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In 1 Corinti 7 che significato ha la parola separarsi?

Sezione dove porre domande sulla Bibbia e sulla sua interpretazione

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In 1 Corinti 7 che significato ha la parola separarsi?

Messaggiodi Romagnolo » 08/01/2019, 19:45

Nella tnm in 1 Corinti 7 :10 e 15 in relazione alla separazione tra marito e moglie si legge " che la moglie non si deve separare dal marito, ma che se si separa rimanga senza sposarsi " e che se il coniuge " incredulo si separa, si separi [anche il coniuge credente]".
Ora ho provato a vedere in sequenza quale fosse la parola tradotta con " separare, separa, separi..." e passatemi magari la pessima riportazione in caratteri latini mi viene che si tratta dei termini : " Khophithekosin, khophiste, khophizetai e khophizestho".
Mi sto domandando quale sia il loro esatto significato...cioè...non la semplice traduzione ma cosa significava possibilmente nel linguaggio greco del primo secolo?
Qualcuno tra quelli esperti di greco qui presenti può aiutarmi?
Grazie.
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Messaggiodi Quixote » 08/01/2019, 23:04

È un verbo, chorizo, che non ha connotazioni particolari: deriva da un avverbio, choris, che significa ‘in disparte’, quindi altro non denota che il mettere da parte, lo spazio che si crea fra due cose, appunto il dividerle, separarle, non diversamente che dall’italiano. È ugualmente usato per lo piú in senso generico, qui al passivo con valore mediale, e quindi significa ‘separarsi’, non mi pare che assuma valori particolari. Se mai trovo interessante che in 7, 11 Paolo adoperi aphiemi per l’uomo, che in senso tecnico può significare ‘lasciare, abbandonare, ripudiare’, ma non saprei dire quanto ciò ubbidisca a una effettiva diversità, o a ragioni di variatio o di abitudine storica a esprimersi in un certo modo invece che un altro, senza apprezzabili differenze di significato; ovviamente tenendo conto dei costumi di allora, e del fatto che Paolo si rivolge a Corinzi, e non ad Ebrei.
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Messaggiodi Romagnolo » 09/01/2019, 14:24

Grazie Quixi per la spiegazione e la precisazione sui termini esatti. :strettamano:
Ma secondo te...tenedo presente il significato di "ripudio",....credi che Paolo in tutti quei versetti stesse alludendo a divorzi in piena regola o a semplici separazioni di fatto?
Gli antichi greci e romani praticavano la nostra...separazione ...distinta dal divorzio vero e proprio secondo te? :blu:
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Messaggiodi Quixote » 10/01/2019, 21:47

È difficile risponderti, necessiterebbe una competenza sull’argomento che solo una specialista potrebbe offrire. Tieni conto che il diritto romano contemplava diverse forme di unioni fra uomo e donna, come pure il fatto che la donna romana fosse solitamente piú emancipata di quella greca – salvo le etére – confinata al gineceo, almeno in epoca ancor classica, e prescindendo da ruoli “altolocati”, vd. l’es. di Cleopatra, in età ellenistica; ma qui non si parla di regine, o di Aspasie, o di Agrippine ecc.; inoltre Paolo si fa vettore di una concezione che risente della sua cultura semitica, vattelappesca se affine o meno a quella greca dei suoi interlocutori corinzi. Del resto anche oggi la morale è differenziata, vd. ad es. la diversa considerazione del matrimonio, a seconda se sia vista da un laico, ove il divorzio è consentito, o da un cattolico, ove non lo è a priori, salvo casi particolari. Variatis variandis Paolo stesso se ne rende conto, accennando al matrimonio misto, fra credenti e non credenti; ma ripeto, non posso altro che accennare a questi problemi, non ho competenze specifiche in materia. Di fatto credo solo che interpretare questi fatti partendo da motivazioni teologiche, si presti a facili equivoci. Quando poi se ne vogliano trarre indicazioni etiche, e un modello di comportamento, come fanno i TdG, ma non solo, ci si preclude, sic et simpliciter, l’interpretazione storica del brano, e la sua specificità, che adattata ai nostri tempi pecca di astrattezza, o peggio si rivela pura illusione, che altro non denota che l’incapacità dell’uomo di vivere nel concreto il proprio tempo, in nome di un ideale metastorico che esiste solo nella sua fantasia, al solito adattata a quel che lo compiace e gratifica, e incapace di osservare la realtà senza terapeutici schermi protettivi che esorcizzino i suoi terrori ancestrali.
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Messaggiodi Romagnolo » 10/01/2019, 22:36

Grazie Quixote , non posso che condividere la parte finale della tua esposizione, voler applicare ai tempi odierni concetti e pensieri di 2000 anni fa è ideologia pura secondo me. :blu:
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Messaggiodi Francesco Franco Coladarci » 11/01/2019, 20:28

" che la moglie non si deve separare dal marito, ma che se si separa rimanga senza sposarsi "

Caro Romagnolo, tale frase è riportata in tutte le bibbie, la soluzione si trova proprio dentro questa frase, se poi hai conoscenza della cultura cristiana dei primi secoli, il significato è chiaro, bisogna stare attenti a non trasportare le nostre concezioni culturali e linguistiche nel loro tempo.
C'è da dire che molte traduzioni sono imprecise sotto l'aspetto teologico hanno creato ancor più confusione.
“Al di sopra del Papa, come espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica.”
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Messaggiodi Romagnolo » 13/01/2019, 7:46

