Grazie prof. Nicolotti per le sue risposte e su queste mi sono permesso di fare alcune considerazioni
>>>>>>1) In base ai risultati delle ricerca storica su Gesù degli ultimi 150 anni risulta per caso che Gesù abbia mai detto o preteso di essere Dio o di natura divina?>>>>>>
La mia risposta:
La domanda fatta è sicuramente scontata poiché è ormai risaputo che Gesù non ha mai sicuramente detto di essere Dio e solo in molti passi dei Vangeli si intuisce sia esplicitamente che implicitamente che fosse però “molto vicino al “Padre” ….
Matteo 3,13-17; Marco 1,9-11; Luca 3,21-22
”Tu sei il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto...”
La sua risposta
Sicuramente 150 anni fa circa sì, anche 100. Limitandosi agli ultimi decenni, la maggior parte degli studiosi pensa di no (ma poi per un ebreo cosa voleva dire "natura divina"?).
Al di là delle maggioranze, c'è un problema più profondo. Noi non sappiamo che cosa Gesù ha detto o preteso se non attraverso il filtro di testi scritti da altri sulla base di fonti non note e dopo un tempo non definito.
Quindi ritengo che questa domanda sia troppo pretenziosa. La domanda a cui potremmo rispondere con una certa certezza è soltanto se i seguaci di Gesù che hanno parlato di lui credevano o non credevano che lui avesse detto o preteso di essere di natura divina. Cosa credeva lui nessuno lo sa, perché non lo ha scritto.
In breve mi sembra di aver capito pertanto che dalla interpretazione dei Vangeli il pensiero degli studiosi sia cambiato solo negli ultimi decenni e pertanto
non esistono tassative certezze su un “totale consenso accademico” come costantemente afferma Valentino .
La maggioranza degli studiosi non significa per me la "totalità degli studiosi" a parte il fatto che, come accennato in precedenza concordo sempre che nei Vangeli Gesù non volle mai identificarsi con il Padre (Dio)
Nicolotti giustamente afferma infatti:
Cosa credeva lui nessuno lo sa, perché non lo ha scritto.
>>>>>>>2) L'espressione "figlio di Dio" ai tempi di Gesù e dei suoi diretti discepoli aveva già il "senso" che assunse successivamente nel cristianesimo ortodosso?<<<<<<<
La mia risposta
Anche qui la domanda è scontata per il fatto che è ormai risaputo che in ambiente ebraico le parole “Figlio di Dio” rappresentava solo un titolo onorifico mentre come dice giustamente tali parole specie in ambito cristiano “
tale espressione abbastanza generica si presta a diverse letture. “
La sua risposta non impegnativa:
Non mi risulta che esista una definizione che spieghi che cosa voglia dire la formula figlio di Dio nel cristianesimo ortodosso (si pensi solo al fatto che tutti gli uomini sono detti essere figli di Dio), ma sicuramente posso dire che figlio di Dio è una espressione abbastanza generica che si presta a diverse letture.
Sul fatto costantemente dibattuto che gli apostoli, secondo alcuni storici, non credessero inizialmente nell'origine divina di Gesù cito la risposta di Pietro:
Matteo 16,13-20
16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
Tale precisazione la ritengo alla fine MOLTO IMPORTANTE poiché se i Vangeli furono scritti dagli apostoli, o tramandati da loro diretti seguaci e collaboratori che credevano già in un Gesù di astrazione umana e divina, significherebbe alla fine che tutte le pagine del Vangelo sarebbero state orientate verso tale prospettiva mentre se avessero creduto solo nella natura umana di Gesù, ogni riferimento per esempio alle parole “Figlio di Dio” avrebbero assunto solo la valenza intesa dagli ebrei del tempo
Sullo stesso tema riporto il pensiero espresso pubblicamente da papa Ratzinger in uno dei suoi incontri pubblici dove contrariamente ad alcuni storici del cristianesimo afferma che nel giudeo-cristianesimo, prima di san Paolo, si credesse già nella divinità di Gesù, almeno dopo la resurrezione di Gesù. :
Gli esegeti in stragrande maggioranza concordano ormai nel ritenere che questa pericope ( Breve passo estratto, quasi ritagliato, da un testo) a proposito di passi dei Vangeli riporti una composizione precedente al testo della lettera ai Filippesi. Questo è un dato di grande importanza, perché significa che il giudeo-cristianesimo, prima di san Paolo, credeva nella divinità di Gesù.
