La Torre di Guardia di maggio 2025 e il "saluto all'ingresso": davvero è finito l'ostracismo?
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La Torre di Guardia di maggio 2025 e il "saluto all'ingresso": davvero è finito l'ostracismo?
Un apologeta cita la Torre di Guardia di maggio 2025, p. 7, che dice che un proclamatore può decidere, secondo la propria coscienza, se rivolgere un semplice saluto a chi è stato allontanato e si presenta a un'adunanza. Da questo deduce che parlare di ostracismo è una "mistificazione deliberata". Osserviamo i fatti con la stessa precisione che l'apologeta invoca.
Primo: si tratta di una modifica recentissima.
Questa disposizione risale all'Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 2 del 2024. Per decenni la regola era esattamente opposta. Nel 1963 le istruzioni erano inequivocabili: «I membri della congregazione non si assoceranno al disassociato, né nella Sala del Regno, né altrove. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo. Se il disassociato tenta di parlare ad altri nella congregazione, essi dovranno allontanarsi da lui» (La Torre di Guardia, 15 dicembre 1963, pp. 761-762). Citare una modifica del 2024 come se descrivesse la pratica storica dell'organizzazione non è precisione: è omissione.
Secondo: di cosa consiste concretamente questa "apertura"?
La stessa edizione per lo studio della Torre di Guardia di agosto 2024, par. 14, precisa: «Comunque, non ci metteremmo a fare una lunga conversazione né intratterremmo rapporti sociali con lei». Dunque: nessuna frequentazione sociale, nessun pasto comune, nessuna amicizia, nessuna conversazione ordinaria. Il saluto alla porta è tutto ciò che è cambiato.
Terzo: ma è davvero una "coscienza"?
Nell'annuncio del 2024, il membro del Corpo Direttivo Mark Sanderson dichiara testualmente: «Il Corpo Direttivo ha deciso che i proclamatori, in base alla loro coscienza educata secondo la Bibbia, possono decidere se rivolgere o no un semplice saluto». La formulazione è rivelatrice: è il Corpo Direttivo che decide quello che i TdG "possono decidere". Fino a quel momento, moltissimi TdG avranno certamente considerato scortese ignorare completamente una persona in sala, ma non potevano agire diversamente senza rischiare conseguenze disciplinari. Non è libertà di coscienza: è una concessione amministrativa. (Approfondimento: https://www.infotdgeova.it/3dottrine/sa ... sione.html)
Quarto: l'eccezione che conferma la regola.
L'apertura non è universale. Il par. 15 dello stesso studio precisa che verso chi è considerato "apostata" la barriera rimane totale: «Non la saluteremo né la inviteremo ad assistere alle adunanze». La coscienza del singolo può esercitarsi solo verso categorie pre-approvate dal vertice.
La Corte Suprema norvegese, nella sentenza del 29 aprile 2026, ha riconosciuto esplicitamente che i TdG, attraverso le proprie linee guida, incoraggiano i membri a praticare l'ostracismo verso chi esce, cosicché questi ultimi sono esposti all'isolamento sociale da parte di chi rimane nella comunità. Questo lo ha scritto la maggioranza, quella che ha dato ragione ai TdG.
Un saluto discrezionale alla porta della Sala del Regno non cambia la sostanza di questa valutazione.
Primo: si tratta di una modifica recentissima.
Questa disposizione risale all'Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 2 del 2024. Per decenni la regola era esattamente opposta. Nel 1963 le istruzioni erano inequivocabili: «I membri della congregazione non si assoceranno al disassociato, né nella Sala del Regno, né altrove. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo. Se il disassociato tenta di parlare ad altri nella congregazione, essi dovranno allontanarsi da lui» (La Torre di Guardia, 15 dicembre 1963, pp. 761-762). Citare una modifica del 2024 come se descrivesse la pratica storica dell'organizzazione non è precisione: è omissione.
Secondo: di cosa consiste concretamente questa "apertura"?
La stessa edizione per lo studio della Torre di Guardia di agosto 2024, par. 14, precisa: «Comunque, non ci metteremmo a fare una lunga conversazione né intratterremmo rapporti sociali con lei». Dunque: nessuna frequentazione sociale, nessun pasto comune, nessuna amicizia, nessuna conversazione ordinaria. Il saluto alla porta è tutto ciò che è cambiato.
Terzo: ma è davvero una "coscienza"?
