La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

In questo spazio si discute di argomenti di vario genere relativi ai Testimoni di Geova e che non sono inclusi nelle altre sezioni

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Achille
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La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Messaggio da Achille »

Dal blog Mentalmente Liberi.

La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Un'analisi critica dei recenti cambiamenti

https://www.jw.org/it/biblioteca-digita ... osto-2024/

La comunità dei Testimoni di Geova, ma anche quella degli “ex”, era in fermento. Si attendeva la Torre di Guardia di Agosto 2024 con la stessa trepidazione con cui si attendeva la scoperta del Santo Graal. Questa ondata di “nuova luce” che ha visto la Watchtower sfornare, negli ultimi mesi, “nuovi intendimenti” a getto continuo, aveva creato un’attesa vibrante sul tema “come trattare gli ex TDG” (Dissociati/ Disassociati/Ostracismo). I “rumors” si alternavano, si attendevano cambiamenti rivoluzionari, sbirciando ogni tanto la lista delle “Torre di Guardia” pubblicate, che dal mese di Luglio passava direttamente a quella di Settembre. Forse, si pensava, questo ritardo (senza precedenti) della rivista di agosto era perché i cambiamenti erano troppo grandi per non lavorarci ancora un po’ sopra. Eccoci dunque ai primi di Luglio, la rivista di Agosto è pubblicata, ma la grande attesa delusa: cose nuove ci sono, ma niente di sostanziale, piuttosto un esercizio di cosmesi che non va alla radice delle questioni. Riguardo a come le scritture di 1 Corinti 5:1,2 ,13 o 2 Corinti 2:5-8 e altre menzionate si interpretano in relazione ai “peccatori” nella comunità cristiana, non farò una esegesi di questi passi in quanto qui adesso mi interessa solo mostrare in che modo la Watchtower con questo articolo modifica alcune sue prassi, e in quale misura.

Per comprendere appieno la portata di queste modifiche, è necessario fare un passo indietro. Già nel marzo precedente, un video di aggiornamento del Corpo Direttivo aveva anticipato alcune novità. Tra queste, la possibilità di incontri multipli con i trasgressori, anziché un unico colloquio decisivo; l'introduzione di regole speciali per i minori battezzati accusati di trasgressione; il tentativo di accelerare i tempi di reintegrazione per i disassociati e il permesso di rivolgere un semplice saluto ai disassociati presenti alle riunioni.

L'edizione di agosto della Torre di Guardia ha poi introdotto ulteriori modifiche, alcune delle quali potrebbero sembrare, a prima vista, significative. Il termine "disassociato" viene sostituito con "rimosso dalla congregazione".

“D’ora in poi non useremo più il termine “disassociato”. In armonia con le parole di Paolo riportate in 1 Corinti 5:13, diremo che una persona `è stata allontanata dalla congregazione. Inoltre non useremo più il termine “riassociato”, ma diremo che una persona e stata riammessa. “
Pag. 27 , Nota a par. 3

I "comitati giudiziari" diventano "comitati di anziani". Cambiamento resosi necessario in quanto l’esistenza di un sistema giudiziario parallelo a quello statale non favorisce affatto quell’immagine socialmente accettabile che intendono proporre delle loro procedure interne.

In precedenza questi gruppi di anziani venivano chiamati “comitati giudiziari”. Ma dato che giudicare è soltanto un aspetto della loro opera, non useremo piu questa espressione. Useremo invece l’espressione “comitato di anziani”.
Pag.21 , nota a par. 4

La pratica della “segnatura” viene rivisitata, diventando una decisione più individuale. Infine, si pone l'accento sulla necessità di non essere "inutilmente invadenti" durante i colloqui disciplinari.

“Facendo domande profonde senza essere inutilmente invadenti, gli anziani con gentilezza fanno esprimere il peccatore e lo aiutano a riflettere sulle sue azioni”
Pag. 22 par 10

Il che modifica la prassi secondo cui (ad esempio) 3 o 4 anziani, nell’interrogare una giovane e impaurita donna, potevano chiederle di esporre dettagli intimi di un presunto rapporto “immorale” .

