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Bufale leopardiane, OT, ma non troppo

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Bufale leopardiane, OT, ma non troppo

Messaggiodi Quixote » 23/09/2020, 17:05

Cari foristi, sono ormai più di nove anni da che scrivo sul forum, e sebbene molti di voi sappiano che mi occupo principalmente di letteratura e filologia italiana di primo Ottocento, credo dobbiate darmi atto non avervi mai tediato dedicando alle mie coserelle lo spazio comune, se non per qualche accenno en passant (e un rimando specifico a Montale, ma quello era in oggetto, perché riferito al 1975 e ai Testimoni di Geova, titolo di una sua poesia). Mi concederete questo piccolo vezzo, tanto più che di bufale si parla spesso, e spesso non attinenti ai TdG, se non per una generica affinità di comportamento; ma un conto sono quelle di terrapiattisti, “alienisti”, negazionisti di allunaggi ecc., un conto quelle che avvengono anche in campo accademico, nemmeno sempre prive di addentellati religiosi, perché guarda caso diffuse anche da studiosi di orientamenti non immuni dalle rispettive ideologie, religiose e non.

Non potendo mettere troppa carne al fuoco vorrei limitarmi a qualche bagattella leopardiana e segnatamente:

1) La presunta omosessualità di Leopardi – Qui mi sono ritrovato, già vent’anni or sono, coinvolto in una civile polemica con un noto studioso gay, Giovanni dall’Orto (anche Polymetis lo conosce), che dà per scontato, a mio parere, indizi che non dicono nulla.

2) Leopardi e la masturbazione – Qui davvero, partendo da un anodino riferimento del fratello Carlo, emeriti studiosi si sono sbizzarriti, anche di recente, nelle teorie più astruse.

3) La balla gesuita della conversione di Leopardi prima di morire, davvero incredibile che alcuni ci credano ancora. Coinvolti Gioberti e il celebre Curci, prima paladino dell’ortodossia, poi inviso alla Chiesa.

4) Dulcis in fundo la presunta falsa sepoltura di Leopardi a Napoli, in san Vitale; che presunta non è, ma va di moda, eppoi m’era stata segnalata, anche in privato o su FB, dall’amico Ray e forse da Mauro.

Ove sia di vostro interesse, scegliete l’argomento: a me importa solo sottolineare che le bufale non sono patrimonio del web, ma anche della cultura accademica più raffinata. Analizzare questi episodi, può essere utile per apprendere la metodologia che le mistifica.

In eventuali prossimi post vi fornirò informazioni e coordinate relative. Se invero non fosse di vostro interesse, perdonate il tempo e lo spazio che ho abusato; in realtà, in questi quattro episodi, si registrano distorsioni del pensiero da fare invidia a cervellotiche tesi geoviste.
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Messaggiodi Mauro1971 » 23/09/2020, 18:18

Ciao Quixote.

Non ricordo della sepoltura del Leopy a Napoli, cioè di avertene parlato, mi sembra più materia per Rey.

Sono ben curioso di leggerti sui punti.
Ne ho sentito parlare di questi ma non ho mai saputo se fossero veri o meno.

Sulle fake news mi sovvengono lo Jus Prime Noctis, o il Terrore dell'anno Mille di cui ho visto letture di Barbero.
Oggi però la situazione è davvero ai limiti dell'ossessivo-compulsivo. Soprattutto in periodo lockdown non c'è stato giorno che non ne uscisse una.
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Messaggiodi Quixote » 23/09/2020, 21:16

Barbero è studioso serio, col pregio di una grazia ineffabile nel divulgare. Ad ogni modo il “romantico” terrore” dell’anno mille è terminato con una pagina di Carducci, bella e suggestiva, ove gli uomini si destavano stupefatti di essere ancora in questo mondo, ma che la critica storica successiva ha dimostrato inconsistente, tanto più che gli stessi nemmeno sapevano redigere un atto notarile datandolo post E. V.; per lo più si affidavano alle indizioni, un ciclo di 15 anni: in altre parole, salvo pochissimi, nessuno sapeva che anno numerare, altro che mille e non più mille.