Nell'annuncio del 2024, il membro del Corpo Direttivo Mark Sanderson dichiara testualmente: «Il Corpo Direttivo ha deciso che i proclamatori, in base alla loro coscienza educata secondo la Bibbia, possono decidere se rivolgere o no un semplice saluto». La formulazione è rivelatrice: è il Corpo Direttivo che decide quello che i TdG "possono decidere". Fino a quel momento, moltissimi TdG avranno certamente considerato scortese ignorare completamente una persona in sala, ma non potevano agire diversamente senza rischiare conseguenze disciplinari. Non è libertà di coscienza: è una concessione amministrativa. (Approfondimento: https://www.infotdgeova.it/3dottrine/sa ... sione.html)
Quarto: l'eccezione che conferma la regola.
L'apertura non è universale. Il par. 15 dello stesso studio precisa che verso chi è considerato "apostata" la barriera rimane totale: «Non la saluteremo né la inviteremo ad assistere alle adunanze». La coscienza del singolo può esercitarsi solo verso categorie pre-approvate dal vertice.
La Corte Suprema norvegese, nella sentenza del 29 aprile 2026, ha riconosciuto esplicitamente che i TdG, attraverso le proprie linee guida, incoraggiano i membri a praticare l'ostracismo verso chi esce, cosicché questi ultimi sono esposti all'isolamento sociale da parte di chi rimane nella comunità. Questo lo ha scritto la maggioranza, quella che ha dato ragione ai TdG.
Un saluto discrezionale alla porta della Sala del Regno non cambia la sostanza di questa valutazione.
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Re: La Torre di Guardia di maggio 2025 e il "saluto all'ingresso": davvero è finito l'ostracismo?
Tra gli argomenti che circolano negli ambienti apologetici dei TdG a proposito dei video sull'ostracismo, ce n'è uno che ricorre spesso: il video in cui i genitori non rispondono al telefono della figlia disassociata sarebbe semplicemente la rappresentazione di una reazione emotiva comprensibile, quella di genitori esasperati da un comportamento scorretto. E la rimozione del video sarebbe dovuta non alla natura del contenuto, ma a una comunicazione poco riuscita.
Questa lettura ha un problema fondamentale: scambia una dottrina con uno sfogo emotivo.
Quando un genitore, in un contesto normale, smette temporaneamente di parlare a un figlio che si comporta male, lo fa con un obiettivo preciso e una durata implicita: "finché non capisci e chiedi scusa". C'è una condizione risolvibile, c'è un percorso di riconciliazione, c'è la famiglia che rimane intatta al termine del conflitto. È una dinamica educativa, non una rottura.
Nel video del Congresso Regionale del 2016 non c'è nulla di tutto questo. I genitori non rispondono al telefono non perché siano arrabbiati e aspettino che la figlia cambi atteggiamento: lo fanno perché la dottrina dell'organizzazione lo prescrive. La disassociazione non è una punizione temporanea con una scadenza negoziabile: è una rottura formale, regolata da norme scritte, che cessa solo se e quando la persona viene riammessa ufficialmente nella congregazione attraverso un processo stabilito dagli anziani. Nel frattempo, il contatto va evitato.
Il video è ancora visibile su YouTube e chi lo guarda può verificare di persona. Vale la pena notare la descrizione che ne dà chi lo ha pubblicato: mette a confronto le dichiarazioni pubbliche dei TdG — secondo cui i rapporti familiari non vengono intaccati dalla disassociazione — con quello che viene invece insegnato ai fedeli all'interno del congresso. La contraddizione non richiede commenti.
Quanto alla rimozione dalla piattaforma ufficiale: non è avvenuta perché "la comunicazione non era azzeccata" o perché i registi non erano professionisti. È avvenuta perché il video mostrava esattamente quello che la dottrina prescrive, ed era diventato una prova imbarazzante nei procedimenti giudiziari in corso, in particolare in Norvegia, dove le autorità avevano revocato registrazione e sussidi ai TdG proprio a causa della pratica dell'ostracismo.
Un video che "dà adito a interpretazioni fuorvianti" è, di solito, un video che dice la verità.
Questa lettura ha un problema fondamentale: scambia una dottrina con uno sfogo emotivo.
Quando un genitore, in un contesto normale, smette temporaneamente di parlare a un figlio che si comporta male, lo fa con un obiettivo preciso e una durata implicita: "finché non capisci e chiedi scusa". C'è una condizione risolvibile, c'è un percorso di riconciliazione, c'è la famiglia che rimane intatta al termine del conflitto. È una dinamica educativa, non una rottura.