Tuttavia, un'analisi più approfondita rivela che la sostanza rimane invariata. Le famiglie continuano a essere divise dalla pratica della disassociazione. Chi è già disassociato rimane tale, a meno che non cerchi attivamente la reintegrazione.

“Come dovremmo considerare, quindi, un compagno di fede che è stato allontanato dalla congregazione? Anche se non intratteniamo rapporti sociali con lui, dovremmo considerarlo una pecora che si è persa, non una causa persa. Una pecora che ha abbandonato il gregge può sempre ritornare. Dopo tutto, quella pecora smarrita si è dedicata a Geova. Purtroppo adesso non sta tenendo fede a quella dedicazione, e questo la mette in pericolo (Ezec. 18:31). Ciò nonostante, finchè c’è tempo, per beneficiare della misericordia di Geova, c'è speranza che ritorni. In che modo gli anziani dimostrano di voler aiutare un peccatore che è stato allontanato dalla congregazione?”
Pag. 27, Par. 5

L’obiettivo è fa “tornare” la persona considerata “persa”, il che implica, come lo è sempre stato, sia un giudizio sulla persona che una convalida delle sanzioni ad essa applicate. Ciò che cambia è l’atteggiamento apparentemente più “morbido”, che però ha un solo nome: paternalismo!

“Il paternalismo in senso generale indica l'atteggiamento bonario e benefico di una persona d'autorità che però chiede in cambio, spesso implicitamente, il consenso intorno alla sua persona. “
Da Wikipedia

Applicato a questo contesto, l'autorità religiosa adotta un comportamento bonario e accondiscendente, apparentemente interessato alla vita e al benessere dei fedeli. Tuttavia, questo interesse non è disinteressato, bensì finalizzato a riaffermare la propria posizione di comando. In altre parole, l'autorità dice: "Ti lascio un po' di guinzaglio, ma solo per ricordarti che sono io a tenerne il controllo".

È sempre una concessione: "Guarda come sono buono con te; nonostante le tue marachelle, io, che sono misericordioso, sono qui altruisticamente pronto a riaccoglierti e a ripristinare la vita sociale che ti è stata tolta, ma alle mie condizioni". Il rapporto resta squilibrato: è sempre il sovrano che si abbassa per recuperare il suddito, elargendo grandi promesse e benefici purché esso ritorni sotto il suo dominio.

Per esperienza, ho notato che questo tentativo di "recupero" della "pecorella smarrita", quando attuato dai comuni Testimoni di Geova, si traduce in una sorta di mobbing messaggistico. La persona, sia che sia stata allontanata di recente o da più tempo, viene sommersa da SMS, messaggi o vocali su WhatsApp, pieni di link al sito jw.org o inviti seducenti a ritornare a Geova, ricordando i bei tempi passati, insieme all'invito a rivolgersi agli anziani. Ricordiamo che solo loro, dal punto di vista operativo, sono i responsabili del recupero, gli unici incaricati e qualificati per avere un rapporto più ravvicinato con la pecorella smarrita, ma sempre con l'obiettivo di farla ritornare come membro approvato della comunità geovista. Lascio immaginare l'effetto che ha su molti, ostracizzati per anni da ex compagni, amici e familiari, sentirsi improvvisamente ricontattare solo perché l'autorità geovista ha deciso che, da un certo momento in poi, è possibile farlo.

Ora viene concesso il saluto agli ex testimoni, ma solo a quelli che tornano in Sala del Regno vestiti di sacco e cenere, e senza esagerare, non sia mai che andare oltre il saluti pregiudichi la salute spirituale di qualcuno:

“Alcuni potrebbero sentirsi a proprio agio nel salutare la persona o nel darle il benvenuto. Comunque, non ci metteremmo a fare una lunga conversazione nè intratterremmo rapporti sociali con lei.” Pag. 31 Par. 14

Un paternalismo irritante, frutto delle mutevoli interpretazioni e delle insindacabili decisioni di un gruppo di uomini che, come sovrani dall'America, dirigono più di 8 milioni di sudditi in tutto il mondo. Davvero mi chiedo come questo potrebbe attirare qualcuno!

