Miti cananei divenuti eroi biblici

Sezione dove porre domande sulla Bibbia e sulla sua interpretazione

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Romagnolo
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Miti cananei divenuti eroi biblici

Messaggio da Romagnolo »

SAMGAR (Sàmgar). Liberatore di Israele tra l’epoca del giudice Eud e quella di Barac. A Samgar è attribuita una sola azione eroica, l’uccisione di 600 filistei con un pungolo da bovini, ma per questo gli è attribuita la ‘salvezza di Israele’. (Gdc 3:31) Secondo Giuseppe Flavio, il giudice Samgar morì nel primo anno del suo incarico. (Antichità giudaiche, V, 197 [iv, 3]) Il fatto che sia definito “figlio di Anat” può essere un riferimento alla città di Bet-Anat, nel territorio di Neftali. — Gdc 1:33.
Questo si legge nel Perspicacia nello studio delle scritture edito dalla WT, all' esponente "Samgar".
Di questo soggetto mi ha sempre incuriosito che se ne parlasse pochissimo nella Bibbia pur essendo annoverato tra i 12 Giudici pre monarchici di Israele.
Poi pochi giorni fa mi sono deciso a fare una ricerca in rete ed ecco cosa ne è saltato fuori:
Il giudice Eud aveva offerto ad Israele, un periodo di pace di ottanta anni[1]. Alla sua morte, il popolo di Israele, nuovamente si comportò in modo da dispiacere a Dio, che lo fece ricadere sotto il giogo dei Filistei.

Samgar, figlio di Anat, succedette ad Eud. Di lui la Bibbia dice soltanto che uccise 600 Filistei con un pungolo per buoi salvando il popolo di Israele[2].
Debora gli succedette come giudice d'Israele[3].
Nel cosiddetto Cantico di Debora[4], si dice che nel periodo in cui fu giudice Samgar le strade erano abbandonate ed insicure.

Le gesta di Samgar, a parte il Cantico di Debora, sono citate in un solo versetto, Gc3,31[5], che risulta però essere un'aggiunta posteriore al testo; si ritiene quindi che Samgar non fosse originariamente nella lista dei giudici e gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme) precisano che "questo v. [Gc3,31] è un'aggiunta (cf. 4,1). Pare che Samgar non sia un Israelita: il suo nome è straniero; da quanto sembra egli è originario di Bet-Anat, in Galilea, che era restata cananea (1,33). La sua inserzione nella lista dei giudici deriva probabilmente da una cattiva comprensione di 5,6"[6], ovvero proprio del Cantico di Debora che, come ricordano gli esegeti cristiani, presenta parecchie incongruenze ed è "la disperazione della poesia ebraica arcaica: dei 106 versi, quasi la metà in un modo o in un altro presentano oscurità, incertezze, ambiguità"[7].
https://it.wikipedia.org/wiki/Samgar" onclick="window.open(this.href);return false;
Il fatto che i versetti che parlano di lui si presentino come una interpolazione e si dica così poco di lui mi fa pensare che nel tentativo degli autori del libro dei Giudici di raggiungere il carismatico numero 12 abbiano alla fine preso a prestito un qualche vecchio mito da far passare come un giudice israelita.
Il fatto stesso che le sue gesta si limitino a 600 uccisioni mi porta a pensare che sia stato solamente un eroe locale anche perchè non si comprende come a fronte dei 10000 moabiti uccisi grazie alla rivolta di Eud descritta poche righe prima, lui abbia salvato addirittura Israele abbattendo solo 600 filistei. :boh:
Ricordati che lo studio biblico è si gratuito, ma poi ricordati che la WT richiederà che tu le dia altrettanto gratis il tuo impegno, tempo e risorse.
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Ely
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Messaggio da Ely »

Se contassimo e considerassimo tutte le contraddizioni contenute nella Bibbia senza avere l'accortezza di coglierne il messaggio globale, sarebbe meglio cestinarla in toto oppure, come fanno in molti, considerarla semplicemente una raccolta di miti e leggende.
Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo ..., di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, ... quasi che il giorno del Signore sia imminente. (II Tess. 2,1-2)

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Achille
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Messaggio da Achille »

Questi eroi biblici erano davvero un esempio per tutti i fedeli dei secoli seguenti. Infatti sono stati imitati da molti nel corso della storia. :triste:

Clicca per vedere l'immagine a dimensioni originali

Samgar stermina i Filistei
Miniatura di un manoscritto dello Speculum humanae salvationis, circa 1360, ULB Darmstadt, Hs 2505.

Oggi i cristiani non possono più uccidere gli infedeli.
Si "limitano" ad ucciderli socialmente (come fanno i TdG), nell'attesa che Dio li uccida fisicamente.
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VictorVonDoom
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Messaggio da VictorVonDoom »

Ely ha scritto:Se contassimo e considerassimo tutte le contraddizioni contenute nella Bibbia senza avere l'accortezza di coglierne il messaggio globale, sarebbe meglio cestinarla in toto oppure, come fanno in molti, considerarla semplicemente una raccolta di miti e leggende.
Se è piena di contraddizioni, miti e leggende, per quale motivo dovremmo assegnare al suo "messaggio globale" un valore maggiore di un qualsiasi altro libro mitologico, delle favole di Esopo, di Pinocchio...?
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Messaggio da Peter »

VictorVonDoom ha scritto:
Ely ha scritto:Se contassimo e considerassimo tutte le contraddizioni contenute nella Bibbia senza avere l'accortezza di coglierne il messaggio globale, sarebbe meglio cestinarla in toto oppure, come fanno in molti, considerarla semplicemente una raccolta di miti e leggende.
Se è piena di contraddizioni, miti e leggende, per quale motivo dovremmo assegnare al suo "messaggio globale" un valore maggiore di un qualsiasi altro libro mitologico, delle favole di Esopo, di Pinocchio...?
Infatti andrebbe letta come si legge Illiade o Eneide; purtroppo le chiese cristiane ci hanno costruito un impero che ha fatto il bello e cattivo tempo per secoli; la fede serve ai leader religiosi per fare la vita da nababbi e ai più semplici fedeli per avere una speranza per il futuro che li fa tirare avanti, finche ci sono queste esigenze pratiche o psicologiche una persona è difficile che voglia cogliere e ammettere gli errori nella Bibbia.
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Ely
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Ho imparato che la Bibbia, essendo stata scritta da esseri umani influenzati dalle circostanze, conoscenze e usanze dell'epoca, non si deve e non si può seguire alla lettera, ma continuo a credere che sia un messaggio di origine superiore e che contiene direttive e valori validi che credo varranno per sempre, quindi, abbiate pazienza, chi crede in Dio ed ha fede che in qualche modo abbia voluto interagire col genere umano, deve poterlo fare senza essere tacciati per stupidi o creduloni. So bene che non avete usato queste espressioni ma è come se lo aveste fatto.

Sia chiaro, siete ovviamente liberi di esprimervi come volete, ma non è bello, anche perché io non mi permetterei mai di far sentire chi non la pensa come me come uno stupido, su questo e su tutti gli argomenti dello scibile umano, inoltre, lo scopo di questo forum è confutare le bizzarre dottrine e direttive del corpo direttivo dei tdg, non mettere in dubbio l'esistenza di Dio e la validità delle Sacre Scritture. Se poi su questo mi sbaglio chiedo scusa, ma continuerò a pensarla cosi.

