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[Suggerimento]: Nuovo manuale di cristologia

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[Suggerimento]: Nuovo manuale di cristologia

Messaggiodi polymetis » 07/01/2011, 14:22

Le sfide della cristologia in veste storico-diacronica. Per gli appassionati di storia del dogma.

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Maurizio Gronchi
Nuovo Corso di Teologia Sistematica vol. 3. Trattato su Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore
Prezzo : Euro 55,63
Ed. Queriniana

Collana: Grandi opere
ISBN 978-88-399-2403-2
Pagine: 1088
Formato: 17 x 24 cm
© 2008
In breve
La domanda che Gesù rivolge ai discepoli – «Voi chi dite che io sia?» – funge da filo conduttore. In che rapporto stanno l’identità del Nazareno, così come è stata mediata dalla testimonianza apostolica, e le successive precisazioni della medesima identità? Seguendo la riflessione del passato e dei decenni più vicini a noi, il trattato offre una risposta – «Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore» – che fonde cristologia e soteriologia. Il volume infatti, più del classico manuale, si propone come introduzione a un incontro con Colui che è oggetto ultimo dell’umana attesa.
Descrizione
Il presente trattato ha il pregio della chiarezza espositiva, accompagnata dalla ricchezza delle informazioni: chi lo accosta trova tutto il necessario per comprendere luoghi, tempi, formule, visioni; nulla deve essere cercato in altri testi. Il percorso di apprendimento è pertanto facilitato: il lettore viene guidato alla conoscenza della riflessione dei secoli passati e degli ultimi decenni, sì da acquisire gli elementi per dare la sua risposta sia alla domanda originaria sia alle provocazioni che l’attuale congiuntura presenta, in particolare quelle che vengono dal pluralismo religioso.
«Voi chi dite che io sia?». La domanda rivolta da Gesù ai suoi discepoli nei pressi di Cesarea di Filippo è risuonata molte volte nel corso dei secoli e continua a risuonare anche oggi. La risposta è stata ed è, per molti versi, sempre la stessa, ma per altri, si è diversificata in dipendenza dalle congiunture storico-culturali. Il cristiano di oggi (ma anche chi cristiano non è) si trova di fronte a un interrogativo ineludibile: la risposta dei secoli passati ha ancora valore o se ne deve cercare una corrispondente alla situazione odierna? In questo secondo caso, come si può mantenere la continuità con la risposta della prima ora? Inoltre, c’è una risposta normativa, dalla quale, pur nella variazione dei luoghi e dei tempi, non si può prescindere, pena negarsi la possibilità di entrare in rapporto con Colui che ha posto per primo la domanda? E come fare, eventualmente, a cercare tale risposta?
Le questioni che una ricerca su Gesù deve porsi incrociano necessariamente la questione del rapporto tra l’identità del Nazareno mediata dalla testimonianza apostolica e le successive precisazioni della medesima identità. Si tratta della questione ermeneutica che sta a fondamento di ogni indagine teologica. Ed è la questione fondamentale sottesa a questo volume, pensato come manuale per la scuola, ma offerto a molteplici possibili lettori. La risposta qui presentata – «Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore» – mette insieme, come è doveroso, cristologia e soteriologia: l’identità di Gesù appare quando si fa, in lui e grazie a lui, esperienza della salvezza donata da Dio. In tal senso il volume si propone come introduzione a un incontro, pensato, con Colui che ogni persona umana, a volte inconsciamente, attende.

Recensione di G. Ravasi:

