L'ostracismo dei TdG: una pratica "innocua" perché sono una minoranza?
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L'ostracismo dei TdG: una pratica "innocua" perché sono una minoranza?
Un argomento che circola con una certa frequenza tra i difensori dei Testimoni di Geova è questo: la scomunica cattolica medievale era davvero devastante perché il cattolicesimo era religione di stato e chi veniva scomunicato perdeva ogni posto nella società civile. I TdG, invece, sono una minoranza, quindi il confronto non regge: un disassociato può continuare la sua vita sociale tranquillamente. Lo confermerebbero, a detta di chi avanza questa tesi, sociologi, avvocati, giudici e persino ex TdG "intellettualmente onesti".
L'argomento sembra ragionevole in superficie, ma contiene un errore di fondo: confonde due piani distinti.
Il confronto con la scomunica medievale non riguarda l'impatto sulla società civile — su quello nessuno discute — ma l'impatto sulla rete sociale personale del disassociato. E su questo piano la situazione dei TdG è, per certi aspetti, persino più grave, per una ragione strutturale: l'organizzazione stessa ha sistematicamente incoraggiato i suoi membri a limitare i rapporti significativi alle persone interne alla congregazione, scoraggiando amicizie profonde con chi è "nel mondo". Chi ha seguito fedelmente queste istruzioni si trova, al momento della disassociazione, con una rete sociale composta quasi esclusivamente da TdG — che a quel punto sono tenuti a interrompere ogni contatto.
Quanto ai sociologi, avvocati e giudici citati a sostegno della tesi: sarebbe utile conoscerne i nomi, per valutarne le argomentazioni nel merito. I tribunali che si sono espressi in modo documentato su questa pratica non vanno tutti nella stessa direzione. La Corte Suprema norvegese, con sentenza del 29 aprile 2026, ha esaminato la pratica dell'ostracismo TdG nel quadro del finanziamento pubblico alle organizzazioni religiose, e ha concluso — con tre voti contro due — che lo Stato non aveva fornito prove sufficienti del danno ai sensi della legge norvegese: una sconfitta per chi sperava in un riconoscimento giuridico esplicito. Vale però la pena notare che la Corte non ha negato l'esistenza né la sistematicità della pratica: l'ha descritta e analizzata usando le stesse pubblicazioni della Watch Tower. Il tribunale civile di Madrid, sezione 29, nell'aprile 2026, ha invece confermato che definire i TdG una "setta distruttiva" rientra nella libertà di espressione, e l'ostracismo era tra gli elementi valutati.
È vero che un disassociato che abbia mantenuto relazioni esterne alla congregazione può continuare la sua vita sociale. Ma questo non è merito dell'organizzazione: è nonostante essa. Per chi ha obbedito fedelmente alle sue indicazioni, l'isolamento non è un'ipotesi teorica: è una realtà documentata da decenni di testimonianze e studi.
L'argomento sembra ragionevole in superficie, ma contiene un errore di fondo: confonde due piani distinti.
Il confronto con la scomunica medievale non riguarda l'impatto sulla società civile — su quello nessuno discute — ma l'impatto sulla rete sociale personale del disassociato. E su questo piano la situazione dei TdG è, per certi aspetti, persino più grave, per una ragione strutturale: l'organizzazione stessa ha sistematicamente incoraggiato i suoi membri a limitare i rapporti significativi alle persone interne alla congregazione, scoraggiando amicizie profonde con chi è "nel mondo". Chi ha seguito fedelmente queste istruzioni si trova, al momento della disassociazione, con una rete sociale composta quasi esclusivamente da TdG — che a quel punto sono tenuti a interrompere ogni contatto.
Quanto ai sociologi, avvocati e giudici citati a sostegno della tesi: sarebbe utile conoscerne i nomi, per valutarne le argomentazioni nel merito. I tribunali che si sono espressi in modo documentato su questa pratica non vanno tutti nella stessa direzione. La Corte Suprema norvegese, con sentenza del 29 aprile 2026, ha esaminato la pratica dell'ostracismo TdG nel quadro del finanziamento pubblico alle organizzazioni religiose, e ha concluso — con tre voti contro due — che lo Stato non aveva fornito prove sufficienti del danno ai sensi della legge norvegese: una sconfitta per chi sperava in un riconoscimento giuridico esplicito. Vale però la pena notare che la Corte non ha negato l'esistenza né la sistematicità della pratica: l'ha descritta e analizzata usando le stesse pubblicazioni della Watch Tower. Il tribunale civile di Madrid, sezione 29, nell'aprile 2026, ha invece confermato che definire i TdG una "setta distruttiva" rientra nella libertà di espressione, e l'ostracismo era tra gli elementi valutati.
È vero che un disassociato che abbia mantenuto relazioni esterne alla congregazione può continuare la sua vita sociale. Ma questo non è merito dell'organizzazione: è nonostante essa. Per chi ha obbedito fedelmente alle sue indicazioni, l'isolamento non è un'ipotesi teorica: è una realtà documentata da decenni di testimonianze e studi.