Buona giornata a tutti.

Ely
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VictorVonDoom
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Messaggio da VictorVonDoom »

Ely ha scritto:Ho imparato che la Bibbia, essendo stata scritta da esseri umani influenzati dalle circostanze, conoscenze e usanze dell'epoca, non si deve e non si può seguire alla lettera, ma continuo a credere che sia un messaggio di origine superiore e che contiene direttive e valori validi che credo varranno per sempre, quindi, abbiate pazienza, chi crede in Dio ed ha fede che in qualche modo abbia voluto interagire col genere umano, deve poterlo fare senza essere tacciati per stupidi o creduloni. So bene che non avete usato queste espressioni ma è come se lo aveste fatto.

Sia chiaro, siete ovviamente liberi di esprimervi come volete, ma non è bello, anche perché io non mi permetterei mai di far sentire chi non la pensa come me come uno stupido,
Perdonami ma hai fatto tutto tu. Sei tu che ti sei data della stupida e poi hai pure detto "liberi di esprimervi come volete ma non è bello", io non ho mai scritto nulla del genere. Ho solo chiesto: se, come hai ammesso tu stessa, la Bibbia è piena di contraddizioni, miti e leggende, al pari di altri libri antichi, per quale motivo dovrei valutarne il contenuto di maggior valore rispetto agli altri? Era una domanda sincera: quale metodo utilizzi per distinguere la Bibbia da altri testi simili?

La risposta l'hai data, ammettendo:
Ely ha scritto:chi crede in Dio ed ha fede che in qualche modo abbia voluto interagire col genere umano, deve poterlo fare
Cioè, in pratica, parti da un preconcetto, che dio abbia voluto interagire col genere umano e abbia usato la Bibbia a questo scopo, e QUINDI assegni un certo valore a questo libro. Ma partendo da un preconcetto, non fa davvero alcuna differenza scegliere la Bibbia, il Corano, il Libro di Mormon o qualsiasi altro testo come messaggio divino all'umanità. Dovrebbe invece essere il contrario: valutare senza preconcetti il contenuto del libro e valutare se ha i "crismi" di un presunto messaggio di una intelligenza "superiore". E la Bibbia, per tua stessa ammissione, non risponde a questi requisiti: è piena di contraddizioni, miti e leggende.
Ely ha scritto: inoltre, lo scopo di questo forum è confutare le bizzarre dottrine e direttive del corpo direttivo dei tdg, non mettere in dubbio l'esistenza di Dio e la validità delle Sacre Scritture. Se poi su questo mi sbaglio chiedo scusa, ma continuerò a pensarla cosi.
Eh, mi dispiace ma non funziona proprio così. La religione dei TdG ha come testo sacro la Bibbia e un'analisi di questo libro è fondamentale per criticarne le dottrine. E' solo normale, inoltre, che quando si critica la fede dei TdG gli stessi argomenti, la stessa logica, gli stessi dati, possono essere utilizzati per criticare le altre religioni, soprattutto se basate SULLO STESSO TESTO. Non potete avocare per la vostra fede un trattamento speciale. Soprattutto da chi analizza criticamente la fede altrui, poi, ci si aspetta l'onestà intellettuale di essere disposto a ricevere ed affrontare le stesse critiche.

Il dibattito va affrontato se ci si affaccia su un forum, di critica soprattutto. Non si può pretendere di criticare ma essere dispensati dall'esserlo.
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Ely
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Messaggio da Ely »

VictorVonDoom
leggi bene, io non ho detto che la Bibbia sia da considerare un ammasso di miti e leggende anche se piena di ovvie contraddizioni. Ho usato un condizionale che per me è fondamentale e che dovrebbe facilmente far capire cosa penso della Bibbia.
Per il resto, no, io considero questo forum una critica agli intendimenti dei tdg, non un'analisi sulla fede della gente, qualsiasi sia il libro che questi prendono come base.
La critica sulla fede basata sulla bibbia, sul corano, sul libro di Mormon o chissà quale altro testo o non testo, semmai, andrebbe discussa nella sezione "fuori tema".

:ciao:
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Jeff
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Messaggio da Jeff »

Ely ha scritto:Se contassimo e considerassimo tutte le contraddizioni contenute nella Bibbia senza avere l'accortezza di coglierne il messaggio globale, sarebbe meglio cestinarla in toto oppure, come fanno in molti, considerarla semplicemente una raccolta di miti e leggende.
Buongiorno Ely, perdonami ma essendo stato Testimone di Geova per molti anni anche io ho letto e riletto la Bibbia . È vero che sono stato influenzato non poco dall'interpretazione che ne dava la Watch Tower ma io stesso per conto mio in momenti tranquilli della giornata la prendevo e ne leggevo delle parti. Mi piacevano in particolar modo i vangeli ,i salmi i proverbi. Potevo apprezzare la saggezza popolare in essa contenuta. Però non sono riuscito a cogliere un messaggio globale. Perché esiste la Bibbia ? Io non sono riuscito a convincermi dell'esistenza di Dio come posso affermare che la Bibbia contenga un messaggio globale di Dio? Se non si supera il primo step cioè se esiste o non esiste Dio capisci che non ha senso attribuire alla Bibbia un valore divino?
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Ely
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Messaggio da Ely »

Ely ha scritto: La critica sulla fede basata sulla bibbia, sul corano, sul libro di Mormon o chissà quale altro testo o non testo, semmai, andrebbe discussa nella sezione "fuori tema".

Noto solo ora che questa sezione si chiama "domande sulla Bibbia" quindi ok, errore mio ritenere fuori tema le osservazioni espresse finora.

In risposta al tread iniziale io ho solo confermato che nella Bibbia esistono contraddizioni e per questo non bisogna osservare letteralmente ogni parola. Questo però non inficia la fede di chi ha bisogno di "regole" scritte su cui appoggiare il proprio credo.
Con la Bibbia bisogna saper leggere fra le righe.
Quando si prendono alla lettera le scritture bibliche le conseguenze possono essere diverse tra cui il fondamentalismo e l'ateismo, i due estremi.

:ilovejesus:
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Messaggio da VictorVonDoom »

Ely ha scritto: Con la Bibbia bisogna saper leggere fra le righe.
E perchè mai? Perchè un messaggio di dio all'umanità dovrebbe essere così difficilmente accessibile, soprattutto se ne va della salvezza o della dannazione degli individui? Cosa dimostrerebbe questo, se fosse così, dell'essere che ricorre a questi sotterfugi e poi ti giudica pure in base alla tua capacità di riuscire a cogliere o meno il messaggio "fra le righe"?
Insomma, se fosse così, 'sto dio sarebbe davvero un bello stronzo!
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Peter
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Messaggio da Peter »