La disassociazione si estende ancora ai familiari, creando situazioni di profondo dolore e isolamento. E chi dissente coscienziosamente dagli insegnamenti dei Testimoni di Geova continua a essere etichettato come apostata, una condizione considerata persino peggiore di aver commesso un crimine o un'azione immorale secondo gli standard biblici. È difficile non vedere in questi cambiamenti un'occasione mancata. L'organizzazione avrebbe potuto cogliere l'opportunità per riformare radicalmente la pratica della disassociazione, magari limitandola al livello della congregazione senza estenderla alle relazioni familiari. Avrebbe potuto prendere esempio dalla parabola del figliol prodigo, tanto citata nei loro testi, dove il padre accoglie il figlio a braccia aperte, senza condizioni.

Invece, ci troviamo di fronte a quello che sembra più un esercizio di cosmesi che una vera riforma. La sostituzione di termini come "disassociato" con "rimosso dalla congregazione" appare come un tentativo di ammorbidire la percezione di una pratica che rimane fondamentalmente immutata.

È come se, cambiando il nome, si sperasse di cambiare la natura della cosa stessa.

Non si può negare che questi cambiamenti siano stati influenzati dalle crescenti pressioni esterne. La decisione del governo norvegese di ritirare i finanziamenti, principalmente a causa della pratica della disassociazione, insieme ai guai giudiziari in altri Paesi, ha sicuramente giocato un ruolo. Tuttavia, la risposta dell'organizzazione appare timida e insufficiente.

In conclusione, mentre alcuni potrebbero vedere in questi cambiamenti un passo nella giusta direzione, è importante mantenere uno sguardo critico. Le persone continueranno a soffrire a causa della disassociazione, indipendentemente dal nome che le viene dato. Famiglie continueranno a essere divise. Il dissenso continuerà a essere punito con l'isolamento sociale.

Ci troviamo quindi di fronte a un bivio: possiamo accontentarci di questi cambiamenti superficiali, o possiamo continuare a spingere per una riforma reale e significativa? La palla è nel campo dei Testimoni di Geova, ma anche in quello di tutti noi che osserviamo e commentiamo queste pratiche. Il vero cambiamento richiede coraggio, compassione e la volontà di mettere in discussione tradizioni radicate. Saremo all'altezza di questa sfida?

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Mario70
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Re: La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Messaggio da Mario70 »

Achille ha scritto: 09/07/2024, 8:18 Dal blog Mentalmente Liberi.

La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Un'analisi critica dei recenti cambiamenti

https://www.jw.org/it/biblioteca-digita ... osto-2024/

La comunità dei Testimoni di Geova, ma anche quella degli “ex”, era in fermento. Si attendeva la Torre di Guardia di Agosto 2024 con la stessa trepidazione con cui si attendeva la scoperta del Santo Graal. Questa ondata di “nuova luce” che ha visto la Watchtower sfornare, negli ultimi mesi, “nuovi intendimenti” a getto continuo, aveva creato un’attesa vibrante sul tema “come trattare gli ex TDG” (Dissociati/ Disassociati/Ostracismo). I “rumors” si alternavano, si attendevano cambiamenti rivoluzionari, sbirciando ogni tanto la lista delle “Torre di Guardia” pubblicate, che dal mese di Luglio passava direttamente a quella di Settembre. Forse, si pensava, questo ritardo (senza precedenti) della rivista di agosto era perché i cambiamenti erano troppo grandi per non lavorarci ancora un po’ sopra. Eccoci dunque ai primi di Luglio, la rivista di Agosto è pubblicata, ma la grande attesa delusa: cose nuove ci sono, ma niente di sostanziale, piuttosto un esercizio di cosmesi che non va alla radice delle questioni. Riguardo a come le scritture di 1 Corinti 5:1,2 ,13 o 2 Corinti 2:5-8 e altre menzionate si interpretano in relazione ai “peccatori” nella comunità cristiana, non farò una esegesi di questi passi in quanto qui adesso mi interessa solo mostrare in che modo la Watchtower con questo articolo modifica alcune sue prassi, e in quale misura.

