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Adozioni gay, primo caso in Italia: giudice estende diritti a convivente della mamma

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Adozioni gay, primo caso in Italia: giudice estende diritti a convivente della mamma

Messaggiodi polymetis » 29/08/2014, 14:40

Adozioni gay, primo caso in Italia: giudice estende diritti a convivente della mamma
Il tribunale di Roma dà ragione a una coppia di libere professioniste, che si è sposata all'estero e ha avuto una bimba anni fa attraverso procreazione assistita eterologa

Il tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto l’adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale (lesbiche), figlio biologico di una sola delle due conviventi, che sono libere professioniste. Si tratta del primo caso in Italia di “stepchild adoption”. Lo rende noto Maria Antonia Pili, legale con sede a Pordenone e presidente di Aiaf Friuli. La coppia, che vive a Roma dal 2003, ha avuto una bimba all’estero anni fa con procreazione assistita eterologa per realizzare un progetto di genitorialità condivisa. Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato per ottenere l’adozione della figlia da parte della mamma non biologica, la “stepchild adoption”, già consentita in altri Paesi. Le due donne, sposate all’estero, si erano rivolte all’Associazione italiana avvocati famiglia e minori, per procedere con il ricorso per l’adozione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08 ... a/1102505/

La motivazione della sentenza specificata da La Repubblica:

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/0 ... ef=HRER1-1

Vorrei tarpare in anticipo le ali a tutti coloro che, sulla base di studi psicologici seri quanto il creazionismo, volessero obiettare a questa sentenza sulla base dei gravi danni che avrebbe la salute mentale di un minore che venisse affidato ad una famiglia omogenitoriale. Questa obiezione, che tra l'altro è priva di fondamento scientifico, è anche irrilevante. La stepchild adoption infatti NON crea famiglie omogenitoriali. Stiamo infatti parlando di bambini che crescono già in famiglie arcobaleno. Quello che fa la stepchild adoption non è dare bambini in mano a coppie gay, bensì far sì che queste famiglie che già esistono, e che non aspettano la vostra approvazione per esistere, abbiano più tutele qualora il genitore biologico dovesse venire a mancare. Non esiste nessun motivo dunque per opporsi all'adozione da parte del coniuge gay che non è il genitore biologico. L'adozione infatti non cambierà il tipo di famiglia in cui il minore crescerà, che è già data, ma semplicemente darà al figlio la sicurezza che, qualora uno dei genitori morisse, l'altro potrebbe accudirlo legalmente.

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Messaggiodi Trianello » 29/08/2014, 17:00

Quello che mi sconvolge del brano che hai riportato non è il fatto che alla coppia gay sia stata concessa l'adozione (non ci trovo nulla di particolarmente terribile in questo), quello che mi sconvolge è il "progetto di genitorialità condivisa". Tra qualche anno i figli si compreranno da Ikea o tramite E-bay. Una volta (giustamente) si diceva che i figli erano un dono, poi (meno giustamente) si è detto che i figli erano un diritto, ora, addirittura, sono diventati un bene di consumo per soddisfare i propri progetti di genitorialità... sic.
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Messaggiodi deliverance1979 » 29/08/2014, 18:10

Trianello ha scritto:sono diventati un bene di consumo per soddisfare i propri progetti di genitorialità


Ma se ci sono i presupposti di genitorialità che ben venga, sai quante coppie vedo che sono etero, hanno figli ma il senso di genitorialità ce l'hanno sotto la suola delle scarpe, con risultati disastrosi per i propri figli e come sempre per la società.... :fronte: :fronte: :fronte:
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Messaggiodi polymetis » 30/08/2014, 12:06