In altre parole, la fede nella divinità di Gesù non è una invenzione ellenistica, sorta molto dopo la vita terrena di Gesù, un’invenzione che, dimenticando la sua umanità, lo avrebbe divinizzato; vediamo in realtà che il primo giudeo-cristianesimo credeva nella divinità di Gesù, anzi possiamo dire che gli Apostoli stessi, nei grandi momenti della vita del loro Maestro, hanno capito che Egli era il Figlio di Dio, come disse san Pietro a Cesarea di Filippi: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16)
>>>>L'argomento della discussione verte sul fatto che se in tutti i vangeli non ci fosse MAI stato nessun accenno alla deicità di Gesù come Figlio ed al Padre nonchè in un Vangelo anche allo Spirito Santo, come avrebbero potuto alla fine inventarsi queste prime diverse comunità a credere diversamente e nel concilio di Nicea del 325, "INVENTARSI" IL CREDO e stabilire il dogma della TRINITA ?<<<<<<<
Mi sembra che lei stia trattando i Vangeli come se fossero un corpus omogeneo, mentre invece sono testi di autori diversi che espongono idee diverse. Quindi prima bisognerebbe chiedersi di che Vangelo si sta parlando. Peraltro mi pare anche che vada tenuta in considerazione l'evidenza che esistono Vangeli che sicuramente non attribuirebbero a Gesù alcuno stato superiore all'umanità (penso ai cosiddetti Vangeli giudeocristiani).
Lei mi parla di prime diverse comunità, ma io non conosco che cosa pensassero queste prime comunità, se per prime comunità si intende quelle nate appena dopo la morte di Gesù, perché del loro pensiero non conosciamo nulla attraverso fonti dirette.
Non userei l'argomento dell'inventare o del non inventare: la storia è piena di idee che si trasformano e diventano anche l'opposto di quello che erano all'inizio, senza che ciò sia dovuto a una volontà esplicita o completamente cosciente.
Il prof. Nicolotti, concordando con lei, lo vedo molto diplomatico da quanto scrive:
dopo la morte di Gesù, perché del loro pensiero non conosciamo nulla attraverso fonti dirette.
In effetti senza andare a rivedere tutti i post precedenti, ho sempre contestato alcune "verità" imposte come "consenso accademico" non lasciando mai spazio ad altre interpretazioni che in genere sono sempre state definite come "catechismo"
In effetti, la parola “inventare” non era esattamente indicata ( non ho fatto sudi classici ma tecnici) e la definirei meglio come “frutto di una costante evoluzione del pensiero”
Noto che nacquero nei primi due tre secoli del cristianesimo diverse correnti sia cristiane che gnostiche ed eretiche dove ovviamente in concorrenza di pensiero tra loro, si desiderava, come è noto, escludersi a vicenda in un periodo di notevoli contrapposizioni.
Tra questi, quelli che a lei non piace, ho chiamato "proto ortodossi", sia per motivi forse di maggiore condivisa attinenza ai vangeli, sia politici ebbero il sopravvento sfociato nel famoso concilio di Nicea del 325 che stabili alla fine il credo molto simile a quello odierno.
Ovviamente come sappiamo, senza dilungarmi, la storia prosegui nei tempo con alterne vicende fino alla formazione della C.C.
>>>>>>Alla fine ne conseguirebbe la risultanza che TUTTO IL CREDO DELLA CHIESA ATTUALE CATTOLICA SI BASEREBBE SU DELLE INTERPRETAZIONI FANTASIOSE ed INVENTATE " A TAVOLINO" ...<<<<<
Questo è un cosiddetto argomento fantoccio, cioè una critica che mira a ridicolizzare l'argomento altrui. Nessuno pensa a complotti o fantasie. Chi ritiene che il credo della Chiesa cattolica sia il frutto di una modifica del messaggio originale di Gesù non lo fa in maniera così grossolana. Pensa semplicemente che questo messaggio si sia modificato e adattato nei decenni nello spazio e nel tempo, assumendo anche categorie estranee alle origini nel momento in cui esso si è affacciato verso il mondo greco-romano.
Concordo con lei sul fatto che nei secoli la C.C. non sia mai stata statica ma abbia conglobato ed assorbito forse anche per un maggiore consenso, pratiche e tradizioni proprie del mondo greco romano.
