqua prevedeva che fossero lì. Infatti negli atti degli Apostoli Luca dà per scontato che loro si riunivano nel cenacolo, dove dimoravano. E come mai non le hanno messe? A un uomo il dubbio non gli viene, tanto siamo andati avanti duemila anni così e alle donne dunque , è venuto. A questo punto sorge un incongruenza nella fattispecie dell' incarico che "(esalundo dalla pseudoteologia geovana, dove non viene celebrato il mistero eucaristico e, dunque non prende in considerazione il fatto che, celebrare la santa cena, è annuncio,morte e risurrezione di Cisto, dunque un atto di culto e, che rientra nell' ordinazione e amministrazione dei presbiteros,(anziani) .)quella sera lì sono stati ordinati tutti quelli che c’erano , comprese le donne. Perché non è che c'è un rituale narrato nel Vangelo per cui sono stati ordinati, GESù ha detto «“Fate questo in memoria di me”».Gli evangelisti in seguito riportarono gli avvenimenti,ma Luca, non era mica fuori del mondo, era un maschio come tutti gli altri. Luca, Matteo e Marco avevano le loro categorie mentali. Per loro una donna in qualche modo coinvolta in azioni sacre era qualche cosa di assolutamente inaccettabile, che soltanto un uomo liberato come Gesù poteva fare». Per cui ,so che la mia è una posizione come tante nel possibile ,delle probabilità, non pretendo che sia verità assoluta ,ma dimostra però ,che se ,non puo essere invalidato come assoluto concetto di eguaglianza,decade per sua debolezza nella fattispecie il secondo prettamente maschilista.
Dunque, ci troviamo dinnanzi ad un impasse di mera concettualita schematica-mentale-culturale, e dato che ,la natura umana si evolve per schemi, concetti, valori, morale, ed etica,
releghiamo questo dibattito di arcaico pensiero, nelle coscienze in evolvenza di una possibile civiltà altra,che inizia a trascendere l' idea concettuale di maschilismo-e,patriarcato,per forse tornare, o/e , riappropriarsi di un valore lasciato in stand/bay da secoli ( quale il valore della donna e dunque il Mtriarcato, tipico delle culture dell area estesa mediterranea),per evolverlo in un concetto , di hegeliana memoria(tesi-antitesi-sintesi),e dunque raggiungere per una maturata civiltà, una possibile sintesi dei due estremi trovando un equilibrio fra l'uno e l'altro, espletandosi nel concetto di eguaglianza di genere.

saluti
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Messaggiodi Francesco Franco Coladarci » 09/09/2010, 14:25

Emet dice.
ED dal greco, la parola diacono è ,tradotto in italiano, per come noi diremmo "servitore di ministero" dunque Febe era una "servitrice di ministero" e si sa che da "servitore di ministero " a Presbiteros (anziano) il passo è di li a poco.Ed ancora, nella prima lettera ai corinzi, cap 11,vers 5, emerge che le donne possono "profetizzare"ma poi dai versi 14,34-35 ,viene enunciato il principio del muto silenzio della donna nelle assemblee.

Argomentazione di Emet interessante.

Dire che la “Diaconessa” sia paragonabile al “servitore di ministero” non è proprio esatto, mentre(nei TdG) il servitore di ministero può a volte espletare le funzioni da”anziano”, il diacono (uomo) non può espletare le funzioni del sacerdote, anche se ambedue appartengono al clero.
Quando S. Paolo parla di Febe la situazione nella nascente comunità cristiana era particolare, alcune donne poterono essere nominate “diaconesse” per alcuni servizi ministeriali i quali possono avere riscontro anche nei giorni nostri.

Tale termine Diaconessa inoltre, fu usato solo per i primi secoli, in seguito scomparve, essere dunque un diacono o diaconessa significa “essere ordinati” per tale ufficio, ma poterono le donne divenire diaconesse e quindi essere “Ordinate” tali?, a ciò risponde il concilio di Nicea del 325, affermando che le diaconesse non ricevono un’ordinazione, e per tanto dovevano essere considerate “laiche”, al contrario oggi il diacono riceve un’ordinazione e fa quindi parte del clero, con mansioni diverse.