VictorVonDoom ha scritto:
Ely ha scritto: Con la Bibbia bisogna saper leggere fra le righe.
E perchè mai? Perchè un messaggio di dio all'umanità dovrebbe essere così difficilmente accessibile, soprattutto se ne va della salvezza o della dannazione degli individui? Cosa dimostrerebbe questo, se fosse così, dell'essere che ricorre a questi sotterfugi e poi ti giudica pure in base alla tua capacità di riuscire a cogliere o meno il messaggio "fra le righe"?
Insomma, se fosse così, 'sto dio sarebbe davvero un bello stronzo!
Caro Victor, certo che con i crimini commessi dal dio biblico, tra cui pulizia etnica dei cananei o genocidio della razza umana con il diluvio ( facendo per un attimo finta che non siano leggende) il fatto di dover "leggere correttamente fra le righe" per essere salvati sarebbe in linea con il personaggio. Per fortuna sono solo fantasie scritte migliaia di anni fa, ma che purtroppo nel XXI secolo sono ancora credute a causa del condizionamento ricevuto dalle religioni secolari.
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Achille
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Messaggio da Achille »

Ely ha scritto:Con la Bibbia bisogna saper leggere fra le righe.
La Bibbia è indubbiamente un testo di grande valore, culturale, storico, umano, ecc.
Il problema si pone quando questo testo viene considerato l'infallibile ed immutabile Parola di Dio: l'unico modo in cui l'Onnipotente avrebbe comunicato la Sua volontà al genere umano. Le innumerevoli sette religiose che si ispirano a questo testo e che lo considerano la base dei loro credi, contraddittori e anche contrapposti, mostra che c'è stato qualche problema nella trasmissione di questa Unica Verità.
Ci vorrebbe qualche conferma divina, tipo una Voce dal cielo, o qualche segno soprannaturale, che ci dia la prova che la Verità si trova in qualche particolare interpretazione o setta religiosa.
Finora tutto tace, ed ognuna di queste sette considera quasi sempre il proprio modo di "leggere fra le righe" il giusto modo di intendere la Volontà di Dio.

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Brevi considerazioni

Messaggio da Vieri »

In risposta al tread iniziale io ho solo confermato che nella Bibbia esistono contraddizioni e per questo non bisogna osservare letteralmente ogni parola. Questo però non inficia la fede di chi ha bisogno di "regole" scritte su cui appoggiare il proprio credo.
Con la Bibbia bisogna saper leggere fra le righe.
Quando si prendono alla lettera le scritture bibliche le conseguenze possono essere diverse tra cui il fondamentalismo e l'ateismo, i due estremi.
Che i cattolici conoscano poco della bibbia (V.T.)e solo alcune parti essenziali compreso il sottoscritto questo è un dato di fatto e non per niente fino a Martin Lutero era solo in latino e quindi non accessibile ai più dato il bassissimo livello di istruzione.

La ragione ? Direi molto semplice poichè la Bibbia( V.T.) a differenza dei Vangeli presenta molti testi di difficile interpretazione e spesso anche fuorvianti se presi alla lettera come fanno invece i TdG di oggi.

Altro aspetto dell'epoca che ritengo negativo consisteva poi nel fatto che solo pochi erano in grado di interpretare certi passi e spesso, per non dire in molti casi, anche per manipolare le persone a proprio piacimento-
Nasceva da qui anche la "protesta" di Martin Lutero che grazie alla stampa di rendere accessibili a tutti tali scritti.

In breve, un po' come ora, con i tdG dove solo una limitata élite del C.D. è la sola a dare la giusta "verità"al popolo che se non vuole essere ostracizzato deve seguire tali direttive.

In conclusione, non si può leggere e commentare alla leggera un libro di molte pagine e di molti avvenimenti, molti dei quali anche mitologici o esagerati, redatto appositamente ed esclusivamente a favore esclusivamente del popolo ebraico.
Occorre pertanto contestualizzare tali scritti e selezionare solo il motivo di fondo sull'esistenza di un Dio unico che ci ama e ci perdona sempre ...
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Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.
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VictorVonDoom
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Messaggio da VictorVonDoom »

Racconti esagerati come di quello che pescava dal cilindro pani e pesci vero? :risatina:
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Giovanni64
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Messaggio da Giovanni64 »

Non vi è dubbio che, anche perché osservate a posteriori, le narrazioni (intese in senso lato) dei baracconi culturali che si sono succeduti nel corso della storia risultano spesso e alquanto risibili. D'altro canto questo non significa che quindi hanno o hanno avuto ragione gli analfabeti o i poco istruiti presenti nei rispettivi contesti. Dico questo perché di solito i fan più accaniti dei loro baracconi culturali, talvolta proprio a voler schermare le proprie lacune, si legittimano e autoincensano in maniera implicita proprio sottolineando la diversità tra loro, fedeli al vero e al giusto, e gli stupidi e i creduloni, che sono responsabili di tutti i problemi di questo mondo.
Niente di nuovo quindi, come niente di nuovo sotto il profilo del reimpasto o del rifiuto di narrazioni precedenti frutto a loro volta di reimpasti, di rifiuti, di aggiunte.
Da questo punto di vista non vi è dubbio che nel baraccone mediatico culturale occidentale corrente convivono tutte queste tendenze, contribuendo armoniosamnete a formare la narrazione principale complessiva e ad alimentare l'industria mediatico-culturale che si regge oltre che, come dicevo, nel creare e nutrire nei fruitori un malcelato ma smisurato senso di superiorità, anche nel divertirli prendendo in giro continuamente le narrazioni degli altri, sempre che gli altri non siano loro amici, magari con narrazioni anche molto differenti, ma comunque loro amici.
Quindi, come dicevo, il baraccone culturale corrente ha comportamenti analoghi a quelli precedenti, non costituisce quella eccezione a cui qualsiasi fedele di qualsiasi baraccone preferisce pensare e quindi talvolta, e così come tante volte è stato già fatto in passato, lo fa anche continuando a rielaborare tradizioni religiose o scritti religiosi. E' quest'ultima una mia percezione molto generale e diversificata ma in particolare sto pensando per esempio a Benigni e alla sua interpretazione degli scritti sacri allineata alla narrazione corrente.
Insomma il baraccone culturale corrente, in pratica come tutti i baracconi, o tende a deridere gli scritti sacri precedenti, almeno quelli che sono associabili ai nemici interni, oppure tende a riconsiderali e a inglobarli a sostegno della propria narrazione.

Se si tratta di edulcorare gli scritti sacri degli amici strumentali allora ci si può spingere verso vette che definirle risibili è riduttivo. In una delle trasmissioni della abc orientate in tal senso, messa in evidenza in un video di David Wood su youtube, si intervista una esperta di Islam la quale riferisce che la questione delle 72 vergini deriva da una errata traduzione del Corano in quanto la traduzione esatta di quella certa parola non doveva essere "virgins" (vergini) ma "raisins" (uva passa). In pratica ai meritevoli islamici non si promettono "vergini", come una implicita propaganda islamofoba tenderebbe a far credere, ma uva passa.

Sono ovviamente mie valutazioni, frutto anch'esse dei condizionamenti dai quali anch'io sono stato e sono influenzato. A me, comunque sia, sembra nettamente così. Così come ovviamente so che le reazioni dei fan rispetto a certe mie considerazioni possono essere particolarmente indispettite e virulente.
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Mario70
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Re: Miti cananei divenuti eroi biblici

Messaggio da Mario70 »

Non so se si riesce a vedere ma è un interessante intervento di Barbero riguardo l'antico Israele.


