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Lo scopo di questo forum è quello di analizzare in chiave critica la dottrina e l'organizzazione dei Testimoni di Geova

Dal Vangelo secondo Luca 18,9-14

In questo spazio si discute di argomenti di vario genere relativi ai Testimoni di Geova e che non sono inclusi nelle altre sezioni

Moderatore: Cogitabonda

Dal Vangelo secondo Luca 18,9-14

Messaggiodi Nunzio » 27/10/2013, 21:29

(In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri.
Due uomini salirono al Tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra se: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato).

Mi chiedevo se i TDG, che dicono di essere gli unici a seguire la volonta di Dio, hanno mai letto questa parabola.
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Messaggiodi Francesco Franco Coladarci » 27/10/2013, 22:59

Il problema Nunzio, che questa parabola deve essere esaminata in due precise angolazioni, secondo la "Legge", e secondo l'insegnamento di Gesù.
Ora, secondo la "Legge" il Fariseo stava più che a posto, così come stava a posto nella sua impurità il peccatore.

Gesù con questa parabola instaura un nuovo tipo di relazione tra creatura e Creatore, ma non si può estrapolarla per dire che il Fariseo è senza amore, misericordia, ecc, mentre il peccatore è umile, pentito, ecc, deve essere necessariamente collocata nel contesto.

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Messaggiodi Nunzio » 28/10/2013, 7:51

Io in materia sono ignorante, quindi non voglio dare lezioni a nessuno, ho trovato questa parabola senza estrapolarla da niente, l'ho letta e, a mio modo di leggerla, ho trovato delle similitudini tra il modo di fare dei TDG (che sventolano al mondo di essere i migliori) e il fariseo della parabola.
Grazie della spiegazione.

Franco Coladarci ha scritto:Il problema Nunzio, che questa parabola deve essere esaminata in due precise angolazioni, secondo la "Legge", e secondo l'insegnamento di Gesù.
Ora, secondo la "Legge" il Fariseo stava più che a posto, così come stava a posto nella sua impurità il peccatore.

Gesù con questa parabola instaura un nuovo tipo di relazione tra creatura e Creatore, ma non si può estrapolarla per dire che il Fariseo è senza amore, misericordia, ecc, mentre il peccatore è umile, pentito, ecc, deve essere necessariamente collocata nel contesto.

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Messaggiodi Vittorino » 28/10/2013, 17:28

In questo brano evangelico, mi sembra sia il caso di estrapolare un altro concetto, ma prima leggiamo ciò che viene scritto dalla stessa WTS:
Nel libretto della Società Torre di Guardia: “La verità che conduce alla vita eterna”, Cap. III, pagg. 17-18 leggiamo (grassetto mio): «Per distinguersi dai molti falsi dei, il vero Dio si è dato un nome personale. Questo lo apparta da tutti gli altri. Il suo nome non è Dio? Chiedono alcuni. No, perché Dio è semplicemente un titolo, come sono titoli “Presidente“,“Re“ e “Giudice“. Il nome personale di Dio ci viene fatto conoscere per mezzo della sua Parola, la Bibbia, e questo nome è GEOVA. In molte traduzioni della Bibbia questo nome si trova in Salmo 83:18, dove leggiamo: “Affinchè conoscano che tu, il cui nome è Geova, tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra. E in quasi tutte le traduzioni il nome si trova in Rivelazione 19:1-6 come parte dell’espressione “Alleluia”. Questo significa: “lodate Iah“ (forma abbreviata di Geova). The Catholic Encyclopedia (1910, Vol VIII, pag. 329) dice di questo Nome Divino: Geova, nome proprio di Dio nel vecchio Testamento. Comunque, la recente traduzione cattolica de La Sacra Bibbia a cura di mons. S. Garofalo, usa regolarmente il nome “Jahve“, come fanno diverse altre traduzioni. Perché?
In ebraico, lingua in cui furono scritti i primi trentanove libri della Bibbia, il nome di Dio è rappresentato migliaia di volte dalle quattro lettere ebraiche YHWH. Nei tempi antichi la lingua ebraica si scriveva senza vocali, e il lettore aggiungeva le vocali leggendo le parole. Il problema è che oggi non abbiamo perciò nessun modo di sapere con esattezza quali vocali gli Ebrei usassero con le consonanti YHWH. Molti studiosi pensano che il nome si pronunciasse Yahweh, ma la forma Geova è stata usata per secoli ed è molto conosciuta.
Siccome c’è incertezza sull’esatta pronuncia del nome personale di Dio, alcuni ecclesiastici dicono che non lo dovreste usare affatto, ma dovreste invece dire semplicemente “Dio“ o il “Signore“. Comunque, essi non insistono che non dovreste usare i nomi “Gesù“ e “Geremia“. Eppure queste pronunce comunemente usate sono del tutto diverse dalle pronunce ebraiche “Yesh’ua“ e “Yirmiah“. Il punto importante non è quale pronuncia usate per il Nome Divino, se “Yahweh“,“Geova“, o qualche altra, finchè la pronuncia è comune nella vostra lingua. E’ sbagliato non usare questo nome. Perché? Perché quelli che non lo usano non potrebbero essere identificati con quelli che Dio trae per essere: un popolo per il suo nome (Atti 15:14)”.»

Alle pagg. 127-128 della stessa pubblicazione, viene ribadito lo stesso concetto:
«Se volete ottenere la salvezza, anche voi, dovete conoscere e onorare il nome di Dio – Romani 10:13, 14.»

Ritornando al brano in questione, notiamo che sia il Fariseo che il Pubblicano, nelle loro preghiere usano “Dio” e non “Geova”, o “Yahweh”, eppure Gesù dice che il Pubblicano, anche se non ha seguito i dettami della WTS, sarà giustificato. Come si spiega?
:lovebibbia:
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Messaggiodi Dnick » 28/10/2013, 21:38

Perdonatemi se non sono molto presente,
e allo stesso modo, se ci possono essere errori di battiture o altro,
ma ho veramente poco tempo a disposizione ,
grazie a questo sistema di m...a. come amano definire i tdg.
Ad ogni modo non riesco ad essere completamente indifferente ad alcune cose,
perché lo stomaco recrimina qualcosa.
leggendo questo versetto non è chiaro,
ma molto chiaro che, si riferisce al modo in cui operano i testimoni di geova o simili a loro. Loro er meglio, gli altri , infimi.
Non c'entra ne le cavolate sul nome di D-o, ne,
l'angolazione in cui va letta, perché anche un'analfabeta capirebbe che si sta parlando di umiltà, almeno che non si vuol FARE I FINTI TONI,
MA farsi ultimi per essere primi, o dare di ciò che si possiede nella massima possibilità disponibile, cosa che non appartiene ne ai tdg ne ai simili

E vero che il tdg potrebbe recriminare di essere umile, ma è altrettanto vero che si farà umile SINO ad essere umiliati che non è la stessa cosa, solo ai dettami del CD
e non alla voce dell Unto o di DIO che risiede nella propria coscienza che è totalmente assopita.
Non mi interessa ciò che propina la WTS, e non m' interessa altro,
ciò che è riportato nel vangelo è molto chiaro,
la cosa che più mi interessa, è dare ciò che si ha senza fronzoli e con UMILTA.
Sei capace ? bene
metti dei paletti o dei se o ma ?
e allora rivedi la tua religione. Capito caro TDG?
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