Nel video del Congresso Regionale del 2016 non c'è nulla di tutto questo. I genitori non rispondono al telefono non perché siano arrabbiati e aspettino che la figlia cambi atteggiamento: lo fanno perché la dottrina dell'organizzazione lo prescrive. La disassociazione non è una punizione temporanea con una scadenza negoziabile: è una rottura formale, regolata da norme scritte, che cessa solo se e quando la persona viene riammessa ufficialmente nella congregazione attraverso un processo stabilito dagli anziani. Nel frattempo, il contatto va evitato.
Il video è ancora visibile su YouTube e chi lo guarda può verificare di persona. Vale la pena notare la descrizione che ne dà chi lo ha pubblicato: mette a confronto le dichiarazioni pubbliche dei TdG — secondo cui i rapporti familiari non vengono intaccati dalla disassociazione — con quello che viene invece insegnato ai fedeli all'interno del congresso. La contraddizione non richiede commenti.
Quanto alla rimozione dalla piattaforma ufficiale: non è avvenuta perché "la comunicazione non era azzeccata" o perché i registi non erano professionisti. È avvenuta perché il video mostrava esattamente quello che la dottrina prescrive, ed era diventato una prova imbarazzante nei procedimenti giudiziari in corso, in particolare in Norvegia, dove le autorità avevano revocato registrazione e sussidi ai TdG proprio a causa della pratica dell'ostracismo.
Un video che "dà adito a interpretazioni fuorvianti" è, di solito, un video che dice la verità.
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Re: La Torre di Guardia di maggio 2025 e il "saluto all'ingresso": davvero è finito l'ostracismo?
Sul video del 2016: quattro argomenti apologetici a confronto con i fatti
Chi difende la pratica dell'ostracismo nei TdG ricorre spesso, a proposito del noto video della Congresso del 2016, a una serie di argomenti che vale la pena esaminare uno per uno.
Primo argomento: "È stata lei ad andarsene di casa, non la famiglia a cacciarla."
Può darsi. Ma questo non cambia la domanda rilevante: perché i genitori non rispondono al telefono? La ragazza ha fatto le valigie e se n'è andata — d'accordo. Nessuno impedisce però ai genitori di rispondere a una telefonata. Se scelgono di non farlo, non è per una reazione emotiva spontanea: è perché la dottrina dell'organizzazione lo prescrive per i disassociati. Il punto del video non è chi ha fatto le valigie per primo: è il cellulare che squilla nel silenzio.
Secondo argomento: "Focalizzarsi su un video di dieci anni fa ignora la realtà odierna."
La realtà odierna è quella che abbiamo già documentato in questo forum: la modifica del 2024 consente ai proclamatori di rivolgere, in base alla propria coscienza, un semplice saluto a chi si presenta in sala. Nel frattempo restano invariati: il divieto di frequentazione sociale, i pasti, le amicizie, le conversazioni ordinarie. E per chi è considerato "apostata" anche il saluto è escluso. Non è un cambiamento di sostanza: è una concessione amministrativa marginale.
Terzo argomento: "Il video ha avuto un lieto fine: la ragazza è stata riassociata."
Questo argomento è involontariamente rivelatore. Il "lieto fine" consiste nella riammissione ufficiale attraverso il processo stabilito dagli anziani. Conferma quindi esattamente quello che sosteniamo: l'unica via di uscita dall'ostracismo passa per la struttura organizzativa, non per un dialogo familiare autonomo. La famiglia non ha ricucito i rapporti decidendo liberamente di farlo: li ha ricuciti quando l'organizzazione lo ha consentito.
Quarto argomento: "I giudici norvegesi ci hanno dato ragione."
Su questo occorre essere precisi. La Corte Suprema norvegese, con sentenza del 29 aprile 2026, ha dato ragione ai TdG con tre voti contro due, stabilendo che lo Stato non aveva fornito prove sufficienti del danno ai sensi della legge norvegese. Non ha stabilito che la pratica non esiste, né che non produce isolamento sociale: lo ha anzi riconosciuto esplicitamente. I due giudici dissenzienti hanno scritto che l'ostracismo è il risultato di un requisito basato su regole, deliberatamente concepito come conseguenza tangibile per chi lascia l'organizzazione, e che esercita una pressione indebita su chi vuole uscire. Presentare quella sentenza come una conferma della "legittimità delle pratiche" significa citare solo la metà del dispositivo.
Chi difende la pratica dell'ostracismo nei TdG ricorre spesso, a proposito del noto video della Congresso del 2016, a una serie di argomenti che vale la pena esaminare uno per uno.
Primo argomento: "È stata lei ad andarsene di casa, non la famiglia a cacciarla."