"La cosa più triste è che molto spesso chi viene ingannato, o illuso, tende a rimanere strettamente ancorato a quello in cui crede nonostante le evidenze indichino chiaramente che la realtà è diversa. Forse è talmente affezionato alle sue credenze che preferisce chiudersi gli occhi e tapparsi le orecchie di fronte a qualunque cosa possa farle vacillare."
(Torre di Guardia 1/9/2010 p 10)
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Re: Miti cananei divenuti eroi biblici

Messaggio da Achille »

Molto interessante questa confutazioni delle tesi di Barbero.
Si dimostra che il regno di Israele è realmente esistito.

Copio/incollo:

L’antica Israele e il passo falso dello storico Barbero

Pubblicato in Opinioni a confronto il ‍‍16/06/2021 - 6 תמוז 5781

Nelle ultime settimane, alla luce della situazione, gira e rigira sui media un’intervista data dall’insigne storico Alessandro Barbero a Camogli nel 2018. Nell’intervista, Barbero spiega perché il passato può ancora sorprenderci e quindi come nuove scoperte ci costringono a scoprire che la nostra visione del passato “in realtà era tutta sbagliata”.

Il primo esempio che Barbero ci presenta, considerando la macro storia del popolo ebraico, gli “ebrei” per l’autore, è quello dell’antico regno di Israele, che non sarebbe mai esistito. Narra Barbero che fino a pochi anni fa, secondo vari storici che si basavano sui “racconti” dell’Antico Testamento, esisteva in “Palestina”, ben 1000 anni prima di Cristo, il grande regno di Israele. Questo raggiunse l’apice durante il regno di gloriosi re, Davide e Salomone. Inoltre, la capitale del regno, Gerusalemme, possedeva grandiosi edifici tra cui il Tempio di Salomone.

Poi, continua Barbero, gli archeologi israeliani (chi e quando?) hanno iniziato a scavare alla ricerca “di questo grande regno e di questa grande capitale”. Tuttavia, fa notare Barbero divertito, gli archeologi israeliani, una volta raggiunto lo strato pertinente al periodo di storia considerato, non hanno trovato niente, tranne qualche focolare di nomadi.

Naturalmente, a detta di Barbero, i politici israeliani (quali?) non erano contenti, né lo era l’opinione pubblica. In breve gli archeologi israeliani (ma quali?) avevano dimostrato al di là di ogni dubbio che il “grande regno di Israele” non era mai esistito né che esisteva Gerusalemme o il Tempio di Salomone, ma vi erano solamente nomadi che vagavano nella steppa. Innanzitutto, il paesaggio dell’area geografica descritta da Barbero è molto diversificato, poiché (era) ed è contraddistinto dalla presenza di fertili pianure, in cui cresce grano ed orzo, colline adibite alla coltivazione di vite ed olivo, montagne, altipiani, deserti in cui cresce la palma, il Lago di Tiberiade, il Giordano, ed il Mar Morto. Ma non vi è traccia alcuna di “steppe”.

Ma forse Barbero si è confuso con il deserto dei Tartari. Inoltre, la terminologia utilizzata è problematica. L’uso del termine “Antico Testamento” è offensivo, e per questo all’interno del mondo accademico si preferisce utilizzare il termine Bibbia Ebraica.

Un Antico Testamento implica l’esistenza di un Nuovo Testamento, che come tale squalifica e nullifica il precedente. Anche l’uso del termine Palestina è improprio. Un purista utilizzerebbe alternativamente il termine Terra di Cana’an o Terra di Israele per definire l’area geografica nel periodo considerato. Chi invece vuole riferirsi alla situazione politica attuale, dovrebbe tenere presente che convivono lo Stato di Israele e l’autonomia nazionale palestinese. Il termine Palestina per indicare la totalità dell’area è scorretto. Nel periodo considerato esisteva la Pentapoli dei Filistei, un patto di cinque città (Gaza, Ascalona, Ashdod, Gath, ed Ekron), le quali però occupavano la superficie dell’attuale Striscia di Gaza e di parte della striscia costiera meridionale dello Stato di Israele. E poi chi sono questi archeologi israeliani? O chi sono questi fantomatici politici? Uno storico per onestà ha il dovere di non lasciare nel vago le proprie fonti d’informazione, ma citarle correttamente. Vedremo di farlo per Barbero.

Innanzitutto, vediamo di far luce su cosa è l’antico regno di Israele, e cosa ne dicono gli studiosi, archeologi e storici, israeliani e non. L’anno 1000 a.C. È un periodo a cavallo tra la prima età del ferro, che va dal 1200 al 1000 a.C., il periodo dei giudici tanto per intendersi, e la seconda età del ferro, che va dal 1000 fino al 587-587 a.C., e cioè il periodo della monarchia, prima il “regno unito di Saul, Davide e Salomone”, e dopo la morte di quest’ultimo, la divisione del territorio tra il regno di Israele, a nord, ed il regno di Giuda, a sud. Secondo gli archeologi, tra cui Israel Finkelstein, intorno all’anno 1000 a.C. si può parlare dell’esistenza di una confederazione, o forse più confederazioni di tribù nomadi, che conosciamo sotto un’identità collettiva con il nome di Israeliti. Queste popolazioni non sono nomadi ma vivono in insediamenti fissi, la cui forma vagamente ricorda l’origine nomade della popolazione. Da notare che anche le abitazioni, la cosiddetta “casa a quattro vani”, assomiglia alle tende che i beduini utilizzano oggi nel Sinai. Ma la popolazione è per lo più oramai dedita all’agricoltura (ed alla pastorizia), e utilizza un nuovo metodo di comunicazione, l’alfabeto, come del resto le popolazioni limitrofe e consanguinee: i Fenici, i Moabiti, gli Ammoniti, e gli Edomiti. Lo studioso Solomon Birnbaum aveva già coniato nel 1954 il termine paleo-ebraico per definire l’alfabeto e la lingua in uso tra queste popolazioni, l’ebraico, cognato al Fenicio. Questo alfabeto, che appare intorno al decimo secolo, venne utilizzato nelle iscrizioni nei regni di Israele e di Giuda fino a tutto il settimo secolo a.C. Quindi niente nomadi.

Ma veniamo alla storia politica, e alla spinosa questione se Davide e Salomone sono veramente esistiti e hanno dominato su un vasto regno. La maggior parte degli studiosi ritiene che Davide e Salomone sono figure storiche, anche se le descrizioni della vastità del suo regno e dell’opulenza della sua corte sono quasi sicuramente un’esagerazione anacronistica. Uso il termine anacronistico poiché, secondo vari studiosi tra cui l’israeliano Israel Finkelstein e l’americano Neil Silberman, le descrizioni bibliche del regno di Davide e del successore Salomone rispecchiano l’estensione e l’opulenza del regno di Israele all’epoca degli Omridi nell’ottavo secolo a.C. (Vedi I. Finkelstein e N. Silberman, The Bible Unearthed: Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts).

