Il problema di case di riposo, case famiglia ecc. è assai complesso, e ridurlo a polemiche cattofobiche è meschino e fuoriviante, oltre che indice di pregiudizio e di intolleranza. Non capisco poi il nesso religioso con quanto precede, dato che non si è specificato se la casa famiglia in questione sia diretta da laici o da religiosi, quindi non posso che attribuire il commento di
mr-shadow a una sua idiosincrasia.
In effetti non dovrebbe meravigliare che sgradevoli storie di abusi maltrattamenti ecc. spesso riguardino istituti a carattere religioso. È solo dall’Ottocento, e dal Risorgimento, con il Regno d’Italia, che lo Stato italiano ha iniziato ad affiancare o sostituire gli enti assistenziali religiosi. Non so e non credo che attualmente vi sia una grossa differenza nell’assistenza data da enti laici ed enti religiosi. Le motivazioni degli abusi oggi come oggi sono dovuti a cause economico-sociali, soprattutto al carattere di business con cui oggi si configura l’assistenza, specie quella rivolta agli anziani.
In Romagna abbiamo avuto di recente due di questi casi: uno nel ravennate, ove una casa famiglia era gestita da un sessantatreenne di Ravenna e una quarantasettenne rumena. E qui si parla di esercizio abusivo della professione, incompetenza, maltrattamenti ecc. Un altro a Predappio ove è coinvolto un’istituto religioso, il cui direttore, un sacerdote sessantenne, si è difeso dall’accusa di maltrattamenti, adducendo a sua difesa la mancanza di personale.
Se questa non giustifica assolutamente il suo comportamento, resta vero che in generale questo è il nodo non sciolto: da un lato l’invecchiamento della popolazione ha moltiplicato la tipologia di questi istituti di accoglienza; dall’altro questi istituti non riescono a far quadrare i bilanci, e il personale, oltre che insufficiente, spesso straniero per ovvi motivi di contenimento delle spese, nemmeno è qualificato quanto dovrebbe per questo tipo di lavoro.
Conosco discretamente il problema, perché un mio familiare stretto fa parte di una società locale di assistenza domiciliare. È un lavoro ingrato, retribuito male, e gestito spesso da persone che, per saturazione, impara spesso a disinteressarsi degli aspetti umani che l’assistenza comporta. E del resto, come meravigliarsene, dato che queste persone vengono praticamente abbandonate dai loro familiari piú intimi? L’individualismo dei nostri tempi, e la necessità di sopravvivere in una società la cui base è la competizione, concorre a quest’abbandono. Se vuoi lavorare devi farci il callo. Chi poi abbia assistito in casa propria un suo familiare fino alla fine sa di che parlo, e non tanto il sacrificio che comporta, quanto soprattutto le dinamiche egoistiche che vengono a crearsi, che giungono anche a cattiverie, se pur non cosí gravi; nonché al peso del rimorso di non aver trattato un tuo caro come avrebbe meritato.
Quindi, per favore, cerchiamo di essere piú costruttivi, di considerare questo problema con mente lucida e da molteplici punti di vista, senza sterili moralismi indignati, o solite accuse a politici incapaci o a religiosi presi in un fascio e senza distinguo.
Quanto sopra scritto da Quixote. Ora però
mr-shadow scrive:
Essendoti firmato come moderatore hai escluso a priori la possibilità di qualsiasi confronto e di ulteriori approfondimenti circa quanto ho scritto.
Se la discussione è seria e garbata, puoi benissimo approfondire. Mi pare di averne appena dato un’esempio. Franco ti ha richiamato per le tue intemperanze di linguaggio, e a mio parere correttamente. Questa tua replica a Franco, oltre che ai limiti del Regolamento, mi pare ingenua ed egocentrica, della serie voglio aver l’ultima parola, come se questo ti assicurasse la ragione: atteggiamento che trovo puerile. Questo ovviamente lo scrivo da mod, ma puoi rispondermi pubblicamente anche su ciò, a patto che tu lo faccia con la stessa sobrietà che adopero io.