Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

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Vieri
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Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

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La notizia:
Sesto San Giovanni, 71enne si lancia dal sesto piano durante lo sfratto e muore. Il biglietto d'addio: «Non ce la faccio più»

La vittima ha lasciato un biglietto con una foto: "Non ce la faccio più. Addio"
La pensione andava altrove. Giorni fatti di solitudine e fragilità. 

Letterio Bonomo, 71 anni, questa mattina, poco dopo le 9, ha deciso di farla finita, durante l'ennesima visita dell'ufficiale giudiziario. Al piano terra dell'edificio a Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado di Milano, è rimasto il proprietario dell'immobile e non l'avvocato della vittima, come si è pensato in un primo momento. L'uomo scioccato ha assistito alla tragica scena. 

La pensione e rottura con la famiglia 
Bonomo viveva da solo, era separato da anni. Non aveva figli, nessun contatto con i due fratelli: i rapporti non erano buoni e non era seguito dai servizi sociali.
Solitudine e disperazione dietro il gesto estremo.
La polizia di Sesto San Giovanni indaga e scava nella vita dell'uomo. Un ex custode in pensione dal 2021: percepiva circa 1400 euro. Dove finivano questi soldi? Perché il 71enne non pagava l'affitto? Il debito era arrivato a circa 10mila euro. L'abitazione in cui risiedeva è di un privato, dunque né un alloggio popolare Aler neppure del Comune. 
L'ipotesi ludopatia 
Servono accertamenti precisi per capire dove finiscano i soldi della pensione. E ancora il biglietto lasciato con poche parole scritte ma esaustive: "Non ce la faccio più. Addio". Frasi accompagnate da una sua foto. Per gli investigatori che si tratti di un gesto premeditato appare chiaro. Alla base una disperazione con la quale l'uomo faceva i conti quotidianamente, aggravata, probabilmente, dal vizio del gioco. Una malattia feroce come la ludopatia. Con quale frequenza il 71enne giocava è ancora uno degli elementi di indagine sui quali ci sono approfondimenti in corso. 
Prima di togliersi la vita Bonomo aveva saputo e visto dell'arrivo dell'ufficiale giudiziario. L'iter per lo sfratto si era concluso a dicembre scorso. Da gennaio in più di una occasione il pubblico ufficiale aveva bussato alla porta dell'uomo senza ricevere mai risposte. Si era pensato anche di coinvolgere la polizia per lo sfratto forzato. Oggi l'epilogo fatale.  
Questa è la notizia e su questo occorre fare una riflessione.

- L'estrema solitudine di questa persona che per il suo carattere si era allontanato da tutti i suoi familiari
- Ricerca spasmodica di trovare la soluzione nella sua vita attraverso il gioco


Non vorrei alla fine fare il solto "Padre Mariano", noto negli anni 50' e 60', ma devo necessariamente sottolineare che molte delle sue difficoltà che lo hanno condotto ad un gesto così estremo, risiedono esclusivamente su due fattori che considero estremamente negativi.
  • La notevole considerazione di sé stesso che fino ad allora, non lo aveva mai portato a " fare un primo passo di riconciliazione" allontanandosi da tutti.
  • Affidare le proprie "sicurezze", e forse per dimenticare la sua solitudine, di affidarsi al gioco dove solo il denaro rappresentava l'esclusivo rimedio ai suoi problemi.
In breve per me: un lento processo di autodistruzione dove la parola "fede" e speranza in qualche cosa di "non materiale" non esisteva.

Non possiamo alla fine poi accusare l'assistenza comunale mai richiesta fino ad allora, ed una pensione direi "onorevole" di 1.400 euro al mese non poteva essere considerata tra le persone indigenti per essere inserito nelle case ALERT.
Se in effetti la spesa per l'affitto fosse stata troppo elevata rispetto alle sue risorse personali, essendo solo e senza vincoli alcuni, avrebbe pertanto benissimo trasferirsi in una zona con affitti più contenuti.

