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Lo scopo di questo forum è quello di analizzare in chiave critica la dottrina e l'organizzazione dei Testimoni di Geova

2° Pietro 3:10 traduzione

La Bibbia dei Testimoni di Geova è davvero una traduzione fedele ed accurata delle Sacre Scritture?

Moderatore: polymetis

2° Pietro 3:10 traduzione

Messaggiodi Panacca » 04/08/2018, 17:47

Nuova Riveduta:
2Pietro 3:10
Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate.

C.E.I.:
2Pietro 3:10
Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c'è in essa sarà distrutta.

Nuova Diodati:
2Pietro 3:10
Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi si dissolveranno consumati dal calore e la terra e le opere che sono in essa saranno arse.

Bibbia della Gioia:
2Pietro 3:10
Il giorno del Signore, però, è in arrivo, inaspettato come un ladro. Allora i cieli, stridendo, spariranno; gli astri del cielo si dissolveranno nel fuoco; e la terra, con tutto ciò che contiene, sarà bruciata.

La Parola è Vita
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Riveduta:
2Pietro 3:10
Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse.

Diodati:
2Pietro 3:10
Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; e in quello i cieli passeranno rapidamente, e gli elementi divampati si dissolveranno; e la terra, e le opere che sono in essa, saranno arse.
----------------------------
(2 Pietro 3:10) Tuttavia il giorno di Geova verrà come un ladro; in quel giorno i cieli scompariranno con un gran fragore, ma gli elementi, essendo incandescenti, si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno portate allo scoperto.


qual'è e perchè l'esatta Traduzione????
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Boh,.....

Messaggiodi Vieri » 04/08/2018, 18:55

Se leggete questo articolo di FOCUS:
La fine della Terra abitabile
Secondo le nostre attuali conoscenze sull’evoluzione stellare, il Sole dovrebbe terminare la sua vita tra circa 5 miliardi di anni e sinora si pensava che la...
https://www.focus.it/scienza/spazio/la- ... -abitabile

Secondo le nostre attuali conoscenze sull’evoluzione stellare, il Sole dovrebbe terminare la sua vita tra circa 5 miliardi di anni e sinora si pensava che la Terra sarebbe rimasta più o meno nelle condizioni attuali per un periodo un pò inferiore. Fino a quando, terminato il bruciamento dell’idrogeno nel nucleo, il Sole, abbastanza rapidamente, si trasformerà in gigante rossa.

Adesso, però, secondo i risultati di uno studio condotto da un team di astrobiologi della University of East Anglia (Gran Bretagna), il nostro pianeta resterà abitabile per circa 1,75 miliardi di anni al massimo. I dati della ricerca si basano sulle aspettative dei principali parametri di abitabilità, come la presenza di acqua liquida, una consistente atmosfera e delle temperature non troppo alte. "Abbiamo usato il concetto di "zona abitabile", cioè la zona intorno alla propria stella in cui il pianeta può avere condizioni tali da possedere acqua liquida, per calcolare quanto la Terra resterà ancora in questa regione. I modelli usati sono quelli dell'evoluzione stellare applicata al Sole e abbiamo stimato che la Terra cesserà del tutto di essere abitabile iniziando da 1,75 miliardi di anni fino ad un massimo di 3,25 miliardi di anni.

Dopo questo lasso di tempo, la Terra sarà nella "zona calda" intorno al Sole e le temperature saranno così alte da far evaporare i mari e far estinguere la vita come la conosciamo." ha affermato Andrew Rushby, coordinatore del gruppo di ricercatori. "Ovviamente le condizioni per noi umani e altre forme di vita complesse saranno invivibili già molto prima di allora, e questo verrà accelerato dal cambiamento climatico di origine antropica. Il genere umano sarebbe in grave pericolo anche solo con un piccolo aumento nella temperatura, e quasi alla fine dell'abitabilità del pianeta, forse solo alcuni tipi di microbi riusciranno ancora a sopravvivere da resistere in ambienti particolari." ha continuato Rushby.