In effetti non esiste un diritto al figlio, perché non si possono avere diritti su un essere umano, che dev'essere sempre anche fine, e mai solo mezzo, come recita la felice formulazione kantiana. Ciò che esiste non è il diritto ad adottare, bensì il diritto del bambino ad essere adottato. Questo ovviamente non preclude in alcun modo l'accesso all'adozione delle famiglie gay, in quanto, stante il diritto di un bambino ad essere adottato in una famiglia che lo accudisca, giacché le famiglie omogenitoriali espletano questo compito in maniera parimenti efficace a quelle "tradizionali", il diritto del fanciullo ad essere adottato trova la sua realizzazione indipendentemente da quale di queste due famiglie si consideri. Ciò ovviamente se è vero l'assunto che le famiglie omogenitoriali crescano bene come quelle composte da genitori di sesso diverso, e per provare la bontà di quest'assunto non resta che rifarsi alla letteratura scientifica sul tema, che non può essere scartata sdegnosamente sulla base di idee preconcette che rifiutano il cimento con la realtà.

Tutto il discorso fatto sopra, non riguarda comunque il caso in questione, nel quale si parla di una step-child adoption.In effetti non ho trovato nessun argomento contro questa adozione, anche volendomi mettere nei panni di chi ritenga una coppia composta da genitori di sesso diverso superiore per capacità educativa ad una omogenitoriale.

Il tribunale non stava infatti decidendo a proposito di fecondazione eterologa in famiglie omogenitoriali, non si stava cioè dibattendo se fosse meglio per la minore crescere in una famiglia con padre e madre o in una con due madri. La prima opzione infatti questa bambina non l'avrà mai essendo il padre biologico un donatore di seme anonimo, e crescendo la bambina già con le due donne. Dunque ribadisco che tutti gli eventuali commenti in cui si dicesse che per la bambina in questione avere un padre ed una madre sarebbe stato meglio sono, oltre che scientificamente falsi, del tutto irrilevanti nel caso in oggetto.
Quello che dobbiamo stabilire per valutare la decisione del tribunale di Roma è solo se sia meglio per la minore avere la sola madre biologica come unico tutore legale, oppure avere due madri tutori legali, nel caso la madre biologica dovesse venire a mancare. Sia che si fosse concesso il diritto alla madre non biologica di adottare la minore, sia che non glielo si fosse concesso, la bambina sarebbe cresciuta comunque con questa coppia lesbica. Quindi lo ripeto: non c'entra nulla il problema se sia meglio avere genitori di sesso diverso o di sesso uguale, perché alla minore la prima possibilità è preclusa essendo il padre anonimo e la madre biologica una lesbica (dunque non interessata a stringere sodalizi con maschi) . Quello che ci interessa è solo se, stante il fatto che questa bambina crescerà in ogni caso in una coppia lesbica, sia meglio per lei avere due tutori legali oppure solo uno. La risposta è che è meglio avere due tutori legali, anche entrambe donne, a prescindere dal problema se due donne siano meno brave di una coppia etero a tirare su una figlia. Questa seconda opzione infatti non si sarebbe comunque mai verificata nel caso in oggetto, e dunque non rientra nelle possibilità di scelta per stabilire quale sia il bene del minore.
L'espressione "progetto di genitorialità condivisa" non lo vedo in maniera così truce, e si può adattare anche sulle labbra di coppie eterosessuali che intendano fare figli alla vecchia maniera. Esso significa solo che si intende condividere tra genitori l'onore e l'onere di tirare su un bambino. Non vedo in ciò nessuna riduzione a "mezzo" di un essere umano.
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Messaggiodi deliverance1979 » 30/08/2014, 12:37

Per quanto riguarda la questione del tutore legale non vedo dove sia il problema nell'assegnare tale ruolo alla seconda madre se questa vuole bene al minore. D'altronde la legge tende a dare in affidamento dei minori a nonni o zii. Il problema legale nasce perché non abbiamo un riconoscimento legale di una coppia omosessuale, pertanto se tale questione non verrá risolta potrebbero esserci peoblemi di affidamento e vedersi sottrarre il minore e forse dato o ad un parente prossimo o ad una cada famiglia. Come al solito i pastrocchi all'italica maniera.
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Messaggiodi Cogitabonda » 30/08/2014, 12:53