Di fatto, all’interno del mondo accademico, vi sono tre correnti, una minimalista, una massimalista, e una che cerca di barcamenarsi tra le due. Evidentemente Barbero ha citato solamente la scuola minimalista, e nemmeno con tanta esattezza. Per quanto riguarda la corrente minimalista, i suoi principali esponenti, Finkelstein e Silberman ritengono che sia Davide che Salomone siano indubbiamente figure storiche, ma che, tuttavia, regnarono su un’area modesta che includeva Gerusalemme e le sue vicinanze, insomma una città stato. Il primo riferimento al Regno di Israele risale all’890 a.C. circa, e per quanto riguarda il regno di Giuda, al 750 a.C. Detto questo, in questo periodo il regno di Israele era divenuto una potenza regionale, mentre il regno di Giuda raggiunse l’apice solamente molto più tardi all’epoca del re Giosia. Gli storici biblici, quindi, preferirono ignorare la potente dinastia degli Omridi, da loro definita come politeista: basti pensare alla lotta tra il profeta Elia ed i profeti di Ba’al, supportati dal Jezabel, la moglie del re Achab. Quindi la descrizione dell’estensione del regno di Davide e di Salomone cosi come appare nella Bibbia, se da un lato riflette un’immaginaria età dell’oro, in cui i sovrani osservavano uno stretto monoteismo, dall’altro rispecchia la situazione del Regno di Israele all’epoca degli Omridi. Ma questo Barbero preferisce ignorarlo. In poche parole, l’immenso regno di Israele è sì esistito, ma due generazioni dopo Davide e Salomone, figure storiche che dominavano un’area ben più ristretta. I suoi sovrani, i potenti Omridi, erano monolatri, non monoteisti (nessuno è perfetto), ma etnicamente si possono senza dubbio ricondurre agli israeliti.

Ma vi sono anche i massimalisti, completamente ignorati da Barbero, tra cui l’americano William G. Dever e l’inglese Kenneth Kitchen. Dever (W. G. Dever, What Did the Biblical Writers Know and When Did They Know It?: What Archaeology Can Tell Us about the Reality of Ancient Israel, 2001 e Who Were the Early Israelites and Where Did They Come From?, 2003) non dubita della descrizione biblica del Tempio di Salomone, ed a riprova lo studioso americano fa presente che vi sono vari edifici simili, per esempio il Tempio cananeo di Hazor, risalente alla tarda età del bronzo, o il tempio di Tel Tainat, contemporaneo a quello di Salomone. Secondo Kitchen (K. A. Kitchen, On the reliability of the Old Testament, 2003), Salomone regnava su un impero di dimensioni ridotte, ma molto opulento. Kitchen calcola che in 30 anni un tale regno avrebbe potuto raccogliere per tributi ben 500 tonnellate d’oro. Inoltre Kitchen, come Devers, ritiene che la descrizione biblica del Tempio di Salome rispecchi quella di una struttura veramente esistita. Ma vi è anche una terza corrente, che trova appoggio tra vari studiosi, tra cui l’archeologo israeliano Avraham Faust e l’americano Lester L. Grabbe. Secondo Faust (A. Faust, “The Sharon and the Yarkon Basin in the Tenth Century BCE: Ecology, Settlement Patterns and Political Involvement”, Israel Exploration Journal 2007, pp. 65– 82; The Archaeology of Israelite Society in Iron Age II, 2012; “Jebus, the City of David, and Jerusalem: Jerusalem from the Iron I to the Neo-Babylonian Period (in ebraico)”, in Jerusalem: From its Beginning to the Ottoman Conquest, 2017), la descrizione biblica del regno di Salomone, molto più tarda, esagera l’estensione del territorio e la ricchezza del sovrano.

Tuttavia il regno di questi, a cui faceva capo Gerusalemme, era una piccola città-stato, dotata di un’acropoli (il Monte del Tempio) che si estendeva su un vasto territorio e che includeva la pianura dello Sharon. Inoltre dal punto di vista economico, i dati archeologici indicano un commercio su vasta scala, tale che solamente un’entità politica mediamente estesa poteva sostenere. Grabbe (1 & 2 Kings: An Introduction and Study Guide: History and Story in Ancient Israel, 2016), invece, ritiene che Gerusalemme nel decimo secolo era governata da un sovrano, che costruì un tempio, anche se la città ed il suo territorio erano di dimensioni ridotte. Vorrei aggiungere due punti, innanzitutto sull’archeologia di Gerusalemme e sull’importanza dell’epigrafia, quest’ultima completamente ignorata da Barbero. Inoltre, per quanto riguarda Gerusalemme, gli scavi condotti da Eilat Mazar, hanno rivelato nel 2005 un largo ed ampio edificio amministrativo che data al decimo secolo, e che l’archeologa mette in relazione con re Davide (E. Mazar, “Did I Find King David’s Palace?”, Biblical Archaeology Review 32 (1), 2006, pp. 16–27, 70). La maggior parte degli studiosi accetta la datazione proposta da Mazar. Quindi Gerusalemme era un importante centro amministrativo.

Per quanto riguarda il periodo successivo al regno di Davide e Salomone, la documentazione epigrafica proveniente dalla Terra di Israele è abbondante ed include varie iscrizioni monumentali, come l’iscrizione del re moabita Mesha, o l’iscrizione dallo Shiloach, che data al regno di Ezechia, che osò sfidare il sovrano assiro Sennacherib. Tra di esse va annoverata la famosa iscrizione in cui viene menzionata la Beth David, o famiglia di Davide proveniente da Tel Dan, scoperta nel 1993 dall’archeologo israeliano Avram Biran.

L’iscrizione chiaramente dimostra non solo l’esistenza di una dinastia davidica che regnava sul regno di Giuda, ma anche che il capostipite di tale dinastia, Davide, sia esistito veramente. Certamente se l’iscrizione fa lume sull’esistenza di un tale che si chiamava David, non ne narra la sua gesta e l’esatta posizione di Davide rimane ignota allo storico. Inoltre, oramai da più di cento anni siamo a conoscenza di una vasta gamma di iscrizioni in cuneiforme assire, babilonesi, o persiane tra cui il cilindro di Ciro, che illuminano la narrazione biblica. Certo, la narrativa biblica non viene confermata nei minimi dettagli e certamente vi sono numerose aporie tra la narrazione biblica ed i ritrovamenti archeologici. Ma tutto questo non contraddice che vi era in epoca biblica un popolo, gli israeliti, che vivevano nella loro terra, la Terra di Israele, non come nomadi, ma come parte integrante, e che avessero stabilito potenti entità politiche.

Ed infine veniamo agli archeologi israeliani ed ai politici anonimi menzionati da Barbero. Mi pare di capire che Barbero si riferisca alla polemica tra i due archeologi israeliani Yigal Yadin e Yohanan Aharoni, che tuttavia data ai primi anni sessanta. Naturalmente l’anonimo politico israeliano era l’allora primo ministro David Ben Gurion. Nel 1958, Yadin condusse un importante scavo nella biblica cittadella di Hazor in Galilea. Menzionata sia nel libro di Giosuè che bel Libro dei Giudici, il tel, che avrebbe rivelato un imponente città cananea ed un importante fortezza israelita, aveva suscitato l’interesse del giovane archeologo.

Agli occhi di Yadin, il fatto che la città cananea fosse stata distrutta per ben due volte, riflettendo gli avvenimenti descritti nel Libro di Giosuè e dei Giudici, confermava la teoria che la conquista di Cana’an e da parte delle tribù israelite fosse stato un processo violento. A questa teoria si opponeva Aharoni, un importante archeologo israeliano, che invece riteneva che la conquista di Cana’an fosse stato un processo pacifico in cui le tribù di Israele si erano assimilate alla popolazione locale. Ben Gurion, suscitando le ire di parte del mondo religioso, non esitò ad affermare che gli israeliti, e quindi gli attuali discendenti, gli ebrei, erano discendenti delle tribù di Israele e della popolazione locale cananea con cui si erano pacificamente congiunti.