L'idea generale dietro tutto questo è che il periodo di abitabilità di un pianeta sia solo una delle sue fasi. La Terra non è sempre stata abitabile nei suoi circa 4,5 miliardi di esistenza e tornerà a non esserlo ad un certo punto. Questo momento di grande rigogliosità è solo momentaneo. 400 milioni di anni fa comparivano gli insetti, 300 milioni di anni fa i dinosauri, e i fiori 130 milioni di anni fa. Gli esseri umani, come li conosciamo oggi, solo 200.000 anni fa. Tutto questo ci dice anche che la vita ha bisogno di molto tempo per arrivare a forme molto complesse come noi. Quindi è importante capire quali tra i pianeti che si trovano nella fascia di abitabilità di altre stelle hanno passato più tempo in una zona abitabile del loro sistema. Nel Sistema Solare, Marte potrebbe aver avuto un inizio di attività biologica, ma la cosa è finita dopo poco, e non c'è stato il tempo per arrivare a forme di vita complessa. Ovviamente, l'evoluzione non è neanche progressiva verso forme determinate come l'intelligenza. Potrebbe benissimo essere solo una delle tante forme possibili di adattamento.

Quello che sembra però chiaro è che per arrivare a specie come la nostra serve molto tempo. Non saremmo potuti emergere dopo pochi milioni di anni. Sono serviti miliardi di anni solo per passare da forme unicellulari ad organismi un pò più complessi, come batteri o insetti. Attualmente conosciamo quasi 1.000 esopianeti. Alcuni si trovano nella zona abitabile intorno alla propria stella, ma nessuno di questi è simile alla Terra. I ricercatori hanno confrontato la Terra e Marte con 8 altri pianeti scoperti che attualmente si trovano nella loro zona abitabile.

Quello che hanno scoperto è che le stelle di massa più piccola tendono ad avere periodi più lunghi di abitabilità intorno a loro. Uno dei pianeti preso in esame è Kepler-22b, che ha un periodo di abitabilità stimato tra 4,3 e 6,1 miliardi di anni. Ancor più sorprendente è Gliese 581d, che ha un periodo di abitabilità estremamente lungo, che va da 42,4 a 54,7 miliardi di anni!

Questo pianeta potrebbe rimanere caldo e piacevole per un periodo pari a circa 10 volte l'età dell'intero Sistema Solare! Se dovessimo spostarci dal pianeta Terra, probabilmente la destinazione migliore sarebbe Marte. Il pianeta rosso rimarrà nella zona abitabile per altri 6 miliardi di anni, cioè abbondantemente fino alla fine della vita del Sistema Solare stesso. E' anche vero che, se ci saremmo ancora, forse avremmo la tecnologia per controllare il clima in modo tale da mantenere artificialmente la Terra abitabile, o rendere abitabili altri mondi. Se tutto procede in maniera “naturale”, quindi, non abbiamo che 1 miliardo di anni e mezzo circa, ma continuando ad inquinare e a distruggere le risorse naturali come stiamo facendo adesso, moltissimo di meno!

Noto alla fine che probabilmente quando arriverà la catastrofe o l'incenerimento finale la vita sulla terra si sarà probabilmente già estinta e quindi dato i tempi lunghi..... :ironico: alla fine non starei a preoccuparmi troppo anche perchè prima che la terra "bruci", sicuramente moriamo noi..... :risata: :risata:
.....e la terra e le opere che sono in essa saranno portate allo scoperto.

A parte il fatto che trovo la parola "Geova" e che quindi ritengo sia una traduzione diciamo "particolare"... :ironico: ma non riesco a comprendere cosa vogliano dire "portare allo scoperto" .....se uno brucia per il calore per me si dissolve e basta, cosa dovrebbe "scoprire" ?
Probabilmente per "scoprire" vorrebbero dire che il giudizio finale di "Geova" (ammesso che allora qualcuno rimanga ancora vivo...) metterà a nudo (scoprirà) i nostri peccati per il giudizio finale.....Armageddon è sempre di moda..... :ironico:

Come al solito però, ad uso e consumo dei tdG, si prende sempre un solo pezzo senza esaminare l'intero capitolo:
2Pietro 3:10-16
10 Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi si dissolveranno consumati dal calore e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. 11 Poiché dunque tutte queste cose devono essere distrutte, come non dovreste voi avere una condotta santa e pia, 12 mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi consumati dal calore si fonderanno? 13 Ma noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia. 14 Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili, in pace. 15 E ricordate che la pazienza del nostro Signore è in funzione della salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 e questo egli fa in tutte le sue epistole, in cui parla di queste cose. In esse vi sono alcune cose difficili da comprendere, che gli uomini ignoranti ed instabili torcono, come fanno con le altre Scritture, a loro propria perdizione.