Per comprendere appieno la portata di queste modifiche, è necessario fare un passo indietro. Già nel marzo precedente, un video di aggiornamento del Corpo Direttivo aveva anticipato alcune novità. Tra queste, la possibilità di incontri multipli con i trasgressori, anziché un unico colloquio decisivo; l'introduzione di regole speciali per i minori battezzati accusati di trasgressione; il tentativo di accelerare i tempi di reintegrazione per i disassociati e il permesso di rivolgere un semplice saluto ai disassociati presenti alle riunioni.

L'edizione di agosto della Torre di Guardia ha poi introdotto ulteriori modifiche, alcune delle quali potrebbero sembrare, a prima vista, significative. Il termine "disassociato" viene sostituito con "rimosso dalla congregazione".

“D’ora in poi non useremo più il termine “disassociato”. In armonia con le parole di Paolo riportate in 1 Corinti 5:13, diremo che una persona `è stata allontanata dalla congregazione. Inoltre non useremo più il termine “riassociato”, ma diremo che una persona e stata riammessa. “
Pag. 27 , Nota a par. 3

I "comitati giudiziari" diventano "comitati di anziani". Cambiamento resosi necessario in quanto l’esistenza di un sistema giudiziario parallelo a quello statale non favorisce affatto quell’immagine socialmente accettabile che intendono proporre delle loro procedure interne.

In precedenza questi gruppi di anziani venivano chiamati “comitati giudiziari”. Ma dato che giudicare è soltanto un aspetto della loro opera, non useremo piu questa espressione. Useremo invece l’espressione “comitato di anziani”.
Pag.21 , nota a par. 4

La pratica della “segnatura” viene rivisitata, diventando una decisione più individuale. Infine, si pone l'accento sulla necessità di non essere "inutilmente invadenti" durante i colloqui disciplinari.

“Facendo domande profonde senza essere inutilmente invadenti, gli anziani con gentilezza fanno esprimere il peccatore e lo aiutano a riflettere sulle sue azioni”
Pag. 22 par 10

Il che modifica la prassi secondo cui (ad esempio) 3 o 4 anziani, nell’interrogare una giovane e impaurita donna, potevano chiederle di esporre dettagli intimi di un presunto rapporto “immorale” .

Tuttavia, un'analisi più approfondita rivela che la sostanza rimane invariata. Le famiglie continuano a essere divise dalla pratica della disassociazione. Chi è già disassociato rimane tale, a meno che non cerchi attivamente la reintegrazione.

“Come dovremmo considerare, quindi, un compagno di fede che è stato allontanato dalla congregazione? Anche se non intratteniamo rapporti sociali con lui, dovremmo considerarlo una pecora che si è persa, non una causa persa. Una pecora che ha abbandonato il gregge può sempre ritornare. Dopo tutto, quella pecora smarrita si è dedicata a Geova. Purtroppo adesso non sta tenendo fede a quella dedicazione, e questo la mette in pericolo (Ezec. 18:31). Ciò nonostante, finchè c’è tempo, per beneficiare della misericordia di Geova, c'è speranza che ritorni. In che modo gli anziani dimostrano di voler aiutare un peccatore che è stato allontanato dalla congregazione?”
Pag. 27, Par. 5

L’obiettivo è fa “tornare” la persona considerata “persa”, il che implica, come lo è sempre stato, sia un giudizio sulla persona che una convalida delle sanzioni ad essa applicate. Ciò che cambia è l’atteggiamento apparentemente più “morbido”, che però ha un solo nome: paternalismo!