Non è alla fine una critica ed un giudizio negativo di questa persona ma una semplice constatazione dove alla fine la "solitudine", non solo verso la famiglia e gli altri ma la "solitudine" dentro sé stessi, dove ci si sente alla fine vuoti ed indifesi senza un appoggio interiore ( che definisco in un briciolo di fede) affidandosi poi alla droga del gioco per cercare di riempire questo vuoto interiore con la impossibile speranza di vincere sempre.
"Chi ha orecchi per intendere intenda "
Una preghiera alla fine per questa povera persona. :piange:
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Re: Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

Messaggio da apptras »

Vieri ha scritto: ↑09/10/2025, 12:35 Non vorrei alla fine fare il solto "Padre Mariano", noto negli anni 50' e 60', ma devo necessariamente sottolineare che molte delle sue difficoltà che lo hanno condotto ad un gesto così estremo, risiedono esclusivamente su due fattori che considero estremamente negativi.
  • La notevole considerazione di sé stesso che fino ad allora, non lo aveva mai portato a " fare un primo passo di riconciliazione" allontanandosi da tutti.
  • Affidare le proprie "sicurezze", e forse per dimenticare la sua solitudine, di affidarsi al gioco dove solo il denaro rappresentava l'esclusivo rimedio ai suoi problemi.
In breve per me: un lento processo di autodistruzione dove la parola "fede" e speranza in qualche cosa di "non materiale" non esisteva.
Se tutto nasce dal vizio del gioco le chiacchiere stanno a zero: chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Io l'ho visto personalmente con una signora che viveva in una casa di proprietà ma in stile barbona. La si vedeva chiedere l'elemosina perché sosteneva che la pensione non gli bastava ma quando è morta nella sua casa, tra cumuli vari di rifiuti, sono stati trovati centinaia di biglietti del gratta e vinci, ricevute di giocate ai cavalli e via dicendo. La pensione non gli bastava o prendeva una strada ben precisa?
Se le cose stanno davvero come per ora si è ipotizzato forse è il caso di dire che questo signore non giocava perché solo, ma era solo perché giocava.
Il problema non è Dio... ma il suo fan club.
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Re: Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

Messaggio da Vieri »

Apptras:
Se le cose stanno davvero come per ora si è ipotizzato forse è il caso di dire che questo signore non giocava perché solo, ma era solo perché giocava.
Come risposta, permettimi, ma mi sembra molto banale ed alla fine non dice niente.
Le ragioni della Ludopatia

La ludopatia (o Disturbo da Gioco d'Azzardo Patologico, GAP) è una dipendenza comportamentale complessa e multifattoriale, che non ha un'unica causa, ma deriva dall'interazione di diversi fattori.

Le ragioni e i fattori di rischio possono essere suddivisi in:

1. Fattori Genetici e Neurobiologici
- Predisposizione genetica: La familiarità con il gioco d'azzardo patologico è un fattore di rischio significativo.
- Alterazione dei neurotrasmettitori: Coinvolgimento del sistema della ricompensa del cervello, in particolare:
- Dopamina: Neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa. L'abuso del gioco attiva quest'area, spingendo a ripetere il comportamento.
- Serotonina e Noradrenalina: Coinvolte nell'umore, nell'eccitazione e nella ricerca del rischio.
- Vulnerabilità neurologica: Un funzionamento alterato dei circuiti cerebrali legati alla ricompensa e all'impulsività può aumentare la predisposizione.

2. Fattori Psicologici e di Personalità
- Difficoltà nella regolazione emotiva: Il gioco viene usato come meccanismo disfunzionale per gestire emozioni negative, stress, ansia, depressione o solitudine (gioco "per fuga").
- Impulsività: Difficoltà nel controllo degli impulsi.
- Ricerca di sensazioni (Sensation Seeking): Tendenza a cercare esperienze emotivamente forti, stimolanti o rischiose.
- Bassa autostima: Ricerca di una percezione di valore personale, onnipotenza o accettazione sociale attraverso il gioco.
- Distorsioni cognitive: Credenze irrazionali sulla fortuna o sulla propria capacità di influenzare l'esito di un gioco basato sul caso.
- Comorbidità psichiatriche: La ludopatia è spesso associata alla presenza di altri disturbi come:
- Disturbi dell'umore (ansia, depressione, disturbo bipolare).

3. Fattori Socio-Ambientali
- Fattori socio-demografici:
- Basso status socioeconomico.

- Disoccupazione o isolamento sociale.
Mancanza di istruzione.
- Abitare in quartieri disagiati o in prossimità di sale da gioco.
- Ambiente familiare:
- Presenza di problemi di ludopatia o abuso di sostanze in famiglia.
- Mancanza di supervisione o regole familiari chiare.
Eventi di vita stressanti o traumatici: Lutti, violenze o traumi emotivi.
Facilità di accesso al gioco: L'aumento della disponibilità e dell'accessibilità del gioco d'azzardo (specialmente online) e l'aggressività della pubblicità contribuiscono a facilitare lo sviluppo della dipendenza.
In breve la solitudine e l'allontanamento sociale possono essere sicuramente le cause della ludopatia....
:ciao:
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Re: Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

