Mario70 ha scritto: ↑10/08/2025, 19:52
Bisogna distinguere i periodi storici, per lo scrittore dell'Esodo difficilmente poteva essere Mosè o Metatron, tanto meno Gesù (che non aveva idea di chi fosse) ma l'angelo protettore di Israele, c'era infatti uno scambio di identità tra YHWH e il suo messaggero (ricordiamo Lot ad esempio), a volte il testo diceva che era YHWH altre volte che era l'angelo, il nome di quest 'Angelo non ci è stato dato, per i giudei del secondo tempio poteva essere l'arcangelo Michele. In testi come il Libro di Daniele, Michele è descritto come il "grande principe che si leva a difesa dei figli del tuo popolo" (Daniele 12:1). Questa visione di Michele come difensore e protettore di Israele lo rese un candidato naturale per essere identificato con l'angelo che guidò il popolo nel deserto. e in seguito Metatron sicuramente, per Paolo non mi meraviglierei più di tanto se pensasse a Gesù dal momento che disse:
1Corinzi 10:
"Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, 2 furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè; 3 mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale, 4 bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva;
e questa roccia era Cristo. 5 Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque: infatti furono abbattuti nel deserto.
6 Or queste cose avvennero per servire da esempio a noi, affinché non siamo bramosi di cose cattive, come lo furono costoro, 7 e perché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto è scritto: «Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi». 8 Non fornichiamo come alcuni di loro fornicarono, e ne caddero in un giorno solo ventitremila. 9
Non tentiamo Cristo come alcuni di loro lo tentarono, e perirono morsi dai serpenti. 10 Non mormorate come alcuni di loro mormorarono, e perirono colpiti dal distruttore. "
Stavo ripensando al verso 9, non mi ricordavo che vi fosse "tentiamo
Cristo" in quel verso come ho riportato dalla Riveduta ed infatti ho scoperto una cosa interessante che non conoscevo (non si finisce mai di imparare):
"La distribuzione delle varianti è complessa, ma in generale:
* Χριστόν (Cristo) è supportato da manoscritti importanti come P^{46}, il Codex D, e la maggior parte dei manoscritti della tradizione bizantina (il fondamento del Textus Receptus).
* Κύριον (il Signore) è supportato da manoscritti di altissimo livello come il Codex Sinaiticus (א), il Codex Vaticanus (B) e il Codex Alexandrinus (A). Questi tre manoscritti sono considerati tra i più antichi e affidabili per il Nuovo Testamento.
La maggior parte degli studiosi di critica testuale moderna tende a favorire la lettura di Κύριον o, in alcuni casi, quella di Θεόν, considerandole più probabilmente originali. Tuttavia, la lettura di Χριστόν rimane una variante forte, sostenuta da una solida tradizione manoscritta. In ogni caso, il dibattito evidenzia la complessità e l'importanza del lavoro di critica testuale per comprendere appieno il significato e la trasmissione dei testi biblici."
Sembrerebbe quindi che la variante con "Signore" sia più accreditata? Non esattamente:
"Il papiro P46 (noto anche come Papyrus Chester Beatty II) è uno dei manoscritti più antichi e importanti del Nuovo Testamento, in particolare per le lettere di Paolo.
La sua datazione esatta è oggetto di dibattito tra gli studiosi, ma il consenso generale lo colloca tra la fine del II secolo e l'inizio del III secolo d.C., con una stima tipica intorno all'anno 200 d.C.
* Datazione standard: La maggior parte dei paleografi (esperti nella datazione di manoscritti antichi in base allo stile di scrittura) colloca il P46 in un intervallo che va circa dal 175 al 225 d.C.
* Tentativi di datazione precedente: Negli anni '80, lo studioso Young Kyu Kim ha proposto una datazione molto più precoce, addirittura al I secolo d.C. (circa 80 d.C.). Tuttavia, questa proposta è stata ampiamente respinta dalla comunità accademica, che non ha trovato un supporto convincente per un'epoca così antica.
Il P46 è di fondamentale importanza perché, pur essendo un manoscritto frammentario, è il più antico testimone quasi completo delle epistole paoline e di Ebrei. La sua antichità lo rende un punto di riferimento cruciale per la critica testuale del Nuovo Testamento.
Il Codice D (Codex Claromontanus): Un manoscritto greco-latino del VI secolo. È una fonte molto importante per la critica testuale e, sebbene sia talvolta eccentrico, il suo accordo con P46 in questo punto non può essere ignorato.