Trovo che questa sentenza sia a tutto vantaggio dei figli. La bambina di quella coppia sta crescendo con due mamme, entrambe importanti per lei, senza l'adozione vi sarebbe stato il rischio che, in caso di separazione, una delle due sparisse completamente dalla sua vita. Sappiamo che ci sono coppie nelle quali, dopo la separazione, un genitore cerca di monopolizzare i figli escludendo l'altro, ma la legge giustamente lo impedisce. La bambina di questa coppia avrà la stessa tutela.
Il vantaggio però non è soltanto quello. Ritengo che avere due tutori legali sia comunque meglio. Penso per esempio a situazioni come la scelta degli studi: poniamo che un figlio desideri frequentare un certo tipo di scuola ma si scontri con la volontà di un genitore che ha progetti diversi, se quel genitore è l'unico ad avere la potestà genitoriale la cosa può finire in un solo modo, mentre una potestà condivisa dà spazio alla discussione.
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Messaggiodi Trianello » 30/08/2014, 13:51

Infatti, ho chiarito sin dall'inizio che non ho grosse obiezioni da sollevare rispetto alla decisione del tribunale in oggetto e che ciò che mi orripilava era l'idea, accennata quasi di sfuggita nell'articolo citato, di un "progetto di genitorialità" coronato mediante l'acquisto (perché di questo si tratta) di un bambino.
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Messaggiodi polymetis » 30/08/2014, 14:14

La situazione non è diversa da chiunque abbia desiderio di avere un bambino, omo od etero che sia, e ricorra ad inseminazione artificiale eterologa. Se tu ritieni che questo sia "comprare un bambino", e sia lesivo della sua dignità, se ne può discutere.
Comunque io non credo che il desiderio di maternità di queste donne sia diverso da quello di qualunque coppia, anche etero, che decida di avere un figlio. Anche per un figlio nato in maniera convenzionale all'interno di un matrimonio etero penso si possa parlare di un "progetto di genitorialità condivisa", nel senso appunto che è innegabile che qualsiasi coppia possa progettare di voler avere un figlio, e che esso sia accudito da entrambi i genitori. Nella frase non vedo alcuna volontà di rendere i figli un oggetto comprato. Il desiderio di genitorialità non va demonizzato, come alcuni hanno fatto: esso è sano e naturale. Non esiste un diritto ai figli, ma neppure è innaturale volerne.
Questo almeno mi sento di poter dire valutando le intenzioni delle donne in questione. Se poi, a prescindere dalle loro intenzioni, questo sia un caso di figlio comprato, questo sarebbe da affrontare in separata sede. Ma mi premeva ribadire che non vedo alcuna volontà di "comprare" un figlio nelle idee di una coppia che voglia diventare genitrice ed utilizzi l'espressione che tu hai trovato sconveniente.
Venendo poi al problema concreto, cioè se oggettivamente si sia comprato un figlio, la risposta è no. Si è acquistato un gamete, che non è un figlio, altrimenti ogni dispersione di seme che non fecondi un ovulo, ad esempio durante la masturbazione, sarebbe la strage degli innocenti.
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Messaggiodi Trianello » 30/08/2014, 14:45

polymetis ha scritto:
Venendo poi al problema concreto, cioè se oggettivamente si sia comprato un figlio, la risposta è no. Si è acquistato un gamete, che non è un figlio, altrimenti ogni dispersione di seme che non fecondi un ovulo, ad esempio durante la masturbazione, sarebbe la strage degli innocenti.


Qui si è deciso di generare un essere umano per soddisfare un proprio bisogno di maternità, si è fatto di un bimbo il mezzo per il soddisfacimento di un proprio fine (quello di essere madre). Molti hanno ovviamente il desiderio di maternità/paternità ed è abbastanza naturale averlo. Solo che, come hai bene sottolineato tu nell'altro intervento, nessuno ha diritto alla maternità/paternità. Ecco perché i figli sono e devono essere un dono, non un qualcosa da farsi confezionare.
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Messaggiodi polymetis » 30/08/2014, 20:16

Qui si è deciso di generare un essere umano per soddisfare un proprio bisogno di maternità, si è fatto di un bimbo il mezzo per il soddisfacimento di un proprio fine (quello di essere madre).