“Il paternalismo in senso generale indica l'atteggiamento bonario e benefico di una persona d'autorità che però chiede in cambio, spesso implicitamente, il consenso intorno alla sua persona. “
Da Wikipedia

Applicato a questo contesto, l'autorità religiosa adotta un comportamento bonario e accondiscendente, apparentemente interessato alla vita e al benessere dei fedeli. Tuttavia, questo interesse non è disinteressato, bensì finalizzato a riaffermare la propria posizione di comando. In altre parole, l'autorità dice: "Ti lascio un po' di guinzaglio, ma solo per ricordarti che sono io a tenerne il controllo".

È sempre una concessione: "Guarda come sono buono con te; nonostante le tue marachelle, io, che sono misericordioso, sono qui altruisticamente pronto a riaccoglierti e a ripristinare la vita sociale che ti è stata tolta, ma alle mie condizioni". Il rapporto resta squilibrato: è sempre il sovrano che si abbassa per recuperare il suddito, elargendo grandi promesse e benefici purché esso ritorni sotto il suo dominio.

Per esperienza, ho notato che questo tentativo di "recupero" della "pecorella smarrita", quando attuato dai comuni Testimoni di Geova, si traduce in una sorta di mobbing messaggistico. La persona, sia che sia stata allontanata di recente o da più tempo, viene sommersa da SMS, messaggi o vocali su WhatsApp, pieni di link al sito jw.org o inviti seducenti a ritornare a Geova, ricordando i bei tempi passati, insieme all'invito a rivolgersi agli anziani. Ricordiamo che solo loro, dal punto di vista operativo, sono i responsabili del recupero, gli unici incaricati e qualificati per avere un rapporto più ravvicinato con la pecorella smarrita, ma sempre con l'obiettivo di farla ritornare come membro approvato della comunità geovista. Lascio immaginare l'effetto che ha su molti, ostracizzati per anni da ex compagni, amici e familiari, sentirsi improvvisamente ricontattare solo perché l'autorità geovista ha deciso che, da un certo momento in poi, è possibile farlo.

Ora viene concesso il saluto agli ex testimoni, ma solo a quelli che tornano in Sala del Regno vestiti di sacco e cenere, e senza esagerare, non sia mai che andare oltre il saluti pregiudichi la salute spirituale di qualcuno:

“Alcuni potrebbero sentirsi a proprio agio nel salutare la persona o nel darle il benvenuto. Comunque, non ci metteremmo a fare una lunga conversazione nè intratterremmo rapporti sociali con lei.” Pag. 31 Par. 14

Un paternalismo irritante, frutto delle mutevoli interpretazioni e delle insindacabili decisioni di un gruppo di uomini che, come sovrani dall'America, dirigono più di 8 milioni di sudditi in tutto il mondo. Davvero mi chiedo come questo potrebbe attirare qualcuno!

La disassociazione si estende ancora ai familiari, creando situazioni di profondo dolore e isolamento. E chi dissente coscienziosamente dagli insegnamenti dei Testimoni di Geova continua a essere etichettato come apostata, una condizione considerata persino peggiore di aver commesso un crimine o un'azione immorale secondo gli standard biblici. È difficile non vedere in questi cambiamenti un'occasione mancata. L'organizzazione avrebbe potuto cogliere l'opportunità per riformare radicalmente la pratica della disassociazione, magari limitandola al livello della congregazione senza estenderla alle relazioni familiari. Avrebbe potuto prendere esempio dalla parabola del figliol prodigo, tanto citata nei loro testi, dove il padre accoglie il figlio a braccia aperte, senza condizioni.

Invece, ci troviamo di fronte a quello che sembra più un esercizio di cosmesi che una vera riforma. La sostituzione di termini come "disassociato" con "rimosso dalla congregazione" appare come un tentativo di ammorbidire la percezione di una pratica che rimane fondamentalmente immutata.

È come se, cambiando il nome, si sperasse di cambiare la natura della cosa stessa.

Non si può negare che questi cambiamenti siano stati influenzati dalle crescenti pressioni esterne. La decisione del governo norvegese di ritirare i finanziamenti, principalmente a causa della pratica della disassociazione, insieme ai guai giudiziari in altri Paesi, ha sicuramente giocato un ruolo. Tuttavia, la risposta dell'organizzazione appare timida e insufficiente.