* La famiglia manoscritta bizantina (Byz): La stragrande maggioranza dei manoscritti greci successivi, che costituiscono la base del Textus Receptus, legge Χριστόν. Questo include manoscritti come il Codice K, il Codice Ψ e centinaia di minuscoli (manoscritti scritti in lettere piccole e continue) datati dal IX secolo in poi. Questa tradizione rappresenta la lettura dominante del testo greco per quasi un millennio.
* Altri manoscritti e minuscoli: Tra gli altri, sono spesso citati G, 88, 330, 1241, 1739, 1881, 2492, e molti altri. La loro presenza dimostra che la variante non era limitata a un'unica linea di trasmissione.
2. Le Versioni Antiche
Anche le versioni bibliche antiche in altre lingue, tradotte direttamente dal greco, forniscono un supporto cruciale.
* La Vetus Latina: Alcuni manoscritti della "vecchia" traduzione latina supportano "Cristo".
* La Vulgata: La Vulgata di Girolamo e le traduzioni latine successive tendono a seguire la lettura "Cristo".
* Le versioni Siriache: La Peshitta, la versione siriaca standard, pur avendo alcune varianti, in molti manoscritti supporta "Cristo".
3. Le Testimonianze dei Padri della Chiesa
Questo è un punto di forza particolarmente importante per la variante Χριστόν. Vari Padri della Chiesa, scrivendo in greco o in latino, citano o commentano questo versetto con la lettura "Cristo".
* Origene: Un Padre greco del III secolo, è uno dei primi e più significativi testimoni a favore di Χριστόν.
* Ireneo: Vescovo del II secolo, nelle sue opere contro l'eresia, sembra conoscere e utilizzare una forma del versetto che include "Cristo".
* Agostino: Padre della Chiesa latina (IV-V secolo), cita il versetto con "Cristo".
* Ambrosiaster, Crisostomo, Teofilatto: Questi sono altri importanti testimoni patristici che citano Χριστόν.
Il Dibattito sulla Priorità
Il dibattito non è semplicemente su quali manoscritti supportino quale lettura, ma su quale lettura sia più probabile che sia l'originale.
* Argomento per Κύριον (il Signore): La maggior parte degli studiosi moderni segue la regola che la variante più difficile è quella originale. Poiché in questo contesto Paolo ha appena parlato della roccia che era "il Cristo", la menzione successiva di "il Signore" (Κύριον) potrebbe sembrare meno diretta e, quindi, è più probabile che sia stata modificata da un copista successivo per rendere il testo più esplicito, inserendo "Cristo". I manoscritti א (Sinaiticus), B (Vaticanus) e A (Alexandrinus) sono considerati tra i più affidabili e la loro concordanza su Κύριον è molto influente.
* Argomento per Χριστόν (Cristo): I sostenitori di questa variante, tra cui lo studioso Daniel Wallace e altri, argomentano che Χριστόν potrebbe essere la lettura più difficile. Spiegano che un copista del II o III secolo avrebbe potuto avere difficoltà a concepire Cristo come l'Essere divino che fu tentato nel deserto, e perciò avrebbe sostituito Χριστόν con Κύριον o Θεόν (Dio), termini più comunemente usati per riferirsi alla divinità dell'Antico Testamento. Inoltre, l'antichità di P46 e il supporto di altre tradizioni patristiche e di manoscritti, pur non essendo della stessa età di א e B, dimostrano che non è una lettura tardiva.
In sintesi, la variante Χριστόν non è affatto supportata solo da P46. Ha un solido, anche se meno antico, supporto da parte della tradizione manoscritta bizantina e di varie tradizioni patristiche.
Secondo me la lectio difficilior è proprio Cristo e non Signore, per questo mi sembra più logico che un copista successivo abbia tolto Cristo inserendo il più equivoco Signore piuttosto che il contrario.
"La cosa più triste è che molto spesso chi viene ingannato, o illuso, tende a rimanere strettamente ancorato a quello in cui crede nonostante le evidenze indichino chiaramente che la realtà è diversa. Forse è talmente affezionato alle sue credenze che preferisce chiudersi gli occhi e tapparsi le orecchie di fronte a qualunque cosa possa farle vacillare."
(Torre di Guardia 1/9/2010 p 10)