Eppure non riesco a vedere come questo dovrebbe rendere il bambino un mero mezzo. La frase che hai scritto la vedo applicabile in realtà a qualunque tipologia di coppia. Una famiglia etero che decide di fare un figlio, tramite metodi naturali, non sta forse cercando di soddisfare il proprio desiderio di genitorialità? E che differenza c'è dunque tra due che fanno sesso per generare un figlio, e ci riescono, e due invece che ricorrono alla procreazione assistita per generare un figlio, perché uno dei due coniugi è sterile?
Credo che il desiderio di maternità\paternità sia universale, e che non possa essere usato per dire che esso ridurrebbe il figlio ad un mero mezzo, altrimenti dovremmo dedurne che ricade in questo comportamento supposto immorale qualsiasi tipologia che cerchi di avere un figlio, quale che sia il metodo col quale cerca di raggiungere l'obiettivo. Non è infatti il tipo di tecnica procreativa utilizzata, naturale od artificiale, a cambiare la natura del desiderio di maternità\paternità, ed il fatto che si "cerchi di fare un figlio".
Se guardiamo l'esatta formulazione kantiana infatti il filosofo non dice che sia sbagliato considerare una persona un mezzo, ma che è sbagliato considerarla solo un mezzo. Vale a dire che è un comportamento accettabile considerarla un mezzo, purché la si considera anche un fine in se stessa.
Cito le esatte parole di Kant: "Agisci in modo da trattare l'umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo."
Da questo punto di vista, non trovo nulla di male nel fatto che i figli siano anche procreati per soddisfare il proprio desiderio di maternità, e sarebbe ipocrita dire che non avviene questo, quale che sia la tipologia di coppia. Quello che occorre perché la genitorialità sia etica è che i figli non siano ridotti a meri mezzo per soddisfare i nostri desideri, ma siamo anche accolti anche come persone, cioè fini in sé.
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Messaggiodi deliverance1979 » 30/08/2014, 20:43

Trianello ha scritto:Ecco perché i figli sono e devono essere un dono, non un qualcosa da farsi confezionare.


Bene, e per quelli già confezionati dagli abbandoni o dalle vicissitudini della vita?

Purtroppo la procreazione è si un dono, ma spesso, proprio perchè è gratis non vale nulla.
Molti procreano e non concepiscono e la differenza è abissale.

L'avere un figlio non è detto che lo si vuole per vocazione interiore....

E tutti coloro che hanno un figlio solo per etichetta patinata della famiglia perfetta da mulino bianco? :fronte:
O coloro che fanno un figlio perchè le amiche della moglie ce l'hanno tipo giocattolo? :fronte:
E quelli che fanno un figlio perche ormai l'età è quella che è e per convenzione bisogna averli? :fronte:
E chi gà un figlio perchè è cosi da millenni e basta? :fronte:

Di motivazioni simili che generano situazioni veramente grottesche ne abbiamo tante, troppe.
Per quelle poche che invece riescono a sopperire a tali disgrazie di procreazione, incentiviamole....
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Messaggiodi Trianello » 31/08/2014, 14:21

polymetis ha scritto:Credo che il desiderio di maternità\paternità sia universale, e che non possa essere usato per dire che esso ridurrebbe il figlio ad un mero mezzo, altrimenti dovremmo dedurne che ricade in questo comportamento supposto immorale qualsiasi tipologia che cerchi di avere un figlio, quale che sia il metodo col quale cerca di raggiungere l'obiettivo. Non è infatti il tipo di tecnica procreativa utilizzata, naturale od artificiale, a cambiare la natura del desiderio di maternità\paternità, ed il fatto che si "cerchi di fare un figlio".