In breve per me il senso dell lettera è quello contrario a ciò che predicano da anni i tdG di essere fedeli a Geova solo per la paura dell'imminente Armageddon,...ma di essere sempre irreprensibili "Ma noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia"......e direi indipendentemente dalla "fine del mondo" ma alla nostra morte.

Non per niente esiste la parabola delle vergini stolte che si trovarono con la lucerna spenta all'arrivo dello "sposo" e non poterono entrare alla festa si nozze.....
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Messaggiodi Quixote » 04/08/2018, 22:19

A parte «Geova» – Vieri ha ragione – che non c’entra nulla, perché il greco ha ἡμέρα Κυρίου, ‘giorno del Signore’, e su questo non ci piove, malgrado tutte le fantasticherie dei filologi improvvisati di marca WTS; credo che le due traduzioni finali siano entrambe possibili, perché dovute a un problema testuale del testo tràdito, dove riscontro le due lezioni κατακαήσεται e εὑρεθήσεται, quest’ultima dubbia per il senso, ma riportata in codici autorevoli (Sinaitico e Vaticano). Ma sono fuori casa, non ho possibilità di fare controlli, e approfondire la questione; se pur poco felice, questa interpretazione “nudista” non è priva di corrispondenze, specie in area anglosassone, e comunque non mi sembra implicare particolari e peculiari valenze dottrinali, se non la solita propensione geovista a volersi distinguere, bontà sua, scegliendo ogni volta, o quasi, la versione meno logica.
Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς.
E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
GIOVANNI, III, 19. (G. Leopardi, La ginestra, esergo)
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Messaggiodi polymetis » 04/08/2018, 23:25

La traduzione CEI è frutto di maggior erudizione, ma andiamo con ordine, perché si tratta di un noto problema testuale.
Alcuni manoscritti, e specificamente i più numerosi antichi e affidabili, riportano che la terra e le opere in essa contenute "saranno scoperte" (εὑρεθήσεται), altri manoscritti riportanoinvece il testo "saranno arse" (κατακήσεται), altri ancora “svaniranno” (ἀφανισθήσονται), altri “saranno trovate dissolte” (εὑρεθήσεται λυόμενα), e ciò solo per dire delle varianti principali.
Il fatto che il testo sia particolarmente martoriato nei manoscritti, e che ci siano sei o sette varianti per questo passo, mostra che il testo così com'è stato tramandato dai manoscritti più antichi non sembrava aver molto senso neppure per i lettori madrelingua. L'ipotesi che si fa solitamente è che "le opere saranno scoperte" sia una sorta di uso di un lessico tecnico-giuridico, ove la terra "sarà scoperta" equivarrebbe a "sarà sottoposta a prova", come un imputato lo è da un tribunale. Il senso è tuttavia congetturale, e non viene recepito da un lettore contemporaneo a digiuno del lessico forense greco.
A mio avviso non si dovrebbe perciò tradurre con "sarà scoperta", che non significa assolutamente nulla in italiano contemporaneo.
La più recente filologia comunque, visto che il testo greco tràdito ha un senso solo tirandolo per i capelli, ha congetturato che nella ricopiatura del testo sia stato omesso un "non", oggi non più presente in nessun manoscritto greco superstite. L'ultima edizione del Nestle-Aland, la 28°, riporta dunque: "καὶ γῆ καὶ τὰ ἐν αὐτῇ ἔργα οὐχ εὑρεθήσεται. (non saranno scoperte\trovate)"
Oὐχ a giudizio degli editori è richiesto dal senso, oltre che essere supportato da alcuni manoscritti copti e siriaci. Il testo dunque in origine aveva “la terra e le opere in essa contenute non saranno trovate".
Questa espressione è un ebraismo (già attestato nel greco dei LXX), giacché il verbo ebraico נמצא (essere trovato) in ebraico viene usato col senso di "esistere", e dunque "non essere trovato" equivale a "cessare di esistere".
Es: "Si volgerà poi verso le fortezze del proprio paese, ma inciamperà, cadrà, scomparirà. " (Dn 11,19), che nella LXX è: "ἐπιστρέψει τὸ πρόσωπον αὐτοῦ εἰς τὸ κατισχῦσαι τὴν χώραν αὐτοῦ καὶ προσκόψει καὶ πεσεῖται καὶ οὐχ εὑρεθήσεται(non sarà trovato)"/ (in eb. יִמָּצֵא)
In questo modo la fine del versetto è coerente con quanto detto all’inizio di esso, infatti esso inizia dicendo che i cieli passeranno e gli “elementi”( στοιχεῖα) saranno dissolti dal fuoco, la conseguenza ovvia è dunque che la terra, essendo anch’essa composta di “elementi”, sia vaporizzata: “ in quel giorno i cieli scompariranno con un gran fragore, ma gli elementi, essendo incandescenti, si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa non saranno trovate (=cesseranno di esistere).”
Questa ipotesi è stata preferita dagli editori del NA28 perché adottandola si spiegano anche tutte le varianti che abbiamo nei manoscritti, le quali invece sarebbero ingiustificabili assumendo come punto di partenza un testo senza il “non”. Qui l’ipotesi ricostruttiva dello stemma delle varianti secondo Gerd Mink che è il principale responsabile del testo delle Lettere cattoliche nel Nestle-Aland.