Ne ho poi parlato incidentalmente in un post non improvvisato (conforme alle mie competenze, più medioevali e romanze che non moderne):

https://forum.infotdgeova.it/viewtopic.php?p=258470#p258470

che avevo redatto per confutare le tesi graziose di un certo Gatta, ex sacerdote diventato TdG, e patetico prefatore di un “illustre” studioso geoviano, tale Stafford, ove prende abbagli a ogni piè sospinto, sempre nella mania di azzeccarci con Armagedōn, criticando quelli che non ci hanno azzeccato, in primis i papi, di cui irride la superstizione non accorgendosi di parlare – errore capitale per un ex sacerdote, ma anche ex seminarista – dei più notevoli e acculturati papi di ogni tempo, Gregorio Magno e Clemente VII de’ Medici.

Che poi la “rinascita” avvenisse prima del Mille, credo averne accennato proprio con te, in un thread che parlava del parmigiano Salimbene de Adam, accennando allo sviluppo dei mulini e dell’aratro con versoio. Ma su questo l’accademia è oggi concorde. Altrettanto ti direi di Leo, esistono però voci discordi, di matrice per lo più cattolica, che necessitano da sempre coniugare l’amore per il “santino” di Recanati, con l’esigenza di non farlo dannato per la sua irriverenza intransigenza incredulità materialista. Da ciò le stupidaggini di padre Curci, negli anni ’40 dell’Ottocento, che in polemica con Gioberti, già allora questi, finissimo lettore leopardiano, aveva buon agio a smontare rigo per rigo (tanto che persino la famiglia Leopardi, beghina e credula quant’altra mai, l’aveva rigettato), con la storia di un padre Scarpa che avrebbe raccolto, Dio solo sa come, le confessioni di un poveretto di cui sballava età attitudini e soprattutto cifra stilistica.

Ma ancor peggio, c’è ancora chi si affida a tesi, ancora una volta di matrice religiosa, secolari, negando l’evidenza, e facendo morire Leo di colera, affidandolo, come Mozart, a una fossa comune, quando contro a questa concorrono ostacoli non questionabili, perché avrebbero richiesto non uno, ma due distinti funerali, con almeno una decina di persone implicate; o addirittura che l’amicissimo Ranieri, come accade in una recente studiosa, preparata e anzi mia corrispondente, ma troppo ostile al Napoletano, abbia fatto oggetto del teschio di Giacomo i suoi studi medici, non so se in stile Frankenstein o Lombroso…

Tutto ciò è attestato, da chi quella cassa ha aperto a cavallo del secolo XIX/XX, cioè Moroncini, cui tutti i leopardisti si debbono rifare, che ha bensì notato la mancanza del teschio, ma pure c’erano delle ossa in quella bara, se pur fragilissime. Confermato poi da uno studioso serio come Porena. Quello che leggete oggi non è che illusione e/o speculazione e/o spazzatura webbiana.

Ma qui è interessante anche il corollario, soprattutto per te, amico mio amante della scienza, perché tutti questi “complottari” invocano come panacea l’esame del DNA di quel che resta (ora trasferito da Fuorigrotta al Parco Vergiliano), cui i Conti recanatesi si sono sottratti. Inutile aggiungere con quali commenti. Toccasse a me agirei come loro: in primis siamo tutti polvere e ombra, in secundis, figúrati se ho bisogno di un dato scientifico per suffragarne uno storico inoppugnabile. Ma tu potresti pensarla – e con ragione – diversamente.
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Messaggiodi Mauro1971 » 23/09/2020, 22:18

Alla fine le ipotesi strampalate navigano nell'ignoranza delle persone.

Ed in questo caso, facendo atto introspettivo, nella mia.
Ho sempre trovato interessante giocare con la mente, in particolar modo osservandola.
Ora se tu mi fai riferimento all'esame del DNA mi viene immediatamente da pensare che quella è prova certa.
Ma questo accade in quel momento, e vedo bene i pensieri e le loro radici, perchè nulla so della vicenda della presunta sepoltura Partenopea del Leopardi, se non che c'è chi l'ipotizza.
Non conoscendo non ho quella certezza storica che tu hai per cui il pensiero che la prova del DNA possa essere utile ha spazio perchè nella mia ignoranza sono invece nella più assoluta incertezza storica.
Il secondo pensiero che mi sorge è che pure la Storia è una Scienza e non mi sarebbe sano negarla.