Infatti ho scritto chiaramente che il desiderio di maternità/paternità è assolutamente naturale. Il problema sta tutto nel come si cerca di soddisfarlo: se attraverso la riproduzione o attraverso la produzione. Il figlio concepito in provetta mediante l'apporto di uno spermatozoo donato da un estraneo ha veramente poco della "riproduzione" e molto della "produzione". Ecco perché un essere umano che viene al mondo in queste circostanze lo fa molto più come un mezzo per soddisfare un fine (quello di maternità/paternità) che come un fine in sé (e qui non fa nessuna differenza se stia parlando di persone etero o gay).
Come ti dissi una volta (parafrasando uno dei tuoi maestri), è una questione di fedeltà alla terra.
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Messaggiodi polymetis » 01/09/2014, 13:35

Trianello ha scritto:
polymetis ha scritto:Credo che il desiderio di maternità\paternità sia universale, e che non possa essere usato per dire che esso ridurrebbe il figlio ad un mero mezzo, altrimenti dovremmo dedurne che ricade in questo comportamento supposto immorale qualsiasi tipologia che cerchi di avere un figlio, quale che sia il metodo col quale cerca di raggiungere l'obiettivo. Non è infatti il tipo di tecnica procreativa utilizzata, naturale od artificiale, a cambiare la natura del desiderio di maternità\paternità, ed il fatto che si "cerchi di fare un figlio".


Infatti ho scritto chiaramente che il desiderio di maternità/paternità è assolutamente naturale. Il problema sta tutto nel come si cerca di soddisfarlo: se attraverso la riproduzione o attraverso la produzione. Il figlio concepito in provetta mediante l'apporto di uno spermatozoo donato da un estraneo ha veramente poco della "riproduzione" e molto della "produzione". Ecco perché un essere umano che viene al mondo in queste circostanze lo fa molto più come un mezzo per soddisfare un fine (quello di maternità/paternità) che come un fine in sé (e qui non fa nessuna differenza se stia parlando di persone etero o gay).
Come ti dissi una volta (parafrasando uno dei tuoi maestri), è una questione di fedeltà alla terra.



Continuo a pensare che il modo in cui si faccia un figlio c'entri poco col modo in cui lo si considera, cioè se mero mezzo per soddisfare i propri desideri, o non invece anche altro. Questo lo si vedrà dal modo in cui i genitori lo crescono, non dal modo in cui lo hanno avuto. Molti desiderano un figlio, e il loro desiderio di genitorialità rimane inviariato nella sua natura dopo lo scacco che decreta il fallimento dei metodi naturali. Semplicemente prima la coppia prova per via naturali, poi, se non ci riesce, con inviariato desiderio e volontà di accudire un figlio, decide di chiedere aiuto alla scienza. Ricreare in maniera extra-uterina una fecondazione che altrimenti avverrebbe in utero non cambia nulla dei sentimenti che si hanno verso questo figlio che si vuole.

Purtroppo su questi argomenti si tende a stendere un velo tabuistico, che notoriamente avvolge tutti i processi che vanno dal sesso alla procreazione, proprio perché sentendone il mistero inesplicabile i cosiddetti "primitivi"circondarono queste fasi della vita di una siepe protettiva volta a salvaguardarne la sacralità. Nell'epoca della tecnica e del disincanto il velo è caduto, e trattare di riproduzione e di infertilità, così come degli altri argomenti legati a sessualità e vita, non ha nulla di diverso dal modo in cui approcciamo la cura di qualsiasi altra malattia.
Alcuni si riempiono la bocca dicendo che la tecnica in questa maniera snatura anche l'uomo, riducendolo ad un mero organismo reificato, e che sopratutto una così pesante gestione della riproduzione cerchi di annichilire la dimensione dell'Alterità che in passato si provava dinnanzi alla nascita, infatti erano misteriose sia la maniera in cui avveniva la fecondazione sia i meccanismi della gravidanza. Dal concepimento alla nascita del loro bambino i genitori toccavano con mano la dimensione dell'inespicabile mistero della vita che aveva donato loro un figlio, un figlio di cui dovevano essere grati a chissà chi. Non a caso tu hai definito i figli "un dono".
Ora che non avvertiamo più la dimensione del mistero del concepimento, perché tutto o quasi è stato svelato dalla biologia, occorre saper cogliere la sfida di fare a meno delle vecchie mitologie e dei tabù sulla riproduzione, sapendo però coniugare il tramonto del velo tabuistico che rivestiva il concepimento con un'intatta cura dell'essere umano. A mio avviso è una sfida perfettamente fattibile.