>>>>>>>da un ristretto gruppo di credenti ( i proto ortodossi) diffuse esclusivamente per convinzioni principalmente personali e che ebbero per motivi politici successivamente la meglio..<<<<<
La definizione di proto-ortodosso la considero storicamente non accettabile, perché è anacronistica. All'inizio non c'era un'ortodossia e quindi non poteva esserci una proto-ortodossia. E le informazioni che abbiamo sono talmente parziali e "interessate" da rendere molto complicato capire che cosa veramente pensavano le persone che vivevano all'epoca di Gesù o subito dopo. Niente di più facile che pensassero anche cose diverse fra loro, come avviene in tutti i gruppi.
Anche qui diplomaticamente non vengono espressi giudizi o definizioni precise ma riterrei molto probabile che questa “corrente di pensiero” risultasse alla fine predominante come indicato precedentemente .
>>>>>>>>Se in effetti, non ci fosse stato nessun riferimento nei vangeli né esplicito né implicito, alla fine sarebbe stata una pura invenzione magari ripresa da precedenti credenze pagane . <<<<<
Lei si esprime come se i Vangeli fossero fin dal principio una fonte della dottrina, e quindi le persone cercassero nei Vangeli che cosa andasse creduto o meno.
Ma i Vangeli per lungo tempo non sono esistiti, e le persone comunque credevano e avevano delle idee. Il bisogno di appoggiarsi a una Scrittura neotestamentaria nasce verso la metà del II secolo, più di cent'anni dopo la morte di Gesù.
Dunque i Vangeli non sono la fonte di una credenza, ma sono il prodotto scritto di una credenza.
Chi li ha prodotti li riteneva credibili; chi li accettava li riteneva credibili; chi non li accettava o ne accettava altri li riteneva non credibili. Non c'è bisogno di pensare a invenzioni, basta vedere come funziona la trasmissione delle idee lungo il tempo per avere un chiaro esempio di quanto sia possibile che le idee siano molteplici, cangianti e contraddittorie senza che questo debba fare pensare a complotti.
E naturalmente questo non vuol dire che io stia dicendo di conoscere qual era la verità, visto che fin dall'inizio ho affermato che la nostra possibilità di conoscere il pensiero "originale" è molto ridotta.
Il prof. Nicolotti ribadisce:
Dunque i Vangeli non sono la fonte di una credenza, ma sono il prodotto scritto di una credenza.
Ma riprendendo quanto detto precedentemente da papa Ratzinger quando diceva che :
la fede nella divinità di Gesù non è una invenzione ellenistica, sorta molto dopo la vita terrena di Gesù, un’invenzione che, dimenticando la sua umanità, lo avrebbe divinizzato; vediamo in realtà che il primo giudeo-cristianesimo credeva nella divinità di Gesù, anzi possiamo dire che gli Apostoli stessi, nei grandi momenti della vita del loro Maestro, hanno capito che Egli era il Figlio di Dio,
Onestamente dubito un po' sul fatto che i Vangeli fossero solo "il prodotto scritto di una credenza!
ma ritengo che in relazione ai vari numerosi dettagli oltre alle parabole, fossero anche il vero pensiero e la testimonianza degli apostoli stessi
In altra occasione abbiamo abbondantemente discusso sulla seconda lettera ai filippesi:
6 egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
7ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
8umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
9Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
10perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
11e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Come leggo da Wikipedia
la tradizione cristiana e il largo consenso degli studiosi attribuisce a Paolo di Tarso. Scritta fra il 53 e il 62, per la comunità cristiana fondata da Paolo stesso a Filippi.
Ritenendo pertanto tale lettera addirittura antecedente ai vangeli stessi, la dobbiamo ritenere alla maniera ebraica come la sola interpretazione di Gesù come secondo Adamo intronizzato successivamente da Dio come se ben ricordo, il profeta Enoch e quindi sempre un uomo o in veste decisamente cristiana ?
La seconda lettera ai filippesi cita infatti:
“pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio,”
Attenzione dove non si dice essere uguale a Dio ma “COME” Dio.....e quindi anche se non esplicito potrebbe lasciare adito a successive eventuali interpretazioni.
In conclusione ho notato dalle sue risposte una decisa moderazione ed in base alla limitazione delle fonti di non potere
con estrema sicurezza stabilire precise verità, come ad esempio si riscontrano in alcune pubblicazioni ma di lasciare adito e spazio anche ad altre interpretazioni.
Perchè poi le interpretazioni in ambito cattolico si debbano sempre interpretare come omelie e catechismo ?
Ancora grazie per la sua disponibilità...