Certo in molti si ritroveranno nella mia stessa situazione, e forse nell'ottica di rendere semplice a chiunque la comprensione del dato di fatto l'analisi del DNA per quanto non necessaria potrebbe essere utile per le masse ignave dove il dato è probabilmente più semplice da accettare e più dificcile da negare.
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Messaggiodi Quixote » 23/09/2020, 23:00

Cogli il punto: storicamente queste ipotesi balzane sono ’na ciofeca; ma a chiarirle senza ombra di dubbio (??? per modo di dire: agli increduli carbonio 14, tessuti medioevali e infondatezza storica non bastano a squalificare la Sindone) non accontenterà mai gli irriducibli. Io ho conosciuto il conte Vanni, persona irrequieta ma squisita, venuta purtroppo a mancare l’anno scorso; credo mi avesse in simpatia, per la mia schiettezza, pur riservata e rispettosa. So che loro avrebbero detto che sapevano come stavano le cose, ma lo prendo come vanto aristocratico. Ad ogni modo non accondiscendono all’esame, ergo se ne deve fare a meno. Non è che con questa mancanza si possa suffragare una tesi minoritaria: questione, appunto, di metodo storico, l’argomento ex silentio non conta nulla.
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Messaggiodi polymetis » 24/09/2020, 17:16

Io sono molto interessato alla faccenda della presunta omosessualità di Leopardi, anche perché di recente ho visto la pubblicità su facebook di un libro intitolato Silvia è un anagramma di Franco Buffoni che pare sostenere questa tesi. Se mai un giorno volessi comprarlo sarebbe il caso di avere in corpo potenti antidoti che mi vaccinino in anticipo contro ragionamenti inconcludenti e premesse false.

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Messaggiodi Quixote » 25/09/2020, 2:53

La sessualità è un mistero, dovessi definire la mia non so cosa concluderei, figúrati se riesco a risalire a quella di gente morta da secoli: alla fine posso determinarla solo in base ai fatti, ma i fatti non spiegano l’orientamento sessuale, come anche ragionavamo con Giovanni dall’Orto: come fai a capire se vai con un uomo per amore, per curiosità, o per sfizio? Lui rimandava scherzosamente a Voltaire, di cui si dice che la voglia se la fosse tolta: a chi gli chiedeva se avesse gradito bene, a chi se l’avesse rifatto rispondeva : Alt, una volta è curiosità, la seconda vizio.

Ho letto una recensione webbiana del libro di Buffoni; non mi convince, cavalca la moda: «In Italia  – spiega Buffoni – non sono ancora penetrate in profondità nel tessuto critico-accademico istanze di studi di genere e di cultura omosessuale. E ancora appaiono nella loro stolidità i valori di sopravvivenza del neutro accademico eterosessuale, spacciato per universale, secondo la sapida definizione della ricercatrice Eleonora Pinzuti».

Nel libro ricorda parecchi autori, e può ben darsi che in qualche caso ci azzecchi, permettimi però di dubitare che stiamo parlando di un mito al tramonto; magari tocca ancora qualche vecchio luminare, ma a ben vedere ricorda i discorsi di potere di Foucalt, nonché il suo “siamo repressi, ma di fatto non parliamo d’altro”: in concreto, tempo addietro digitai "Leopardi + gay" è trovai più risultati di "Infinito + Ricordanze", ma anche in ambito di editoria tradizionale, cioè libraria, l’andazzo è assai infelice, appuro tre o quattro lavori recenti sulla sepoltura, presunta falsa, di Leopardi, e ora anche questo sulla sua omosessualità. Il gioco di potere ovviamente consiste in questa falsa pretesa ideologica (spesso cattolica, o meramente venale, nel caso della sepoltura).

Per me lascia il tempo che trova; ha ben scritto Renato Minore al riguardo, che cito anche sul mio sito:

L’enigma è proprio nell’incastro dei due destini che danno luogo al sodalizio. Perché Giacomo aveva proprio bisogno di Ranieri? Perché il caso (o quella minima progettualità con cui è possibile guidarlo) gli mise al momento giusto accanto quel giovane bello e fatuo. Tutto qui? Sì, proprio tutto qui. E qui fermiamo le nostre fantasie. Non è che mettendo a letto Giacomo e il suo Tonino (e davvero non ci sono prove) capiremmo di più. Aggiungeremmo una inutile e pruriginosa fantasia, a qualcosa che resta terribilmente enigmatico e refrattario rispetto a spiegazioni “superficiali”.