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Messaggiodi mr-shadow » 05/09/2014, 15:02

Alice ha due mamme

Alice ha cinque anni. La descrivono come una bella bambina serena e allegra, con buoni rapporti con i bambini della sua età. Alice ha due mamme, Anna e Alessia. Anna l’ha portata in grembo, entrambe le fanno da mamma da sempre. Alice ha sempre avuto una famiglia normale: Anna e Alessia hanno una buona posizione, si amano e sono sposate da anni.
Adesso la famiglia di Alice è persino banale. Le sue due mamme sono le sue due mamme anche per la giustizia italiana. Da oltre trent’anni c’è una legge che consente a chi vive con il genitore biologico di un minore, a prescindere dal suo stato civile e dalle sue scelte sessuali, di poterlo adottare. Nell’interesse e per il bene del minore stesso. È una legge che non era mai stata applicata a un coppia dello stesso sesso, fino alla decisione del Tribunale dei minori di Roma di qualche giorno fa. Una sentenza basata su tante altre sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione, come ha autorevolmente ricordato Stefano Rodotà su Repubblica.
Alice ha una famiglia normalissima, ma qualcuno vuole farle credere che è anormale. I vecchi bigotti del Nuovo Centrodestra hanno sostenuto che i giudici sono stati “leninisti”, “eversivi”; esponenti di Forza Italia hanno parlato di “golpe sudamericano”, di “decisione illegale”. Hanno cercato di far credere che Alice sia una povera orfanella affidata a una coppia di donne debosciate.
Alice ha due mamme, l’omofobia ha invece molti padri. Il quotidiano dei vescovi Avvenire ha ospitato un commento non firmato — attribuibile quindi al direttore — dal titolo Se il sogno impossibile diventa «diritto» sulla pelle del più debole, in cui si parla di “danno enorme” e di “sfregio alle leggi e al normale buon senso”. Agli occhi della dottrina, Anna e Alessia hanno gravemente peccato almeno quattro volte: con il loro amore, con il loro matrimonio, con il ricorso alla fecondazione assistita, con la richiesta di adozione. Avvenire le accusa di aver “pagato la vita” di Alice. La legge e la sentenza parlano dell’interesse e del bene di Alice, il quotidiano cattolico no, si limita al livore verso Anna e Alessia.
Siamo l’unico paese dell’Europa Occidentale che non riconosce le unioni omosessuali.
Alice non lo sa, ma non vive in un paese normale. Forse lo sarà quando Alice sarà grande. Grazie anche a famiglie come la sua.
PS: i nomi sono di fantasia, tutto il resto no.

Raffaele Carcano
Pubblicato nel blog UAAR di MicroMega il 5 settembre 2014.

la nota di Avvenire

Se il sogno impossibile diventa «diritto» sulla pelle del più debole

Volevano andare oltre il loro amore lesbico. In sfregio alle leggi, e al normale buon senso, hanno preteso di "sposarsi", acquisendo in qualche Paese facile un pezzo di carta che in Italia non vale nulla. Sono poi tornate all’estero per pagarsi ciò che la legge nel nostro Paese, e la natura, non avrebbero consentito: la vita di un bambino. Non importava quale delle due dovesse partorirlo, era indifferente al punto che hanno scelto sulla base del corpo più giovane. Mancava solo l’ultimo "diritto", essere "mamme" entrambe grazie all’adozione. Ci sono riuscite. «Non è un precedente valido per tutti», ci rassicura il magistrato, ma il danno è fatto ed è enorme. Che succederà quando due uomini si presenteranno con un figlio comprato all’estero, strappato alla donna che lo ha partorito e al suo utero pagato e calpestato? Perché a loro si dovrebbe dire di no?
mr-shadow
 

Messaggiodi mr-shadow » 05/09/2014, 15:25

http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/ ... itica.aspx

«Adozione gay, pesa la latitanza della politica»

L'Associazione Scienza e Vita scende in campo sulla vicenda dell'adozione gay sancita dal Tribunale di Roma: una bimba che si ritrova ad evere due madri. Per l'associazione è evidente che sulla vicenda ha pesato il disinteresse della politica. “Anche in questo caso - commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’associazione - constatiamo come non sia possibile accettare che il nostro Paese si faccia dettare l’agenda dai vari tribunali in cui le decisioni sono il frutto della sensibilità e dell’orientamento culturale del giudice. In questo modo si determina una confusione strutturale che si presta a manipolazioni e forzature di ogni tipo”.