Fatte queste elucidazioni, mi rattrista vedere che una intervista, forse poco curata, sono sicuro involontariamente, data da un insigne accademico, sia divenuta fonte di propaganda anti israeliana, in cui si nega agli ebrei il diritto alla loro terra, riconosciuto dall’Onu, ed antisemita, in cui il passato collettivo del popolo ebraico viene semplificato e gli ebrei vengono trasformati in nomadi che vagano per le steppe di una Terra non loro, e di cui in quanto nomadi non potranno mai esserne possessori.

Samuele Rocca, storico dell’arte, Pagine Ebraiche Giugno 2021

Link: https://moked.it/blog/2021/06/16/lantic ... o-barbero/
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Re: Miti cananei divenuti eroi biblici

Messaggio da Mario70 »

Achille ha scritto: 27/08/2025, 17:07 Molto interessante questa confutazioni delle tesi di Barbero.
Si dimostra che il regno di Israele è realmente esistito.

Copio/incollo:

L’antica Israele e il passo falso dello storico Barbero

Pubblicato in Opinioni a confronto il ‍‍16/06/2021 - 6 תמוז 5781

Nelle ultime settimane, alla luce della situazione, gira e rigira sui media un’intervista data dall’insigne storico Alessandro Barbero a Camogli nel 2018. Nell’intervista, Barbero spiega perché il passato può ancora sorprenderci e quindi come nuove scoperte ci costringono a scoprire che la nostra visione del passato “in realtà era tutta sbagliata”.

Il primo esempio che Barbero ci presenta, considerando la macro storia del popolo ebraico, gli “ebrei” per l’autore, è quello dell’antico regno di Israele, che non sarebbe mai esistito. Narra Barbero che fino a pochi anni fa, secondo vari storici che si basavano sui “racconti” dell’Antico Testamento, esisteva in “Palestina”, ben 1000 anni prima di Cristo, il grande regno di Israele. Questo raggiunse l’apice durante il regno di gloriosi re, Davide e Salomone. Inoltre, la capitale del regno, Gerusalemme, possedeva grandiosi edifici tra cui il Tempio di Salomone.

Poi, continua Barbero, gli archeologi israeliani (chi e quando?) hanno iniziato a scavare alla ricerca “di questo grande regno e di questa grande capitale”. Tuttavia, fa notare Barbero divertito, gli archeologi israeliani, una volta raggiunto lo strato pertinente al periodo di storia considerato, non hanno trovato niente, tranne qualche focolare di nomadi.

Naturalmente, a detta di Barbero, i politici israeliani (quali?) non erano contenti, né lo era l’opinione pubblica. In breve gli archeologi israeliani (ma quali?) avevano dimostrato al di là di ogni dubbio che il “grande regno di Israele” non era mai esistito né che esisteva Gerusalemme o il Tempio di Salomone, ma vi erano solamente nomadi che vagavano nella steppa. Innanzitutto, il paesaggio dell’area geografica descritta da Barbero è molto diversificato, poiché (era) ed è contraddistinto dalla presenza di fertili pianure, in cui cresce grano ed orzo, colline adibite alla coltivazione di vite ed olivo, montagne, altipiani, deserti in cui cresce la palma, il Lago di Tiberiade, il Giordano, ed il Mar Morto. Ma non vi è traccia alcuna di “steppe”.

Ma forse Barbero si è confuso con il deserto dei Tartari. Inoltre, la terminologia utilizzata è problematica. L’uso del termine “Antico Testamento” è offensivo, e per questo all’interno del mondo accademico si preferisce utilizzare il termine Bibbia Ebraica.

Un Antico Testamento implica l’esistenza di un Nuovo Testamento, che come tale squalifica e nullifica il precedente. Anche l’uso del termine Palestina è improprio. Un purista utilizzerebbe alternativamente il termine Terra di Cana’an o Terra di Israele per definire l’area geografica nel periodo considerato. Chi invece vuole riferirsi alla situazione politica attuale, dovrebbe tenere presente che convivono lo Stato di Israele e l’autonomia nazionale palestinese. Il termine Palestina per indicare la totalità dell’area è scorretto. Nel periodo considerato esisteva la Pentapoli dei Filistei, un patto di cinque città (Gaza, Ascalona, Ashdod, Gath, ed Ekron), le quali però occupavano la superficie dell’attuale Striscia di Gaza e di parte della striscia costiera meridionale dello Stato di Israele. E poi chi sono questi archeologi israeliani? O chi sono questi fantomatici politici? Uno storico per onestà ha il dovere di non lasciare nel vago le proprie fonti d’informazione, ma citarle correttamente. Vedremo di farlo per Barbero.

Innanzitutto, vediamo di far luce su cosa è l’antico regno di Israele, e cosa ne dicono gli studiosi, archeologi e storici, israeliani e non. L’anno 1000 a.C. È un periodo a cavallo tra la prima età del ferro, che va dal 1200 al 1000 a.C., il periodo dei giudici tanto per intendersi, e la seconda età del ferro, che va dal 1000 fino al 587-587 a.C., e cioè il periodo della monarchia, prima il “regno unito di Saul, Davide e Salomone”, e dopo la morte di quest’ultimo, la divisione del territorio tra il regno di Israele, a nord, ed il regno di Giuda, a sud. Secondo gli archeologi, tra cui Israel Finkelstein, intorno all’anno 1000 a.C. si può parlare dell’esistenza di una confederazione, o forse più confederazioni di tribù nomadi, che conosciamo sotto un’identità collettiva con il nome di Israeliti. Queste popolazioni non sono nomadi ma vivono in insediamenti fissi, la cui forma vagamente ricorda l’origine nomade della popolazione. Da notare che anche le abitazioni, la cosiddetta “casa a quattro vani”, assomiglia alle tende che i beduini utilizzano oggi nel Sinai. Ma la popolazione è per lo più oramai dedita all’agricoltura (ed alla pastorizia), e utilizza un nuovo metodo di comunicazione, l’alfabeto, come del resto le popolazioni limitrofe e consanguinee: i Fenici, i Moabiti, gli Ammoniti, e gli Edomiti. Lo studioso Solomon Birnbaum aveva già coniato nel 1954 il termine paleo-ebraico per definire l’alfabeto e la lingua in uso tra queste popolazioni, l’ebraico, cognato al Fenicio. Questo alfabeto, che appare intorno al decimo secolo, venne utilizzato nelle iscrizioni nei regni di Israele e di Giuda fino a tutto il settimo secolo a.C. Quindi niente nomadi.

Ma veniamo alla storia politica, e alla spinosa questione se Davide e Salomone sono veramente esistiti e hanno dominato su un vasto regno. La maggior parte degli studiosi ritiene che Davide e Salomone sono figure storiche, anche se le descrizioni della vastità del suo regno e dell’opulenza della sua corte sono quasi sicuramente un’esagerazione anacronistica. Uso il termine anacronistico poiché, secondo vari studiosi tra cui l’israeliano Israel Finkelstein e l’americano Neil Silberman, le descrizioni bibliche del regno di Davide e del successore Salomone rispecchiano l’estensione e l’opulenza del regno di Israele all’epoca degli Omridi nell’ottavo secolo a.C. (Vedi I. Finkelstein e N. Silberman, The Bible Unearthed: Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts).