In conclusione, mentre alcuni potrebbero vedere in questi cambiamenti un passo nella giusta direzione, è importante mantenere uno sguardo critico. Le persone continueranno a soffrire a causa della disassociazione, indipendentemente dal nome che le viene dato. Famiglie continueranno a essere divise. Il dissenso continuerà a essere punito con l'isolamento sociale.

Ci troviamo quindi di fronte a un bivio: possiamo accontentarci di questi cambiamenti superficiali, o possiamo continuare a spingere per una riforma reale e significativa? La palla è nel campo dei Testimoni di Geova, ma anche in quello di tutti noi che osserviamo e commentiamo queste pratiche. Il vero cambiamento richiede coraggio, compassione e la volontà di mettere in discussione tradizioni radicate. Saremo all'altezza di questa sfida?

Mentalmente Liberi
Però ci sono delle questioni che rimangono aperte, secondo me stanno prendendo tempo per far digerire piano piano la cosa, ad esempio se 2 gv si applica agli apostati perché posso salutare i disassociati solo in sala? 1 corinti 5 a proposito degli allontanati parla di chi è fornicatore idolatra ecc... Non di chi lo è stato un tempo e ora anche se disassociato non lo è più (la maggioranza di noi ad esempio), tra l'altro la comunicazione del corpo direttivo accennava proprio a questi dicendo che forse non si ricordano neanche del perché vennero disassociati, la torre di guardia non dice nulla al riguardo.
Insomma credo che il CD riceverà diverse lettere dai corpi degli anziani e dovrà chiarire punto per punto come comportarsi, dovranno anche vedere come andranno avanti le cause in corso con i nuovi cambiamenti ma non credo che influiranno più di tanto.
"La cosa più triste è che molto spesso chi viene ingannato, o illuso, tende a rimanere strettamente ancorato a quello in cui crede nonostante le evidenze indichino chiaramente che la realtà è diversa. Forse è talmente affezionato alle sue credenze che preferisce chiudersi gli occhi e tapparsi le orecchie di fronte a qualunque cosa possa farle vacillare."
(Torre di Guardia 1/9/2010 p 10)
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Re: La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Messaggio da Shiryu »

E' interessante come, in tutto questo, non si faccia menzione (a meno che me la sia persa) dei motivi che hanno portato a questi 'cambiamenti'. Anche solo una giustificazione di facciata, che distolga l'attenzione dalle ovvie ragioni che ben conosciamo; invece niente. Mi sembra che rendano molto chiaro il fatto che non ritengono i fedeli degni di una spiegazione, razionale o non che sia. Ma davvero si aspettano che la gente non si faccia domande del tipo 'e ci volevano piu' di cent'anni per capire che si poteva dire ciao?' Uno dei miei genitori, che e' ancora in questo culto, mi ha confessato che si e' fatto esattamente questa domanda. E probabilmente molte altre, aggiungerei io.
Sono 'rivoluzioni' come questa che sanno molto di proverbiale zappa sui piedi e mi fanno ben sperare che sempre piu' gente stia aprendo gli occhi.
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Re: La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Messaggio da Tranqui »

Che siano queste alcune cose strane illogiche che dissero di accettare ? :boh:
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Tutto posso in colui che mi dà la forza.
Filippesi 4:13


di Camillo Sbarbaro (1888-1967)

Afa di luglio. Il canto che non varia
delle cicale; il ciel tutto turchino;
intorno a me, nel gran prato supino,
due fili d'erba immobili nell'aria
:ventilatore:
santos
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Re: La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Messaggio da santos »