Può darsi. Ma questo non cambia la domanda rilevante: perché i genitori non rispondono al telefono? La ragazza ha fatto le valigie e se n'è andata — d'accordo. Nessuno impedisce però ai genitori di rispondere a una telefonata. Se scelgono di non farlo, non è per una reazione emotiva spontanea: è perché la dottrina dell'organizzazione lo prescrive per i disassociati. Il punto del video non è chi ha fatto le valigie per primo: è il cellulare che squilla nel silenzio.
Secondo argomento: "Focalizzarsi su un video di dieci anni fa ignora la realtà odierna."
La realtà odierna è quella che abbiamo già documentato in questo forum: la modifica del 2024 consente ai proclamatori di rivolgere, in base alla propria coscienza, un semplice saluto a chi si presenta in sala. Nel frattempo restano invariati: il divieto di frequentazione sociale, i pasti, le amicizie, le conversazioni ordinarie. E per chi è considerato "apostata" anche il saluto è escluso. Non è un cambiamento di sostanza: è una concessione amministrativa marginale.
Terzo argomento: "Il video ha avuto un lieto fine: la ragazza è stata riassociata."
Questo argomento è involontariamente rivelatore. Il "lieto fine" consiste nella riammissione ufficiale attraverso il processo stabilito dagli anziani. Conferma quindi esattamente quello che sosteniamo: l'unica via di uscita dall'ostracismo passa per la struttura organizzativa, non per un dialogo familiare autonomo. La famiglia non ha ricucito i rapporti decidendo liberamente di farlo: li ha ricuciti quando l'organizzazione lo ha consentito.
Quarto argomento: "I giudici norvegesi ci hanno dato ragione."
Su questo occorre essere precisi. La Corte Suprema norvegese, con sentenza del 29 aprile 2026, ha dato ragione ai TdG con tre voti contro due, stabilendo che lo Stato non aveva fornito prove sufficienti del danno ai sensi della legge norvegese. Non ha stabilito che la pratica non esiste, né che non produce isolamento sociale: lo ha anzi riconosciuto esplicitamente. I due giudici dissenzienti hanno scritto che l'ostracismo è il risultato di un requisito basato su regole, deliberatamente concepito come conseguenza tangibile per chi lascia l'organizzazione, e che esercita una pressione indebita su chi vuole uscire. Presentare quella sentenza come una conferma della "legittimità delle pratiche" significa citare solo la metà del dispositivo.
Re: La Torre di Guardia di maggio 2025 e il "saluto all'ingresso": davvero è finito l'ostracismo?
Ho chiesto a Gemini (IA di Google) come definire questa linea di difesa degli apologeti, la risposta :Achille ha scritto: ↑23/05/2026, 17:45 Tra gli argomenti che circolano negli ambienti apologetici dei TdG a proposito dei video sull'ostracismo, ce n'è uno che ricorre spesso: il video in cui i genitori non rispondono al telefono della figlia disassociata sarebbe semplicemente la rappresentazione di una reazione emotiva comprensibile, quella di genitori esasperati da un comportamento scorretto. E la rimozione del video sarebbe dovuta non alla natura del contenuto, ma a una comunicazione poco riuscita.
"Questa linea difensiva può essere definita in diversi modi, a seconda che la si analizzi da un punto di vista linguistico, logico o sociologico. Nel complesso, si tratta di una combinazione di "damage control" (gestione del danno), revisionismo narrativo e razionalizzazione ex post.
Ecco una scomposizione dettagliata di come può essere qualificata questa argomentazione:
1. Dal punto di vista logico: Euphemism Treadmill e Framing (Riformulazione)
Gli apologeti stanno tentando un'operazione di reframing (ristrutturazione cognitiva). Trasformano un ordine teocratico istituzionale in un'iniziativa emotiva personale.
Minimizzazione: Definire la scelta di non rispondere al telefono come una "reazione emotiva di genitori esasperati" sposta la colpa dalla dottrina ufficiale della Watchtower alla debolezza o frustrazione umana.
Eufemismo: Parlare di "comunicazione poco riuscita" per giustificare la rimozione del video è un classico eufemismo aziendale. Il video non era "riuscito male" dal punto di vista tecnico o comunicativo; era fin troppo chiaro nel tradurre in immagini le severe direttive scritte della denominazione (come quelle contenute nei manuali degli anziani o nella Torre di Guardia).
2. Dal punto di vista della propaganda: Gaslighting e Inversione della realtà
Sostenere che il video rappresenti solo dei genitori "esasperati da un comportamento scorretto" rasenta il gaslighting psicologico e stravolge il contesto del congresso del 2016 ("Rimaniamo leali a Geova").
