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Coincidenze o certezze?

MessaggioInviato: 20/11/2015, 15:16
di Vieri
Agosto 2004: il viaggio della memoria

I 650.000 militari italiani catturati dai tedeschi dopo l'8 settembre e internati nei lager nazisti erano una parte del prezzo della guerra Fascista: non il primo e non l'ultimo, ma certo il più oneroso e drammatico."
Mio padre era uno fra questi.

E' tornato nell'agosto del 1945 con un diario.
Per anni, da piccolo mi raccontò delle sue esperienze ma questi scritti, fitti fitti, e quasi incomprensibili rimasero in un cassetto fino a quando, ormai in pensione decise di ribatterli tutti a macchina, rendendoli così, a me, felicemente accessibili, completi di date e di luoghi.
Altri anni sono passati, mio padre è mancato nel 1990, e questi diari, hanno rappresentato per me, nel tempo un desiderio: quello di poter un giorno della mia vita rifare, in sua memoria, lo stesso percorso di sofferenze che aveva fatto in quel lontano 43'.

A sessanta anni di distanza ho avuto finalmente questa opportunità ripercorrendo tale lungo "percorso" ma tutti i "segni" erano ormai ovviamente scomparsi….eccetto uno. Una chiesetta.

Iniziata da un po' di tempo l'"abitudine" di prolungare le ferie con un viaggio all'estero di circa 15 giorni fino a fine agosto, decidemmo allora di ripercorrere in Germania le cittadine dove era stato prigioniero il mio babbo. Un po' come "il viaggio della memoria".
Siamo passati per la valle del Reno e visitando: il famoso ponte di Remagen, Koblenza, Wietzndorff, Bergen Belsen (trovato casualmente sulla strada), Wietze.  

In questa cittadina abbiamo avuto una esperienza molto toccante avendo avuto il "caso" o la fortuna di assistere alla messa nella stessa chiesetta dove una volta aveva pregato il mio babbo esattamente 60 anni fa) , Thoren (costruzione di un ponte),  Goch  (scuola di), Marienbaum ,Millingen, Wesel,  (qui siamo stati sul Reno in corrispondenza del ponte distrutto il 10 marzo del 45' dagli stessi tedeschi in ritirata ed alla cui distruzione aveva assistito il mio babbo . Bremen, Bremenhavene Kuxaven sul mare, Amburgo.

Alla fine è stata una bellissima esperienza ed una "cosa" che nella vita "dovevo fare"....

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Perchè Wietze.
Wietze in particolare fu il "campo di lavoro" dove il mio babbo stette più a lungo ed esattamente dal 7 dicembre del 1943 all 11 dicembre del 1944 lavorando nelle officine della zona destinate all'estrazione dell'olio minerale. Wietze in particolare era considerata come il Texas della Germania per la presenza di miniere e pozzi di olio minerale. Oggi non c'è più traccia di petrolio nella cittadina poichè la sua estrazione è antieconomica mentre allora in periodo di guerra era fondamentale e strategica. Questo spiega il museo, molto interessante, dei mezzi di estrazione del petrolio in Germania nei vari decenni. 

Wietze: 15 luglio 1944 Il giorno del “trionfo del lavoro”

Dal diario del babbo 
Tale definizione l’ho data in quanto che, tornati dal lavoro alle ore 18.00 avevamo fatto in tempo nemmeno a levarci quei due panni sporchi d’addosso che il sergente tedesco mobilitò tutto il campo (circa 40 uomini, esclusi i ruffiani, quali l’interprete, il capo campo, l’attendente) per andare a fare un lavoretto che richiedeva a dir suo, circa due ore d’impiego di mano d’opera. 
Dalla fretta non si mangiò nemmeno e così, dopo 12 ore di lavoro andammo a trovarne un altro nel luogo dove era richiesto il nostro intervento. Si trattava di una diga esistente in uno dei tanti laghi di olio minerale, la quale, nel rompersi aveva provocato l’allagamento della campagna vicina e le proporzioni potevano divenire serie se non prendevamo tempestivamente i dovuti ripari […].
Per farla breve dirò solo che questo lavoro, più che altro di pala, durò esattamente fino alle 3.00 del mattino:. 9 ore di lavoro in aggiunta alle 12 ore svolte nella giornata […] il giorno del “trionfo del lavoro” per aver reso omaggio a questo con ben 21 ore consecutive di attività […] professionale! Non dimenticherò mai questa giornata, non solo dalla sofferenza fisica e dalla fame sofferta, ma anche dal lato dell’incolumità personale, poiché ad un certo momento fummo costretti a scendere nella pozza d’olio che arrivava fino al petto per collocare i tronchi d’albero. Bastava mettere un piede non tanto stabile nel terreno per scivolare e venire inghiottiti dall’olio […] e buttati in padella. Dio ci assistette! 



Wietze - la riscoperta della fede…e della dura realtà.

Dal diario del babbo: 
[…] per quello che provai nell’ascoltare la S. Messa, celebrata in una chiesetta non tanto lontana dal campo che mi ospitava. Mi sentii l’animo come fosse stato liberato da un gran peso che lo opprimeva, come se vivessi in un altro mondo fatto di misticismo, di cose buone e belle […]. E con un nodo alla gola, con gli occhi abbisognevoli di tante lacrime, pregai fervidamente perché Dio mi proteggesse, unitamente ai miei cari […]. E quando lasciai la Casa d’Iddio, mi sentii purificato, disinfettato da quei germi di materialismo che da circa un anno infestavano il sentimento più puro più bello e più buono, il quale si dibatteva fra atroci sofferenze che mettevano in dubbio l’esistenza d’Iddio. Benedico quella chiesetta che mi dette agio di ricredere e dire ancora una volta: sì, esiste ancora la bellezza della vita […]. Provai il trionfo della vita: tutto mi sembrò più bello, tutti mi sembravano buoni. Ma questa impressione fu di breve durata, tornai alla realtà della vita, alla triste realtà. Nel tornare al Campo passai davanti all’officina in cui lavoravo. Quale netto contrasto!

Wietze 2004: La chiesetta ritrovata

Una domenica mattina dell'agosto del 2004, esattamente dopo 60 anni, arrivammo a Wietze, una piccola cittadina tedesca, nota nel periodo bellico per la  presenza di miniere e pozzi di olio minerale ai quali aveva (forzatamente) lavorato mio padre.
Volevamo cercare quella famosa chiesetta, unico riferimento possibile di questo lungo viaggio, ma la cittadina era protestante e l'unica persona che avevamo trovato per strada a quell'ora non sapeva nemmeno l'esistenza di una chiesa cattolica.
Eravamo rimasti delusi ma ostinatamente continuammo a girare ancora di strada in strada fino a quando leggemmo: "Kirckenstrasse". Strada della chiesa.
Ci incamminammo e trovammo la chiesa . Era cattolica e aperta per la messa domenicale alla quale assistemmo. Quante felici coincidenze !
La chiesetta era linda, quasi moderna, ma qualcosa mi diceva, pregando per lui, che 60 anni prima fra quelle panche aveva pregato anche mio padre. Avevo ragione.
Alla fine della funzione chiedemmo informazioni al parroco il quale ci disse che la chiesa aveva circa 90 anni ed era l'unica del Paese.
Era sicuramente lei.
Pensieri, riflessioni?
Mi sedetti allora su una panchina, in silenzio e mi guardai intorno. Non ero sicuramente solo.