Tractare’ nell'antichità latina equivaleva al nostro «impegnarsi in un'opera» di indole materiale o, più spesso, intellettuale. È nato, così, il ‘tractatus’ che designava non solo un saggio tematico, ma anche le varie sezioni di un libro: nel XII sec. il teologo e vescovo Roberto di Melun distingueva le sue “Sentenze" in “trattati”, “capitoli”, “parti”, “paragrafi” e “versi”. Una suddivisione certamente più evocativa della rigida suddivisione numerica in uso attualmente (1.1.1; 1.1.2 e così via). Secondo questo canone è articolato anche l'imponente “trattato” cristologico approntato dal pisano (ma docente all’Urbaniana di Roma) Maurizio Gronchi, un'opera che si riconduce appunto al genere della trattatistica, ma seguendo un filo più informativo e fin descrittivo. Honoré de Balzac, che pure aveva composto un “Trattato della vita elegante”, apriva il suo scritto dichiarando, però, che «un trattato senza definizioni è come un colonnello mutilato delle due gambe».
E in materia cristologica le definizioni sono state capitali, non solo come frontiera di demarcazione dell'ortodossia, ma anche come campo per l'esercizio dell'acribia ermeneutica. Così, è sufficiente seguire soltanto il capitolo dedicato da Gronchi ai «grandi concili cristologici» per avere la dimostrazione folgorante di un grandioso scialo di acutezze interpretative e di controversie taglienti. Basti solo evocare i nomi di Ario, Atanasio, Apollinare, dei Cappadoci, di Nestorio, di Cirillo Alessandrino, di Eutiche e via dicendo per confermare la fecondità impressionante e la forza dirompente delle definizioni. Tutto questo, però, non impedisce al teologo pisano di impostare il suo trattato su una sorta di immensa narrazione diacronica che, ovviamente, non può non partire che dall'evento di Gesù Cristo “secondo le Scritture”.
Già questa “parte” del trattato – un libro a sé stante, non solo per le oltre trecento pagine che comprende, ma anche perché siamo in presenza di un terreno basilare mille volte e in mille forme arato dall'esegesi e dalla teologia, terreno sul quale si levano tutte le costruzioni cristologiche successive. A proposito di quest'ultime vorremmo solo accennare a una sezione piuttosto originale (tra le varie che si sono succedute nei secoli). È quella che va sotto il titolo «Le odierne cristologie contestuali» e che, secondo la suddetta tassonomia numerica, si dipana nelle cifre che nel volume vanno da 12 a 16. Anche soltanto per questo immane spoglio testuale, il trattato in questione merita di essere percorso, innanzitutto per conoscere gli attori principali della teologia contemporanea, a partire da Barth per giungere sino all’ormai popolare “Gesù di Nazaret” di Ratzinger-Benedetto XVI.
Ma un orizzonte particolarmente provocatorio è proprio quello della “contestualità” che si allarga oltre il perimetro della riflessione europea e che si distende, ad esempio, sul continente africano col Gesù nero, capo-re, maestro di iniziazione, guaritore, antenato. Oppure si insedia nelle sfide lanciate dal subcontinente latino-americano con l'ormai stinta teologia della liberazione che, però, ha fatto germogliare non pochi virgulti vivaci ed esuberanti come quelli della teologia indigena o india e del pluralismo teologico dello stesso paradigma della liberazione. Tormentate, ma altrettanto interessanti sono le cristologie asiatiche che hanno rivelato anche sconfinamenti incontrollabili, ma che pure hanno proposto vie proprie come quelle dei dalit (i “fuori casta”) indiani o del volto filippino e cinese di Cristo. Così, può incuriosire anche la cristologia femminista o ‘womanist’, come amano dire le teologhe afroamericane o ‘mujerista’ alla latino-americana, con tutti i suoi eccessi di bandiera, le rivendicazioni accese, nonché qualche spunto originale (penso al simbolismo del profumo, evocazione dell'incontro tra Cristo e la Sophia, sviluppato dall'esegeta catalana Nuria Calduch-Benages).
E le definizioni in senso stretto, considerate da Balzac le gambe che reggono un trattato, sono ancor oggi possibili? Gronchi non le dimentica e non solo quando deve esaminare e commentare gli asserti dogmatici conciliari dei primi secoli. L'ultima parte della sua monumentale investigazione abbandona, infatti, il taglio narrativo-descrittivo-analitico e ci riporta nei canoni della riflessione sistematica. Essa appunto vuole “definire” sinteticamente e rigorosamente “il mistero del Salvatore”, puntando verso uno dei nodi più delicati e cruciali, quello della salvezza cristiana e del pluralismo religioso. Detto in altri termini, come si concilia il lapidario annuncio petrino secondo il quale «nessun altro nome – [se non quello di Gesù] – è stato dato agli uomini sotto il cielo per il quale siamo destinati a salvarci» (Atti 4,12) con l'affermazione paolina sicura che «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Timoteo 2,3-4)? O per dirla con Gronchi: «Quale possibilità di salvezza v'è per gli uomini, e le aggregazioni religiose cui appartengono, che non riconoscono Cristo come salvatore?».
Questo tema, che ha lacerato anche recentemente la teologia, e tutto quanto abbiamo sopra richiamato e altro ancora rendono le oltre mille pagine di questo trattato un importante documento di approfondimento nei confronti di un'insonne ricerca che da secoli ininterrottamente cerca di rispondere a quella domanda essenziale che un giorno Gesù aveva lasciato serpeggiare tra i suoi ascoltatori: «Ma voi chi dite che io sia?» (Matteo 16,15).

G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore del 29 marzo 2009
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Alla base delle scelte fondamentali del Nolano - a Londra come a Roma -, c'era il convincimento di appartenere alla "casa" dei filosofi, e che ad essa bisogna essere sempre fedeli, anche nei rapporti con i potenti della Chiesa e dello Stato, perché la casa della filosofia è la casa della verità: in un modo intelligente e anche astuto, certo, ma sempre fedeli. (Michele Ciliberto)
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Messaggiodi Trianello » 07/01/2011, 23:42

Il Trattato di Teologia Sistematica della Queriniana, nei vari volumi che lo compongono, è davvero un'opera esauriente e ben articolata. Peccato che ogni volume costi un capitale... sic...
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