Franco
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per una chiara esposizione di mio pensiero

Messaggiodi emet » 11/09/2010, 15:21

Emet dice.
ED dal greco, la parola diacono è ,tradotto in italiano, per come noi diremmo "servitore di ministero" dunque Febe era una "servitrice di ministero" e si sa che da "servitore di ministero " a Presbiteros (anziano) il passo è di li a poco.Ed ancora, nella prima lettera ai corinzi, cap 11,vers 5, emerge che le donne possono "profetizzare"ma poi dai versi 14,34-35 ,viene enunciato il principio del muto silenzio della donna nelle assemblee.

Argomentazione di Emet interessante.

Dire che la “Diaconessa” sia paragonabile al “servitore di ministero” non è proprio esatto, mentre(nei TdG) il servitore di ministero può a volte espletare le funzioni da”anziano”, il diacono (uomo) non può espletare le funzioni del sacerdote, anche se ambedue appartengono al clero.
Quando S. Paolo parla di Febe la situazione nella nascente comunità cristiana era particolare, alcune donne poterono essere nominate “diaconesse” per alcuni servizi ministeriali i quali possono avere riscontro anche nei giorni nostri.

Tale termine Diaconessa inoltre, fu usato solo per i primi secoli, in seguito scomparve, essere dunque un diacono o diaconessa significa “essere ordinati” per tale ufficio, ma poterono le donne divenire diaconesse e quindi essere “Ordinate” tali?, a ciò risponde il concilio di Nicea del 325, affermando che le diaconesse non ricevono un’ordinazione, e per tanto dovevano essere considerate “laiche”, al contrario oggi il diacono riceve un’ordinazione e fa quindi parte del clero, con mansioni diverse.

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è sparito nell invio la parte da me spiegata

Messaggiodi emet » 13/09/2010, 0:54

CIAO FRANCO, avevo risposto a quanto mi facevi giustamente notare, e dunque ti rispondevo, con un' accurata ricerca storica, e soprattutto andando a ripercorrere le tappe post- niceane e pre-niceane, dell' allora Cristianesimo in pieno sviluppo, non per dibattere ma per confrontarmi e, constatare cosa ne pensavi , proponendo un quesito sul pensiero di Gesù, quale precursore dei tempi dell' eguagliana e del diritto paritario fra le identità di genere, ma solo ora mi accorgo, che nel messaggio postato, appare solo la parte quotata, cio che ho inviato è sparito, non so se è un errore del sever, ma è la prima volta che mi capita di postare qualcosa, e sparisce il testo, in questi giorni lo riscrivero,

intanto un caro saluto
EMET :autunno:
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Messaggiodi Gabriella Prosperi » 13/09/2010, 9:36

emet ha scritto:CIAO FRANCO, avevo risposto a quanto mi facevi giustamente notare, e dunque ti rispondevo, con un' accurata ricerca storica, e soprattutto andando a ripercorrere le tappe post- niceane e pre-niceane, dell' allora Cristianesimo in pieno sviluppo, non per dibattere ma per confrontarmi e, constatare cosa ne pensavi , proponendo un quesito sul pensiero di Gesù, quale precursore dei tempi dell' eguagliana e del diritto paritario fra le identità di genere, ma solo ora mi accorgo, che nel messaggio postato, appare solo la parte quotata, cio che ho inviato è sparito, non so se è un errore del sever, ma è la prima volta che mi capita di postare qualcosa, e sparisce il testo, in questi giorni lo riscrivero,

intanto un caro saluto
EMET :autunno:

Se il testo è molto lungo, ti conviene scriverlo su un altro programma, ad esempio word,e poi incollarlo.
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Messaggiodi Crisma » 13/09/2010, 9:55

ciao a tutti. A proposito del ruolo della donna vorrei solo dire, che si dimentica sempre che la Bibbia e`stata scritta da uomini, come il Corano e via seguendo. Di che cosa meravigliarsi dunque? Finche`eistono paesi dove la lapidazione esiste ancora, penso che noi donne siamo lontane dalla parita`. E´vero che Cristo ha detto; chi e`senza colpa,getti la prima pietra, ma in 2000 anni come gia`disse Dietrich Bonhöffer la religione non ha reso migliore l`uomo.
un Caro saluto
crisma
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