Negazione dell'evidenza: Il video (la storia di Sonja) mostrava chiaramente che la figlia non stava chiamando per "comportarsi male", ma semplicemente per avere un contatto con i genitori. La madre non rispondeva non per esaurimento nervoso, ma per obbedienza a un comando religioso (la "lealtà").
Inversione della colpa: Attribuire l'ostracismo all'esasperazione dei genitori serve a far passare la vittima (la figlia disassociata che cerca un contatto) come l'aggregatrice della sofferenza familiare, giustificando la punizione del silenzio.
3. Dal punto di vista strategico: Dissonanza Cognitiva e Damage Control
Le organizzazioni ad alto controllo cambiano spesso narrazione quando un loro contenuto interno diventa di pubblico dominio e attira critiche feroci dal mondo esterno (specialmente da tribunali, media o governi, come accaduto in Norvegia o in Australia riguardo ai diritti umani).
Scusa della "comunicazione fallimentare": Ammettere che il video è stato rimosso perché "espresso male" è una ritirata strategica. Permette all'organizzazione di proteggere il dogma di fondo (l'ostracismo va mantenuto) sacrificando lo strumento che lo ha reso troppo crudo visibilmente.
In sintesi
Questa difesa può essere definita come una razionalizzazione apologetica di comodo.
È il tentativo di umanizzare e giustificare un comportamento strutturale e coercitivo (l'ostracismo istituzionalizzato), facendolo passare per un banale e comprensibile conflitto familiare, al fine di proteggere l'immagine pubblica del gruppo e ridurre la dissonanza cognitiva nei fedeli."
Re: La Torre di Guardia di maggio 2025 e il "saluto all'ingresso": davvero è finito l'ostracismo?
A volte mi sembra una perdita di tempo rispondere a certi apologeti. Mancano proprio le basi della ragionevolezza.Achille ha scritto: ↑23/05/2026, 17:02 Un apologeta cita la Torre di Guardia di maggio 2025, p. 7, che dice che un proclamatore può decidere, secondo la propria coscienza, se rivolgere un semplice saluto a chi è stato allontanato e si presenta a un'adunanza. Da questo deduce che parlare di ostracismo è una "mistificazione deliberata". Osserviamo i fatti con la stessa precisione che l'apologeta invoca.
Come si fa a parlare di "mistificazione" quando l'ostracismo è stato sempre un PILASTRO della dottrina dei TDG fin dal 1952, con il DIVIETO TOTALE di rivolgere la parola ad un disassociato.
Poi arriva il leggerissmo e RECENTISSIMO ammorbidimento (DOVUTO AI PROBLEMI LEGALI IN NORVEGIA) per il quale si può decidere se la propria coscienza lo permette (e perché mai non dovrebbe permettere il normale buonsenso?) di dare il "benvenuto" ad un disassociato (non "apostata") che entra in una adunanza (e solo in quel contesto), ignorandolo poi nel resto della vita a meno che non venga riassociato...
Non è che una tranquillissima persona disassociata (pardon, "allontanata", "rimossa") possa pensare di uscire dalla sala del regno e farsi una normalissima pizza insieme.
Quando fino al 2024 erano costretti a non guardarlo neanche in faccia in nessun contesto.
E usano questa fesseria per negare che esista l'ostracismo!
Sintetizzando tutte le altre obiezioni del post:
Ovviamente il TdG medio PIMI non ha alcuna autonomia di pensiero. La Watchtower pilota tutto ciò che essi possono considerare ragionevole, anche se vedono gli eventi con i loro occhi la versione ufficiale di ciò che è successo proviene dalle pubblicazioni dell'organizzazione. Anche in maniera retroattiva, se la WTS dicesse "non abbiamo mai disassociato nessuno", essi lo crederebbero fermamente. Infatti pare che stia succedendo anche questo.
Per esempio il recente "chiarimento" il quale dice che studiare all'università è una questione personale (che precisazione folle!) e che nemmeno gli anziani devono giudicare la scelta (perché lo hanno sempre fatto, su comando dell'organizzazione), ma i PIMI negherebbero che sia mai stato scoraggiato!
Lo vediamo anche in relazione al sangue autologo, molti PIMI stanno dicendo che "è sempre stata una questione di coscienza", quando è lampante il contrario: era vietatissimo anche trasfondersi il proprio stesso sangue preventivamente conservato.
Gli apologeti PIMI sono "Mentalmente malati" (come essi amano definire gli "apostati"), negherebbero perfino che l'acqua sia bagnata se la WTS scrivesse che non lo è. D'altronde, mica vogliamo contraddire "Dio"!
Quando la propria percezione del reale è così massivamente pilotata, non esiste alcuna oggettività dei fatti e degli eventi.
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