La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
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La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
In questi giorni circola la notizia della sentenza emessa l'11 giugno 2026 dalla Corte europea dei diritti dell'uomo contro l'Italia, riguardante la mancata stipula dell'intesa con la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Vale la pena leggerla con attenzione, perché è una sentenza importante ma spesso riportata in modo incompleto.
Cosa ha stabilito la Corte
Il sistema italiano delle intese — quegli accordi che permettono alle confessioni religiose di accedere all'otto per mille — non ha regole scritte, non prevede scadenze, non obbliga lo Stato a motivare i ritardi e non offre alle confessioni escluse alcun modo efficace per contestare l'inerzia. Poiché l'Italia ha già concesso l'intesa a tredici altre confessioni religiose, escludere i TdG attraverso un processo così opaco configura una discriminazione. I sette giudici sono stati unanimi.
Su questo la Corte ha ragione, e la sentenza va rispettata per quello che è.
Cosa non ha stabilito la Corte
La Corte ha ritenuto che le preoccupazioni sollevate dal governo italiano — il rifiuto delle trasfusioni di sangue, la donazione di sangue, la partecipazione al voto — non fossero sufficienti a giustificare il mancato accordo, rilevando che tali pratiche non configurano una violazione della legislazione italiana.
È importante capire cosa significa questo. La Corte non ha detto che quelle preoccupazioni siano infondate sul piano etico o che le pratiche in questione non producano conseguenze reali sulle persone. Ha detto che non bastano, sul piano giuridico, a giustificare l'esclusione di una confessione religiosa da un sistema di accordi che lo Stato ha già concesso a tredici altre. Il giudizio è sulla proporzionalità e sulla coerenza del comportamento italiano, non sulla bontà o meno delle pratiche dell'organizzazione.
In altre parole: che il rifiuto delle trasfusioni non violi la legge italiana non significa che non costi vite umane. Che l'ostracismo non sia illegale non significa che non distrugga famiglie. Questi temi restano documentati e invariati.
Una nota sulla fonte che circola
L'articolo più condiviso in questi giorni è quello dell'agenzia Dire.it. Vale la pena sapere che non si tratta di un'analisi giornalistica indipendente: è la ripresa di un comunicato del Centro Studi LIREC, un'organizzazione dichiaratamente favorevole ai Testimoni di Geova. Il comunicato afferma che le preoccupazioni sollevate dal governo italiano siano state giudicate "irrilevanti o non provate". La Corte ha detto qualcosa di più preciso: che quelle pratiche non violano la legislazione italiana e quindi non bastano a giustificare l'esclusione dal sistema delle intese. Il LIREC trasforma un giudizio di insufficienza giuridica in una dichiarazione di irrilevanza assoluta — una forzatura che serve a presentare la sentenza come una piena riabilitazione dell'organizzazione, cosa che la sentenza non è.
Cosa ha stabilito la Corte
Il sistema italiano delle intese — quegli accordi che permettono alle confessioni religiose di accedere all'otto per mille — non ha regole scritte, non prevede scadenze, non obbliga lo Stato a motivare i ritardi e non offre alle confessioni escluse alcun modo efficace per contestare l'inerzia. Poiché l'Italia ha già concesso l'intesa a tredici altre confessioni religiose, escludere i TdG attraverso un processo così opaco configura una discriminazione. I sette giudici sono stati unanimi.
Su questo la Corte ha ragione, e la sentenza va rispettata per quello che è.
Cosa non ha stabilito la Corte
La Corte ha ritenuto che le preoccupazioni sollevate dal governo italiano — il rifiuto delle trasfusioni di sangue, la donazione di sangue, la partecipazione al voto — non fossero sufficienti a giustificare il mancato accordo, rilevando che tali pratiche non configurano una violazione della legislazione italiana.
È importante capire cosa significa questo. La Corte non ha detto che quelle preoccupazioni siano infondate sul piano etico o che le pratiche in questione non producano conseguenze reali sulle persone. Ha detto che non bastano, sul piano giuridico, a giustificare l'esclusione di una confessione religiosa da un sistema di accordi che lo Stato ha già concesso a tredici altre. Il giudizio è sulla proporzionalità e sulla coerenza del comportamento italiano, non sulla bontà o meno delle pratiche dell'organizzazione.
In altre parole: che il rifiuto delle trasfusioni non violi la legge italiana non significa che non costi vite umane. Che l'ostracismo non sia illegale non significa che non distrugga famiglie. Questi temi restano documentati e invariati.
Una nota sulla fonte che circola
L'articolo più condiviso in questi giorni è quello dell'agenzia Dire.it. Vale la pena sapere che non si tratta di un'analisi giornalistica indipendente: è la ripresa di un comunicato del Centro Studi LIREC, un'organizzazione dichiaratamente favorevole ai Testimoni di Geova. Il comunicato afferma che le preoccupazioni sollevate dal governo italiano siano state giudicate "irrilevanti o non provate". La Corte ha detto qualcosa di più preciso: che quelle pratiche non violano la legislazione italiana e quindi non bastano a giustificare l'esclusione dal sistema delle intese. Il LIREC trasforma un giudizio di insufficienza giuridica in una dichiarazione di irrilevanza assoluta — una forzatura che serve a presentare la sentenza come una piena riabilitazione dell'organizzazione, cosa che la sentenza non è.