Immagine

“… the ECM records the witnesses of erroneous readings as witnesses for the variants which they represent, albeit defectively. There is even an example where the best witnesses omit a negation (1 Peter 3:10/48-50). Although the preceding passage speaks of the passing away of the heavens, and the dissolution of the elements, and the following verses presuppose the dissolution of heaven and earth (for a new heaven and a new earth are waited for), quite superior witnesses here have the reading ‘the earth and all the works that are therein will be found (εὑρθήσονται [sic; εὑρεθήσεται])’, when logic demands ‘will not be found (οὐχ εὑρεθήσονται [sic])’. The meaning, as a result, is extremely problematic; to my mind the reading does not make sense and must therefore be erroneous. Unquestionably, the hyparchetype of all these witnesses did not have the negation. Now, there are two variants (ἀφανισθήσονται ‘they will disappear’, and κατακαήσεται ‘they will be burned up’), which presuppose and express more graphically a text containing the negation: οὐχ εὑρεθήσονται [sic] ‘they will not be found’. Although it is not preserved in any Greek manuscript, it is probable that the initial text had the negation. Even if these variants which indirectly confirm the negation did not exist, the assumption should still be that the initial text contained the negation required by the sense of the text, even though the negation is not in the graphemic representation of the archetype. To my mind, this is an almost unavoidable conjecture.” (Gerd Mink, Problems of a Highly Contaminated Tradition: the New Testament. Stemmata of Variants as a Source of a Genealogy for Witnesses, in Studies in Stemmatology II (ed. Pieter van Reenen and August A. den Hollander; Amsterdam: Benjamins, 2004), p. 27)

Disponibile qui:

https://books.google.it/books?id=BM7xmX ... &q&f=false

Comunque io non perderei troppo tempo su questo versetto per sapere se la Terra scomparirà alla fine del mondo. Il fatto che la tradizione manoscritta su questo passo sia una crux piena di varianti tra le quali è impossibile decidersi è l'ennesima conferma di quanto vi ripeto da un pezzo: la Bibbia e il testo biblico non esistono. Voi non leggete la Bibbia, ma la traduzione di un testo ricostruito da un editore, editore che cambia idea ogni decennio, quindi la Bibbia cambia ogni decennio, e anche in passi assai decisivi come questo. Il che è un grosso problema per chi pensi che sia l'unico modo che Dio s'è dato per comunicare agli uomini.
Ora capite perché noi cattolici non ci basiamo sulla Bibbia, ma semmai ritroviamo nella Bibbia quello che già crediamo, e questo vale sopratutto per un testo come 2Pt che, a prescindere dal problema se si possa stabilire il testo di questa lettera, è un'opera entrata nel canone solo nel IV secolo, ed è assente dalle liste canoniche più antiche. Capite bene che sarebbe un nonsenso per la Chiesa Cattolica basarsi su un testo che essa ritiene canonico dal IV secolo per sapere se il mondo finirà, visto che tale testo è stato scelto dalla Chiesa non per averne informazioni, ma perché esso si conformava a quello che la Chiesa già credeva.
Noi cattolici crediamo a nuovi cieli e a nuova terra, com'è noto, ma non perché lo insegni il Nuovo Testamento, bensì perché lo insegna la Chiesa, che è la depositaria dell'insegnamento apostolico (senza che nessun apostolo sapesse nulla del Nuovo Testamento), e dunque, poiché è l'insegnamento della Chiesa, lo è anche il NT, visto che il NT è un'emanazione della Chiesa.