“Dal silenzio della politica - osservano Ricci Sindoni e Coviello - nascono sentenze che tutelano soltanto il più forte, cioè l’adulto, che ha a disposizione gli strumenti per imporre quelli che ritiene diritti, in una fuga in avanti che non trova limiti. Il figlio, l’elemento più debole eppure al centro della controversia, da soggetto diventa oggetto del contendere e quindi proprietà trasferibile a piacimento. Il diritto così si adegua ai desideri dei singoli”.

“Il Parlamento - concludono - non può abdicare il proprio ruolo legislativo, giacché deve agire per la garanzia di tutti, soprattutto dei suoi cittadini più indifesi: i bambini. La perdurante supplenza della magistratura sui temi etici rimanda a un caos che nel tempo risulterà difficilmente governabile. Non è corretto in una sana democrazia procedere su questioni delicatissime in modo del tutto parziale e occasionale. Ci si augura che la classe politica infine si faccia carico delle questioni bioetiche più sensibili, come l’eterologa o le adozioni gay, tenendo in dovuto conto il sentire comune della gente, più che le pressioni di alcune potenti lobby”.
Ultima modifica di mr-shadow il 05/09/2014, 15:28, modificato 1 volta in totale.
mr-shadow
 

Messaggiodi mr-shadow » 05/09/2014, 15:27

http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/ ... ender.aspx

Cerelli: «Decisione maldestra»

«È del tutto evidente che ci troviamo di fronte a una sentenza ideologica, che vuole scavalcare il Parlamento e che, soprattutto, non guarda al bene della bambina».
È severo ma non sorpreso, il commento del vice-presidente dei Giuristi cattolici, Giancarlo Cerrelli, alla sentenza del Tribunale dei minorenni di Roma, che ha riconosciuto l’adozione di una bambina di cinque anni da parte di una coppia di lesbiche. «In qualche modo me l’aspettavo», aggiunge con amarezza.

Sulla base di quali segnali?
A febbraio del 2013 la Grande Chambre di Strasburgo aveva ammesso l’adozione da parte di una coppia gay e lo stesso ha fatto, nel novembre dello stesso anno, il Tribunale di Bologna. Commentando quei fatti dissi di temere che potessero costituire un precedente. Purtroppo non mi sbagliavo.

Dal punto di vista del diritto, che cosa cambia adesso?
Quella del Tribunale romano è senz’altro un’interpretazione maldestra della legge sull’adozione che, soltanto in casi particolari, prevede l’adozione “mite”, forma utilizzata in questo caso. Il fine dell’adozione, però, è dare una famiglia, un padre e una madre, a un bambino che non l’ha e non soddisfare i desideri degli adulti. E soprattutto è necessario, ancora una volta ricordare, che il desiderio non crea il diritto.

Questa sentenza costituisce un precedente?
Certamente è una sentenza ideologica e una tappa del progetto pilota per introdurre l’adozione dei minori da parte delle persone omosessuali nel nostro ordinamento. Potrebbe aprirsi un vulnus, che richiede una riflessione: una cosa è l’opinione, pur rispettabile, di un giudice. Altro è, invece, la riflessione del Parlamento, che rappresenta il popolo.

La strada tracciata è irreversibile?
Spero che, come nel caso di Bologna, anche questa volta qualcuno impugni una sentenza dettata dall’ideologia del gender, che mira all’indifferenziazione sessuale e a piegare i diritti, anche quelli dei bambini, ai capricci degli adulti.
mr-shadow
 


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