Messaggio da Tranqui »

apptras ha scritto: ↑09/10/2025, 13:43
Vieri ha scritto: ↑09/10/2025, 12:35 Non vorrei alla fine fare il solto "Padre Mariano", noto negli anni 50' e 60', ma devo necessariamente sottolineare che molte delle sue difficoltà che lo hanno condotto ad un gesto così estremo, risiedono esclusivamente su due fattori che considero estremamente negativi.
  • La notevole considerazione di sé stesso che fino ad allora, non lo aveva mai portato a " fare un primo passo di riconciliazione" allontanandosi da tutti.
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Se le cose stanno davvero come per ora si è ipotizzato forse è il caso di dire che questo signore non giocava perché solo, ma era solo perché giocava.
Anche io conosco tanti benestanti che vivono male ma
.
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Re: Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

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Anche questa volta.. le tragedie della solitudine.
Omicidio e suicidio questa mattina nel Modenese: un anziano di 86 anni ha ucciso la moglie di 89 anni per poi buttarsi dal terzo piano della palazzina in cui la coppia viveva. È accaduto a Mirandola. A quanto si apprende, pare che la donna fosse affetta da demenza senile. Il marito l'avrebbe strangolata per poi lanciarsi nel vuoto. Sul posto sono accorsi gli agenti del vicino commissariato che si stanno ora occupando delle indagini. Qualche giorno fa a Castelfranco - sempre nel Modenese - un altro pensionato aveva ucciso, sgozzandola, l'anziana moglie affetta da Alzheimer. L'uomo si era lanciato da una finestra, morendo sul colpo.
Mio padre per più di 2 anni, aveva accudito sino alla sua morte nel 1980. mia madre colpita da un ictus, stando anche lontano da me, senza altra non voluta assistenza essendo in salute e avendo 10 anni meno di lei oltre a volerle molto bene.
Un grandissimo esempio di amore e di dedizione.

Sfortunatamente però in questi casi, quando i problemi sono enormi derivanti dalla solitudine e dall'età avanzata con gravi problemi fisici, posso comprendere che arrivi uno sconforto tale da condurti a tali tragici atti.
Le cause sono sempre le stesse . la solitudine.
Avevano figli, o parenti ? Questo non è specificato ma anche avere una badante a tempo pieno sarebbe costato una enormità.
Se avessero interpellato i servizi del comune avrebbero anche con molte difficoltà trovato una RSA .
L'acronimo RSA in Italia significa Residenza Sanitaria Assistenziale.

È una struttura extra-ospedaliera, a carattere prevalentemente sanitario e socio-assistenziale, destinata ad accogliere per periodi di tempo indeterminati o determinati persone anziane, generalmente non autosufficienti o parzialmente autosufficienti, che necessitano di un livello di assistenza sanitaria e di cura alla persona continuo che non può essere erogato a domicilio.

A chi è rivolta
Le RSA sono principalmente rivolte ad anziani (solitamente dai 65 anni in su, ma l'età può essere inferiore in presenza di patologie specifiche come Alzheimer o demenze senili) le cui condizioni sanitarie e/o di non autosufficienza
Esistono pero due problemi:
Il primo di dignità personale pensando fino all'ultimo di potercela fare direttamente a casa propria ed il secondo
derivano dai problemi burocratici e dei tempi di attesa che variano notevolmente. In caso di urgenza sanitaria elevata possono essere brevi (pochi giorni), ma per situazioni meno critiche possono estendersi a diversi mesi, a seconda della disponibilità di posti e della lunghezza della lista.
In conclusione questi problemi legati principalmente alla situazione familiare ed al carattere e stato fisico delle persone rimangono sempre difficili da valutare e risolvere.
Nessun giudizio e una preghiera per queste persone...
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Re: Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

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Anche l incendio di milano con genitori anziani e figlio morti sembra essere doloso. :blu:
.
:hallow2:


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Re: Una riflessione: La solitudine uccide più della malattia

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Tranqui ha scritto: ↑11/10/2025, 14:51 Anche l incendio di milano con genitori anziani e figlio morti sembra essere doloso. :blu:
Scusa Tranqui ma questo articolo non penso che c'entri assolutamente niente :boh: visto che il tema era la solitudine ed i due vivevano con il figlio...
Si tratta di una coppia di anziani, di 88 e 82 anni, e del loro figlio di 55 anni che sono rimasti intrappolati tra le fiamme e le fiamme sono iniziate dalla camera del figlio...
Nessun suicidio penso !
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