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Re: L'ostracismo dei TdG: una pratica "innocua" perché sono una minoranza?
A proposito della sentenza della Corte Suprema norvegese del 29 aprile 2026, che ha dato ragione ai TdG con tre voti contro due. Vale la pena soffermarsi su cosa hanno scritto i due giudici che hanno votato contro.
I giudici dissenzienti si sono concentrati sul diritto degli adulti di uscire liberamente dall'organizzazione. Nella loro opinione hanno posto particolare enfasi sul fatto che l'ostracismo è il risultato di un requisito basato su regole — non una scelta spontanea dei singoli membri — ed è deliberatamente concepito come una conseguenza tangibile per chi lascia. Per questa ragione hanno ritenuto che l'ostracismo eserciti una pressione indebita su chi vuole uscire, e che sussistessero quindi le condizioni per negare i sussidi statali e la registrazione.
È significativo notare che anche la maggioranza — pur concludendo in senso opposto — ha riconosciuto esplicitamente nella sentenza che i TdG, attraverso le proprie linee guida e la pratica dell'esclusione, incoraggiano i propri membri a praticare l'ostracismo verso chi viene disassociato o si ritira, cosicché questi ultimi sono esposti, con poche eccezioni, all'isolamento sociale da parte di chi rimane nella comunità.
In altre parole: nessuno dei cinque giudici ha negato che la pratica esista, che sia sistematica e che produca isolamento sociale. Il disaccordo riguardava esclusivamente se questo isolamento raggiungesse la soglia giuridica prevista dalla legge norvegese per negare i finanziamenti pubblici. Su questo i giudici si sono divisi tre a due. Sul fatto in sé, erano tutti d'accordo.
I giudici dissenzienti si sono concentrati sul diritto degli adulti di uscire liberamente dall'organizzazione. Nella loro opinione hanno posto particolare enfasi sul fatto che l'ostracismo è il risultato di un requisito basato su regole — non una scelta spontanea dei singoli membri — ed è deliberatamente concepito come una conseguenza tangibile per chi lascia. Per questa ragione hanno ritenuto che l'ostracismo eserciti una pressione indebita su chi vuole uscire, e che sussistessero quindi le condizioni per negare i sussidi statali e la registrazione.
È significativo notare che anche la maggioranza — pur concludendo in senso opposto — ha riconosciuto esplicitamente nella sentenza che i TdG, attraverso le proprie linee guida e la pratica dell'esclusione, incoraggiano i propri membri a praticare l'ostracismo verso chi viene disassociato o si ritira, cosicché questi ultimi sono esposti, con poche eccezioni, all'isolamento sociale da parte di chi rimane nella comunità.
In altre parole: nessuno dei cinque giudici ha negato che la pratica esista, che sia sistematica e che produca isolamento sociale. Il disaccordo riguardava esclusivamente se questo isolamento raggiungesse la soglia giuridica prevista dalla legge norvegese per negare i finanziamenti pubblici. Su questo i giudici si sono divisi tre a due. Sul fatto in sé, erano tutti d'accordo.
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Re: L'ostracismo dei TdG: una pratica "innocua" perché sono una minoranza?
L'analogia del tifoso romanista
C'è chi paragona la situazione del disassociato dai TdG a quella di un tifoso della Roma che iniziasse a tifare la Lazio: verrebbe cacciato dal club, ma la sua vita sociale potrebbe continuare tranquillamente, perché il mondo non è composto solo di romanisti o laziali.
L'analogia è suggestiva, ma zoppica su un punto fondamentale che smonta tutto il ragionamento.
Un tifoso romanista ha una vita sociale che esiste indipendentemente dal club: amici di infanzia, colleghi di lavoro, vicini di casa, parenti. Se viene cacciato, quella rete rimane intatta. Può continuare a vivere, come giustamente osserva chi propone il paragone.
Il problema è che l'organizzazione dei TdG funziona in modo esattamente opposto a un club sportivo: scoraggia attivamente i propri membri dal costruire relazioni significative con chi è "nel mondo". Non è una valutazione soggettiva, è una istruzione esplicita e documentata. Il risultato è che chi ha seguito fedelmente queste indicazioni, al momento della disassociazione, non ha una rete sociale esterna a cui tornare: l'ha smantellata nel corso degli anni, su precisa istruzione dell'organizzazione.
Detto con la stessa analogia: è come se il club romanista avesse convinto il tifoso, negli anni, a tagliare i ponti con chiunque non fosse romanista — colleghi, parenti, amici di infanzia — perché "le cattive compagnie rovinano le buone abitudini". E poi, quando lo cacciano, gli dicessero: "Ma il mondo non è fatto solo di romanisti, la tua vita sociale può continuare tranquillamente."
Sì, può. Ma lui non ha più nessuno con cui continuare.
C'è chi paragona la situazione del disassociato dai TdG a quella di un tifoso della Roma che iniziasse a tifare la Lazio: verrebbe cacciato dal club, ma la sua vita sociale potrebbe continuare tranquillamente, perché il mondo non è composto solo di romanisti o laziali.