A mio avviso, la gerarchia dei TDG potrà rivedere la procedura della disassociazione soltanto per i seguenti motivi:
- lo stato li obbliga con delle leggi ben precise a non praticare l'ostracismo;
- defezioni di massa dei TDG;
- rivolgimenti politici, economici e sociali di grandi proporzioni;
- per i fedeli: il ritorno di Cristo.
Poichè la gerarchia è palesemente in malafede, non ci si può aspettare che si ravveda con un pannello solare in più che aumenti la luce nei locali di lettura.
Chiunque abbia un po' di buon senso e non sia immerso nel mondo dei TDG da lobotomizzato, può considerare la setta dei TDG sono una sintesi tra un manicomio e una dittatura teocratica commerciale di stile americano. Le manipolazioni del linguaggio e i loro cavilli giudiziari servono solo a mascherare la loro realtà malata di fronte all'opinione pubblica informata dei fatti di cronaca che li coinvolgono e al rischio di non percepire i finanziamenti dallo stato satanico bestia selvaggia.
I poveri TDG hanno deificato un gruppetto di americani che con Gesù Cristo sono come il diavolo e l'acqua santa.
Per costoro chi si disassocia o viene disassociato ha rinnegato Cristo, anche se rimane credente.
In america ci sono gli angeli che hanno separato il grano dalle zizzanie. Tutto ciò, il ritorno di Cristo e gli angeli che separano, sono stati avvistati solo dagli americani del corpo direttivo, probabilmente sotto l’effetto di allucinogeni.
E i poveri e complici TDG continueranno ad assecondare le malefatte della loro gerarchia, in attesa di qualche miracolo. Se le adunanze venissero tutte disertate e se non venissero concessi fondi di nessun tipo, il caposetta sarebbe illuminato molto di più. Sono tutti "se" che lasciano il tempo che trovano, perchè le masse hanno bisogno di oppio, e nelle congregazioni l'oppio viene fornito a palate.
santos
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Re: La falsa rivoluzione dei Testimoni di Geova

Messaggio da santos »

Scusatemi per qualche errore grammaticale presente nel precedente commento. Scrivo di fretta e rivedo lo scritto dopo la pubblicazione. Mea culpa.
Per il resto penso che il tutto sia tragico ma banale. La storia di queste sette religiose si ripete sempre. Possiamo scrivere infiniti trattati su questi argomenti, ripetendo le stesse osservazioni. Ma in sostanza le soluzioni sono risapute. Le decisioni da prendere sono personali e individuali. Se un amico è stato disassociato o si è dissociato e aspetto che il corpo direttivo mi dia il permesso di frequentarlo, potrei anche arrivare prima alla fossa. Ma per la maggioranza dei tdg il problema non si pone, perchè le loro relazioni sociali sono fittizie.
Verità, giustizia, vere amicizie e vero amore non sono previsti nel loro ordine sociale. Il TDG non può riflettere sui motivi che lo trattengono nella setta. Non è abituato a pensare e a decidere cosa fare.
Se da decenni il TDG non parla col suo vicino di casa dissociato o disassociato, che valore può avere un cambiamento di vedute indotto da un ordine proveniente dal capo americano?
Bisogna innanzitutto ripristinare nel cervello del TDG le facoltà di una persona libera e pensante. Le scelte imposte sono senza valore.
Il caposetta dovrebbe iniziare dicendo che ha sbagliato tutto e che umilmente si scusa per tutti i problemi familiari che ha causato.
Sono semplici uomini che interpretano liberamente un libro scritto migliaia di anni fa'. Imporre le loro fallaci interpretazioni agli adepti è solo un atto diabolico.
Il caposetta non è abituato ad ammettere errori, chiedere scusa e rimediare. Il nostro periodo storico è impregnato di propaganda e di realtà virtuali. La realtà virtuale dei TDG fa parte di questo mondo, e la cosa paradossale consiste nel credersi fuori da questo mondo. Ma con quale coscienza del sè e con quale spiritualità? Dire: - la fine del mondo è vicina e ci salviamo solo noi perchè l'abbiamo letto nella torre di guardia - rappresenta la massima espressione del pensiero umano, dell'originalità e dell'amore per il prossimo. Qualcuno disse di non giudicare e loro hanno giudicato tutta l'umanità con l'ostracismo. Gli ex fratelli non si possono frequentare e i mondani si possono contattare solo per fare proselitismo o per rapporti di lavoro.
Però se il caposetta americano cambia idea, il TDG esegue con un robot.
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