Visioni di Gloria: Storia e Memoria dei Testimoni di Geova

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Visioni di Gloria: Storia e Memoria dei Testimoni di Geova

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Inserito nel sito la traduzione italiana del libro Visioni di Gloria: Storia e Memoria dei Testimoni di Geova,
di BARBARA GRIZZUTI HARRISON.

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Cliccare sul link per scaricare il libro in formato pdf:

https://www.infotdgeova.it/8altro/libri ... ml#visions
"Tantum religio potuit suadere malorum".
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Tranqui
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Re: Visioni di Gloria: Storia e Memoria dei Testimoni di Geova

Messaggio da Tranqui »

:grazie:
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76 – Ci sono estati che ci porteremo addosso per sempre, estati che ricorderemo, estati che sogneremo di vivere ancora.
(Dal film L’estate addosso)


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Re: Visioni di Gloria: Storia e Memoria dei Testimoni di Geova

Messaggio da Achille »

La recensione del libro:

RECENSIONE

A cura di Sergio Pollina

Visioni di gloria non è un libro facile da leggere. Non ci troviamo di fronte al solito pamphlet contro i Testimoni di Geova, né è un libro che disquisisce sugli strafalcioni dottrinali della Società Torre di Guardia, che dopo più di 140 anni sono ormai diventati illeggibili anche agli occhi dei meno smaliziati. È un libro a sé stante che, pur parlando diffusamente di questo movimento presente in quasi tutto il mondo, si sofferma sui suoi aspetti meno noti, e lo fa da un punto di vista privilegiato, in quanto l’autrice – che lo ha scritto durante la presidenza di N.H. Knorr, successore di J.F. Rutherford – ha vissuto per un certo tempo nel sancta sanctorum dei Testimoni: la Betel di Brooklyn, la sede centrale della Società.

È difficile da leggere, e richiede perseveranza nell’andare fino in fondo, perché in esso la Grizzuti riversa i suoi più intimi sentimenti, il suo modo di vedere il mondo che la circondava, le contraddizioni che laceravano il suo animo, diviso fra ciò in cui voleva credere ad ogni costo e una realtà quotidiana che le rendeva sempre più difficile il farlo. L’ultimo capitolo, in particolar modo mette insieme, senza soluzione di continuità la sua introspezione, la sua analisi spietata di sé stessa, e gli effetti che il disumano mondo della Watchtower, nel quale chi aderisce al movimento è costretto a vivere, ha in particolare sulle persone sensibili. Se non si sapesse che la scrittrice parla di un movimento religioso, si sarebbe indotti a credere che stia descrivendo la vita in un lager nazista o in un gulag sovietico, nel quale ogni pensiero, ogni gesto, ogni parola, ogni manifestazione di dissenso sono attentamente controllati e riferiti alla gerarchia dominante che si ritiene autorizzata non ad evangelizzare con amore, ma a imporre oltre alle sue aberranti credenze anche lo stile di vita che i vari presidenti, uno dopo l’altro, impongono a chi, lavorando per loro, crede ingenuamente di farlo per Gesù Cristo.

Come, di recente, Achille Aveta nel suo brillante saggio Totalitarismo Mitigato, narra con dovizia di particolari, la realtà esistente all’interno del movimento e sconosciuta ai più, il mondo descritto da Barbara Grizzuti, è un mondo nel quale il cristianesimo è soltanto il marchio di facciata, per rivestire una realtà agghiacciante e allucinante. Una realtà che, dato il periodo che stiamo attraversando, ci obbliga a fare una riflessione e un paragone: da tempo, da molto tempo ormai, i Testimoni di Geova stanno conducendo una campagna mondiale di protesta contro le discriminazioni e le “persecuzioni” che i loro confratelli russi subiscono da parte delle autorità di quel paese. L’aspetto grottesco di tutto questo è che – se si esclude la violenza fisica che il regime adopera nelle carceri e le altre restrizioni circa l’esercizio del loro culto – non vi è praticamente differenza fra ciò che avviene nel regime ex sovietico e il mondo orwelliano dei Testimoni di Geova. Il libro descrive le gabbie mentali in cui gli adepti sono rinchiusi e le pene inflitte a chi si permette anche la minima espressione di dissenso. L’arma principale a cui il loro onnipotente Corpo Direttivo ricorre per ricondurli alla sottomissione è quella dell’ostracismo. L’ostracismo era una pratica vigente nella Grecia antica, con la quale si mettevano al bando i cittadini che rappresentavano un pericolo per lo Stato. Il loro nome veniva scritto su un frammento di terracotta (l’ostrakon) e quella persona veniva allontanata dalla società e dal consesso civile. Questo è esattamente ciò che accade all’interno dell’organizzazione dei Testimoni, e che l’autrice descrive egregiamente, essendo stata lei stessa espulsa dal movimento (disassociata) e ostracizzata dai suoi familiari e dai suoi “fratelli”, sol perché si poneva delle domande.

In conclusione, chiunque abbia vissuto da Testimone prima, e da ex poi, questa esperienza, non potrà che rispecchiarsi nella descrizione che ne fa il libro e che è una messa a nudo dei nostri più intimi stati d’animo. È un libro che va letto con attenzione, perché parla a ciascuno di noi.
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