L'analogia è suggestiva, ma zoppica su un punto fondamentale che smonta tutto il ragionamento.
Un tifoso romanista ha una vita sociale che esiste indipendentemente dal club: amici di infanzia, colleghi di lavoro, vicini di casa, parenti. Se viene cacciato, quella rete rimane intatta. Può continuare a vivere, come giustamente osserva chi propone il paragone.
Il problema è che l'organizzazione dei TdG funziona in modo esattamente opposto a un club sportivo: scoraggia attivamente i propri membri dal costruire relazioni significative con chi è "nel mondo". Non è una valutazione soggettiva, è una istruzione esplicita e documentata. Il risultato è che chi ha seguito fedelmente queste indicazioni, al momento della disassociazione, non ha una rete sociale esterna a cui tornare: l'ha smantellata nel corso degli anni, su precisa istruzione dell'organizzazione.
Detto con la stessa analogia: è come se il club romanista avesse convinto il tifoso, negli anni, a tagliare i ponti con chiunque non fosse romanista — colleghi, parenti, amici di infanzia — perché "le cattive compagnie rovinano le buone abitudini". E poi, quando lo cacciano, gli dicessero: "Ma il mondo non è fatto solo di romanisti, la tua vita sociale può continuare tranquillamente."
Sì, può. Ma lui non ha più nessuno con cui continuare.
- VictorVonDoom
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Re: L'ostracismo dei TdG: una pratica "innocua" perché sono una minoranza?
Non solo questo. Si ignora quella che è la situazione, ormai, della stragrande maggioranza dei TdG: sono persone nate e cresciute nella setta, indottrinate fin dall'infanzia. Quindi non hanno alcuna rete sociale da smantellare: la loro rete sociale è composta unicamente da TdG. Non ne hanno mai avuto altra perchè non gli è stato permesso di costruirsela. E tanti di questi hanno addirittura tutta la famiglia nella setta, quindi l'ostracismo di fatto azzera completamente sia la rete sociale che familiare di queste persone.
Presentazione
"Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a seguire una forma di adorazione che considera inaccettabile o a scegliere fra le proprie credenze e la propria famiglia." (g 07/09 p.29)
"Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a seguire una forma di adorazione che considera inaccettabile o a scegliere fra le proprie credenze e la propria famiglia." (g 07/09 p.29)
Re: L'ostracismo dei TdG: una pratica "innocua" perché sono una minoranza?
Non c'è assolutamente alcun dubbio che la scomunica cattolica dei secoli passati fosse esponenzialmente peggiore dell'ostracismo di una minoranza.
Ma stiamo parlando di realtà che la società civile democratica non tollera più, e giustamente.
La questione riguarda la linea da tracciare tra la inflazionata "libertà religiosa" e le conseguenze pratiche di certe credenze.
Voglio dire, gli Amish fanno la stessa cosa ed anche altre che non corrispondono alle nostre conquiste, ma vivono "lontano" e non possiamo andare ad imporgli i nostri paradigmi di civilizzazione.
Però se questi fossero "in mezzo a noi", farebbero danni tangibili all'interno della comunità e non so se potremmo accettare che succeda o addirittura finanziarlo.
Ma stiamo parlando di realtà che la società civile democratica non tollera più, e giustamente.
La questione riguarda la linea da tracciare tra la inflazionata "libertà religiosa" e le conseguenze pratiche di certe credenze.
Voglio dire, gli Amish fanno la stessa cosa ed anche altre che non corrispondono alle nostre conquiste, ma vivono "lontano" e non possiamo andare ad imporgli i nostri paradigmi di civilizzazione.
Però se questi fossero "in mezzo a noi", farebbero danni tangibili all'interno della comunità e non so se potremmo accettare che succeda o addirittura finanziarlo.
Re: L'ostracismo dei TdG: una pratica "innocua" perché sono una minoranza?
Io mi sto creando una rete fuori tra vicini biblioteca e studi extrascolastici anche se resto TdG cerco di non frequentare so loroVictorVonDoom ha scritto: ↑04/05/2026, 13:01Non solo questo. Si ignora quella che è la situazione, ormai, della stragrande maggioranza dei TdG: sono persone nate e cresciute nella setta, indottrinate fin dall'infanzia. Quindi non hanno alcuna rete sociale da smantellare: la loro rete sociale è composta unicamente da TdG. Non ne hanno mai avuto altra perchè non gli è stato permesso di costruirsela. E tanti di questi hanno addirittura tutta la famiglia nella setta, quindi l'ostracismo di fatto azzera completamente sia la rete sociale che familiare di queste persone.
Il giardino era fiorito, tutte le porte erano aperte sul cielo azzurro di maggio.
(Anna Maria Ortese)
Presentazione

. :
“Poiché, in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che son tentati”.
Ebrei 2:18 :
(Anna Maria Ortese)
Presentazione

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“Poiché, in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che son tentati”.Ebrei 2:18 :
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