Di fatto, all’interno del mondo accademico, vi sono tre correnti, una minimalista, una massimalista, e una che cerca di barcamenarsi tra le due. Evidentemente Barbero ha citato solamente la scuola minimalista, e nemmeno con tanta esattezza. Per quanto riguarda la corrente minimalista, i suoi principali esponenti, Finkelstein e Silberman ritengono che sia Davide che Salomone siano indubbiamente figure storiche, ma che, tuttavia, regnarono su un’area modesta che includeva Gerusalemme e le sue vicinanze, insomma una città stato. Il primo riferimento al Regno di Israele risale all’890 a.C. circa, e per quanto riguarda il regno di Giuda, al 750 a.C. Detto questo, in questo periodo il regno di Israele era divenuto una potenza regionale, mentre il regno di Giuda raggiunse l’apice solamente molto più tardi all’epoca del re Giosia. Gli storici biblici, quindi, preferirono ignorare la potente dinastia degli Omridi, da loro definita come politeista: basti pensare alla lotta tra il profeta Elia ed i profeti di Ba’al, supportati dal Jezabel, la moglie del re Achab. Quindi la descrizione dell’estensione del regno di Davide e di Salomone cosi come appare nella Bibbia, se da un lato riflette un’immaginaria età dell’oro, in cui i sovrani osservavano uno stretto monoteismo, dall’altro rispecchia la situazione del Regno di Israele all’epoca degli Omridi. Ma questo Barbero preferisce ignorarlo. In poche parole, l’immenso regno di Israele è sì esistito, ma due generazioni dopo Davide e Salomone, figure storiche che dominavano un’area ben più ristretta. I suoi sovrani, i potenti Omridi, erano monolatri, non monoteisti (nessuno è perfetto), ma etnicamente si possono senza dubbio ricondurre agli israeliti.

Ma vi sono anche i massimalisti, completamente ignorati da Barbero, tra cui l’americano William G. Dever e l’inglese Kenneth Kitchen. Dever (W. G. Dever, What Did the Biblical Writers Know and When Did They Know It?: What Archaeology Can Tell Us about the Reality of Ancient Israel, 2001 e Who Were the Early Israelites and Where Did They Come From?, 2003) non dubita della descrizione biblica del Tempio di Salomone, ed a riprova lo studioso americano fa presente che vi sono vari edifici simili, per esempio il Tempio cananeo di Hazor, risalente alla tarda età del bronzo, o il tempio di Tel Tainat, contemporaneo a quello di Salomone. Secondo Kitchen (K. A. Kitchen, On the reliability of the Old Testament, 2003), Salomone regnava su un impero di dimensioni ridotte, ma molto opulento. Kitchen calcola che in 30 anni un tale regno avrebbe potuto raccogliere per tributi ben 500 tonnellate d’oro. Inoltre Kitchen, come Devers, ritiene che la descrizione biblica del Tempio di Salome rispecchi quella di una struttura veramente esistita. Ma vi è anche una terza corrente, che trova appoggio tra vari studiosi, tra cui l’archeologo israeliano Avraham Faust e l’americano Lester L. Grabbe. Secondo Faust (A. Faust, “The Sharon and the Yarkon Basin in the Tenth Century BCE: Ecology, Settlement Patterns and Political Involvement”, Israel Exploration Journal 2007, pp. 65– 82; The Archaeology of Israelite Society in Iron Age II, 2012; “Jebus, the City of David, and Jerusalem: Jerusalem from the Iron I to the Neo-Babylonian Period (in ebraico)”, in Jerusalem: From its Beginning to the Ottoman Conquest, 2017), la descrizione biblica del regno di Salomone, molto più tarda, esagera l’estensione del territorio e la ricchezza del sovrano.

Tuttavia il regno di questi, a cui faceva capo Gerusalemme, era una piccola città-stato, dotata di un’acropoli (il Monte del Tempio) che si estendeva su un vasto territorio e che includeva la pianura dello Sharon. Inoltre dal punto di vista economico, i dati archeologici indicano un commercio su vasta scala, tale che solamente un’entità politica mediamente estesa poteva sostenere. Grabbe (1 & 2 Kings: An Introduction and Study Guide: History and Story in Ancient Israel, 2016), invece, ritiene che Gerusalemme nel decimo secolo era governata da un sovrano, che costruì un tempio, anche se la città ed il suo territorio erano di dimensioni ridotte. Vorrei aggiungere due punti, innanzitutto sull’archeologia di Gerusalemme e sull’importanza dell’epigrafia, quest’ultima completamente ignorata da Barbero. Inoltre, per quanto riguarda Gerusalemme, gli scavi condotti da Eilat Mazar, hanno rivelato nel 2005 un largo ed ampio edificio amministrativo che data al decimo secolo, e che l’archeologa mette in relazione con re Davide (E. Mazar, “Did I Find King David’s Palace?”, Biblical Archaeology Review 32 (1), 2006, pp. 16–27, 70). La maggior parte degli studiosi accetta la datazione proposta da Mazar. Quindi Gerusalemme era un importante centro amministrativo.

Per quanto riguarda il periodo successivo al regno di Davide e Salomone, la documentazione epigrafica proveniente dalla Terra di Israele è abbondante ed include varie iscrizioni monumentali, come l’iscrizione del re moabita Mesha, o l’iscrizione dallo Shiloach, che data al regno di Ezechia, che osò sfidare il sovrano assiro Sennacherib. Tra di esse va annoverata la famosa iscrizione in cui viene menzionata la Beth David, o famiglia di Davide proveniente da Tel Dan, scoperta nel 1993 dall’archeologo israeliano Avram Biran.

L’iscrizione chiaramente dimostra non solo l’esistenza di una dinastia davidica che regnava sul regno di Giuda, ma anche che il capostipite di tale dinastia, Davide, sia esistito veramente. Certamente se l’iscrizione fa lume sull’esistenza di un tale che si chiamava David, non ne narra la sua gesta e l’esatta posizione di Davide rimane ignota allo storico. Inoltre, oramai da più di cento anni siamo a conoscenza di una vasta gamma di iscrizioni in cuneiforme assire, babilonesi, o persiane tra cui il cilindro di Ciro, che illuminano la narrazione biblica. Certo, la narrativa biblica non viene confermata nei minimi dettagli e certamente vi sono numerose aporie tra la narrazione biblica ed i ritrovamenti archeologici. Ma tutto questo non contraddice che vi era in epoca biblica un popolo, gli israeliti, che vivevano nella loro terra, la Terra di Israele, non come nomadi, ma come parte integrante, e che avessero stabilito potenti entità politiche.

Ed infine veniamo agli archeologi israeliani ed ai politici anonimi menzionati da Barbero. Mi pare di capire che Barbero si riferisca alla polemica tra i due archeologi israeliani Yigal Yadin e Yohanan Aharoni, che tuttavia data ai primi anni sessanta. Naturalmente l’anonimo politico israeliano era l’allora primo ministro David Ben Gurion. Nel 1958, Yadin condusse un importante scavo nella biblica cittadella di Hazor in Galilea. Menzionata sia nel libro di Giosuè che bel Libro dei Giudici, il tel, che avrebbe rivelato un imponente città cananea ed un importante fortezza israelita, aveva suscitato l’interesse del giovane archeologo.

