Da Wikipedia:
L'opera principalenato nel 130 a Smirne
morto nel 202 a Lione
Nato a Smirne in Asia Minore, cresciuto in una famiglia già cristiana, ricevette alla scuola di Policarpo, vescovo di Smirne (tradizionalmente ritenuto discepolo dell'apostolo Giovanni), di Papia, di Melitone di Sardi e di altri, una buona formazione religiosa, filosofica e teologica. Fu vescovo della città di Lugdunum (antico nome di Lione) dal 177, in seguito alla morte, per martirio sotto Marco Aurelio, del primo vescovo della città san Potino, insieme ad altri 47 martiri. Fu anche inviato a Roma presso papa Eleuterio per dirimere questioni di ordine dottrinale. Alcuni ritennero che uno dei suoi discepoli più noti sia stato Ippolito di Roma.
"Contro le eresie del 180 D.C.
Dal trattato «Contro le eresie» di sant’Ireneo,La composizione dell’opera può essere datata in un periodo compreso tra il 174 e 189, dal momento che nella lista di Vescovi di Roma è riportato Eleuterio (175-189), ma non il suo successivo Vittore I (189-199). Il più antico frammento di manoscritto (P. Oxy. 405) è datato attorno al 200. Ireneo, quando iniziò l'opera, intendeva scrivere solo i primi due libri[4]: secondo le ultime ricostruzioni di Grant, infatti, egli inviò prima i libri I e II ad un suo innominato corrispondente a cui è dedicata l’opera, poi il III, il IV e il V in successione.
Il suo pensiero e le sue opere furono direttamente influenzati da Policarpo di Smirne, che fu a suo tempo discepolo diretto di san Giovanni Evangelista. Essi sono una testimonianza della tradizione apostolica, a quei tempi impegnata contro il proliferare di varie eresie, in particolare lo gnosticismo, di cui Ireneo fu un forte oppositore. Delle sue opere, soltanto due ci sono pervenute per intero:
Adversus Haereses ("Contro le eresie"): in cinque libri, in cui Ireneo si propone di confutare le principali espressioni dello gnosticismo.
vescovo
(Lib. IV, 6, 3. 5. 6. 7; SC 100, 442. 446. 448. 454)
Non desidero dimostrare niente ma solo evidenziare il fatto che il dogma della "Trinità" fosse già maturata chiaramente in questi scritti nel 180 (II sec.) in ambito dei proto-ortodossi.La manifestazione del Figlio
è la conoscenza del Padre
Nessuno può conoscere il Padre senza il Verbo di Dio, cioè senza la rivelazione del Figlio, né alcuno può conoscere il Figlio senza la benevolenza del Padre. Il Figlio, poi, porta a compimento la benevolenza del Padre; infatti il Padre manda, mentre il Figlio è mandato e viene. Il Verbo conosce il Padre, per quanto invisibile e indefinibile per noi, e anche se è inesprimibile, viene da lui espresso. A sua volta, poi, solo il Padre conosce il suo Verbo.
Questa mutua relazione fra le Persone divine ci è stata rivelata dal Signore.
Il Figlio con la sua manifestazione ci dà la conoscenza del Padre. Infatti la conoscenza del Padre viene dalla manifestazione del Figlio: tutto viene manifestato per mezzo del Verbo.
Ora il Padre ha rivelato il Figlio allo scopo di rendersi manifesto a tutti per mezzo di lui, e di accogliere nella santità, nell’incorruttibilità e nel refrigerio eterno coloro che credono a lui. Credere a lui, poi, è fare la sua volontà.
Il Verbo per la sua stessa natura rivela Dio creatore, per mezzo del mondo il Signore creatore del mondo, per mezzo della creatura l’artefice che l’ha plasmata, e per mezzo della sua condizione di Figlio rivela quel Padre che ha generato il Figlio. Certo tutti discutono allo stesso modo queste verità, ma non tutti vi credono allo stesso modo. Così il Verbo predicava se stesso e il Padre, per mezzo della Legge e dei Profeti, e tutto il popolo ha sentito allo stesso modo, ma non tutti hanno creduto allo stesso modo.
Il Padre era manifestato per mezzo dello stesso Verbo reso visibile e palpabile, quantunque non tutti vi credessero allo stesso modo; ma tutti videro il Padre nel Figlio: infatti il Padre è la realtà invisibile del Figlio, come il Figlio è la realtà visibile del Padre.
Il Figlio, poi, mettendosi al servizio del Padre, porta a compimento ogni cosa dal principio alla fine, e senza di lui nessuno può conoscere Dio. Conoscere il Figlio è conoscere il Padre. La conoscenza del Figlio viene a noi dal rivelarsi del Padre attraverso il Figlio. Per questo il Signore diceva: «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11, 27). «Lo voglia rivelare»: infatti non fu detto soltanto per il futuro, come se il Verbo abbia cominciato a rivelare il Padre quando nacque da Maria, ma vale in generale per tutti i tempi. Infatti fin da principio il Figlio, vicino alla creatura da lui plasmata, rivela a tutti il Padre, a chi vuole, quando vuole e come vuole il Padre.
La nostra fede è questa: In tutto e per tutto non c’è che un solo Dio Padre, un solo Verbo, un solo Spirito e una sola salvezza per tutti quelli che credono nel Dio uno e trino.
In breve non fu "una invenzione" sorta al concilio di Nicea del 325 ma una riflessione sorta molti anni prima.
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Ortodosso", come qualcuno ha già sottolineato, significa "teologie e rituali praticati ufficialmente".
Immagino che si possa dire che "proto-ortodosso" significhi le teologie e i vari rituali dei "cristiani" della fine del I e dell'inizio del II secolo d.C., prima che venissero più o meno codificati a metà e alla fine del II secolo.
Le opere di Clemente Alessandrino e Origene rappresentano la teologia praticata ufficialmente di un sistema di credenze "ortodosse" formalizzato.
Prima di questi due, Ireneo scrisse in un'epoca in cui qualcuno (forse Policarpo di Smirne in Asia Minore) stava cercando di definire quale fosse la lettura appropriata per coloro che si professavano "cristiani", ma non definirei le sue opinioni teologiche come rappresentative dell'Ortodossia formale.
Nello sviluppo iniziale della chiesa, una serie di idee vennero considerate valide per i veri cristiani. Tra queste, l'idea della successione apostolica, come Elaine Pagels discute in "I Vangeli Gnostici", verificata dagli incontri apostolici con Cristo risorto. Questa chiesa si atteneva anche all'idea di una struttura fissa, di vescovi, presbiteri (in seguito, sacerdoti) e diaconi, come Clemente di Roma e Ignazio di Antiochia discutono nelle loro lettere, nonché all'unità e all'evitamento dello scisma. Alla fine del II secolo Ireneo afferma solo 4 vangeli, tutti gli altri essendo creazioni invalide o fantasiose. Le forme del Battesimo, dell'Eucaristia e del digiuno sono affermate come un aspetto essenziale della vita religiosa, come nella Didachè, insieme all'osservanza della domenica come giorno del Signore, piuttosto che il sabato ebraico, i giorni di digiuno e le festività. Queste idee sono proto-ortodosse, perché all'inizio l'"Ortodossia" non era ancora completamente articolata, e molti dettagli teologici e di altro tipo erano ancora da elaborare, come la Trinità, la data della Pasqua, la natura esatta di Cristo, ecc., ma queste prime idee rimasero essenziali.