Ciao Franco, condivido l' idea che la soluzione stia in quella frase, ho infatti immaginato potesse essere la sua contestualizzandone storica a rivelarne la corretta chiave di lettura ma non ho trovato ancora chiari studi sul diritto Romano circa il divorzio che mi faccia capire a cosa alludesse esattamente Paolo.
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Messaggiodi Cogitabonda » 13/01/2019, 11:33

Caro Romagnolo, credo di poter rispondere ai tuoi dubbi in base alle differenze fra le leggi romane che valevano nell'impero e le leggi religiose degli ebrei, che i primi cristiani avevano come proprio patrimonio culturale e legale.

Nella Roma imperiale, come pure nell'antico Egitto, il divorzio poteva essere richiesto dal marito o dalla moglie, invece nel mondo ebraico era solo il marito a poter divorziare dalla moglie, mettendo fine al matrimonio in maniera completa e definitiva e lasciando la ex-moglie libera di risposarsi. Nel mondo ebraico una donna non aveva la facoltà di divorziare di propria iniziativa, poteva al massimo separarsi, cioè lasciare la casa del marito, ed era giustificata in questo se il marito non adempiva ai propri doveri, ma i due non potevano risposarsi, fino a che non fosse il marito a decidere per il divorzio vero e proprio.

Comprendiamo dunque che Paolo si trovasse a trattare il problema di leggi dello stato che differivano da quelle religiose. Nel Vangelo Gesù proibiva agli uomini di divorziare, se non in caso di adulterio, ma non si pronunciava sul fatto che solo il marito avesse il diritto di divorziare, perciò il primi cristiani ereditavano questa norma. Sotto le leggi romane una donna poteva lasciare il marito e divorziare, ma solo per la legge essa era divorziata, se era ebrea o cristiana la religione le imponeva di considerarsi solo separata dal marito, e quindi ancora legata all'obbligo di fedeltà. Anche un marito cristiano era tenuto all'obbligo di fedeltà, con il permesso di divorziare solo in caso di adulterio della moglie, quindi anche per lui valeva l'obbligo religioso di considerarsi solo separato dalla moglie, se mancava il motivo di adulterio. Nel caso, previsto da Paolo, di un coniuge non cristiano e uno cristiano, il coniuge cristiano poteva considerarsi sciolto dai suoi obblighi nel momento in cui l'altro, avvalendosi della libertà che gli dava la legge civile, metteva termine al matrimonio.

La legge secondo cui solo il marito può mettere fine al matrimonio permane ancora nell'ebraismo, l'ho scoperto diversi anni fa leggendo un articolo di giornale che raccontava un episodio avvenuto in un tribunale inglese. Nel trattare una causa di divorzio fra due coniugi di religione ebraica il giudice chiese al marito se avesse già pronunciato il divorzio religioso, e siccome la risposta fu negativa decretò che avrebbe emesso la sentenza di divorzio solo dopo che fosse avvenuto il divorzio religioso. Quel giudice sapeva che si erano verificati diversi casi in cui mariti vendicativi avevano chiesto il divorzio civile ma non quello religioso, negando alle ex-mogli il diritto di risposarsi senza contravvenire alla propria religione.
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Messaggiodi Romagnolo » 13/01/2019, 22:55

Caspita stai maritini ebrei.... :cer: :cer: :sor:
Bravo giudice! :appl: :appl:
Grazie mille Cogi per la tua spiegazione, hai risposto esattamente a ciò che cercavo di sapere. :strettamano:
Quindi la separazione operata dal coniuge incredulo....se ho capito bene aveva valore di scioglimento sia dal punto di vista legale che religioso agli occhi della comunità cristiana?
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Messaggiodi Francesco Franco Coladarci » 14/01/2019, 21:20

Romagnolo
Quindi la separazione operata dal coniuge incredulo....se ho capito bene aveva valore di scioglimento sia dal punto di vista legale che religioso agli occhi della comunità cristiana?

Diciamo più esattamente il divorzio, nella pericope matteana parla dello scioglimento solo per adulterio, la Chiesa ha sempre interpretato tale passo in tal senso, pur sollecitando i coniugi al perdono, ma una volta stabilito il divorzio esso era accettato, sia dal punto di vista politico che religioso, c'è però da dire che tale facoltà era riservata solo agli uomini, fu solo con sant'Agostino (IV/V secolo) che cominciò ad emergere lentamente la reciprocità del diritto tra uomo e donna, ricordo che il matrimonio nella Grande Chiesa, non era il matrimonio che noi conosciamo, ma abbastanza diverso, almeno alla fine dell'alto medioevo protraendosi fine al XII secolo per essere poi definito come lo conosciamo noi oggi nel XVI secolo.

Se l'affermazione di Paolo si dovesse intendere la separazione secondo la nostra cultura, allora non avrebbe senso il suggerimento di non risposarsi, in quanto la separazione non permette mai di risposarsi al contrario del divorzio, ed è proprio in questo termine che l'esortazione avrebbe senso affermando di non risposarsi.
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