Nuovi cieli e nuova terra significa che il creato, e con esso il nostro pianeta, non spariranno per sempre, ma saranno trasformati, metamorfosati, deificati in Cristo, come tutti i credenti. Se per giungere a ciò la terra debba essere prima distrutta e poi ricreata ex novo come sembra suggerire 2Pt, o se sarà trasformata senza passare per la distruzione, è un problema veramente poco interessante. Anche perché io non sono affatto sicuro che i nuovi cieli e la nuova terra siano in un "futuro", e non piuttosto in un'eternità atemporale, in cui dunque la nostra terra è già stata salvata e trasformata, insieme a tutti noi. Se così fosse le promesse di Dio sono già realizzate, perché tutto in Dio coesiste ab aeterno.

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Messaggiodi Panacca » 05/08/2018, 8:35

Ok, grazie mille per i chiarimenti.
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Un grazie a Polymetis...

Messaggiodi Vieri » 05/08/2018, 9:59

Ora capite perché noi cattolici non ci basiamo sulla Bibbia, ma semmai ritroviamo nella Bibbia quello che già crediamo, e questo vale sopratutto per un testo come 2Pt che, a prescindere dal problema se si possa stabilire il testo di questa lettera, è un'opera entrata nel canone solo nel IV secolo, ed è assente dalle liste canoniche più antiche.

Concordo perfettamente ed in effetti nell'ultimo battibecco avuto con il mio solito "amico" tdG che continuava sempre a snocciolare la Bibbia .....gli avevo detto che noi cattolici ci basiamo principalmente sul Vangelo che era la "buona novella"...

Sapete la risposta scioccante ? ..."ma il Vangelo è solo la storia di Gesù".... :piange: :piange: e poi si definiscono " cristiani"....
...peccato che abbiamo dovuto interrompere la discussione poichè gli stavo dicendo che stavano pensando come i mussulmani.....
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Messaggiodi polymetis » 05/08/2018, 11:12

gli avevo detto che noi cattolici ci basiamo principalmente sul Vangelo che era la "buona novella"...


Già, sul Vangelo (cioè la Buona novella), ma non sui Vangeli, che vengono dopo il Vangelo, e ne sono una trascrizione.
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Una coincidenza interessante!

Messaggiodi virtesto » 06/08/2018, 21:40

Veramente! A proposito della Chiesa Cattolica che poco sopra Polymetis definisce testualmente la Chiesa "Depositaria dell'insegnamento apostolico", proprio questo pomeriggio stavo leggendo quel noioso libro che Hermann Detering scrisse a proposito di Paolo apostolo in quanto vorrei poi scrivere un pezzo in merito. A pag. 28 ho trovato queste righe che capitano, come si suol dire, a fagiolo.

"With regard to Christian literature, the previously mentioned perspective of APOSTOLICITY played a great role. It was, above all, the Catholic church that quickly recognized that it was important to possess a solid and realiable foundation in its struggle against other churches (The Gnostics, Marcionites, and Ebionites). To justify themselves and in order to controvert the legitimacy of the others chirches, they developped not only the principle of right belief (confession) and the apostolic succession of bishops, but for this purpose also created their canon of writings, in which only writings that were apostolic (or at least made this claim) found entry.
Because the Catholic church could now claim to be the rightful heir of Jesus and the apostles, it was able to drive its opponents from the field, who, even though they made the same claim, were less successful.
These then became "heretics".
The Catholic church, on the other hand, being the most powerful "sect" held the upper hand and henceforth defined what the Christian "ortodoxy" had to mean for alla the faithful. If one recognizes that the idea that something must be truly apostolic in order to be divinely isnpired and canonically legitimate is historically conditioned and arose from a struggle for power in the chgurch, it is much easier to comprehend the concept and phenomenon of literary forgery in early Christianity.......".

Vieri, io non so se tu leggi in inglese, comunque in sintesi , in lingua italiana, quanto sopra dice che la Chiesa, fin dall'inizio, si è sempre,sempre, sempre, comportata in modo cinico e spregiudicato.
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