Agli occhi di Yadin, il fatto che la città cananea fosse stata distrutta per ben due volte, riflettendo gli avvenimenti descritti nel Libro di Giosuè e dei Giudici, confermava la teoria che la conquista di Cana’an e da parte delle tribù israelite fosse stato un processo violento. A questa teoria si opponeva Aharoni, un importante archeologo israeliano, che invece riteneva che la conquista di Cana’an fosse stato un processo pacifico in cui le tribù di Israele si erano assimilate alla popolazione locale. Ben Gurion, suscitando le ire di parte del mondo religioso, non esitò ad affermare che gli israeliti, e quindi gli attuali discendenti, gli ebrei, erano discendenti delle tribù di Israele e della popolazione locale cananea con cui si erano pacificamente congiunti.

Fatte queste elucidazioni, mi rattrista vedere che una intervista, forse poco curata, sono sicuro involontariamente, data da un insigne accademico, sia divenuta fonte di propaganda anti israeliana, in cui si nega agli ebrei il diritto alla loro terra, riconosciuto dall’Onu, ed antisemita, in cui il passato collettivo del popolo ebraico viene semplificato e gli ebrei vengono trasformati in nomadi che vagano per le steppe di una Terra non loro, e di cui in quanto nomadi non potranno mai esserne possessori.

Samuele Rocca, storico dell’arte, Pagine Ebraiche Giugno 2021

Link: https://moked.it/blog/2021/06/16/lantic ... o-barbero/
Sarebbe interessante leggere una contro-risposta di Barbero che purtroppo non sembra esserci, ho comunque chiesto a chatgpt qual è attualmente la versione più accreditata da un punto di vista storico/archeologico e mi ha risposto così:

"La tesi più accettata oggi: "intermedia" o "neo-minimalista"

✅ Cosa afferma:

Davide e Salomone sono figure storiche reali, probabilmente capi tribali o re locali attivi nel X secolo a.C.

Il regno unito è esistito, ma non nella forma grandiosa descritta dalla Bibbia (non un impero ricco e potente come quello egiziano o assiro).

Gerusalemme era abitata e fortificata, ma molto più piccola di quanto ci si aspettasse da una capitale imperiale.

La narrazione biblica è vista come una costruzione letteraria posteriore, con intenti ideologici e religiosi (soprattutto in epoca esilica o post-esilica, VI-V secolo a.C.).



---

🔍 Principali studiosi e riferimenti della posizione “intermedia”:

Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman – The Bible Unearthed (2001): tra i principali promotori di una lettura archeologica critica ma non totalmente negazionista.

Amihai Mazar – sostiene un approccio equilibrato, riconoscendo l’esistenza di una monarchia ma ridimensionandone portata e influenza.

Lester Grabbe – propugna la prudenza: invita a usare la Bibbia come fonte solo in dialogo con le evidenze archeologiche.

Aren Maeir, Avraham Faust, William Dever – tendono a riconoscere che c'erano strutture politiche e amministrative a Gerusalemme già nel X secolo a.C., ma senza adottare una lettura "biblicista".



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🔬 Evidenze chiave a supporto della tesi intermedia

La stele di Tel Dan (IX sec. a.C.): menziona la “Casa di Davide”, suggerendo che Davide fosse davvero il fondatore di una dinastia.

Scavi a Gerusalemme, Khirbet Qeiyafa e Tell es-Safi (Gat): mostrano elementi di organizzazione urbana e amministrativa compatibili con un'entità statale rudimentale nel regno di Giuda.

Infrastrutture (muri, fortificazioni, magazzini) trovate in siti associati a Giuda e Israele.

Studi ceramici e demografici: indicano un'espansione graduale e crescente della popolazione e dell'insediamento urbano durante il X secolo.



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❌ Quali tesi sono oggi meno condivise

1. Massimalismo biblico:

La visione secondo cui la Bibbia ha piena affidabilità storica (con Davide e Salomone a capo di un impero potente) è ormai minoritaria, soprattutto tra gli archeologi.

Viene sostenuta quasi solo in ambienti religiosi o apologetici.


2. Minimalismo estremo:

L’idea che Davide e Salomone siano figure puramente mitiche è oggi largamente superata. La scoperta della stele di Tel Dan ha spinto anche i minimalisti più radicali a rivedere le loro posizioni.



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📌 In sintesi

Aspetto Posizione attuale prevalente

Esistenza di Davide/Salomone Sì, come capi storici reali
Estensione del regno Limitata, regionale
Gerusalemme capitale imperiale No, ma città significativa e in crescita
Bibbia come fonte storica Utile, ma da usare criticamente e confrontare con l’archeologia"
"La cosa più triste è che molto spesso chi viene ingannato, o illuso, tende a rimanere strettamente ancorato a quello in cui crede nonostante le evidenze indichino chiaramente che la realtà è diversa. Forse è talmente affezionato alle sue credenze che preferisce chiudersi gli occhi e tapparsi le orecchie di fronte a qualunque cosa possa farle vacillare."
(Torre di Guardia 1/9/2010 p 10)
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Re: Miti cananei divenuti eroi biblici

Messaggio da Vieri »

La risposta di Gemini che concordo.:
Sì, la maggior parte degli studiosi moderni ritiene che Davide e Salomone siano stati figure storiche reali, sebbene il loro regno sia stato probabilmente meno vasto e grandioso di quanto descritto nella Bibbia. Le prove archeologiche indicano un regno limitato e regionale, non un vasto impero. Gerusalemme, all'epoca, non era una capitale imperiale, ma una città importante e in crescita. La Bibbia è considerata una fonte storica utile, ma deve essere usata con un approccio critico, confrontandola con i reperti archeologici per distinguere la narrazione teologica dalla realtà storica.

Davide e Salomone: Capi storici reali
Gli archeologi e gli storici biblici sostengono che Davide e Salomone siano esistiti, ma i reperti archeologici non confermano la narrazione biblica di un vasto e potente impero. I ritrovamenti indicano un'entità statale in formazione, con un potere centralizzato limitato. La stele di Tel Dan (IX secolo a.C.) menziona la "Casa di Davide" (Beit David), suggerendo che una dinastia con questo nome fosse già nota all'epoca, supportando l'esistenza storica di Davide. 👑

Estensione del regno e Gerusalemme
L'estensione del regno di Davide e Salomone era probabilmente limitata e regionale, confinata alla Giudea e ad alcune aree circostanti. Non si trattava di un vasto impero che si estendeva dal fiume Nilo all'Eufrate. La Gerusalemme di quel periodo era un centro urbano in sviluppo, ma non aveva la grandezza di una capitale imperiale. Le strutture scoperte, come quelle attribuite a Salomone a Megiddo, Gezer e Hazor, mostrano segni di organizzazione, ma non di un'enorme ricchezza o potere.

La Bibbia come fonte storica
La Bibbia è una fonte storica preziosa, ma non può essere letta come un resoconto letterale degli eventi. Serve come testimonianza della fede e della storia del popolo di Israele. Gli studiosi ritengono che i testi siano stati redatti e rielaborati nel corso dei secoli, spesso con un intento teologico che andava oltre la semplice cronaca storica. L'uso critico della Bibbia, affiancato alle prove archeologiche, è essenziale per ricostruire un quadro storico più accurato.
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Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.
Bertolt Brecht
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