Fatto è che non solo non ci sono prove, ma vi sono prove, documentate, del contrario, almeno quanto all’amore di Leo per Fanny Targioni Tozzetti (Aspasia). Non solo, quanto Buffoni scrive rivela una certa ignoranza della bibliografia leopardiana:

«Per quante generazioni ancora gli studenti italiani dovranno sorbirsi tesi assurde? – domanda retoricamente l’autore – Il figlio del conte Monaldo restò celibe perché era infelice nell’apparenza fisica? In un tempo in cui il matrimonio era considerato anzitutto un accordo economico tra famiglie?». Un vero e proprio falso storico, spiega mirabilmente Buffoni, intorno al quale il paludato mondo dell’accademia ufficiale ha deliberatamente evitato di prendere anche solo in considerazione l’ipotesi che il poeta non amasse in realtà le donne ma gli uomini. Come, invece, appare chiaramente da moltissimi altri indizi e dal carteggio rimasto con il bell’Antonio Ranieri, che Silvia è un anagramma efficacemente riporta per spiegare il complesso rapporto tra i due.


Premesso che quanto sopra riporta riflessioni che già Dall’Orto aveva fatto (fra l’altro mi scrisse facetamente: non è che Silvia sia un senhal per Silvio?), non starebbe in piedi, perché A Silvia è della primavera pisana del 1828, il primo incontro fiorentino con Ranieri, di fine giugno di quell’anno (maliziosamente verrebbe da supporre che l’autore abbia tenuto per buona l’erronea datazione dell’incontro, anticipata di un anno, dal Ranieri, che si trova ancora in qualche testo, ma che è stata confutata senz’ombra di dubbio già da 25 anni). Ad ogni modo il suo discorso non regge; è arcinoto che Giacomo ricevesse la prima tonsura già a dodici anni. Perché destinato al maggiorasco fosse il fratello Carlo, più giovane di un anno, non saprei, forse già allora questi cominciava a dimostrare maggior prestanza fisica (campò 79 anni), ed è un fatto, che in una famiglia tradizionalmente ricca di prelati, sia il padre che lo zio materno, Carlo Antici, già preconizzassero per Giacomo, già immerso in studi in greco ed ebraico, solo due o tre anni dopo, una carriera fin anche cardinalizia.

Il carteggio con Ranieri conta poco o nulla, espressioni che alla nostra modernità suonino troppo affettuose (compresi i ti amo o sei il mio amore di sogno detto al fratello ecc. ecc.) sono comunissime al tempo, Pietro Giordani e altri ne hanno a bizzeffe di consimili. Vero è che Ranieri ha distrutto le sue risposte, ma con ogni probabilità perché vi si parlava di un suo amore illecito con un’attrice, la Pelzet, che allora Ranieri seguiva di città in città.

Quanto infine agli indizi, non sono nemmeno tali, e più logicamente interpretabili in altro contesto. Giusto nei Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi (1880), opera tarda di un Ranieri senile e ottenebrato nella mente nella memoria e nei dolori, ci sono un paio di punti che presentano alla nostra sensibilità moderna qualche possibile ambiguità. Ma si tratta di un testo pieno di svarioni e di maldicenze, ove afferrare la verità è impossibile. Qui aveva ragione Dall’Orto: fare storia gay è difficile, perché la devi fare sul non detto, sull’inespresso, sui silenzi, sulle allusioni. Stando così le cose, fatalmente il risultato finisce quasi sempre per divenire aleatorio e inconcludente, e non posso assolutamente sottoscrivere la vanitosa recensione, che cosí termina:

… Buffoni riesce con grande abilità a trasformare un saggio letterario in un appassionante romanzo cesellato delle vicende di decine di protagonisti della letteratura e della storia italiana degli ultimi due secoli che, grazie a Silvia è un anagramma, per la prima volta possiamo conoscere in aspetti e attraverso alcuni incredibili aneddoti che mai nessuno ci ha raccontato e, in alcuni casi, mai avremmo immaginato.


Grazie a voi, ma quegli aneddoti li conosco tutti – almeno riguardo a Leopardi – se per voi rimangono meramente tali, è perché ne ignorate valenze e pregnanza. Questo il link:

http://www.gaynews.it/2020/08/05/silvia-e-un-anagramma-franco-buffoni-omosessualita-letteratura-leopardi-pascoli-montale/
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Messaggiodi Mauro1971 » 25/09/2020, 7:08

Mi sembra che la volontà di affermare in qualche modo se stessi ed avere una rivalsa anche storica prenda in questo caso il posto del raziocinio, una sorta di eccesso di zelo anche ben comprensibile ma non condivisibile se nuoce alla ricerca del "verso".
Più importante, troverei la cosa del tutto irrilevante, Leopardi resterebbe Leopardi comunque, assolutamente invariato nel valore espresso all'interno dei suoi ambiti.
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