Re: La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
Dunque una sentenza contro lo stato non le pratiche sbagliate della wts 
Re: La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
Il problema è sempre quello: non è sufficiente.Achille ha scritto: ↑15/06/2026, 19:36
Cosa non ha stabilito la Corte
La Corte ha ritenuto che le preoccupazioni sollevate dal governo italiano — il rifiuto delle trasfusioni di sangue, la donazione di sangue, la partecipazione al voto — non fossero sufficienti a giustificare il mancato accordo, rilevando che tali pratiche non configurano una violazione della legislazione italiana.
È importante capire cosa significa questo. La Corte non ha detto che quelle preoccupazioni siano infondate sul piano etico o che le pratiche in questione non producano conseguenze reali sulle persone. Ha detto che non bastano, sul piano giuridico, a giustificare l'esclusione di una confessione religiosa da un sistema di accordi che lo Stato ha già concesso a tredici altre. Il giudizio è sulla proporzionalità e sulla coerenza del comportamento italiano, non sulla bontà o meno delle pratiche dell'organizzazione.
In altre parole: che il rifiuto delle trasfusioni non violi la legge italiana non significa che non costi vite umane. Che l'ostracismo non sia illegale non significa che non distrugga famiglie. Questi temi restano documentati e invariati.
Pare che la Watchtower stia sguazzando nell'insufficienza. Nell'attuare pratiche oggettivamente nocive, ma appena sotto la soglia di rilevanza giuridica.
Se si vuole realmente attuare uno shift su questi aspetti, bisogna agire sulle legislazioni. Perché abbiamo già avuto prova che la Watchtower è suscettibile alle pressioni legali.
Se l'ostracismo non è "sufficientemente dannoso" per giustificare alcune restrizioni (che sono ben lungi dalla "persecuzione"), allora si deve fare in modo che gli ordinamenti recepiscano questa dannosità ed il resto verrà di conseguenza.
Qui non si tratta di puntare una specifica organizzazione religiosa, ma una pratica deleteria che fa male alle persone in generale.
Comunque, non sono sicuro che la pratica dell'isolamento dei fuoriusciti fosse un tema incluso nelle motivazioni.
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Re: La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
Ho messo online una nuova pagina sulla vicenda:
https://www.infotdgeova.it/8altro/sente ... -2026.html
https://www.infotdgeova.it/8altro/sente ... -2026.html
Re: La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
Dopo 26 anni la cedu tira fuori questa sentenza ?
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Re: La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
Il ricorso alla CEDU è stato depositato nel 2016 (numero 49687/16), quindi i tempi sono quelli ordinari della Corte di Strasburgo: 10 anni, non 26. I 26 anni a cui forse pensavi sono invece quelli del tentativo di ottenere l'intesa in Italia, che è una storia diversa e più lunga, iniziata negli anni '90 e mai conclusa nonostante tre bozze firmate (2000, 2007, 2014).
La Corte impiega anni perché riceve decine di migliaia di ricorsi all'anno da tutti i 46 Stati membri del Consiglio d'Europa, e li tratta in ordine di priorità, dando precedenza ai casi più urgenti (rischio di vita, tortura, detenzione arbitraria). Un caso come questo, che riguarda un beneficio fiscale e non un'emergenza, finisce naturalmente in fondo alla coda.
La Corte impiega anni perché riceve decine di migliaia di ricorsi all'anno da tutti i 46 Stati membri del Consiglio d'Europa, e li tratta in ordine di priorità, dando precedenza ai casi più urgenti (rischio di vita, tortura, detenzione arbitraria). Un caso come questo, che riguarda un beneficio fiscale e non un'emergenza, finisce naturalmente in fondo alla coda.
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Re: La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
Hai centrato il punto, ed è lo stesso che ho cercato di far emergere nella pagina. La WTS costruisce le sue pratiche più dannose proprio per restare appena sotto la soglia di rilevanza giuridica, e questo rende la critica etica, da sola, poco efficace. La strada della pressione legislativa, come dimostra il caso norvegese, resta quella più concreta.EdLogan ha scritto: ↑16/06/2026, 11:16
Il problema è sempre quello: non è sufficiente.
Pare che la Watchtower stia sguazzando nell'insufficienza. Nell'attuare pratiche oggettivamente nocive, ma appena sotto la soglia di rilevanza giuridica.
Se si vuole realmente attuare uno shift su questi aspetti, bisogna agire sulle legislazioni. Perché abbiamo già avuto prova che la Watchtower è suscettibile alle pressioni legali.
Se l'ostracismo non è "sufficientemente dannoso" per giustificare alcune restrizioni (che sono ben lungi dalla "persecuzione"), allora si deve fare in modo che gli ordinamenti recepiscano questa dannosità ed il resto verrà di conseguenza.
Qui non si tratta di puntare una specifica organizzazione religiosa, ma una pratica deleteria che fa male alle persone in generale.
Comunque, non sono sicuro che la pratica dell'isolamento dei fuoriusciti fosse un tema incluso nelle motivazioni.
Sulla tua ultima osservazione hai ragione: l'ostracismo non era tra le motivazioni discusse nel procedimento. Il governo italiano ha citato solo trasfusioni, donazione di sangue e voto. L'ostracismo, che probabilmente è l'aspetto più grave sul piano umano, non è mai stato messo sul tavolo, né dal governo né dalla Corte. Curioso, e in fondo conferma che anche a livello istituzionale si finisce per concentrarsi su quello che si vede di più (sangue, voto) e non su quello che fa più danno nel tempo.
Re: La sentenza CEDU sull'intesa con i Testimoni di Geova: cosa dice e cosa non dice
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